Gli esiti dell'ultima tornata elettorale sono sotto gli occhi di tutti. Non mi sembra ci siano grandi vittorie o grandi sconfitte. Si partiva da una situazione senz'altro falsata, in cui 11 regioni su 13 non rappresentavano l'indirizzo politico nazionale. Ora l'equilibrio è maggiore. Da un certo punto di vista meglio così. Governare è anche mettersi alla prova, maturare consenso ma anche dissenso. Non va d'altronde sottovalutata neanche l'evidenza con cui si presentano alcuni dati.
In primo luogo l'impatto della Lega in Piemonte, regione con grosse spaccature interne, in cui a zone di grande presenza popolare ed operaia si alternano a zone alto borghesi e con scarsa densità. Regione in cui la fa da padrone un Chiamparino acclamato sindaco di Torino che però non riesce a veicolare consenso a favore della Bresso. Una sconfitta pesante che colora di verde tutto l'arco settentrionale e rende praticamente impossibile aggirare un confronto con la Lega. Checchè se ne dica, Berlusconi esce con le ossa rotte da questa domenica elettorale: la destra vince dove sono forti i candidati di An o quelli della Lega. Politicamente è finito da tempo, eppure continua ad essere sfruttato per fini coesivi e di immagine, da gente "alleata" senza scupoli. D'altra parte dubito che si possa parlare di una vera e propria divisione dell'Italia se poi Venezia, Lodi, Mantova si confermano fortemente come città con un elettorato anti-lega. E dubito che, pur nel generale marasma a venire, un certo Renzo Bossi possa mai diventare Senatore.
Nel Lazio, dove la campagna elettorale è stata fortemente minata dallo sfruttamento dell'immagine negativa di Marrazzo e dall'intervento dei Vescovi, perentorio, sfacciato, disgustoso, direi - la polveriera Polverini saluta romanamente i seguaci della curva Nord e ringrazia però i montanari battistiani di Rieti e gli isolani frusinati, senza i quali non sarebbe dove è. D'altra parte fatico, pur nella stima generale verso la Bonino, in fondo donna della politica, una persona onesta, capace, fatico, dicevo, a considerare la Emma nazionale come una persona rappresentativa della sinistra. E qui sta il quid.
Queste elezioni non sono state vinte, sono state perse.
(Pur nello scempio che produce i suoi effetti, si legga così il voto campano o quello calabrese, regioni in cui l'infiltrazione mafiosa cresce di pari passo all'elezione di certe Giunte), il vero problema è e rimane la sinistra.
Mi chiedo: cosa vuol dire questa parola ?
La Polverini è una sindacalista, è figlia di quell'idea secondo cui i lavoratori vanno difesi senza preconcetti: da borghesi, da fascisti si può promettere un salario e condizioni migliori di lavoro. Un Marx boia chi molla, con tanto di Fez che va a braccetto con Ciarrapico e con i suoi operai licenziati. Ma l'Italia, la sinistra che ragiona, non ha le parole per spiegare che queste sono baggianate, coperture, iniziative di potere. Che i lavoratori si difendono con l'idea di stare dalla loro parte, non con i comizi e i dopolavori della Lazio. La Sinistra fallisce nel controbattere a questi prestanome del potere, che festeggiano con la mano tesa.
Si è concentrata sulle regioni che funzionano, quelle in cui pace sociale, sviluppo erano ovvi, vedi Emilia o simili. Una Sinistra del "tutto facile", del non rischiare laddove c'era bisogno. Che non ha i mezzi per contrastare le frane in Calabria, che non ha parole per condannare i farabutti Aquilani, che sono al loro posto, più forti di prima.
Una Sinistra che non riconosce che ad oggi Niki Vendola è il suo leader, la persona più intelligente, che arriverà a Roma...per poi immancabilmente distruggersi. Perchè anche a lui mancheranno le parole giuste.
La finalità della politica è la sua conservazione. Forse oggi la più grande scommessa è togliere potere alla politica, farla rientrare nelle iniziative comuni. Le leggi ci sono, l'unica cosa che si può chiedere è la trasparenza, l'informazione. Per fortuna che c'è Berlusconi a garantirla.
Non so, mi sento svuotato. Mi aspettavo tutto questo. Mi sento come chi teme che un muro crolli, ma non ha modo di tenerlo su. Confida, prega che non accada, ma è senza strumenti.
La Sinistra è fatta di parole, di vento. Ha ragione, sempre. Ma una ragione che non serve a niente.