05 luglio, 2008


Luis è supremo e distaccato, comanda con una velocità superiore i suoi orchestrali, è distaccato e aggressivo a volte. A cena, i suoi occhi sono più chiari e ti guardano non fisso. Sa tutto. Nella sua musica risuonano Mahler, Saint-Saens, Debussy. L'orchestra fatica, perchè a stipendio e noi a cottimo, a spartirci gli ultimi secondi di celebrità e fatica. Quando sono le otto pausa. L'orchestrale non sente ragioni. Lui, Luis, accoglie la richiesta, poi si lamenta di quello e quell'altro: alle dieci meno dieci io dico che sono cotto e andiamo a cena. Eccolo pronto. Ma erano le dieci meno due. Anche nella fame prevale l'urgenza dell'opera. A cena mangia come tutti. Stasera era al tavolo col direttore della Chigiana. Gioviale, mi ha stretto come un padre. Poi quando entri nei palazzi dell'Istituzione pare di entrare al Liceo Tasso. Firme su firme, un privilegio ogni cosa. Che palle. Viva Woodstock. La musica che Luis sprigiona ha del popolare e del colto. Alcuni momenti sono vibranti, altri mi sorprendono a piangere, come quando dietro la prima quinta assisto in diretta a Pobre Piba, l'entrata dei due cantanti narratori in canone, Lucia a terra. Luis pare comandare l'aria, volteggia le mani, sa che la musica è giovane, l'ha finita ieri sera. E per gli ignoranti la musica scritta deve avere secoli. No. Gli ho chiesto un accordo orchestrale di settima ad unire due brani. Lui ieri mi ha detto: lo scrivo. Oggi c'era. Un mio personale, onirico, genio della lampada.
Siena ridens, oberata ed esaltata dal Palio, truccato per molti, per i più, visto che le contrade sono diciassette ed una vince, una sola. L'istrice è contrada di centro, di borghesia. La chigiana ne espone la bandiera. Turisti ovunque, ed una bellezza, nell'angolo del delfino, a sinistra mentre la discesa esalta la Torre del Mangia da lontano che si avvicina a quella di dio, per quanto ne sappiamo o immaginiamo.
Giorgio a cena si commuove, sapendo delle difficoltà di famiglia: mio padre viene a vedermi ma mi dice che non capisce, mi confessa. La sua regia è emotiva, colori netti, movimenti portati all'estremo. Volteggia, sul palco, come un menestrello, ma è la sua natura, la natura di tutti. Quella di divertire o far piangere, come fosse la cosa più semplice eppure la più complessa del mondo. Tutte le voci rientrano nella sua testa, ha una parola per tutti. Quello che pensa è frutto del consiglio, mediato dalla sua visione, intuitiva, creata al momento eppure colta e naturale allo stesso tempo.
Ci salutiamo, è tardi e domani ci attendono ancora fatiche e lavoro, tanto.
Venerdì, il giorno in cui l'aria mi ha dato finalmente una linea. A parlarvi, fra le torri.

2 commenti:

francesca ha detto...

ciao maestri!
siamo a siena con voi... ad applaudirvi come sempre! :-)

baci
fra :)

massimiliano ha detto...

tanta merda per il debutto.
mass