29 ottobre, 2007

La MonarKia.

Cristina Fernandez Kirchner è il nuovo presidente dell'Argentina. Succede al marito che non poteva ricandidarsi dopo due mandati, ma che si ricandiderà forse alla scadenza del mandato della moglie.
Così vanno le cose. Colpisce questo avvicendamento molto più "dolce" di quello dei Clinton (almeno sulla carta). Niente scandali, una vita pura, amore fin da piccoli. Insomma una bella immagine di famiglia, quello di cui la disastrata Argentina ha bisogno. La stessa famiglia che poi si lacera nelle milongas fino all'alba, fra droga e prostituzione d'alto bordo, o la famiglia numerosa e povera delle periferie.
L'Argentina è un paese europeo, e come l'Europa vive il momento del vento delle destre moderate, in controtendenza con il resto dell'America Latina, dove stravincono componenti politiche indigene, socialiste, integrate con la popolazione e le sue origini.
E come in Europa vince una destra che non sembra neanche destra. Se li senti parlare i vari Sarkozy, Kirchner, Merkel, ti ammaliano con programmi sulla povertà, sulla dignità del lavoro. Socialisti grigi, insomma.
E' chiaro quindi che gli elettori non sanno più distinguere e che la lotta politica si attua non più nello scontro di idee o correnti, ma sulla base di un medesimo generalissimo programma di miglioramento, da tutti condiviso, e l'elettore vota semplicemente il candidato che crede possa attuarlo meglio.
E' la fine della politica ? In un certo senso sì. Almeno fino a quando qualcuno non ribadirà che le differenze esistono eccome e che esistono vari modi di vincere la povertà o altre piaghe. Forse le differenze sono solo meno evidenti.
Comunque, auguri alla "moglie del Presidente" (negli Stati Uniti dicevano "il marito di Hilary"). Non so come affronterà vari nodi che un paese in crescita le riproporrà, i rapporti internazionali, il monetarismo, le telecomunicazioni. Da noi quest'ultimo, per esempio, l'abbiamo risolto molto molto bene.

Come San Bernardo.

24 ottobre, 2007

J.B.


Alla prima dell'ultimo spettacolo (che ossimoro!) di Julio Bocca assisto per un accredito (sono finalmente un po' importante ?); entro a spettacolo iniziato e il suddetto articola movimenti su di una tavola.
Lo spettacolo è piena classe. Di tutti. Cantanti, musicisti, danzatori.
Se cercate il Tango non lo troverete. ma questa è caratteristica del Tango. Che lo trovi quando non lo cerchi e quando lo vuoi dimostrare non c'è. I danzatori di fila sono eccezionali, Cecilia Figaredo una figura dell'esperienza, anche se un po' giù. Poi c'è lui, Julio. Non so che dire. Di una persona che per venti anni di fila è stata etoile al Metropolitan. Che abbandona la danza e che sembra un ragazzino. Del giovane non ha certo l'espressività, matura anzi, piena, possente, e che tenta - e spesso riesce - di purgare dal fantoccio del classico, quello delle espressioni stereotipate. Lo spettacolo tutto è vertiginoso, perfetto. Il clichè del Tango c'è. Ma è superato "all'esterno", non all'interno. E' superato dalla concretezza della danza, quella sì assurdamente perfetta, che stordisce, dal di fuori. Il tango appare una scusa. Un vortice dal quale uscire con la compiutezza del gesto sublime.
Ma è stata serata triste. Malinconica.
Le urla di approvazione erano per chi non apparirà più. Bocca è alla sua ultima tournèe. Io ero in seconda fila. Ho avuto la sensazione che mi arrivasse il sudore dei capelli in una delle diecimila piroette, che Julio fa come se ognuna avesse senso. E sono migliaia.
Malinconia perchè ripenso al tempo, alla morte, al tempo trascorso e che non torna. E lo maledico, l'ultimo giorno in cui ho visto Julio ballare.

23 ottobre, 2007

Disintegration I.

La notizia che, in merito ai fatti oscuri del G8 di Genova, Marina Cugnaschi, 41 anni di Lecco, esponente del centro sociale anarchico milanese Villa Okkupata sia stata condannata a 16 anni di galera per aver lanciato una bottiglia incendiaria sul portone del carcere di Marassi può lasciare sgomenti.
Ancora di più lascia basiti il fatto che il processo per "l'altra" componente degli scontri ovvero la Polizia di Stato sia stato spostato, in modo che arrivassero prima le sentenze per i no global.
Mi chiedo, concordemente alla madre di Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso negli scontri, il perchè di questo spostamento. Forse però in fondo è utile. Se sono comminati 16 anni per una bottiglia incendiaria (che non ha provocato nulla, ben inteso, non è che sia stato neanche ferito qualcuno) allora quanti anni vanno a chi irrompe in una scuola di notte senza permesso superiore e spacca teste e denti ? E' meglio cosi', dicevo, perchè ora veramente QUEL giudizio non può essere ingiusto.

Eppure lo sarà, me lo sento. In Italia ci sono due categorie di violenze; chi le commette e chi le commette con il beneplacito dello Stato. I primi sono puniti più del dovuto, i secondi per niente. Qualcuno ha visto in carcere qualche poliziotto ? Anche in questo caso, il caso limite, di agire senza giustificati motivi, come l'irruzione di notte nella scuola Diaz, anche questo rientra nelle competenze della Polizia di Stato.

Io non ho mai frequentato un centro sociale, non sono di area anarchica o estremista, non lo sono mai stato. Non so perchè. Mi infastidiva quel sentirsi i "puri", quella mancanza di dialogo, quello scontro voluto spesso in modo adolescenziale.
Ma in questo caso si è superato ogni limite di decenza.
Chi ha aggredito chi ? Ci sono centinaia di prove che portano alla tesi che lo schieramento di forze e mezzi da parte della Polizia fosse di gran lunga superiore al dovuto. Era un'occasione per alcuni settori della destra per rafforzare l'idea di essere alla salvaguardia della nazione di fronte all'opinione pubblica. Facciamo fuori ogni movimento, così facciamo bella figura. In fondo, se succede qualcosa, beh...in fondo è sempre successo.
Ditelo a Giorgiana Masi o alle vittime della Settimana Rossa del '14. Ne potrei citare tanti altri. Più lacunoso è il ricordo di poliziotti che l'hanno pagata per il loro abuso.

22 ottobre, 2007

La bicicletta di Onofrio.


Caro Onofrio,
questa foto l'ho scattata ieri, per caso, in una via di Casalpalocco. Lui approfittava del tiepido sole per farsi un giro per la pineta. Il suo mito, Pantani, rivive nella bandana che lo ripara dal vento.
Ho riconosciuto la tua bicicletta.

Onofrio, sarà molto difficile averla indietro, lo sai. Fattene una ragione. Da quando la Procura gli ha sequestrato la bici che fu dello stalliere Mangano, non resiste alla tentazione di afferrare dove trova. Ed è capitato a te.
Lo so, lo so che è terribile, ma è così. Tirati su.

Un abbraccio,

Alex

21 ottobre, 2007

Evvai.

Enzo Rossi ha passato un mese come i suoi dipendenti
e dopo quest'esperienza ha deciso di dare aumenti a tutti

Industriale vive da operaio
"Il 20 avevo già finito i soldi"

"L'ho fatto anche per le mie figlie, che non hanno mai provato privazioni"

CAMPOFILONE (Ascoli Piceno) - Per un mese ha provato a vivere con lo stipendio di un operaio. Dopo 20 giorni ha finito i soldi. Enzo Rossi, 42 anni, produttore della pasta all'uovo Campofilone, ha deciso allora di aumentare di 200 euro al mese, netti, gli stipendi dei suoi dipendenti, che sono in gran parte donne. Ha dichiarato di essersi vergognato, perché non è riuscito a fare nemmeno per un mese intero la vita che le sue operaie sono costrette a fare da sempre. Ha detto che "è giusto togliere ai ricchi per dare ai poveri".

Signor Rossi, per caso non sarà comunista?
"No. Non sono marxista. Sono un ex di destra. Ex perché quelli che votavo non sanno fare nemmeno l'opposizione".

Perché allora questo mese da "povero" e soprattutto la decisione di aumentare i salari a chi lavora per lei?
"Perché stiamo tornando all'800, quando nella mia terra c'erano i conti e i baroni da una parte ed i mezzadri dall'altra, e si diceva che i maiali nascevano senza coscia perché i prosciutti dovevano essere portati ai padroni. Negli ultimi decenni il livello di vita dei lavoratori era cresciuto e la differenza con gli altri ceti era diminuita. Adesso si sta tornando indietro, e allora bisogna rimediare".

Aveva bisogno davvero di provare a vivere con pochi soldi? Non poteva chiedere a chi è costretto a farlo, senza scelta?
"Certo, sapevo come vivono le donne che lavorano per me. Ma ho fatto questa esperienza soprattutto per le mie figlie, che non hanno mai provato le privazioni. Ho voluto fare toccare loro con mano come vivono la grandissima parte delle loro amiche".

Come si è svolto l'esperimento?
"E' stato semplice. Io mi sono assegnato 1.000 euro, e altri 1.000 sono arrivati da mia moglie, che lavora in azienda con me. Duemila euro per un mese, tante famiglie vivono con molto meno. Abbiamo fatto i conti di quanto doveva essere messo da parte per la rata del mutuo, l'assicurazione auto, le bollette... Con il resto, abbiamo affrontato le spese quotidiane. Il risultato è ormai noto: dopo 20 giorni non avevamo un soldo. Mi sono vergognato, anche se ero stato attento a ogni spesa. Sa cosa vuol dire questo? Che in un anno intero io sarei rimasto senza soldi per 120 giorni, e questa non è solo povertà, è disperazione".

Signor Rossi, lei è mai stato povero?
"Sì, anche se ero già un piccolo imprenditore. Nel 1993 - erano già nate le mie figlie - ho dovuto chiedere soldi in prestito agli amici per mantenere la famiglia. Non mi vergogno a dirlo, tanto quei soldi li ho restituiti. E' anche per questo che nell'esperimento ho coinvolto la famiglia. Volevo che le mie figlie vivessero in una famiglia con pochi mezzi, per trovare difficoltà e provare a superarle".

Il momento peggiore?
"L'ultimo giorno, quando ho deciso di arrendermi. Entro nel bar con 20 euro in tasca, gli ultimi. Sono conosciuto in paese, siamo 1.700 abitanti in tutto e gli imprenditori non sono tanti. Mentre entro un pensiero mi fulmina: e se trovo sei o sette amici cui offrire l'aperitivo? Non ho abbastanza soldi. Ecco, ci sono tanti operai che, quando tocca il loro turno, debbono pagare da bere agli altri, perché non è bello fare sapere a tutti che si è poveri. Sono in bolletta e non lo dicono a nessuno. In quel momento ho pensato: tanti di quelli che sono qui sono poveri davvero e non per un mese. Mi sono sentito come quando sei immerso in mare a 20 metri di profondità e scopri che la bombola è finita".

E allora ha deciso di aumentare i salari.
"E' il minimo che potevo fare. Secondo l'Istat, il costo della vita è aumentato di 150 euro al mese. Per quelli come me non sono nulla. Per gli operai 150 euro al mese in meno sono quasi 2.000 all'anno, e questo vuol dire non pagare le rate della macchina o non comprare il computer al figlio. E poi, lo confesso, io ho aumentato i salari anche perché sono un egoista. Secondo lei, come lavora una madre di famiglia che sa di non poter arrivare a fine mese? Se è in paranoia, dove terrà la testa, durante il lavoro? Le mani calde delle mie donne che preparano la pasta sono la fortuna della mia azienda. E' giusto che siano ricompensate".

Se aumenta gli stipendi, vuol dire che l'azienda rende bene.
"Nel 1997, quando ho preso il pastificio Campofilone, il fatturato era di 90 milioni di lire. Quest'anno arriveremo a 1,6 milioni di euro. Da due anni le cose vanno davvero bene, e mi posso definire benestante. Non è giusto che sia solo io a goderne. Il valore aggiunto derivato dalla trasformazione della farina e delle uova deve portare benefici sia ai contadini che mi danno la materia prima che ai lavoratori della fabbrica".

Come l'hanno presa, i suoi colleghi industriali?
"Mi sembra bene. Alcuni mi hanno telefonato per sapere se l'aumento di 200 euro è uguale per tutti e altre cose tecniche. Forse vogliono imitarmi e questa è una cosa buona. Io ho spiegato che sarebbe giusto non fare pagare alle aziende i contributi relativi a questo aumento. Se il governo capisce (mi ha telefonato anche Daniele Capezzone, della commissione imprese) l'idea di prendere ai ricchi per dare ai poveri non resterà soltanto un manifesto".

(21 ottobre 2007)

14 ottobre, 2007

Rap.

La Guardia di Finanza attende ai reati, non li compie, ma in questa italia piccola tutto muta, cambia di segno, la trasmutazione di cui si parlava tempo addietro, quando la verità e la falsità erano distinte, ora no, tutto muta nel suo opposto, a mestre chiedono chi vuole frequentare veron sennò non lo chiamano, maestri senza allievi si agitano a sancire numeri chiusi, altri continuano a credere che dire male sia l'unico modo di uscirne bene e noi qui a cercare un avvocato dopo che una signora ha fatto denuncia perchè il nostro volantino nel suo parabrezza ha rovinato "la sua Punto nuova", come se Punto, Fiat andassero di pari passo con folliat, waiting for the night è un capolavoro sì, ma è più facile scaricarlo da itunes che trovare gente che lo vuole ballare, insomma tutto dovrebbe tornare com'era quando la verità era verità, Severino scrive che il capitalismo è destinato al fallimento perchè in crisi si fa sgamare perchè si compra il dottore per la sua crisi, insomma a me 'sta crisi non mi pare così evidente, anzi...Black Celebration, Depeche forever, con il loro disincanto e la droga, che per una volta fa buoni esiti, fa vedere le cose come sono, il generale Speciale, quello che Berlusca difendeva, ora salta fuori che comprava da Gucci senza pagare, ma l'abuso è tipico, a me mi comminano una multa mentre grido nell'orecchio "SONO QUI" e allora gliela caccio in bocca, la multa, e lui masticando fa: non sa con chi sta parlando e io, certo che lo so, con un disoccupato ! tanto la multa la pago lo stesso, e pensare che stavo facendo il bigliettino, ma non fa niente, in questa economia conta chi sa spendere di più, anche se sono multe, conta chi ce lo ha più grosso, non duro, un mio amico dice che al suo paese c'era una che aveva il culo così bello che la chiamavano Polo, mi ha fatto ridere per un'ora, così, ridere, riuscissimo ancora a farlo, di Speciale, del disincanto, della vita.

06 ottobre, 2007

Read Only Memory.


"Genovesi di patria ambedui" direbbe, non senza qualche forzatura Dante di Virgilio "Beppe" Grillo. E la sua spiccata caratteristica topografica viene fuori senza remore quando affronta il discorso dei Rom, ovvero dei romeni zingari, quelli che ci fregano il portafoglio sulla metro o che ci chiedono l'elemosina fuori da via cupa.
Ancor prima il ministro Amato, in un rafforzamento del comune pensiero che si sia generalmente rincoglionito, aveva auspicato una moratoria riguardo ai romeni Rom; sono europei sì, ma possono essere espulsi lo stesso.
Prova a farlo con un francese. Ti trovi l'esercito alla porta, manco fosse la Roma del Marchese del Grillo.
Le deroghe, le eccezioni alla legge: tutti segni dell'incapacità e della vuotezza mentale.
Certo la destra aveva come ministro degli interni un tal Scajola, quello che diceva di Biagi che era un rompicoglioni e che ordinò l'ammazzamento di Genova. Quindi, come dire, non c'è comunque proporzione.

Ogni deroga alla legge, per interesse, comodità-immoralità, borghesia, è un reato contro le nostre coscienze.
La Romania entra nell'euro per interesse dei paesi ricchi. Ma poi i suoi Rom possono essere allontanati dal confine.
E Grillo tuona, come gli togliessero il portafoglio. Ma dai, cambia rotta, sei in tempo.