28 dicembre, 2008

CAMPAGNA: "ESCI UNA TELEFONATA DEL CAVALIERE"

ADERISCI ANCHE TU !!!
INVIACI UNA TELEFONATA DEL CAVALIERE E LUI SE NE VA !!!

INTERCETTAZIONI. C'E' L'ACCORDO CON LA LEGA. «SE NE ESCE UNA MIA LASCIO IL PAESE» - Berlusconi ha poi affrontato altri temi in serata, durante un incontro con la stampa a Palazzo Grazioli. Tra questi quello delle intercettazioni: «Le sfumature all'interno della maggioranza stanno scomparendo perché lo stesso Maroni, dopo che ho parlato con Bossi, mi ha detto che è giusto escludere le intercettazioni nel caso di reati contro la pubblica amministrazione». «Se ne esce una mia - ha poi aggiunto il Cavaliere - cambio paese.

16 dicembre, 2008

KOB. Teatro De Filippo, Roma - 17-21 dic

Una banda di studenti ventenni, con il cuore sulle labbra, Dylan, la guerra, ma anche le gambe che leggono Gardel, la milonga, il be-bop, Miles. Le luci che marcano l'America di Fred e Ginger, di Katrina, di Columbine, le luci del Tango di un'Argentina mai così americana.
Tutto questo è Kind of Blue, spettacolo della Compagnia Meditango, che nasce da un intenso laboratorio universitario e finisce tra i patemi e le gioie di una messa in scena.
Il nostro lavoro, il nostro futuro, il nostro stile.


4° Meditango Festival
presenta:

una co-produzione

Università di Roma La Sapienza
Centro Teatro Ateneo
Ministero dei Beni Culturali
Regione Lazio
Adisu Lazio

Kind of Blue

U.S.A. Contemporary times in concept

di Alex Cantarelli

con Alex Cantarelli, Mimma Mercurio

Alessandro Chiancone, Anna Cancanelli, Arianna Farabollini, Aurora Fiorellino, Elisabetta Pizzi, Gabriele Sofia, Gianluca Leoncini, Giulia Vasi, Lara Puz, Maria Grazia Gigante, Massimo Palmieri, Mauro Milone, Paolo Ortolano, Salvo Gibilisco, Sandra Caraglia, Silvia Correggia, Simone Zamatei, Vincenzo Santoro

Coreografie di Alex Cantarelli e Mimma Mercurio
Testi di Bob Dylan, Allen Ginsberg
Testi originali di Alex Cantarelli
Assistente di produzione Alessia Milo
Videomakers Simone Zamatei, Alessia Milo
Assistenti alla stesura Salvo Gibilisco, Federica Mazzeo
Musiche di Gardel/Le Pera, Fats Waller, Keith Jarrett, Miles Davis, Bob Dylan, Tom Waits
Regia di Alex Cantarelli

Durata 60 minuti circa


Dal 17 al 21 dicembre

Teatro Eduardo De Filippo

Via Antonino da San Giuliano, 1 (P.zza della Farnesina)

Roma

Tutte le sere ore 21.00; domenica ore 17.00

Ingresso €15 (ridotto €10)

Gratuito per gli studenti regolarmente iscritti a La Sapienza.

E' consigliata la prenotazione al 349.2621186 o inviando una mail all’indirizzo tango@meditango.com



Meditango
Alex Cantarelli + Mimma Mercurio
// www.meditango.com
@ tango@meditango.com
# +39 349 2621186

08 novembre, 2008

Aspettespèra...

ROMA - "Ho citato un documento di al Qaida, non ho fatto una critica al neo eletto presidente americano". Non fa nessun passo indietro Maurizio Gasparri, dopo le polemiche suscitate dalle sue affermazioni sull'elezione alla presidenza Usa di Barack Obama. Il giorno dopo l'elezione del 44esimo presidente Gasparri aveva detto: "Con Obama alla Casa Bianca al Qaeda forse e' piu' contenta". Inoltre, parlando con i giornalisti prima di prendere parte al convegno organizzato dall'Unione cooperative italiane, a Roma il capogruppo del Pdl al Senato ha ribadito di aspettare ancora le scuse per i manifesti affissi dal Pd. (Agr)

04 novembre, 2008


Ti stiamo dedicando un'indagine emozionale, in teatro. Noi poveri figli di chissà quale epoca, forse tutte, forse nessuna, stiamo parlando di te, America, nella speranza che il "vento cambi". E che continui a cambiare. Che la tua identità non si costruisca più con le bombe, pur intelligenti che siano, ma con le persone intelligenti, con le razze, che si incontrano, si accolgono, in una nuova Babele buona.
Per questo aspettiamo con fiducia, forza, e un po' meno paura quello che accadrà.

30 ottobre, 2008

Il pulmino e la Triforma.


Da foto il pulmino messo a disposizione dalla protezione civile per tutti gli allievi Avanzati rimasti in panne per il diluvio.
Saluti,

a.c.

p.s.
Che bello questo paese...la mia Ici ora la paga la maestra Scavezzabegoli Aminta, esautorata dalla Triforma (un maestro su tre) super-risparmio...!
Se in campagna elettorale questo gruppo di delinquenti avesse detto che i soldi del buco li ripigliava così forse avrebbe perso. Anzi, sicuro.
Ma ormai non c'è più nulla da fare.

21 ottobre, 2008


L'ho incontrato una volta in un palazzo del centro di Roma. Abbiamo preso assieme l'ascensore. Lo guardavo, elegante, serio. Sono sceso, mi ha salutato cortesemente.
Addio Vittorio, ti ho sempre ascoltato con il piacere di ascolta l'irreprensibile intelligenza, la compianta e fuori moda tensione verso la normale e profonda onestà.

09 ottobre, 2008

Svegliatemi.

Leggo e volentieri pubblico, da repubblica.it

La Guzzanti: "La Carfagna vuole un milione di euro di danni"

"Una che ha fatto un calendario non può essere ministro pari opportunità"
di MARCO PASQUA

L'attrice lo annuncia sul blog: "Come mai solo una causa
civile e non penale? Dietro di lei, gli avvocati di Berlusconi"

ROMA - Un milione di euro di danni. E' la richiesta fatta recapitare da Mara Carfagna, tramite il suo legale, a Sabina Guzzanti, in riferimento alle parole pronunciate dall'attrice durante la manifestazione dell'8 luglio di piazza Navona.

E' la stessa Guzzanti a comunicare sul suo blog di aver ricevuto la citazione da parte del ministro, che ieri, a Porta a Porta, l'ha definita, a sua volta, una persona "fragile anche mentalmente", che le "fa compassione". Il ministro delle Pari opportunità del governo Berlusconi ha comunque optato per una causa solo civile. "Strano per una preoccupata di essere stata diffamata no? (la diffamazione è un reato penale)", fa notare la comica. "La querela - osserva ancora - è firmata da un avvocato sconosciuto che mi fa pensare che sia solo di facciata e che dietro ci siano i soliti avvocati di Berlusconi".

Per quanto riguarda i contenuti della causa ("materiale per sketch satirici", li definisce la Guzzanti), si sostiene che parlando della Carfagna, "si sarebbe dovuto parlare anche delle sue capacità". Per la Guzzanti questo atto di citazione "cerca di introdurre un precedente pericoloso: cioè che la satira debba stare entro certi limiti, che l'atto di citazione stabilirebbe diventando più che una citazione una proposta di legge".

Quanto alla cifra richiesta, il commento è caustico: "Bella donna ma che tariffe!". La Guzzanti replica poi alle affermazioni fatte dal ministro, intervistata da Enrico Mentana: "Posso farle causa anch'io con la differenza che mentre i miei giudizi su di lei sono fondatissimi i suoi su di me sono assolutamente gratuiti".

Il post pubblicato oggi sul suo blog prende anche di mira il calendario realizzato dalla Carfagna prima di vestire i panni della ministra: quelle foto "sarebbero un argomento sufficiente a dire che non può fare il ministro delle pari opportunità - scrive - Spero che le donne italiane si sveglino e colgano l'occasione per difendere la dignità calpestata da anni di incoraggiamento alla prostituzione mentale oltre che fisica propagandata dalla Fininvest a tutte le ore del giorno. Mettendo la Carfagna al ministero delle pari opportunità, Berlusconi ha offeso tutte le donne italiane ancora una volta e in modo definitivo".

La vicenda, comunque, sarà anche affrontata nel prossimo spettacolo della Guzzanti: il suo "Vilipendio tour" partirà il 4 novembre da La Spezia, per girare i teatri italiani. "Non vedo l'ora di andare in scena e cantargliele insieme a voi", promette. L'attrice comunica, infine, che sono stati bocciati i finanziamenti per il film "L'internazionale della satira". Colpa, sostiene, dei "diktat di Bondi e al coraggio dei commissari che finanziano quest'anno solo filmacci di bassa propaganda di fascisti o di gente che ha abiurato pubblicamente da tempo".

02 ottobre, 2008

Anno zero.

Scusate, ma forse mi sono rincoglionito io.
Due questioni.
Prima, i cittadini di Vicenza non possono andare a votare per esprimere un parere sul destinare o meno una zona demaniale all'interno del Comune ad attività culturali e ricreative anzichè ad una nuova ennesima base Nato. Eppure NON si può vietare una consultazione (Costituzione), si può non tenerne conto, ma non si può vietare a qualcuno di esprimere un parere politico. O sbaglio ? Non voglio entrare nel merito (Vicenza ed il suo territorio è da sempre popolato da buche, montagne che si aprono, zone off limits, almeno dal dopoguerra). Ovviamente un premier che accetta la democrazia è un premier debole. Nella visione di questi scellerati che ci governano.
Secondo: una campionessa di fioretto, dopo anni di sacrifici, medaglie olimpiche e zero lire accetta l'invito a fare da co-conduttrice in tivù. Una donna, carabiniere, in un programma di sinistra. Mi sembra ce ne sia abbastanza perchè susciti così tante idiozie mediatiche.
Scusate ancora.

28 settembre, 2008

Nel nome di dio ?

Kandahar, uccisa la poliziotta delle donne
"Era la più famosa di tutto l'Afghanistan"

Un gruppo di taliban ha fatto fuoco davanti a casa sua. Ferito gravemente un figlio
Dirigeva il Dipartimento per i reati sessuali nella terra del fondamentalismo religioso.

KANDAHAR - Era la prima donna divenuta poliziotto a Kandahar dopo la caduta dei taliban. L'hanno uccisa stamane, davanti alla porta di casa. Stava andando a lavorare. E' rimasto ferito gravemente anche uno dei suoi figli. Malalai Kakar era la poliziotta più famosa dell'Afghanistan, un simbolo del riscatto femminile nella terra che fu culla del movimento fondamentalista religioso. Aveva rinunciato a portare il burqa due anni fa e i taliban l'avevano minacciata più volte.

Ma lei non aveva mai chinato la testa: "Era una donna molto coraggiosa", dicono adesso i suoi colleghi. Dirigeva il dipartimento reati contro le donne nella roccaforte dei taliban e sapeva di essere nel mirino dei fondamentalisti. "Girava sempre con la pistola - racconta un agente del suo dipartimento - e sempre insieme a un uomo della sua famiglia".

Ma stamane non le è servito essere armata. Le hanno sparato alla testa ed è morta sul colpo. Aveva quarant'anni ed era madre di sei figli. Suo padre e suo fratello erano poliziotti come lei. Nelle forze dell'ordine era entrata già alla fine degli anni Ottanta, ma poi l'ascesa dei taliban l'aveva costretta a fuggire. Era rientrata alla caduta del loro regime nel 2001 e aveva assunto il comando del Dipartimento con il grado di capitano.

I taliban hanno lanciato una vera e propria guerriglia mortale da quando la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti li ha cacciati dal potere. Malgrado la presenza di 70mila soldati delle forze multinazionali, da due anni le violenze sono aumentate di intensità. Negli ultimi sei mesi i fondamentalisti hanno ucciso 720 agenti. Prima di Malalai Kakar, un'altra donna poliziotto è stata assassinata in Afghanistan nel giugno scorso. Anche allora, la polizia locale di Herat aveva accusato dell'omicidio i taliban.

(da repubblica.it)

22 settembre, 2008

Legenda Aurea di Sant'Onofrio da Mulfetta. II

Capitulo secundo, ovvero di come il santo scoprette lo divino foco per lo celeste.

Ove si narra de lo santo immergiuto in acqua che paventatosi de lo respiro che manchette esclamasse aita aita a lo cielo e a li parenti sui. Li quali uditolo tosto lo soccorrettero perchè l'infante era facondo assai ma poco sapea navigar con braccia, a la manera de li marinetti che da Mulfetta ei vedea partir in su l'alba. Parette puro che lo pargolo nell'esclamare vivificasse la santa effigie de la santa madre la quale scesa dalla nicchia in cui era reposta lo aiutasse porgendo sua santa mano. Per altri l'impreco fu altro che il dolore per lo corpo peso dello nonno che gettatosi in su l'acqua tutto il pargolo investisse, con magno dolore et grida di elli. Fatto fu che da quello iorno lo piccolo Onofrio ristette in particolare modo con tutti li affari religiosi e giunto all'età di anni tre, imparato e parlato, istruito e maturo chiedette a lo genitore di prender voti. Per altri la mano non fu la santa effigie materna di nostro signore colei che lo salvette, bensì la quella di una fanciulla di molti anni nominata Ingridda, di stirpe et familia delle terre fredde de lo nord. La quale, visto il pargolo, quand'anche sua etate non fusse sì giovane, di lui si innamorette e volle senza posa la di lui compagnia ogni dì et notte. Lo pargolo, lusingato di sittanta profferta non sapeva come rinunciarvi, essendo la dama assai più matura di elli. E così lo voto di castità proferito dinanzi allo vescovo di Trani Gaudenzio trasse la dannata lontano, sanza ch'ella capacitata potesse riveder lo pargolo se non compiuta la maggiore età, si che elli scegliere potesse in piena maturità et coscienza. Per altri ancora la mano che tanto compose la fede nella carità del pargolo Onofrio, non fu di madonna nè di donna ma di omo, con sembianze femminee, canosciuto in Mulfetta come madama Mulfetta, donna omo di carità macchiata da lo peccato del epicureo. A siffatto aiuto, ceduto dall'essere citato, Sant'Onofrio pargolo esclamette le due parole divenute poi salmo profondo de lo santo: o dio. Causa di stupore per la magnifica et ingente et tempestiva caritate de lo celeste.

(continua)

15 settembre, 2008

Ritrovamento.

Come accade non di rado nè frequente nella fortuna degli scrittori, ho ritrovato fra i libri che mondavo di polvere, da assemblare per una nuova libreria, un vecchissimo libro che non sapevo neanche di avere. Narra della storia di un Santo, precisamente di un certo Sant'Onofrio da Mulfetta, santo nato e cresciuto nel XIII° secolo, più o meno nel tempo in cui Jacopo da Varagine scriveva la sua Legenda.
E qui a voi lo trascrivo, sicuro di farvi cosa gradita.

Legenda Aurea di Sant'Onofrio da Mulfetta. I

Capitulo primo, ovvero di come il santo nascette e subito lo munno lo notasse come pio e devoto.

Ove si narra di un pargolo nascente in letto di fiume, trovatolo, una pia donna del lontano paese di Mulfetta, ne le Puglie lo accolse e lo fice suo, presentandolo a lo marito ignaro. E lo marito subito tentato da lo dimonio di vergare la povera donna per siffato peccato si convertisse a lo sorriso e a la mano robusta de lo infante che elli convinse a diventar lo angelo del loro focolare. E subito, preso come per incantamento lo infante a proferire sentenze rimase uso, fin da quando, poppato lo primo latte, al sonoro sussulto di lattante alternava versi che parean da lo cielo discesi, a glorificar lo creato e 'l creatore. Tanta surpresa generotte in lo povero patre che elli a portarlo in su la pubblica piazza non tremò e anzi usatte lo pargolo come dispensatore di saggezza et eloquentia in cambio di favore, in mutuo spirito cristiano. Si narra che lo infante Onofrio, così battezzatolo dal nome di Onofrino di Mola, patre de lo patre dell'omo, in santa ossequianza de lo calendario de' santi che voleva il giorno del trovamento esser dedicato a li beati Onofrio e Suaducengistocole, privilegiando lo primo per tranquillezza di voce, un giorno vetendo donna passar in su la piazza esclamette povera te et ella di colpo perdette la veste rimanendo ignuda in un fulmine con grande scantalo et ilarità di tutti.O quando il piccolo guardato l'omo patre nell'occhio et indi giovane pulzella cum sorriso dicesse sia lodato tuo pane e lo sorriso de la bella, e cotesta lo bacette suscitando ne l'infante tremor di vesti che il santo ricordò a lungo in momenti di penitentia. Tanta e tale fu sua loquenza da pargolo che l'omo patre et sua matre portanlo a lo reverendo patre monaco di monastero de lo santo speco, in limitare de lo paese di Mulfetta. Lo quale, vetendo et udendo lo proferir così claro de 'l piccolo santo, esclamette codesto est miraculo divino, de cielo disceso a noi mostrare la via saggia et divina. E li tutti si inchionaro in penitentia et ivi stesero per la somma di tre giorni ac tre notti. Fino a quanno lo piccolo pianse, come mai avette fatto, per li dolori de la fame. Gli furon porti due taralli, ad uso de lo luogo et elli, in sommo miraculo, ponendo sue mani in otto e più li mutasse, con gran piacere di tutti, et ponuto lo dito ne la terra ne trasse vino rosso, a lo quale lo frate non creduto esclamette ah lo sangue de nostro signore, ma li astanti non volettero credere e bevvero. Così fice lo piccolo Onofrio, divenuto rosso, facondo come non mai prima et letitia de la comunitati.

(continua)

03 settembre, 2008

Bentornati ! Pronti per ripartire ?

LE MIE PAGINE PASSATE
(Bob Dylan)

Fiamme cremisi attraverso le mie orecchie
srotolavano trappole alte e possenti.
e piombavano bruciando su strade fiammeggianti.
Usavo le idee come mappe
"ci rivedremo presto sulla riva" dicevo
fiero sotto il ciglio ardente.
Ma ero molto più vecchio allora,
e ora sono molto più giovane.

Pregiudizi quasi distrutti ritornavano fuori
"strappate tutto l'odio," gridavo.
E bugie che la vita sia bianca o nera
parlavano dal mio teschio.
Sognavo romantiche gesta di moschettieri
ma con radici profonde, e in qualche modo.
Ero molto più vecchio allora,
sono molto più giovane adesso.

Visi di ragazze tracciavano le strade da seguire
lontano da false gelosie
mi nutrivo di politiche della storia passata
impartite da evangelisti cadavere
senza riflettere, nonostante tutto.
Ah, ma ero molto più vecchio allora,
sono molto più giovane adesso.

La lingua di un sedicente professore
troppo serio per ingannare
sentenziò che la libertà
è solo l'uguaglianza nelle scuole.
"Uguaglianza,": pronunciavo questa parola
come fosse un voto matrimoniale.
Ma ero molto più vecchio allora,
ed ora sono molto più giovane.

In posa militare, puntavo la mano
verso quei cani bastardi insegnanti,
senza preoccuparmi del fatto che sarei diventato il mio nemico
nel momento stesso in cui avrei cominciato a pontificare.
La mia esistenza era guidata da battelli confusi
ammutinati da poppa a prua.
Ah, ma ero molto più vecchio allora,
sono molto più giovane adesso.

Restavo in guardia quando minacce astratte
troppo nobili per essere ignorate
mi ingannavano portandomi a pensare
che avevo qualcosa da proteggere.

Bene e male, io definivo questi termini
in maniera chiara, senza dubbi, in qualche modo.
Ah, ma ero molto più vecchio allora,
sono molto più giovane adesso.

31 agosto, 2008

I want you !

Ci dispiace per l'inconveniente della Pratica+Milonga annullate, ma non c'erano i presupposti organizzativi per un buon lavoro. Ci rifaremo ! Meditango ha grandi progetti, quest'anno, come potete in fondo immaginare.
In compenso ieri abbiamo sostituito l'impegno con una buona cena con amici, a parlare di teatro.
A breve vi daremo tutte le informazioni sulle attività del prossimo anno (corsi, luoghi, festival, spettacoli).
Intanto, per favore, se qualcuno è interessato a fare volantinaggio di materiale di meditango all'Auditorium in cambio di facilitazioni sulle attività ci scriva una mail al più presto. Grazie !

Saluti !

A.

29 agosto, 2008

Barack Obama. (Lo so, non dovrei...)



«Con Barack è finita la politica nera:
Obama è soltanto un bianco travestito»
«Barack non è un agente di cambiamento; tra lui e McCain non c'è grande differenza»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK — «Obama non è un agente di cambiamento; tra lui e McCain non c'è grande differenza». Kevin Alexander Gray, il 51enne scrittore, giornalista ed attivista afro-americano autore di «The Decline of Black Politics: From Malcolm X to Barack Obama», appena uscito in America, è a Denver insieme al reverendo Jesse Jackson, storico leader nero, di cui nel 1988 gestì la campagna presidenziale in Sud Carolina.
«Aver snobbato così Jesse, non invitandolo a parlare alla Convention, è stato uno schiaffo in faccia», spiega Gray. «Obama ha voluto strizzare l'occhio all'establishment bianco che detesta Jackson e Al Sharpton, in quanto "neri arrabbiati". La sua ascesa segna la morte della storica black politics, provocatoria e di sinistra. Per quanto mi riguarda», aggiunge, «preferirei essere fuori dalla zona verde a Bagdad che alla convention di Denver».
Che cosa rimprovera a Barack Obama?
«Di essere un finto progressista, proprio come Joe Biden, che ha appoggiato la guerra di Bush. Io, cresciuto con l'immagine di Malcolm X che incontra Fidel Castro all'Hotel Theresa di Harlem, inorridisco quando Obama corre a Miami per dire ai cubani "manterrò l'embargo"».
Secondo i repubblicani Obama è perfino troppo liberal.
«Le sembra liberal andare davanti alla lobby ebraica Aipac per affermare "sono un sionista"? O minacciare di ridurre in cenere l'Iran? Le sembra di sinistra mortificare di fronte al mondo intero i padri afro-americani, presunti "assenteisti", quando uno studio del Boston College sostiene che, al contrario, passano più tempo coi loro figli di quelli bianchi? O, dal pulpito di una chiesa nera, chiamare i neri "boy", ragazzo, usando un termine razzista usato finora solo dai bianchi?»
Non crede che Obama incarni un'America dove bianco e nero sono ormai concetti superati?
L'idea di un'America post-razziale promossa dai media è ridicola. L'espansione della
black middle class è cosmetica e anzi il divario di ricchezza tra neri e bianchi è peggiorato rispetto ai tempi di Martin Luther King».
Obama si ripromette di correggerlo.
«Come? Al Senato il suo curriculum è stato mediocre, pavido e inefficace. La sua campagna politica è disegnata e diretta da potenti maschi bianchi, guru come Axelrod e David Plouffe. Mi creda: per noi afroamericani Obama è come il poliziotto nero che sbarca nel quartiere: più cattivo degli altri».
Secondo tutti i sondaggi negli Usa vince chi conquista il centro.
«L'America voterebbe chiunque rappresenti davvero i suoi interessi. Se Obama fosse più populista e coraggioso sarebbe ben più avanti nei sondaggi».
Cosa gli consiglia per risalire?
«Scendere tra i comuni mortali ed essere meno elitario. La politica dev'essere personale: non puoi conquistare i cuori della gente con una campagna di marketing tutta hollywoodiana e televisiva. La bolla Obama è esplosa perché dentro c'era solo aria».
Ha fatto male a circondarsi di star?
«La sua intera candidatura è stata costruita dalle star e impacchettata dai mass media, da Scarlett Johansson a George Clooney. Per non parlare poi di Oprah Winfrey, che ha osato accreditare la sua millantata parentela con il "sogno" di Martin Luther King: un'operazione fraudolenta».
Cosa pensa della benedizione conferitagli dal clan Kennedy?
«Camelot non è storia ma mito, come quello di Obama. Non dimentichiamoci che Robert Kennedy permise all'FBI di J. Edgar Hoover di spiare Martin Luther King e JFK non era certo un amico dei neri».
Le piace la moglie Michelle Obama?
«E' una donna brillante anche se nell'ospedale di Chicago dove era una dirigente fu assunta proprio per buttare fuori i pazienti poveri che non potevano pagare: molti neri».
Però la comunità afro-americana si è schierata tutta con loro.
«Certo: senza i neri non sarebbe mai stato nominato, non se lo dimentichi. Obama ha usato la carta razziale contro Bill Clinton nel sud, per vincere il voto degli afro-americani e l'ex presidente non gliel'ha perdonata. In realtà i due sono molto simili e quando Obama parla sembra che stia recitando interi brani dal libro "Primary Colors"».
Lei ha deciso per chi voterà?
«Sono contento che in gara ci siano Cynthia McKinney e Ralph Nader. Ma come tanti intellettuali della Black Academia, anche io avrei voluto vedere in corsa un candidato come Randall Robinson».

Alessandra Farkas (da repubblica.it)

21 agosto, 2008

Another side of Keith.

17 agosto, 2008

Siena.


Quando percorri, a velocità modesta ma sicura, la strada che ti riporta fuori verso le Ville di Corsano, le rondini sembrano accoglierti, ti corrono quasi contro e poi con un giro della morte e virtuosismi si defilano, come fanno i tifosi all’arrivo del campione in cima alla scalata del Giro. La campagna è così bella che qualsiasi cosa ci entri dentro diventa bella. Potresti buttare a terra un vecchio scarpone e diventerebbe Van Gogh. I merli degli inaspettati piccoli castelli e fortezze varie, disseminate nella campagna a mo’ di percorso a punti disegnano il confine fra la terra e il cielo, blu quest’ultimo, salvo al tramonto, quando nella fortuna dell’orizzonte si disegna rosa e arancio, infinito. La Torre svetta quasi ovunque, ci ricorda la maestà gioviale di questi abitanti; a tratti vedi solo le crete, l’arancio del cielo, la luna rosa che sorge e la torre. Se ti inoltri poi verso un ignoto conosciuto, calmo, che non ti da’ senso di pericolo o avventura, ma di calma e gioia, allora arrivi a capolavori che a sommarli tutti non ci starebbero neanche nella più grande e ricca guida del mondo. Le strade si arricciano e stendono, a rimarcare le bellezze, a sottolinearne i tratti, Frosini e Grotti, il tetto di cielo di San Galgano, le torri metafisiche di San Gimignano, l'incredibile e romantica piazza di Bagno Vignoni, o anche la Pieve che si adagia al limitare del nostro più pigro orizzonte, alla sera, di ritorno. Risplendono i colori del Pinturicchio e delle crete maggiate a grano, le case di cotto e le vigne ordinate a gradiente. Tutti colori che si prestano l’un l’altro, come fanno nel vortice del Palio; colori, non cavalli, corrono, e tu devi decifrarne in un istante la storia e la fortuna, se ne sei capace. Come per decifrare i mille colori, sfumature di verde e marrone, che compongono gli scorci che ti si presentano improvvisi e in fondo provvidi, a rimestarti il cuore, qui, nella provincia più bella del mondo, Siena.

13 agosto, 2008

Stupidario di destra.

Il nonno Berlusca mano nella mano con la gnocca della moglie dice a tutti: è mia ! Ma sua anche la Gelmini, occhi da trans, che riceve ed accoglie complimenti che il vostro presidente del Consiglio dispensa ultimamente a piene mani. E mentre la Carfagna si taglia i capelli come Rosy Bindi tanto per dire "non sono io quella ritratta sul carro porno del Gay Pride" - la signorina ministro Meloni tappezza Roma di manifesti contro le Olimpiadi: con delega allo Sport, la ministra senza portafoglio nè cervello, oppure fegato, poteva ben decidere di non parteciparvi...ma è così: questa destra proclama a gran voce e poi si...vergogna...si ritira...non vorrete mica che facciamo veramente quello che abbiamo detto !? Il ministro Scajola (colui che in qualsiasi altro paese del mondo farebbe il giardiniere di un ministro) inaugura una centrale proclamando che ben valeva "vite umane" - ricordando i morti per la sua costruzione. Ennesimo conato nella tomba di Marco Biagi. E Tremonti tassa i petrolieri, così che la benzina Shell cala di un centesimo e i petrolieri si comprano una barca di 39,99999 metri, ma vuoi mettere ? Viva la giustizia ! Alemanno non fa rovistare nei cassonetti nè chiedere l'elemosina, salvo ripensarci se un vescovo gli dà del cattivo, dopo avergli dato il voto. Il Capogruppo della Lega Nord lamenta la preponderanza di prèsidi di scuola superiore di origine meridionale; ci vogliono prèsidi lombardi. Io fatico a pensare la differenza, meno a riflettere sull'idiozia sua e del suo compagno Maroni che promulga leggi irreprensibili sull'immigrazione e le sbatte in faccia ai 900 sbarcati proprio ieri, a Lampedusa.
Viva l'Italia.

06 agosto, 2008

Croazia, III.

Donne ciccione e bambini con panini molto più grandi della bocca. In un piano da cui della cascata sentì solo il rumore si assembrano, ma e´anche giusto. Hanno tutti percorso un sentiero di due kilometri, come un dolce e verde girone del purgatorio, tra piccole cascate, orde di carpe e piccoli ponti. Quando si arriva alla grande cascata il rumore e' assordante. Signore anziane ti convincono a comprare i fichi e le mandorle, al riparo dal rumore, fra il verde e l'azzurro di Krka.
Dopo il bagno al limitare della cascata ci si imbarca stipati su un battello , quasi interminabile viaggio verso la sorgente del fiume. L'acqua dietro di noi si increspa, e smuove le canne a bordo acqua, che restituiscono un'armonica onda verde chiaro. Il piccolo monastero rivela preziosita' assieme alla rabbia per il 'maligno', identificato con il vandalo serbo. Il risentimento e' forte e forse antifrancescano, ma che si può fare ? Poi le cascate minori, versione fruibile di cascata, gelate si, ma piacevoli. E il torpedone riparte, con più ombra e la stessa maleducazione croata a bordo. Quì i turisti cedono il passo, fanno la fila, sorridono. I croati no, non si sa mai che fossimo tutti serbi.
Poi Zadar, Zara con nome e ascendenza italiana. L´impatto e´ strano. E´ molto bella, elegante. Tante chiese ma anche ubriaconi (per la prima volta un senso di paura, la sera). Di giorno allegre puttane d´alto bordo girano elegantissime e trasparentemente vestite. I turisti si girano, come fossero un´attrattiva del luogo, e come se loro, i turisti, fossero abbastanza ricchi per permettersi un giro. Un senso di peccato che permea l´aria, alzando gli occhi verso i bellissimi campanili. Di quelle chiese che, la mattina dopo, non fanno entrare i turisti, me compreso, perché con i pantaloni al ginocchio. Il tipo all´ingresso della Cattedrale mi butta fuori con una spallata. Vorrei chiamare la polizia, ma saranno sicuramente peggio. Poi l´illuminazione: tutto si spiega, non so perché ma tutto si spiega...
E ora, a Pag, in un posto da ricchi (l´unico rimasto, a ricordarci che la gente non é che stia cosí bene), guardo il mare da una vetrata. Il sole é ancora alto e caldo. É lí a scandire i giorni e gli anni, colpendo le rocce bianche dell´isola incandescente. Ti dice che il Tempo, le cose, gli affanni, le tradizioni astruse sono nulla, te lo dice senza parole.

03 agosto, 2008

Croazia, II.

Nel mare pigro sul bagnasciuga sono attratto dal bianco delle pietre, per me brandelli di colonna gettati a mare e dal mare sezionati in secoli dopo scorribande di predoni in un tempo indecifrabile fra Diocleziano e il declino di Venezia. Tutto e' Venezia. Il mare accoglie alti predoni biondi che si gettano a cercare fresco, in una spiaggia al lato della citta', come fossero appena sbarcati dopo un lungo viaggio dalla Crimea o per Gibilterra. Non c'e' costa aperta. L'orizzonte e' sempre contrastato da isole che aspirano alla terraferma, come amanti staccate eppure ad un passo, a soffrire.
Split, Spalato e' un po' Venezia, un po' Verona, Napoli, Genova, Cagliari, un po' il ghetto di Roma. Il suo centro e' il palazzo di Diocleziano; in questo modo la citta' non ha che un'urbanistica mutuata da quel modello, nel senso che quello che e' venuto dopo si e' plasmato dentro quella struttura. Ne viene fuori un agglomerato disordinato ed affascinante in cui il muro romano sorregge una metopa cinquecentesca, che sorregge una colonna corinzia, che a sua volta sorregge un filo dei panni: pare assurdo ma e' cosi'. Qui la citta' non e' cimelio ma spazio da vivere. Il peristilio e' affascinante. Li' lo spazio fa sovrapporre il tempo, in una vertiginosa ascesa all'antico.
Lontano suona la musica disco a tutto volume. E' il prezzo inconsapevole che paga una citta' in cui il passato non puo' in fondo avere valore. Spalato, gioiello sotto la cenere.
La mattina ci porta a Trogir, altro avamposto mirabile sul mare. Appare all'improvviso, in un'angolo di baia. Prima, complici i quaranta gradi, approdiamo al mare per un bagno. I sassi sono cosi' acuminati che bisogna comprarsi delle scarpette apposite. Poi sei tu, il mare e qualche ago di pino che tocca riva, a ricordarti che qui, prima che degli umani assordanti, prima ancora che dei predoni a servizio di San Marco, il mare era degli alberi.

31 luglio, 2008

Croazia, I.

Dubroivnik accolti da una signora che ci apre la casa con frutta e vino, non come si apre il mare, solo a tratti. E' restio. Le pochissime spiagge sono affollate, come fossero oasi nel deserto. Noi, viandanti, attraversiamo scenari rosa e lilla e verdi. Un po' sardegna un po' liguria, in questo angolo di Mediterraneo carico di storia ma in cui la storia a tratti si deve dimenticare. Qui era guerra, fino ad un lampo fa. Una guerra assurda. E nell'abbraccio del patron della casa sul mare mi sembra di rileggere gli abbracci di Underground e la mia mente va alla carrozzella in fiamme del finale, una delle scene piu' pazzesche del cinema.
Dubrovnik e' bellissima, una delle citta' piu' belle mai viste. Mangiamo in un ristorante squisito, si chiama Rosarij ed e' proprio in centro, a lato dell'angolo in cui prende forma lo "Stradun", il corso bellissimo. Vale la pena ricordare dove si mangia cosi' bene. Al ritorno, in un angolo della citta' vecchia, un vechio cantore intona canzoni tristi con la sua chitarra, in cima alla scalinata ripida di una chiesa. Si interrompe se qualcuno passando fa chiasso.E' un momento sofisticato, intenso. Tutti in silenzio ad ascoltare. Un roof concert fra le pietre. Ed il pugnale che avevo appoggiato sul cuore finalmente scende.
Korčula e' un'isola, ma la divide dalla terraferma un niente. Si getta in mare, tonda roccaforte. All'interno orde di turisti ne fanno affiorare una pessima natura, fatta di pizza e gelati, anche se mangiamo bene, consigliati, battuti dal vento della riva. Penso, in fondo, che non doveva essere tanto diversa la sua natura tanti secoli fa, di qui partiva Marco Polo, c'e' la sua casa; era una colonia, in fondo, in cui i veneziani ricchi venivano a soggiornare fra puttane e vino. Terra di conquista e lasciata uguale. Solo cosi' nasce il loro nazionalismo: dal sentirsi accessori. C'e' pero' gente diversa, per fortuna. Gentile, forse ha solo sofferto veramente e di piu'.
Il resto, il turismo di massa di questo luogo dal quale vi scrivo, e' solo una parentesi. Oggi si parte per qualche isola, in mezzo al mare, tra Venezia e l'oriente, fra il bianco, il verde ed il lilla del tramonto.
Un articolo sullo spettacolo di Siena, per chi non lo avesse visto.
Ciao a tutti !

A.
Corriere della Sera.

16 luglio, 2008

Stockholm, II

L’ultimo segno di civiltà lo dà il tassista, gentile, a tariffa bloccata, senza costi per bagagli, puntualissimo alla prenotazione. Per un viaggio che comincia alle quattro del mattino, orari impossibili di coincidenza. La Svezia è un paese libero, concorrenziale, ma anche civile: qui i gay camminano per mano, le famiglie che hanno un bambino hanno un anno di diritto di pausa dal lavoro, retribuita, sia padre che madre. Per ogni donna che vedi ce n’è almeno un’altra o incinta o con un passeggino. In Italia i tassisti sbraitano e poi ti fregano, e al governo mandiamo i finti liberali, quelli che si aggiustano i processi e che tuonano assieme alla chiesa. Verrebbe voglia di non tornare, se non fosse per il freddo; qui in inverno il mare ghiaccia e tutti vanno a pattinare. Perchè lo svedese si diverte. Beve, ma poi ride. Noi di corsa di notte per paura di qualche passante, poi ci giriamo ed è una ragazza di forse diciott’anni che torna a casa, sola. Nella strada che mi accompagna all’aeroporto gli abeti sono milioni, fra rocce e laghi. Non c’è anima viva, sembra un pianeta appena colonizzato, da scoprire. Da cui forse imparare, se solo ne avessimo l’umiltà. Le fattorie sono rade, qualche mucca, di contrasto all’urbanizzazione di Stoccolma, ordinata ma densa. Tanto che il mare appare fra i palazzi, fra quelli nobili ottocenteschi della City, come sbocco; o fra gli imponenti ed antichi palazzi di Gamla Stan, il centro antico, fronte a Skeppshölm o a Dürgarden, centri di cultura, fra musei e verde. Si mangia bene, le loro cose sono buone, è una cucina in fondo povera, fatta delle cose che si trovano qui. A volte elaborata, con influenza di qualche giovane che trasmigra e torna. Perchè qui si torna, si è non fieri ma contenti, di essere svedesi. In tanto ordine naturale la fierezza si dimostra inutile.
E quando il sole ritorna, dopo pochissime ore di buio, riapre i colori di una capitale in preda alla sua bellezza. Stoccolma, l'altra Europa.

12 luglio, 2008

Stockholm, I

Premetto di averne assaporato solo l'immagine furtiva, dopo un viaggio in ritardo, ma complice la luce, che alle undici e mezza di notte ancora era forte, qualche scorcio di una città sull'acqua mi è arrivato.
Il viaggio comincia con un contorno di biondi e bionde sull'aereo che all'improvviso tacciono all'unisono al momento della spiegazione delle norme di sicurezza; una civiltà inconcreta (a cosa mai può servire gonfiare un salvagente sull'aereo ?) ma pur sempre civiltà estrema, socialità. Gli unici a continuare a parlare erano un gruppo di italiani.
Arrivati decidiamo di rendere possesso di un hotel che pare uscito da un catalogo ikea, poi a Gamla Stan, cuore antico, ci soffermiamo su di un'aragosta - sulle poltroncine del ristorante una copertina per le signore infreddolite, in riva al mare, un veliero in gran pavese di fronte. Il mare che sentiamo in bocca e che vediamo non ci sappiamo spiegare da dove venga, tanto è ritorto, come qualcuno che aspettiamo e che vediamo arrivare ma non sappiamo da dove. Le donne e gli uomini guardano: il piatto in cui mangiamo, passando sul lungomare. Ma tutti ti guardano negli occhi, erotismo, scambio, conoscenza. O l'effimero, semplicemente, qui, dove tutto sembra garbatamente felice. Torniamo lasciandoci tentare da un taxi, tanto era il freddo che sferzava sulla riva di Stoccolma, nel corridoio del Polo, in estate.

P.S.
Ciao, Gianfranco. Mi colpisce che a ricordarti oggi, nel dolore, sia la tua imitazione. Ne ridevi, lo fai ancora, perchè eri una persona pura. Ciao.

09 luglio, 2008

Y Borges... - Siena 8/7/08

06 luglio, 2008

Y Borges... - Siena 5/7/08

05 luglio, 2008


Luis è supremo e distaccato, comanda con una velocità superiore i suoi orchestrali, è distaccato e aggressivo a volte. A cena, i suoi occhi sono più chiari e ti guardano non fisso. Sa tutto. Nella sua musica risuonano Mahler, Saint-Saens, Debussy. L'orchestra fatica, perchè a stipendio e noi a cottimo, a spartirci gli ultimi secondi di celebrità e fatica. Quando sono le otto pausa. L'orchestrale non sente ragioni. Lui, Luis, accoglie la richiesta, poi si lamenta di quello e quell'altro: alle dieci meno dieci io dico che sono cotto e andiamo a cena. Eccolo pronto. Ma erano le dieci meno due. Anche nella fame prevale l'urgenza dell'opera. A cena mangia come tutti. Stasera era al tavolo col direttore della Chigiana. Gioviale, mi ha stretto come un padre. Poi quando entri nei palazzi dell'Istituzione pare di entrare al Liceo Tasso. Firme su firme, un privilegio ogni cosa. Che palle. Viva Woodstock. La musica che Luis sprigiona ha del popolare e del colto. Alcuni momenti sono vibranti, altri mi sorprendono a piangere, come quando dietro la prima quinta assisto in diretta a Pobre Piba, l'entrata dei due cantanti narratori in canone, Lucia a terra. Luis pare comandare l'aria, volteggia le mani, sa che la musica è giovane, l'ha finita ieri sera. E per gli ignoranti la musica scritta deve avere secoli. No. Gli ho chiesto un accordo orchestrale di settima ad unire due brani. Lui ieri mi ha detto: lo scrivo. Oggi c'era. Un mio personale, onirico, genio della lampada.
Siena ridens, oberata ed esaltata dal Palio, truccato per molti, per i più, visto che le contrade sono diciassette ed una vince, una sola. L'istrice è contrada di centro, di borghesia. La chigiana ne espone la bandiera. Turisti ovunque, ed una bellezza, nell'angolo del delfino, a sinistra mentre la discesa esalta la Torre del Mangia da lontano che si avvicina a quella di dio, per quanto ne sappiamo o immaginiamo.
Giorgio a cena si commuove, sapendo delle difficoltà di famiglia: mio padre viene a vedermi ma mi dice che non capisce, mi confessa. La sua regia è emotiva, colori netti, movimenti portati all'estremo. Volteggia, sul palco, come un menestrello, ma è la sua natura, la natura di tutti. Quella di divertire o far piangere, come fosse la cosa più semplice eppure la più complessa del mondo. Tutte le voci rientrano nella sua testa, ha una parola per tutti. Quello che pensa è frutto del consiglio, mediato dalla sua visione, intuitiva, creata al momento eppure colta e naturale allo stesso tempo.
Ci salutiamo, è tardi e domani ci attendono ancora fatiche e lavoro, tanto.
Venerdì, il giorno in cui l'aria mi ha dato finalmente una linea. A parlarvi, fra le torri.

25 giugno, 2008

Pad #6

Lo spettacolo nasce da alcune idee intrecciate nella mia mente nel corso degli ultimi anni. I temi evidenti sono l’analisi, la paura, la gioia sfrenata, meno evidenti sono il timore di essere ingannati, la solitudine, il rimorso, l’amore impossibile.
Di solito i temi di un “saggio” sono altri, e specialmente per un “saggio di Tango”: la tradizione, il gaucho o quant’altro. In generale si fanno i conti con chi si ha davanti, ci si regola di conseguenza: al principiante si fa fare il principiante eccetera. Noi invece facciamo prevalere il contenuto; e adeguiamo gli interpreti, che necessariamente si ritrovano a recitare una parte spesso più difficile del proprio livello di partenza. Una sfida, non voluta ma una sfida.
Mi piaceva percorrere quest’avventura brano a brano, per comunicarvi il non detto o non scritto, quel sottotesto che potrebbe aiutarvi a sentirvi più partecipi di quanto state facendo.
Lo spettacolo si apre con una “visione”, la prima, che preannuncia quanto accadrà (o non accadrà); senza che lo spettatore ne colga il senso. Rimane solo il senso di terrore, lo stesso per la figlia uccisa, ma dietro il velatino, che rende ogni immagine sfumata, onirica. Il grande gruppo che quasi ostacola l’arrivo di Tony, trafitto da una luce di taglio rosso sangue è un’immagine potente, importante, un richiamo alla massa, al kolossal, dopo un inizio invece punteggiato di singolarità. Ho sempre amato i contrasti improvvisi. Tutti sanno che siete e sarete cento e più in scena, ma nessuno si aspetta di vedere così tante persone improvvisamente.
Fino qui, l’assenza di parole, i forti contrasti, le scene improvvise non hanno aiutato lo spettatore a “capire” qualcosa. Mi piace questa situazione, in cui il pubblico “non ha ancora capito”; la trovo fertile, per me e per chi guarda, una condizione che necessita di essere riempita, un foglio bianco su cui cominciare a scrivere. La didascalia “ho sognato che mia figlia veniva uccisa” è la prima frase di questo foglio, che “apre” la questione: lo spettacolo si configura come una specie di doppio binario, la realtà e il sogno. Lo spettatore, da questo punto in poi, non sa più, o perlomeno sospetta che tutto ciò che accade sia LA storia o un racconto, onirico di essa. Paradossalmente tutto lo spettacolo, fino a quel punto, “diventa” un sogno.
Parigi, e tutto ciò che vi accade, è il primo vero setting geografico del tutto, caratteristico, con citazioni preziose (Jules et Jim), con richiami espliciti a Luhrmann e a certo cinema trasognato, una citazione dei “Trecento colpi” nello sfottò di Loris, accenni ironici (pensate ai nomignoli), momenti lirici forti (Roxanne) e una fuga nello “spazio” con gli abiti e le luci di Nature Boy. Sparkling è l’apertura dello spettacolo, forse lo è il gesto di Esteban “la lepre”; in un sipario tirato su è il gesto del cielo, del saluto, dell’angelo che vola con le ali di Gisele, di boa - e polvere bianca. Lo spettacolo esplode lì, lo spettatore viene riportato nel divertimento, gli si fa insomma quasi dimenticare che è lì per un delitto, presunto o vero che sia. Parigi guida Tony a casa “come per mano”. E la casa di Tony è quella finestra (qualcuno si chiederà quante volte a settimana va dall’analista ‘sto poveraccio...) da dove racconta, ci racconta che ha sognato allievi metafisici che rispondono all’impulso in modo astrattamente deviato, ci racconta addiritura di passati terribili, quando era perseguitato, e che un volto di questa persecuzione prende pure le fattezze di chi lo sta ora terapeuticamente ascoltando, mostrando proiezioni continue che complicano la storia. Storia che si riapre di nuovo - adoro i cambi di scena, l’ho già detto? - nella sequenza di Hair, così vibrante, apparentemente semplice (la musica è molto complessa, le coreografie pure), nella quale si verifica il fatto strano della semplicità di entrare nella parte e di recitare quando ci si deve muovere come degli Hippy. Una scena ritagliata su Gianluca, i suoi tic, così fruttuosi per il mio lavoro di osservatore.
Il cambio sucessivo ci mostra Gigi che trama, quasi come se gli pesasse di farlo (per questo il richiamo attuato oggi della smorfia di disperazione quando spara a Cuscino per errore). In fondo è un suo ex luogotenente. Paoletta però deve mettersi in condizione di “essere rapita”. Allora parte, per Hong Kong, anche se tutto è lasciato vago, se non fosse per la musica di In the Mood for Love e per le donne asiatiche che strofinano le vesti, “salire le scale e frusciare come mazzi di rose”. Yumenji è molto bello, geometrico e lento, un’idea di coreografia in cui la regolarità, la circolarità aumentino il fascino dei passi. Stesso dicasi per il solo di Simone e Paola, che accresce le loro figure, sembra ritagliato su di loro. Il buio in “fade” di cinque secondi ci indica il chiudersi, di nuovo, di un sogno, ma il senso di avveniente pericolo si offre tra le righe di Romeo+Juliet, il senso di festa “irreale” con l’immagine della “bara” di luce di Tony, che si colora di espressioni di ansia continua e crescente, sempre in mezzo allo sguardo dello spettatore. I brani che ne seguono sono importanti, incalzanti, complessi. Una telefonata sembra dimostrare che i sogni di Tony fossero premonitori. Second Kill di Bacalov è la musica ideale per questo mood, un omicidio in seconda, ovvero un omicidio che si compie per non compierne un altro, con quel corpo di padre che si getta a salvare la figlia, che tenta la fuga fra i “pilastri” del gruppo di ballerini. Tony si sogna eroe e in questa assurda autoreferenzialità, ma letale, è la cifra dello spettacolo e la sua soluzione. Tony si sveglia, stava solo raccontando. Lo spettatore alla fine torna a casa con tante sensazioni diverse, come ampia è la gamma di impressioni che voi tutti lasciate nella pellicola del cuore di chi vi guarda.

Questo è Pad6; questo è il nostro progetto, da sempre. Un sogno cominciato quando decidemmo, del tutto naturalmente, che per fare Tango non ci fosse la necessità di essere argentini, nè tantomeno di fingere di esserlo, con un pretestuoso richiamo alla tradizione. Che bastasse, insomma, essere se stessi. E questo vorrei comunicarvi, ad oggi, al di là di ogni rimprovero “fortificante”: di essere voi stessi sempre, ma di espandere contemporaneamente le vostre capacità. Avete tutti molto talento, vi auguro di svilupparlo al meglio.

Alex

19 giugno, 2008

Ciao, Cyd.

Se n'è andata, a 86 anni, Cyd Charisse, protagonista delle più belle sequenze danzate dei film musicali più famosi, partner di Fred Astaire e Gene Kelly. Questo è uno dei video cult del suo talento insuperabile.

Suor Gelmini e l'omofobia.

(da Repubblica.it)
Sono queste le tracce della prova di italiano di quest'anno. Con un giallo. La poesia tratta da "Ossi di Seppia" di Eugenio Montale è presa a spunto per chiedere di commentare "il ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile" e "il ricordo della donna" che è "condensato nel suo viso e nel suo sorriso". Ma già dopo poche ore in molti, negli ambienti letterari, facevano notare che il futuro premio Nobel l'aveva dedicata al ballerino russo Boris Kniaseff, come testimonia la dedica "a K". Le reazioni, non si sono fatte attendere.

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Dal carro del gaypride ispirato alla "vita" della ministro Carfagna al "ripristino" di Montale etero - come è sempre stato.
L'omofobia è una brutta bestia.
Eppure l'italiano è convinto che si possa manganellare il romeno, prendere per i fondelli un gay e poi fare una finanziaria perfetta.

Saluti.

17 giugno, 2008


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Una serena notte, con questo capolavoro dei Portishead cantato dai RadioH.

13 giugno, 2008

Vi vedo e vedo me le mie immagini oniriche e reali sogni ad occhi semichiusi, still my guitar. Faccio un mestiere in cui l'impietoso dà felicità. Immediata. Oppure notte.
Che il corpo parlasse è per me scoperta tarda. Perchè non volevo credere.
Ad oggi più di cento anime vagano per un palco a muoversi, io che adolescente mi sedevo a guardare gesti nell'aria di coetanei che animavano le feste, memore degli insegnamenti di famiglia, che muoversi era peccato. Ora faccio muovere tanti. Ne sono così felice.
Mai come quest'anno il tono cupo ha generato tanta agitazione felice. Sì, è cupo. Ma tante cose mi sono accadute, perchè lasciarle nel nulla ? Perchè non ritrovarle in altri ? In altri movimenti, movenze, pensieri agiti ?
Sabato sarà una prova dura, che mi vedrà placido, come accade da poco, ma accade. Perchè il grande lavoro è alle spalle, il mio. Di immaginarvi me.

07 giugno, 2008


A leggere che oggi, all'età di 91 anni, se n'è andato Dino Risi la prima cosa che mi ha colpito era la sua età.
I suoi capolavori sono così vicini, in emozione, tempo, che sembrano di qualche anno fa e al massimo gliene avrei dati 70.
Addio maestro, mi ricordo il grande miracolo del "Sorpasso" e pochi film mi sembrano migliori nel nostro dopoguerra, nella nostra Italia, forse nessuno; mi ritornano in mente i "Mostri", a pensare quanto era profetico e quanti di loro ci circondano oggi, ripuliti, apparentemente innocui.
Finirà questa ecatombe ? Finirà questa storia che gli artisti più grandi spariscono nel nulla ? Non è un'ingiustizia atroce ? Perchè non inventano che quando un artista è veramente grande continua ad invecchiare per sempre ?
Ciao.

01 giugno, 2008

E domani basta 740 ! E poi birra per tutti. E poi viva la figa !

Cresce il fronte della protesta degli enti locali di Calabria e Sicilia
"Una tangente pagata alla Lega che penalizza soprattutto noi"

Amministratori del sud all'attacco
"Il taglio dell'Ici è una rapina"
di GIUSEPPE BALDESSARRO

COSENZA - Va bene il taglio dell'Ici, ma che a pagarlo debbano essere soprattutto Calabria e Sicilia, non piace agli enti locali delle due regioni. Parlano di "banditismo", di "rapina", di "tangente pagata alla Lega di Bossi". Monta la protesta sulle due sponde dello Stretto di Messina. E se i siciliani per il momento affidano le loro "preoccupazioni" a interrogazioni parlamentari e richieste "di chiarimento", le province e i comuni calabresi si sono incontrati oggi a Sibari, per una manifestazione regionale dal titolo emblematico: "Fondi statale 106 dirottati: uno scippo intollerabile". Una riunione convocata dai presidenti delle province di Cosenza e Crotone, Mario Oliverio e Sergio Iritale. Voluta, si dice, "per organizzare forme di opposizione civile, ma determinata". A preoccupare sono i numeri di una decisione che "nei fatti, affonda le mani nelle tasche di territori già in ritardo di sviluppo".

Secondo le previsioni serviranno complessivamente 2,6 miliardi di euro per rimborsare i comuni dei mancati introiti dovuti all'abolizione dell'Ici. Una cifra che comprende anche lo sgravio già introdotto da Romano Prodi. Per la copertura il governo Berlusconi ha dato una "sforbiciata" a una settantina di norme e micronorme dell'ultima Finanziaria e del decreto mille-proroghe. Ma le somme più consistenti arriveranno dai fondi che erano destinati alle infrastrutture e alla difesa del suolo (ex risorse Ponte Stretto) in Sicilia e in Calabria (1.363,5 milioni di euro).

Dati che hanno reso furioso Oliverio: "E' grave che il governo carichi all'80% sulle spalle di Calabria e Sicilia la copertura finanziaria del taglio dell'Ici che interessa l'intero Paese". Solo per dare qualche numero ricorda che "un colpo di spugna ha cancellato un miliardo di euro per il 2008 e il 2009 impedendo alle Province di realizzare i programmi approvati e la loro conseguente progettazione". Da qui la proposta di una serie di iniziative trasversali agli schieramenti politici. In Calabria nei prossimi giorni si riuniranno contemporaneamente il Consiglio regionale e tutti i Consigli comunali e provinciali. Anche i sindacati confederali e gli industriali calabresi vanno verso una "iniziativa condivisa". E già da stasera si lavorerà per fare blocco con gli enti locali siciliani.

Contemporaneamente nascerà un fronte di senatori e deputati delle due regioni che tenteranno di bloccare la decisione del governo sul piano parlamentare.
A dimostrazione di quanto il problema sia sentito in Calabria, a Sibari c'erano praticamente tutti, con la sola esclusione dei parlamentari del Pdl evidentemente "imbarazzati". Amministratori, politici, sindacati e industriali sono intervenuti per "chiedere indietro il maltolto".

Sono preoccupati per il taglio netto ai finanziamenti alla viabilità "minore", ma non solo. I dati più importanti del "furto" sono contenuti in una nota dell'assessore regionale ai Lavori Pubblici Luigi Incarnato: "Un anno fa era stato siglato un Accordo di programma con il ministero delle Infrastrutture riguardante quattro importantissime opere pubbliche sparite dall'agenda del governo". Invece si sono "volatilizzati" l'intero sistema degli attracchi al porto di Villa San Giovanni (84 milioni di euro) e il megalotto 3 della statale 106 Jonica-Sibari-Roseto (265 milioni di euro). Spariti anche i soldi previsti per la progettazione del megalotto 9-Crotone-Cariati (25 milioni di euro), del megalotto 12 e della tangenziale di Reggio Calabria (15 milioni ciascuno).
Complessivamente 389 milioni di euro, cui vanno aggiunti altri 43 milioni già destinati a interventi per la valorizzazione e la tutela del territorio e del mare.

Il centrodestra tace imbarazzato o tende a minimizzare. Nei giorni scorsi Raffele Lombardo è corso a Roma per incontrare Silvio Berlusconi: "Ho chiesto conferma se i fondi saranno reintegrati e il presidente ha garantito che le opere programmate in Sicilia e in Calabria, da realizzare con i fondi Fintecna, si realizzeranno". Quando? "Appena ci saranno le condizioni, che non dipendono dal governo ma dagli enti che le devono realizzare". Una spiegazione che non ha convinto evidentemente neppure lo stesso movimento del governatore siciliano.

Il Movimento per l'Autonomia ha infatti attaccato frontalmente l'esecutivo Berlusconi, annunciando una pioggia di emendamenti. Per voce dei capigruppo al Senato e alla Camera, Giovanni Pistorio e Carmelo Lo Monte ha ribadito: "E' grave per i cittadini di Sicilia e Calabria che il dl che elimina l'Ici per la prima casa sottragga risorse già destinate a infrastrutture fondamentali". Aggiungendo: "Sarebbe un arretramento che viola gravemente il programma di governo sottoscritto con gli elettori e con il Mpa un patto che tra le priorità mette proprio il rilancio del Sud per colmare un divario con il resto del Paese".

(repubblica.it 31 maggio 2008)

27 maggio, 2008


E' morto, all'età di 73 anni il grande regista americano Sydney Pollack.
Capolavori come Tootsie, La mia Africa, I tre giorni del Condor, Non si uccidono così anche i cavalli, ne segnano mirabilmente il percorso artistico. Il suo ultimo film documentario su Frank Gehry è un assoluto capolavoro. Malato da tempo, si è spento serenamente, nella sua casa in riva al mare di California, lasciandoci enormemente tristi.

25 maggio, 2008

RAID CONTRO TRE NEGOZI NEL QUARTIERE ROMANO DEL PIGNETO
Pestaggio neonazista contro
un extracomunitario del Bangladesh
L'uomo, che gestisce un bar, aggredito e picchiato da giovani a volto coperto. Alemanno: gravità inaudita

ROMA - Erano incappucciati e gridavano «Sporchi stranieri» e «Bastardi» i circa 20 componenti della squadra che sabato pomeriggio, intorno alle 17:30, hanno assalito e devastato a Roma, nel quartiere Pigneto, tre negozi gestiti da stranieri. In uno degli assalti è stato pestato anche un extracomunitario del Bangladesh che gestisce un bar: i giovani, con il volto coperto da foulard con il segno della svastica, sono arrivati improvvisamente correndo con in mano delle assi di legno e si sono scagliati contro l'extracomunitario colpendolo con violenza e urlando.

IL PIGNETO
Sotto choc il quartiere trendy e di sinistra
Volti e storie

ROMA — Pier Giorgio Bellocchio, 34 anni, figlio di Marco, da sei anni dirige al Pigneto la scuola di cinema Digital Desk. «Mai vista violenza vera. C'è una caserma dei carabinieri lì vicino ma le loro macchine non inseguono mai nessuno. Piccoli scippi, forse. Mai avvistato un picchiatore in circolazione. Parliamo di una zona apertamente di sinistra: se camminassero qui, troverebbero pane per i loro denti con i tanti senegalesi alti due metri in giro... ». Una pausa: «Non ho altre parole per dirlo. Questo è un vero, orrendo crimine ».

Per capire l'atmosfera del Pigneto, popolarissimo quartiere costruito tra fine '800 e il 1930 tra la Casilina e la Prenestina, basta scorrere l'elenco degli abitanti famosi che hanno trasformato un riuscito esempio di vecchia integrazione razziale (dall'India, dal Bangladesh, dal Senegal) in una sorta di trendissimo Village de Noantri pieno di attori, pittori, musicisti, politici. Wladimir Luxuria, per esempio, forse il simbolo più eloquente del nuovo corso del quartiere. Poi Silvia Baraldini, dopo il suo ritorno dagli Stati Uniti. L'artista Alfredo Pirri (Biennale di Venezia 1988). E una bella flotta di volti noti, roba da autografi. Gli occhi seri di Lisa Natoli e lo sguardo da cerbiatta di Alessia Barela di «Distretto di polizia». Nino Castelnuovo e Sergio Ammirata, però qui siamo a quella vecchia generazione che arrivò in avanscoperta vent'anni fa. Lo straordinario percussionista Karl Potter (complice di Charles Mingus, Dizzy Gillespie, Lucio Dalla, Pino Daniele). Il giornalista Luca Telese con la sua libreria «Il corsaro».

E i due giovani registi Luca Ragazzi e Gustav Hofer, da nove anni compagni di vita e di lavoro, autori del dibattuto documentario autobiografico «Improvvisamente, l'inverno scorso» dedicato ai Dico, in concorso al 58˚ Festival del cinema di Berlino nella sezione «Panorama». Dice Luca: «Speriamo non sia l'inizio di un cambiamento molto triste in questo quartiere. Chi saranno? Magari coatti scemi di qui intorno. Il fatto è che certa gente ora si sente più legittimata a uscire allo scoperto dall'ondata xenofoba e anche dal nuovo sindaco di Roma, Alemanno, che li fa sentire più potenti». Aggiunge Gustav: «Giorni fa un venditore ambulante è stato aggredito, un ragazzotto gli ha preso a calci la borsa che stava vendendo. Nessuno ha reagito. Il clima qui forse sta cambiando. E penso che qualcuno abbia interesse a frantumare questo straordinario equilibrio, a diffondere la paura, a creare instabilità, a dividere chi ha sempre convissuto in pace e vera allegria».

La convivenza pacifica, qui al Pigneto, dove Roberto Rossellini ambientò «Roma città aperta» e Luchino Visconti girò «Bellissima », la tocchi con mano (le sete indiane vendute all'aperto accanto alle scope di saggina intrecciate alla romana). La annusi (odori di soffritti romaneschi dalle finestre, e gli altri più grevi di chissà dove). La registri con gli occhi. Bambini con la pelle di ogni tinta che si rincorrono nell'isola pedonale di via del Pigneto, una sorta di Fifth Avenue locale. La lunga tunica azzurra di un senegalese seduto al bar. I piercing e le treccione di qualche punkabbestia con cane al laccio di corda. Le vecchie affacciate alla finestra, magari si ricordano i pini («Il Pigneto») che, dicono, proprio qui incantarono il compositore Ottorino Respighi («I pini di Roma») e ora sono spariti distrutti dalla speculazione. La romanità incarnata dal proprietario seduto all'ingresso di «Ugo Civitenga, carni dal 1895», o da quel bar Necci dove Pasolini si fermava durante le pause di «Accattone » (dalle memorie del proprietario Pietro: «Alla prima di Pasolini mi chiese "ma tu non ridi?". E io gli dissi "Che c'è da ride, 'a Pierpà, 'ste cose le vedo tutti i giorni" »). Monumenti di una tradizione fusi, senza perdere un grammo di autentica identità, con l'«Infernotto», vineria con uso di cucina, consapevolmente al passo con gli anni Duemila e oltre. Oppure con «Primo al pigneto», cucina con fornelli e cuochi glamour a vista dalla vetrina su strada, come si usa a Berlino o Londra, e ben esposta al pubblico l'affettatrice rossa Berkel, una specie di costosissima Ferrari nel suo genere.

Il mixer è continuo. Proprio di fronte al negozio di alimentari semidistrutto dai teppisti in via Macerata, numero civico 28, c'è una boutique per cani e gatti (civico 47) dove si vendono «trapunte con cuscini » per i vostri piccoli amici, roba buona per i Parioli, Prati o magari quella Trastevere meno rimasta Trastevere. «Fuori i fascisti dal Pigneto», ordina una scritta in spray nero in via Macerata. Però va benone anche «Avorio erotic movie », sala solo per adulti. Non manca niente, al Pigneto. «'A Gino!». Ti giri. In strada c'è solo un uomo dalla pelle scura. Ha gridato lui. Dal negozio di alimentari esce un romano: «'A Alì!» Ecco, questo è il Pigneto. Rovinato ieri da quattro cretini.

Paolo Conti (da corriere.it 25/5/2008)

19 maggio, 2008

La legge.

Non voglio dilungarmi.
Mi chiedo solo come sia possibile una retata di viados a Roma, o la cacciata di un Rom senza che esistano LEGGI approvate al riguardo. Prostituirsi è reato ? Bene, allora arrestiamo le prostitute. Essere Rom equivale a non avere diritti di cittadinanza in Italia ? Allora espelliamoli.
E mi chiedo. Come vive un viados ? Come campa ? Quanti nel coro di quelli che gli gridavano addosso hanno foraggiato la sua attività ?
E quanti imprenditori hanno spinto a chè la Romania entrasse in Europa per pagare meno dazi ed investire a basso costo ?
Siamo entrati in un governo della Polizia, senza averla votata.
Sono saltati i meccanismi democratici di base. In fondo però, se il bambino romeno non ci frega più il portafoglio siamo tutti più felici. In barba alla legge ed alla democrazia.

Mah.

12 maggio, 2008

Se fosse.

In un paese civile e maturo, Marco Travaglio non farebbe il giornalista.
Sarebbe Presidente del Consiglio.
E Schifani sarebbe a marcire in qualche gattabuia, oppure, nel caso non avesse rilievi penali, almeno farebbe il gelataio alla Zisa.
E l'opposizione farebbe l'opposizione.

Sono non solo arrabbiato, ma anche Schifa-to, dal fatto che se un giornalista va in tv a dire quello che pensa debba essere vilipeso. Gasparri ha detto anche che saranno presi "provvedimenti forti". Ma perchè, Gasparri è ministro ?
No, è solo un fascista, e loro sono abituati a prendere provvedimenti contro chi scoperchia le loro magagne.

Schifani, ma anche Alfano, Rotondi, son lì per ricambiare un piacere, dopo tanti e tanti voti mafiosi.
Provate a mandarmi via...dal mio blog !

a.c.

10 maggio, 2008

Parzialmente munte.

08 maggio, 2008

A Peppino.

Sono fra quelli che credono che il ricambio democratico sia giusto e sacrosanto, attivo.
E sempre fra quelli che credono che la sinistra avesse sbagliato troppo strategia per poter vincere.

Ma questo Berlusconi IV è veramente un governo di merda.
Al di là dei soliti noti, già ministri, che in fondo sono quel che sono (che si può dire a Tremonti o Maroni se non "non la penso così" ?) l'aspetto preoccupante sta nella nube dei ministri per così dire di secondo piano.
Con l'eccezione di un certo Alfano, avvocato agrigentino. Sconosciuto, 37 anni, ministro della Giustizia. Un avvocato appunto, regalo alla Sicilia che lui ha difeso in tutti questi anni. Fate voi.
Scajola: ministro dello sviluppo economico, lo stesso ministro dell'Interno che governava i poliziotti del g8 di Genova, lo stesso per cui Marco Biagi era un "rompicoglioni" (gli tolse la scorta) e che si dimette per questo e poi...torna ministro. («Non fatemi parlare. Figura centrale Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza. »).
Ah, la sua carriera politica comincia nel 1980 come sindaco di Imperia; costretto a dimettersi dopo pochi mesi per un'inchiesta di concussione, avendo favorito un appalto in cambio di favori. Un grande, insomma. Uno che in Svezia perderebbe anche i diritti politici da noi fa il ministro.
Che dire poi di Sandro Bondi: quello che inviò alle famiglie italiane (a nostre spese) il messale illustrato di Berlusconi, di cui è portavoce. Un portavoce del primo ministro come ministro dei Beni Culturali. Come nel Fascismo, la cultura è la "propaganda" ovvero l'"acculturazione". Non che ci sia più bisogno di convincere nessuno che Fini è buono, che Berlusconi è onesto o che Bossi è un santo. Di questo siamo già convinti tutti, dopo anni e anni di menzogne.
L'avvocato Gelmini, altra segretaria di Berlusconi è ministro dell'Istruzione. Come dire, l'Istruzione: che ?
Ministro della "semplificazione" è il caro Calderoli, uno che ci ha solo sempre immancabilmente COMPLICATO la vita, quando per poco non ci fa invadere dai libici, che ogni volta che apre bocca, nel suo italiano precoce, diciamo, sta per combinare qualche guaio. Semplificherà. Libici terroristi, romene prostitute, a cagare tutti, finito, ciao.
Ministro del welfare ? Un amico di Berlusconi, senza alcun incarico precedente. Ex PSI.
Non proseguiamo. Ho letto alcuni nomi di viceministri. Fra questi quel Guido Possa che vendeva scope porta a porta con il giovane Silvio, almeno 50 anni fa. Perchè Berlusconi non dimentica mai un suo amico, solo non gli chiede molte referenze per diventarlo. Datevi un'occhiata alla voce su di lui su wikipedia. C'è da rabbrividire.

Lo scandalo è nella sinistra. Incapace di rinnovarsi, immobile.
Ma chiunque abbia votato per questo governo si devo solo vergognare.
Lo scandalo vero è a destra. Una destra illiberale, contraddizione in termini, repressiva, ignorante.
Tutto questo mentre la tv trasmette (rai tre) un documentario sulla vita e la morte di Peppino Impastato, assassinato 30 anni fa, e sembra ieri, morto per nulla.

02 maggio, 2008

La cognizione del dolore.


Baustelle, che classe.
E' significativo che questo post 1 Maggio, per me svegliante all'alba per operai in casa, risuoni nelle note acide di un gruppo non sfacciatamente politico. E quindi più politico. Certo Ascanio Celestini ha contribuito con la consueta arguzia. Ma tutto quello ska contro Berlusconi che li ha preceduti a me sembrava vagasse nel vento.

"...siamo scrittori in crisi a Beverly Hills
e siamo John Cassavetes
siamo i dentisti di Los Angeles
ed adoriamo il potere come te
prepariamo le aragoste per chi viene a colazione
prepariamo piani misteriosi
appena ne cogliamo l’occasione
la logica spietata del profitto
o chissà cosa, ci fa figli
dell’Impero Culturale Occidentale
- meno male che qualcuno
o che qualcosa ci punisce
arriva un investigatore
ci deduce l’anima
la nostra cognizione del dolore illumina."

(Baustelle - "Colombo")

28 aprile, 2008

24 aprile, 2008

Metto due notizie assieme. Fate voi.

Argentina, risolto il caso di Evelyn
è figlia di una desaparecida italiana
Tutti e due vennero sequestrati nel 1977 dalla dittatura militare
e poi uccisi. La figlia fu presa da una famiglia di militari

SI E' RISOLTO ieri dopo più di trent'anni uno dei più complicati casi giudiziari legati al furto dei neonati durante l'ultima dittatura militare in Argentina. Grazie ad un esame del Dna realizzato contro la sua volontà i medici hanno stabilito che Evelyn Vazquez è al 99,98% figlia della desaparecida italiana Susana Pegoraro e di Ruben Bauer, sequestrati illegalmente a La Plata nel giugno del '77 e in seguito uccisi nel lager dell'Esma, la scuola allievi della Marina argentina. Per sapere chi fosse davvero Evelyn Vazquez questa volta i giudici argentini e le Abuelas di Plaza de Mayo hanno utilizzato un metodo insolito ordinando alla polizia di entrare nel suo appartamento e sequestrare oggetti che potevano contenere tracce del suo Dna per sottoporli ad un esame di verifica.

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Grave atto d'accusa del Sinacc, l'associazione dei militari in congedo
"Violato il regolamento che vieta espressamente la propaganda politica"
'Alemanno fa campagna in caserma'

ROMA - "Il Comandante Provinciale dei carabinieri, Colonnello Vittorio Tomasone, violando la normativa militare consente a Gianni Alemanno, candidato a sindaco di Roma, di svolgere campagna elettorale all'interno della sua caserma. L'episodio è accaduto lunedì mattina nella sede del Comando Provinciale, a Piazza San Lorenzo in Lucina, dove Alemanno ha incontrato i rappresentanti "sindacali dell'Arma" di Roma".

La grave denuncia, girata anche alla procura militare di Roma, arriva dal Sinacc, il Sindacato Nazionale Carabinieri in congedo. "L'articolo 6 - ricorda l'associazione - impone che le forze armate debbano in ogni circostanza mantenersi al di fuori delle competizioni politiche e stabilisce che ai militari è fatto divieto di '... svolgere propaganda a favore o contro partiti, associazioni politiche o candidati ad elezioni politiche ed amministrative'. Inoltre l'articolo 7 vieta riunioni non di servizio nell'ambito dei luoghi militari o comunque destinati al servizio".

Il Sinacc sottolinea poi che "a prescindere dalla normativa vigente, è indubbio che la campagna elettorale svolta all'interno della caserma, con l'avallo del Colonnello Vittorio Tomasone, è un gesto illegale, inaudito, inopportuno, che lede il prestigio delle forze armate e dell'Arma dei carabinieri" e chiede "quali provvedimenti saranno presi nei confronti dell'ufficiale, innanzitutto dal Comandante di Regione, Baldassare Favara, e in secondo luogo dall'autorità ministeriale".

15 aprile, 2008

Considerazionismo.

Non saprei come commentare. Sono senza parole.
Non triste, perchè credo fermamente che le realtà locali, i cittadini, continueranno a essere gli stessi e la nostra vita non cambierà di molto.
Mi affiorano pensieri sparsi e così ve li porgo.

Ho visto Vetroni a Porta a Porta e ho capito che avrebbe perso sonoramente.
Dalla faccia sorridente di Vespa, di chi sa già che avrebbe vinto, insomma.
E dal tono "assistenziale" delle proposte. Ho sostenuto Walter per la sua attenzione alla cultura, allo spettacolo, per la sua semplicità e simpatia. Ma da Vespa ha parlato solo di soldi. E sui soldi Berlusconi gli dà una pista.

L'apice del comunismo marxiano è la liberazione della persona. Dai bisogni urgenti, dalle sovrastrutture.
La persona, nel 2008, è un'altra entità rispetto a 40 anni fa. Ha diritti che concernono i suoi spazi vitali, modificati nei costumi, nelle caratteristiche. Il mio Spazio Vitale è Internet, la libertà di intraprendere, la mia sessualità. E i diritti che ne conseguono, per un'uguaglianza diretta e semplice. Ma completa.
Sono convinto che se Veltroni avesse detto sì ai Dico, alla fecondazione assistita, all'eutanasia, tanto per fare un esempio, allora avrebbe stravinto. E la rotta deve cambiare.
Se voglio che un neolaureato si prenda un minimo salario garantito sto tornando indietro di 40 anni. Chi paga ? E soprattutto: chi ti vota questa legge ? Gli avvocati di Prati ? L'imprenditore di Bergamo Alta ? L'operaio che prende 1.200 euro al mese ?
Nessuno.

La Sinistra scompare. Non è vero. Sarà costretta a confluire nel PD e manterrà la sua forza sociale, antagonista.
Credo molto nelle realtà urbane alternative. Da questa crisi nascerà un seme nuovo. Diamoci tutti da fare.

Ha vinto il Nord. La Lombardia, il Veneto.
Qui a Roma non abbiamo neanche idea di come sia la vita lì.
Non c'è nulla ma c'è tutto. E' come una merda d'oro.
Ad Arzignano la Lega Nord ha preso il 37%. Ma ad Arzignano non c'è bisogno di politica.
Lì il manovale non emette fattura per non pagare le tasse a Roma. Ma se sbaglia cambia mestiere.
E ora potrà pagare le tasse al Veneto. E non le vorrà pagare lo stesso. E la prossima volta non andrà a votare.

Sono preoccupato per la cultura. Considerata come "valore" se ne andrà al macero come tutti gli altri "valori".
Per la Sicilia, e la sua involuzione.

L'Italia, o quel che ne è rimasto, è cambiata da tempo.
Ora ce l'hanno solo detto in faccia.

Elezioni.


Saluti da...BARCELLONA !!!

07 aprile, 2008

Tremonti di Venere.

Ritorno, ma con la fatica di una mano sola, la sinistra appunto, sulla politica e sul voto.
E su di un'intervista pubblicata su Repubblica al "prossimo" ministro dell'Economia Giulio Tremonti.
In un momento in cui in Italia spira un vento contrario al resto d'Europa e delle Americhe, il ministro che governerà quasi sicuramente l'economia in Italia non solo è un riccone di destra, ma è anche un idiota.
E questo non è buono.
Un ministro che parla di dazi doganali "anche in Europa" non fa che riflettere l'atteggiamento generale del cretinetti nordici di Arcugnan o Arzignan o Coneglian che come i bisnonni vivrebbe esclusivamente tra la casa e la parrocchia e il pizzicarolo, pagando con il baratto o con soldi stampati da lui stesso, con la sua faccia e la spada di Alberto da Giussano.
Tremonti poi insiste sulla questione "euro" come un male economico debellabile: torna sulla questione dell' "euro di carta", ovvero i cittadini continuano ad usare la lira e l'euro è solo valuta finanziaria. Poi nel 2012, con l'economia a livello dello Zimbabwe, potremmo fare il cambio, e un chilo di pomodori costerà quattordicimila euro. Senza contare poi la rilevanza politica, umana, di una moneta comune. Che ha fatto la fortuna peraltro dei professionisti e dei partecipatori finanziari, ovvero di Tremonti manager e proprietario di aziende (fra cui una cospicua quota in Telecom). Va di moda, in Italia, il dire stronzate con tanti soldi in banca. Senza valori, si torna al senso marxiano del valore come "Wert", ovvero valore monetario. Se Padoa ha usato termini impropri (i famosi "bamboccioni"), Tremonti è l'improprio in sè e per sè. La condizione di vita crea il politico. Craxi immagino fosse un giovane idealista prima di fregarsi i nostri miliardi.
Ma l'apoteosi dell'intervista è nelle sue battute conclusive: gli chiedono cosa pensa delle unioni civili, della "questione gay" ecc.
E lì, immagino con la sua vocina da macho, Tremonti risponde che rispetta tutti (?) ma che le unioni proprio no. Qui si nota la falsità del "liberale". Che si sente libero di fare come cavolo gli pare ma la cui politica non libera, anzi schiavizza.
Ci meritiamo questo criminale dell'intelletto ? Ci meritiamo tutto questo ?

a.c.

03 aprile, 2008


S'è rotta la destra.
Un segno ?

a.c.

P.S.
5° metatarso, si vede proprio un taglio in diagonale a metà.

29 marzo, 2008

Pensieri e parole

E' notizia di oggi l'iscrizione nel registro degli indagati del ex-capo della Polizia Gianni de Gennaro. Ex perchè al momento del massacro di Bolzaneto lo era, capo, ma ad oggi si è dimesso, per ricoprire la carica di "capo" dell'emergenza rifiuti in Campania.
Pare che lì qualcosa sia migliorato. Forse perchè peggio non poteva andare.
Oltre lui sono inquisiti Enrico Colucci, ex capo della Polizia di Genova, ora PROMOSSO questore e Spartaco Mortola (un nome da "Noir"), funzionario che, intercettato, cercò di far passare per vera la famosa "questione delle false bombe molotov" messa in piedi per incastrare i poveri cristi che non avevano prprio fatto un bel niente.

Il problema, premetto, mi fa veramente schifo.

Perchè De Gennaro viene accusato di "avere indotto alla falsa testimonianza", un reato assolutamente prescrivibile in quattro e quattr'otto. Per Colucci il reato è falsa testimonianza.
Ma nell'Azienda Italia commettere reati significa fare carriera. Ne sa qualcosa il nostro prossimo Presidente del Consiglio, uscito più o meno indenne da decine di processi corrotti, spostati, annullati, prescritti.
Colucci deve andare in galera. Non: fare il prefetto.
De Gennaro deve sparire. Che vada in pensione: ha i capelli bianchi da quando sono piccolo. E onorare così la memoria di tutti i suoi predecessori, Masone, Coronas: eroi di uno Stato che in fondo era Stato, quando arrestava Brusca o istituiva il sindacato di Polizia.

Al telefono, se fossi capo della Polizia, mi MANGEREI il capo della Digos genovese; intercettato, De Gennaro invece lo incita a "passare oltre, a non fare casino".

Mi fa ribrezzo.


A Susanna: Veltroni ha chiesto di ISTITUIRE una commissione d'inchiesta su Bolzaneto. Semmai la responsabilità di non averla voluta va fatta cadere su Prodi. La SInistra Arcobaleno non è fatta di "peracottari", ma di gente che non ha, al momento, gli strumenti per comprendere le trasformazioni della nostra società. Ho simpatia per chi occupa, protesta, per le liste trans, gay, buddiste. Ma non sono trans, nè gay nè buddista. La Sinistra per prima dovrebbe farsi rappresentare da persone "rappresentanti". Non confondiamo la simpatia con l'efficacia politica.

A Jack: non votare è un atto di inciviltà. Scusami, ti prego, non volermene. Le tue digressioni sono toccanti, bellissima quella sulla morte e la società, sulle processioni funebri. Ma la nostra responsabilità individuale prende forma DENTRO un contesto politico, dentro un corpo di leggi e regole che solo la politica, ed il nostro voto possono modificare, integrare, stravolgere o supportare.

A tutti, buon inizio di Lab. A fra pochissimo. Sarà molto molto bello, ne sono sicuro.

a.

26 marzo, 2008

PAD#6.

Personaggi

Tony Cuscino...Salvo Gibilisco
Jim Barulli...Gigi Barulli
Lo Scrittore...Simone Zamatei
L’analista…Silvia Correggia
Giangy Cuscino, fratello di Tony, il “Mahatma”...Gianluca Leoncini
Paoletta Cuscino...figlia minorenne di Tony ...Paola Fogarizzu
Lara “Sparkling” O’Leary, diva del Varietà…Lara Puz
Filomena Cuscino...sorella (?) di Tony...Anna Cancanelli
Ariana Kowalsky, terrorista internazionale...Arianna Farabollini
Meriletis Assunçaõ...donna di servizio brasiliana in casa Cuscino...Maria Letizia
Sylvia Liu...terrorista internazionale...Silvia Correggia
Silvina Sangre de Dios, donna di Jim...Silvia Svarka

e con

Los Calvados, guardie fidate di Tony…Giancarlo Genco e Max Di Mari.
Don Fabio, trafficante di rifiuti della Camorra…Fabio Tarquini
Esteban detto La Lepre e Gisele, “farmacisti” colombiani…Stefano Lepri e Gisella Garcia
Danydù…fidanzata di Juan Calvados
Sonia Tiratard, pittrice francese…Sonia Attard
Anitas, Valerius e Idas (Aidas)…segretari particolari del Mahatma
Markus Schwartzenmeier, guardia del corpo e ”cagnolino” di Sylvia Liu…Marco Nicolucci
Lusiana O’Connell, vecchia amica di Tony…Luciana Magarini


e con

Jack Lazzizzera, boss del cartello pugliese, detto "'U signurinu", raffinato cultore d'opera...Onofrio Lazzizzera (in collegamento)

e con

tutti i ragazzi e le ragazze dei gruppi Principianti ed Intermedi !!!


TOT. 107...

17 marzo, 2008

Senza parole.

Oggi la caserma non è più quella di allora: cancellati i "luoghi della vergogna"
Manganellate, minacce, umiliazioni: tutto ricostruito al processo da più di 300 testimoni

Le violenze impunite
del lager Bolzaneto
di GIUSEPPE D'AVANZO

C'era anche un carabiniere "buono", quel giorno. Molti "prigionieri" lo ricordano. "Giovanissimo". Più o meno ventenne, forse "di leva". Altri l'hanno in mente con qualche anno in più. In tre giorni di "sospensione dei diritti umani", ci sono stati dunque al più due uomini compassionevoli a Bolzaneto, tra decine e decine di poliziotti, carabinieri, guardie di custodia, poliziotti carcerari, generali, ufficiali, vicequestori, medici e infermieri dell'amministrazione penitenziaria. Appena poteva, il carabiniere "buono" diceva ai "prigionieri" di abbassare le braccia, di levare la faccia dal muro, di sedersi. Distribuiva la bottiglia dell'acqua, se ne aveva una a disposizione. Il ristoro durava qualche minuto. Il primo ufficiale di passaggio sgridava con durezza il carabiniere tontolone e di buon cuore, e la tortura dei prigionieri riprendeva.

Tortura. Non è una formula impropria o sovrattono. Due anni di processo a Genova hanno documentato - contro i 45 imputati - che cosa è accaduto a Bolzaneto, nella caserma Nino Bixio del reparto mobile della polizia di Stato nei giorni del G8, tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001, a 55 "fermati" e 252 arrestati. Uomini e donne. Vecchi e giovani. Ragazzi e ragazze. Un minorenne. Di ogni nazionalità e occupazione; spagnoli, greci, francesi, tedeschi, svizzeri, inglesi, neozelandesi, tre statunitensi, un lituano.

Studenti soprattutto e disoccupati, impiegati, operai, ma anche professionisti di ogni genere (un avvocato, un giornalista...). I pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno detto, nella loro requisitoria, che "soltanto un criterio prudenziale" impedisce di parlare di tortura. Certo, "alla tortura si è andato molto vicini", ma l'accusa si è dovuta dichiarare impotente a tradurre in reato e pena le responsabilità che hanno documentato con la testimonianza delle 326 persone ascoltate in aula.

Il reato di tortura in Italia non c'è, non esiste. Il Parlamento non ha trovato mai il tempo - né avvertito il dovere in venti anni - di adeguare il nostro codice al diritto internazionale dei diritti umani, alla Convenzione dell'Onu contro la tortura, ratificata dal nostro Paese nel 1988. Esistono soltanto reatucci d'uso corrente da gettare in faccia agli imputati: l'abuso di ufficio, l'abuso di autorità contro arrestati o detenuti, la violenza privata. Pene dai sei mesi ai tre anni che ricadono nell'indulto (nessuna detenzione, quindi) e colpe che, tra dieci mesi (gennaio 2009), saranno prescritte (i tempi della prescrizione sono determinati con la pena prevista dal reato).

Come una goccia sul vetro, penosamente, le violenze di Bolzaneto scivoleranno via con una sostanziale impunità e, quel che è peggio, possono non lasciare né un segno visibile nel discorso pubblico né, contro i colpevoli, alcun provvedimento delle amministrazioni coinvolte in quella vergogna. Il vuoto legislativo consentirà a tutti di dimenticare che la tortura non è cosa "degli altri", di quelli che pensiamo essere "peggio di noi". Quel "buco" ci permetterà di trascurare che la tortura ci può appartenere. Che - per tre giorni - ci è già appartenuta.

Nella prima Magna Carta - 1225 - c'era scritto: "Nessun uomo libero sarà arrestato, imprigionato, spossessato della sua indipendenza, messo fuori legge, esiliato, molestato in qualsiasi modo e noi non metteremo mano su di lui se non in virtù di un giudizio dei suoi pari e secondo la legge del paese". Nella nostra Costituzione, 1947, all'articolo 13 si legge: "La libertà personale è inviolabile. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizione di libertà"

La caserma di Bolzaneto oggi non è più quella di ieri. Con un'accorta gestione, si sono voluti cancellare i "luoghi della vergogna", modificarne anche gli spazi, aprire le porte alla città, alle autorità cittadine, civili, militari, religiose coltivando l'idea di farne un "Centro della Memoria" a ricordo delle vittime dei soprusi. C'è un campo da gioco nel cortile dove, disposti su due file, i "carcerieri" accompagnavano l'arrivo dei detenuti con sputi, insulti, ceffoni, calci, filastrocche come "Chi è lo Stato? La polizia! Chi è il capo? Mussolini!", cori di "Benvenuti ad Auschwitz".

Dov'era il famigerato "ufficio matricole" c'è ora una cappella inaugurata dal cardinale Tarcisio Bertone e nei corridoi, dove nel 2001 risuonavano grida come "Morte agli ebrei!", ha trovato posto una biblioteca intitolata a Giovanni Palatucci, ultimo questore di Fiume italiana, ucciso nel campo di concentramento di Dachau per aver salvato la vita a 5000 ebrei.

Quel giorno, era venerdì 20 luglio, l'ambiente è diverso e il clima di piombo. Dopo il cancello e l'ampio cortile, i prigionieri sono sospinti verso il corpo di fabbrica che ospita la palestra. Ci sono tre o quattro scalini e un corridoio centrale lungo cinquanta metri. È qui il garage Olimpo. Sul corridoio si aprono tre stanze, una sulla sinistra, due sulla destra, un solo bagno. Si è identificati e fotografati. Si è costretti a firmare un prestampato che attesta di non aver voluto chiamare la famiglia, avvertire un avvocato. O il consolato, se stranieri (agli stranieri non si offre la traduzione del testo).

A una donna, che protesta e non vuole firmare, è mostrata la foto dei figli. Le viene detto: "Allora, non li vuoi vedere tanto presto...". A un'altra che invoca i suoi diritti, le tagliano ciocche di capelli. Anche H. T. chiede l'avvocato. Minacciano di "tagliarle la gola". M. D. si ritrova di fronte un agente della sua città. Le parla in dialetto. Le chiede dove abita. Le dice: "Vengo a trovarti, sai". Poi, si è accompagnati in infermeria dove i medici devono accertare se i detenuti hanno o meno bisogno di cure ospedaliere. In un angolo si è, prima, perquisiti - gli oggetti strappati via a forza, gettati in terra - e denudati dopo. Nudi, si è costretti a fare delle flessioni "per accertare la presenza di oggetti nelle cavità".

Nessuno sa ancora dire quanti sono stati i "prigionieri" di quei tre giorni e i numeri che si raccolgono - 55 "fermati", 252 "arrestati" - sono approssimativi. Meno imprecisi i "tempi di permanenza nella struttura". Dodici ore in media per chi ha avuto la "fortuna" di entrarvi il venerdì. Sabato la prigionia "media" - prima del trasferimento nelle carceri di Alessandria, Pavia, Vercelli, Voghera - è durata venti ore. Diventate trentatré la domenica quando nella notte tra 1.30 e le 3.00 arrivano quelli della Diaz, contrassegnati all'ingresso nel cortile con un segno di pennarello rosso (o verde) sulla guancia.

È saltato fuori durante il processo che la polizia penitenziaria ha un gergo per definire le "posizioni vessatorie di stazionamento o di attesa". La "posizione del cigno" - in piedi, gambe divaricate, braccia alzate, faccia al muro - è inflitta nel cortile per ore, nel caldo di quei giorni, nell'attesa di poter entrare "alla matricola". Superati gli scalini dell'atrio, bisogna ancora attendere nelle celle e nella palestra con varianti della "posizione" peggiori, se possibile. In ginocchio contro il muro con i polsi ammanettati con laccetti dietro la schiena o nella "posizione della ballerina", in punta di piedi.

Nelle celle, tutti sono picchiati. Manganellate ai fianchi. Schiaffi alla testa. La testa spinta contro il muro. Tutti sono insultati: alle donne gridato "entro stasera vi scoperemo tutte"; agli uomini, "sei un gay o un comunista?" Altri sono stati costretti a latrare come cani o ragliare come asini; a urlare: "viva il duce", "viva la polizia penitenziaria". C'è chi viene picchiato con stracci bagnati; chi sui genitali con un salame, mentre steso sulla schiena è costretto a tenere le gambe aperte e in alto: G. ne ricaverà un "trauma testicolare". C'è chi subisce lo spruzzo del gas urticante-asfissiante. Chi patisce lo spappolamento della milza. A.

D. arriva nello stanzone con una frattura al piede. Non riesce a stare nella "posizione della ballerina". Lo picchiano con manganello. Gli fratturano le costole. Sviene. Quando ritorna in sé e si lamenta, lo minacciano "di rompergli anche l'altro piede". Poi, gli innaffiano il viso con gas urticante mentre gli gridano. "Comunista di merda". C'è chi ricorda un ragazzo poliomielitico che implora gli aguzzini di "non picchiarlo sulla gamba buona". I. M. T. lo arrestano alla Diaz. Gli viene messo in testa un berrettino con una falce e un pene al posto del martello. Ogni volta che prova a toglierselo, lo picchiano. B. B. è in piedi.

Gli sbattono la testa contro la grata della finestra. Lo denudano. Gli ordinano di fare dieci flessioni e intanto, mentre lo picchiano ancora, un carabiniere gli grida: "Ti piace il manganello, vuoi provarne uno?". S. D. lo percuotono "con strizzate ai testicoli e colpi ai piedi". A. F. viene schiacciata contro un muro. Le gridano: "Troia, devi fare pompini a tutti", "Ora vi portiamo nei furgoni e vi stupriamo tutte". S. P. viene condotto in un'altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano. J. H. viene picchiato e insultato con sgambetti e sputi nel corridoio. Alla perquisizione, è costretto a spogliarsi nudo e "a sollevare il pene mostrandolo agli agenti seduti alla scrivania". J. S., lo ustionano con un accendino.

Ogni trasferimento ha la sua "posizione vessatoria di transito", con la testa schiacciata verso il basso, in alcuni casi con la pressione degli agenti sulla testa, o camminando curvi con le mani tese dietro la schiena. Il passaggio nel corridoio è un supplizio, una forca caudina. C'è un doppia fila di divise grigio-verdi e blu. Si viene percossi, minacciati.

In infermeria non va meglio. È in infermeria che avvengono le doppie perquisizioni, una della polizia di Stato, l'altra della polizia penitenziaria. I detenuti sono spogliati. Le donne sono costrette a restare a lungo nude dinanzi a cinque, sei agenti della polizia penitenziaria. Dinanzi a loro, sghignazzanti, si svolgono tutte le operazioni. Umilianti. Ricorda il pubblico ministero: "I piercing venivano rimossi in maniera brutale. Una ragazza è stata costretta a rimuovere il suo piercing vaginale con le mestruazioni dinanzi a quattro, cinque persone". Durante la visita si sprecano le battute offensive, le risate, gli scherni. P.

B., operaio di Brescia, lo minacciano di sodomizzazione. Durante la perquisizione gli trovano un preservativo. Gli dicono: "E che te ne fai, tanto i comunisti sono tutti froci". Poi un'agente donna gli si avvicina e gli dice: "È carino però, me lo farei". Le donne, in infermeria, sono costrette a restare nude per un tempo superiore al necessario e obbligate a girare su se stesse per tre o quattro volte. Il peggio avviene nell'unico bagno con cesso alla turca, trasformato in sala di tortura e terrore. La porta del cubicolo è aperta e i prigionieri devono sbrigare i bisogni dinanzi all'accompagnatore. Che sono spesso più d'uno e ne approfittano per "divertirsi" un po'.

Umiliano i malcapitati, le malcapitate. Alcune donne hanno bisogno di assorbenti. Per tutta risposta viene lanciata della carta da giornale appallottolata. M., una donna avanti con gli anni, strappa una maglietta, "arrangiandosi così". A. K. ha una mascella rotta. L'accompagnano in bagno. Mentre è accovacciata, la spingono in terra. E. P. viene percossa nel breve tragitto nel corridoio, dalla cella al bagno, dopo che le hanno chiesto "se è incinta". Nel bagno, la insultano ("troia", "puttana"), le schiacciano la testa nel cesso, le dicono: "Che bel culo che hai", "Ti piace il manganello".

Chi è nello stanzone osserva il ritorno di chi è stato in bagno. Tutti piangono, alcuni hanno ferite che prima non avevano. Molti rinunciano allora a chiedere di poter raggiungere il cesso. Se la fanno sotto, lì, nelle celle, nella palestra. Saranno però picchiati in infermeria perché "puzzano" dinanzi a medici che non muovono un'obiezione. Anche il medico che dirige le operazioni il venerdì è stato "strattonato e spinto".

Il giorno dopo, per farsi riconoscere, arriva con il pantalone della mimetica, la maglietta della polizia penitenziaria, la pistola nella cintura, gli anfibi ai piedi, guanti di pelle nera con cui farà poi il suo lavoro liquidando i prigionieri visitati con "questo è pronto per la gabbia". Nel suo lavoro, come gli altri, non indosserà mai il camice bianco. È il medico che organizza una personale collezione di "trofei" con gli oggetti strappati ai "prigionieri": monili, anelli, orecchini, "indumenti particolari". È il medico che deve curare L. K.

A L. K. hanno spruzzato sul viso del gas urticante. Vomita sangue. Sviene. Rinviene sul lettino con la maschera ad ossigeno. Stanno preparando un'iniezione. Chiede: "Che cos'è?". Il medico risponde: "Non ti fidi di me? E allora vai a morire in cella!". G. A. si stava facendo medicare al San Martino le ferite riportate in via Tolemaide quando lo trasferiscono a Bolzaneto. All'arrivo, lo picchiano contro un muretto. Gli agenti sono adrenalinici. Dicono che c'è un carabiniere morto. Un poliziotto gli prende allora la mano. Ne divarica le dita con due mani. Tira. Tira dai due lati. Gli spacca la mano in due "fino all'osso". G. A. sviene. Rinviene in infermeria. Un medico gli ricuce la mano senza anestesia. G. A. ha molto dolore. Chiede "qualcosa". Gli danno uno straccio da mordere. Il medico gli dice di non urlare.

Per i pubblici ministeri, "i medici erano consapevoli di quanto stava accadendo, erano in grado di valutare la gravità dei fatti e hanno omesso di intervenire pur potendolo fare, hanno permesso che quel trattamento inumano e degradante continuasse in infermeria".

Non c'è ancora un esito per questo processo (arriverà alla vigilia dell'estate). La sentenza definirà le responsabilità personali e le pene per chi sarà condannato. I fatti ricostruiti dal dibattimento, però, non sono più controversi. Sono accertati, documentati, provati. E raccontano che, per tre giorni, la nostra democrazia ha superato quella sempre sottile ma indistruttibile linea di confine che protegge la dignità della persona e i suoi diritti. È un'osservazione che già dovrebbe inquietare se non fosse che - ha ragione Marco Revelli a stupirsene - l'indifferenza dell'opinione pubblica, l'apatia del ceto politico, la noncuranza delle amministrazioni pubbliche che si sono macchiate di quei crimini appaiono, se possibile, ancora più minacciose delle torture di Bolzaneto.

Possono davvero dimenticare - le istituzioni dello Stato, chi le governa, chi ne è governato - che per settantadue ore, in una caserma diventata lager, il corpo e la "dimensione dell'umano" di 307 uomini e donne sono stati sequestrati, umiliati, violentati? Possiamo davvero far finta di niente e tirare avanti senza un fiato, come se i nostri vizi non fossero ciclici e non si ripetessero sempre "con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l'etica, con l'identica allergia alla coerenza"?

(17 marzo 2008)