30 giugno, 2009

P.B.


La coreografa tedesca Pina Bausch è morta a 68 anni.
Dal 1973 è stata direttrice artistica del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch con sede a Wuppertal, in Germania, considerato il più importante gruppo di teatrodanza al mondo. Nel 2003 è stata nominata Cavaliere dell'ordine nazionale della Legion d'onore a Parigi; tre anni dopo ha ricevuto a Londra il Laurence Olivier Award ed è stata nominata direttrice onoraria dell'Accademia Nazionale di Danza di Roma.

Sono molto triste, mi ricordo tante cose, dal libro visto a casa di un'amica tanti anni fa con e sue foto, che mi sconvolsero, a quando l'ho trovata su YouTube, lei, così oltre ogni modernità. Ogni volta che vedevo un fiore in teatro pensavo immediatamente a Nelken, uno dei suoi lavori più importanti. La Bausch ha ispirato tutti, anche coloro che non l'hanno mai vista danzare o mai hanno visto un suo spettacolo. E questo è il privilegio dei grandi, quello di assommare in sè il mondo che vivono, dando qua e là segnali di verità. Che chiunque può recepire e fare propri.
Addio.

25 giugno, 2009

Note.


Devo dire che mi è mancato poter fare delle note a margine dell'ultima replica. In fondo a cosa sarebbero servite ? In molti fra voi ci hanno subissato di ringraziamenti, mail, sms, e costante era la nostalgia che si traduceva in un "...e stasera come facciamo ?". Ci manca, in fondo, tutto quello che ci ha fatto, anche solo per un attimo, sognare. "Alle Lust will Ewigkeit" ogni piacere vuole eternità, diceva Nietzsche. E noi ci consoliamo con il ricordo di quelle luci che hanno invaso i nostri corpi restituendo un senso generale, intenso, profondo, al pubblico che ci ha visto, come una rifrazione dell'anima.
In molti commentano che sembra incredibile poter mettere sulla scena così tante persone, coordinarle, dare un senso all'insieme. E' vero, è difficile. Ma non impossibile se a farlo sono tante persone motivate e motivabili, come voi.
I brani d'insieme hanno cercato di restituire un'immagine di Buenos Aires in fondo molto sognata, noi manchiamo dal 2005 da lì, quante cose mi dicono che siano cambiate. L'ironia generale, la stigmatizzazione degli "estremismi" era però sincera, noi crediamo che l'arte debba smitizzare, dire la verità oltre l'apparenza. Catturare i tic, le nevrosi nascoste dietro al presunto purismo, da qualsiasi parte venga. Per poi restituirle al pubblico dissacrate, non solo per far ridere, ma soprattutto riflettere. Il Tango è in fondo un microcosmo che rifrange molti modi di essere più generali, quotidiani, tipici.
La storia, retta molto bene da Sylvia Recordati (che non è un cognome a caso...Recordati è la prima ditta farmaceutica in Italia ad aver commercializzato le anfetamine) si sviluppa attraverso un corpo principale ed alcune digressioni, alcune funzionali alla presentazione pura di alcuni personaggi e della situazione generale di Buenos Aires. Altre digressioni (tutta la vicenda dello Scrittore, ovviamente la vicenda di Suzanne e della "pietra") sono invece funzionali al ribaltamento della storia stessa; attraverso l'amore tra Nico-Paola, bravissima (anche qui, la musica riarrangiata della sua presentazione è un accenno a Take a walk on the wild side dei Velvet Underground/Lou Reed, in cui la cantante Nico militava) e lo Scrittore, una sorta di alter ego della storia stessa, un deus ex machina - questo amore, dicevo, ha la funzione di far conoscere a Cuscino la verità sulla società Dreams (che richiama la Total Recall di Philip Dick, in italiano "Ricordiamo per voi") e di farlo ritornare dalla Recordati smontando tutto il piano. Lui che la caramella, in fondo, "magari la mangia più tardi"...
Sono molto fiero del coro finale, anche se ovvio per certi versi. Ma non è ovvio che ci sia un coro greco dentro uno spettacolo di Tango ! Mi sembrava un cerchio che si chiude, dall'antichità ad oggi. In fondo Facebook cos'è, se non un gigantesco coro greco ? Ma al di là di speculazioni eccessive, il risultato era veramente e semplicemente molto bello.
Gigi era una figura "utile", perchè rappresentava un punto d'unione fra tutti i personaggi, o quasi: le due Silvie, Tony, Nico e di conseguenza fra tutti. Karl e Maximilian, così come Giangy e Filomena erano personaggi ritagliati nel loro ambiente. Potremmo definirli dei cameo, non utili alla storia, ma utili allo spettacolo in generale, di cui accrescevano la complessità. Le scene in cui comparivano erano molto d'effetto. Paragonare poi il "nuevo" al "ripulito" era un azzardo che pochi avevano la capacità e l'esperienza di notare...pazienza. Ma per tornare al discorso di prima, nello spettacolo nessuna la passava liscia... Simone e Lara poi avevano il pregio di "cambiare" tono allo spettacolo. Sono stati molto bravi, ed il loro ruolo era un piccolo gioiellino teatrale.
Tony (e Arianna, molto molto brava) gigioneggiava quest'anno con precisione maggiore, reggeva la scena magistralmente, lui che attore non è, ma in fondo c'è diventato. Non era mai ridondante. Stringato a dovere da Mimma, ha eliminato gli eccessi. Era uno spettacolo difficile ma lui ha il pregio di affrontare le sfide con crescente desiderio, direttamente proporzionale alla difficoltà.
Un discorso a parte meritano gli assoli, di piccolo gruppo e in solo. Erano tutti di alto livello, molto differenti da quelli degli anni scorsi. Cresciuti. Le difficoltà del piccolo gruppo forse non si afferrano pienamente. Una cosa è andare insieme in un grande gruppo: se sbagli sai chi guardare e in fondo potrebbe non notarsi. Nel solo sei tu a decidere se è giusto o meno, puoi recuperare. Ma nel piccolo gruppo se sbagli anche un dettaglio si vede come non mai. In questo senso vi faccio molti complimenti. Così come mi complimento con i "principiantissimi": l'ardire di "buttarvi" in scena è stato pienamente ripagato dal vostro risultato. Sono certo che avrete molto futuro.
Ancora a parte una nota per gli "assistenti", e per tutti coloro che si sono spesi per comunicare ciò che sapevano, che hanno aiutato gli altri. Senza tutto questo non ci sarebbe stato nessuno spettacolo.
Per questo, tra luci bellissime di un bellissimo teatro, l'affetto del vostro pubblico, il vostro talento, ordine, passione, l'impegno profuso contro tutti e tutto, il nostro personale merito diventa piccolo piccolo. E credetemi, ne sono infinitamente felice.

Un abbraccio a tutti,

vostro,
Alex

24 giugno, 2009

La pompiera di Homer.

A Viggiù (Varese) eletto sindaco della Lega di colore.

Nel varesotto la chiamano già l'Obama della Lega. Lei è Sandra Maria Cane, detta Sandy, italoamericana di colore militante del Carroccio, diventata primo cittadino di Viggiù (Varese) con 814 voti su tremila (il 28,25%), battendo di misura l'avversario Mauro Filippetto, in corsa per una lista civica, che ha preso 776 voti (26,93%). Sostenuta da una lista che include anche il Pdl, Sandy Cane è nata a Springfield (Massachusetts) nel 1961, da madre di Viggiù e padre americano. Vive nel Paese del Varesotto da oltre trent'anni.

«Sono stata accolta benissimo nella Lega Nord», ha detto il neosindaco all'Adnkronos. «Martedì scorso a Gallarate, quando hanno presentato i candidati sindaci della provincia di Varese, quando sono salita io sul palco è venuto giù il palco dagli applausi». La Cane è tesserata da anni, pur senza aver fatto molta attivitá politica nel movimento: «Sono molto contenta di essere stata eletta - ha proseguito - anche se è stata una battaglia dura. Mi sono candidata perchè adoro Viggiù, per me è fantastica, è il mio Paese». La storia familiare di Sandy Cane parla di emigrazione e di guerra: nel nord della Francia la famiglia materna, originaria di Viggiù, aveva un laboratorio che realizzava monumenti funebri. Proprio lì la madre del sindaco conobbe il padre, un soldato americano di colore sbarcato in Europa per combattere i nazifascisti. Si innamorarono e si trasferirono a Springfield. Da lì la Cane è poi tornata a Viggiù, dopo il divorzio dei suoi genitori. L'idea della candidatura è nata perchè, ha raccontato il neosindaco, «ho visto morire il paese, che era la perla del Varesotto. Io voglio farlo rinascere - ha promesso - per prima cosa voglio pulire il paese e poi, pian piano, fare delle piccole manifestazioni e visite guidate, per far riscoprire Viggiù». (da corriere.it)

21 giugno, 2009

Neda

Non mi importa il risultato reale delle elezioni in Iran. So solo che difficilmente migliaia di persone scenderebbero in piazza rischiando di morire se il risultato fosse pacifico e veritiero. La qualifica di "terroristi" a chi si accascia sotto il fuoco di poliziotti-macchina-servi è ridicola e suona antica, purtroppo. Neda si è accasciata, perde molto sangue, muore nonostante i soccorsi. Muore per una pallottola sparata da un poliziotto che avrà una menzione in un regime di servi.
Marjane Satrapi, regista di Persepolis, in conferenza stampa da Parigi afferma di avere dati sicuri secondo i quali Ahmadinejad sarebbe non il secondo per numero di voti, ma addirittura il terzo. Un regime che non sa controllare neanche le elezioni, ma le fa svolgere, fa votare liberamente ma poi corregge il risultato è un regime stupido. Non sa fare neanche il regime.
Il Consiglio dei Guardiani della Costituzione, organo che da una recente legge si autonomina anche in barba al Parlamento, dovrebbe essere l'Organo che sancisce il risultato delle elezioni. Va da sè che questa riconta parziale sarà una buffonata e sicuramente finita la protesta molte persone spariranno nel nulla. Come è sempre stato.
Maometto era un uomo pacifico. Un po' irascibile, sì. Ma forse se la ride di questi blocchi di potere iperborghese. Aziende di tutto il mondo investono in Iran e desiderano lo status quo. Nessuno vuole che quel folle con il giacchetto si ritiri in montagna e lasci l'Iran all'Iran. Finchè non butta un'atomica su Tel Aviv può rimanere dov'è. Nessuno lo vuole rimuovere. Solo Neda lo voleva, e assieme a lei, nel sangue, migliaia, milioni, di fronte alla nostra complice indifferenza.

Stiamo per debuttare con uno spettacolo corale, un piccolo miracolo sociale. Di pace, armonia, arte, divertimento.
Altre latitudini, altre culture, altre fortune. Balliamo anche per lei.

20 giugno, 2009

Minima Moralia, II

Gordon Brown minaccia di dimettersi, amareggiato, per gli attacchi personali e ai suoi ministri, rei, una di loro, di non aver controllato che il marito aveva comprato un film hard con i soldi del governo.
Da noi "Patrizia va nel letto grande".

10 giugno, 2009

Minima Moralia.

Danza, danza esposta al pubblico ludibrio, danza mangiata e risputata ovunque. C'è musica, c'è uno che si muove. E' danza. Mah.
Danza usata, articolata perchè possa vendere. Quando nello zapping capito, è impossibile non capitare, su Amici 1 o 2 o daily o nightly o quel che sia mi viene da cambiare programma subito. Un senso di fastidio per quell'uso approssimativo dell'arte, come arma, come mezzo per rivendicare se stesso contro gli altri. Scavando in una delle motivazioni che spinge l'uomo a fare qualsiasi cosa. Non voglio danzare ma l'altro lo fa e io voglio farlo meglio, per punirlo, per emergere a danno di qualcuno. Ma anche recenti intromissioni come "Vuoi ballare con me" o "Academy", che sembrano diverse nell'impianto, sono assolutamente simili al mostro Amici. Il primo, cuccariniano, è infarcito di mielosità pseudo-edipiche: ragazze che ballano con padri piacenti e ragazzi con mamme ultramoderne, tutti che si amano. La salvaguardia della famiglia, nella sua forma più inconsueta, ovvero la salvaguardia delle aspirazioni dei figli (e non quelle dei genitori). In questa trasvalutazione c'è il germe ingenuo dell'ipocrisia. Far piangere per un amore gridato sugli spalti dove il padre escluso fa gli auguri a mamma e figlio. La Cuccarini, tutta felice di aver anche stavolta salvato un legame, festeggia con lo spot sulle rughe. "Academy" è Amici nei colori, nella forma, nella nullità di fondo. Paganini in Rai giudica sprezzante, isterico. Nessuno sa fare nulla, solo lui è un grande. Poi mi arriva una mail con Paganini che dirige i ballerini di Amici. Raiset ? E' veramente riprovevole.
Ma il Tango non è escluso. E' solo più povero, meno evidente, più di nicchia. Ma le dinamiche sono le stesse. Le celebrazioni del nulla. Le ipocrisie mediatiche. Una considerazione. Su chi improvvisa, aborre la coreografia, sceglie il brano all'ultimo istante. Perchè mai ? Ma chi si sentono, la Magnani che canta su richiesta in un dopocena ? Le strutture dell'improvvisazione si adattano molto bene, con lo schema tempo e controtempo, ad un certo tipo di musica. Improvviso su Canaro: è come chiedere ad un chitarrista di improvvisare sul giro di do. Scegliere all'ultimo istante per sentire "vibrare" la serata. Mah. Guarda caso sempre Canaro o simili. E poi, che noia.