Ci dispiace per l'inconveniente della Pratica+Milonga annullate, ma non c'erano i presupposti organizzativi per un buon lavoro. Ci rifaremo ! Meditango ha grandi progetti, quest'anno, come potete in fondo immaginare.
In compenso ieri abbiamo sostituito l'impegno con una buona cena con amici, a parlare di teatro.
A breve vi daremo tutte le informazioni sulle attività del prossimo anno (corsi, luoghi, festival, spettacoli).
Intanto, per favore, se qualcuno è interessato a fare volantinaggio di materiale di meditango all'Auditorium in cambio di facilitazioni sulle attività ci scriva una mail al più presto. Grazie !
Saluti !
A.
31 agosto, 2008
29 agosto, 2008
Barack Obama. (Lo so, non dovrei...)
«Con Barack è finita la politica nera:
Obama è soltanto un bianco travestito»
«Barack non è un agente di cambiamento; tra lui e McCain non c'è grande differenza»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK — «Obama non è un agente di cambiamento; tra lui e McCain non c'è grande differenza». Kevin Alexander Gray, il 51enne scrittore, giornalista ed attivista afro-americano autore di «The Decline of Black Politics: From Malcolm X to Barack Obama», appena uscito in America, è a Denver insieme al reverendo Jesse Jackson, storico leader nero, di cui nel 1988 gestì la campagna presidenziale in Sud Carolina.
«Aver snobbato così Jesse, non invitandolo a parlare alla Convention, è stato uno schiaffo in faccia», spiega Gray. «Obama ha voluto strizzare l'occhio all'establishment bianco che detesta Jackson e Al Sharpton, in quanto "neri arrabbiati". La sua ascesa segna la morte della storica black politics, provocatoria e di sinistra. Per quanto mi riguarda», aggiunge, «preferirei essere fuori dalla zona verde a Bagdad che alla convention di Denver».
Che cosa rimprovera a Barack Obama?
«Di essere un finto progressista, proprio come Joe Biden, che ha appoggiato la guerra di Bush. Io, cresciuto con l'immagine di Malcolm X che incontra Fidel Castro all'Hotel Theresa di Harlem, inorridisco quando Obama corre a Miami per dire ai cubani "manterrò l'embargo"».
Secondo i repubblicani Obama è perfino troppo liberal.
«Le sembra liberal andare davanti alla lobby ebraica Aipac per affermare "sono un sionista"? O minacciare di ridurre in cenere l'Iran? Le sembra di sinistra mortificare di fronte al mondo intero i padri afro-americani, presunti "assenteisti", quando uno studio del Boston College sostiene che, al contrario, passano più tempo coi loro figli di quelli bianchi? O, dal pulpito di una chiesa nera, chiamare i neri "boy", ragazzo, usando un termine razzista usato finora solo dai bianchi?»
Non crede che Obama incarni un'America dove bianco e nero sono ormai concetti superati?
L'idea di un'America post-razziale promossa dai media è ridicola. L'espansione della
black middle class è cosmetica e anzi il divario di ricchezza tra neri e bianchi è peggiorato rispetto ai tempi di Martin Luther King».
Obama si ripromette di correggerlo.
«Come? Al Senato il suo curriculum è stato mediocre, pavido e inefficace. La sua campagna politica è disegnata e diretta da potenti maschi bianchi, guru come Axelrod e David Plouffe. Mi creda: per noi afroamericani Obama è come il poliziotto nero che sbarca nel quartiere: più cattivo degli altri».
Secondo tutti i sondaggi negli Usa vince chi conquista il centro.
«L'America voterebbe chiunque rappresenti davvero i suoi interessi. Se Obama fosse più populista e coraggioso sarebbe ben più avanti nei sondaggi».
Cosa gli consiglia per risalire?
«Scendere tra i comuni mortali ed essere meno elitario. La politica dev'essere personale: non puoi conquistare i cuori della gente con una campagna di marketing tutta hollywoodiana e televisiva. La bolla Obama è esplosa perché dentro c'era solo aria».
Ha fatto male a circondarsi di star?
«La sua intera candidatura è stata costruita dalle star e impacchettata dai mass media, da Scarlett Johansson a George Clooney. Per non parlare poi di Oprah Winfrey, che ha osato accreditare la sua millantata parentela con il "sogno" di Martin Luther King: un'operazione fraudolenta».
Cosa pensa della benedizione conferitagli dal clan Kennedy?
«Camelot non è storia ma mito, come quello di Obama. Non dimentichiamoci che Robert Kennedy permise all'FBI di J. Edgar Hoover di spiare Martin Luther King e JFK non era certo un amico dei neri».
Le piace la moglie Michelle Obama?
«E' una donna brillante anche se nell'ospedale di Chicago dove era una dirigente fu assunta proprio per buttare fuori i pazienti poveri che non potevano pagare: molti neri».
Però la comunità afro-americana si è schierata tutta con loro.
«Certo: senza i neri non sarebbe mai stato nominato, non se lo dimentichi. Obama ha usato la carta razziale contro Bill Clinton nel sud, per vincere il voto degli afro-americani e l'ex presidente non gliel'ha perdonata. In realtà i due sono molto simili e quando Obama parla sembra che stia recitando interi brani dal libro "Primary Colors"».
Lei ha deciso per chi voterà?
«Sono contento che in gara ci siano Cynthia McKinney e Ralph Nader. Ma come tanti intellettuali della Black Academia, anche io avrei voluto vedere in corsa un candidato come Randall Robinson».
Alessandra Farkas (da repubblica.it)
21 agosto, 2008
17 agosto, 2008
Siena.

Quando percorri, a velocità modesta ma sicura, la strada che ti riporta fuori verso le Ville di Corsano, le rondini sembrano accoglierti, ti corrono quasi contro e poi con un giro della morte e virtuosismi si defilano, come fanno i tifosi all’arrivo del campione in cima alla scalata del Giro. La campagna è così bella che qualsiasi cosa ci entri dentro diventa bella. Potresti buttare a terra un vecchio scarpone e diventerebbe Van Gogh. I merli degli inaspettati piccoli castelli e fortezze varie, disseminate nella campagna a mo’ di percorso a punti disegnano il confine fra la terra e il cielo, blu quest’ultimo, salvo al tramonto, quando nella fortuna dell’orizzonte si disegna rosa e arancio, infinito. La Torre svetta quasi ovunque, ci ricorda la maestà gioviale di questi abitanti; a tratti vedi solo le crete, l’arancio del cielo, la luna rosa che sorge e la torre. Se ti inoltri poi verso un ignoto conosciuto, calmo, che non ti da’ senso di pericolo o avventura, ma di calma e gioia, allora arrivi a capolavori che a sommarli tutti non ci starebbero neanche nella più grande e ricca guida del mondo. Le strade si arricciano e stendono, a rimarcare le bellezze, a sottolinearne i tratti, Frosini e Grotti, il tetto di cielo di San Galgano, le torri metafisiche di San Gimignano, l'incredibile e romantica piazza di Bagno Vignoni, o anche la Pieve che si adagia al limitare del nostro più pigro orizzonte, alla sera, di ritorno. Risplendono i colori del Pinturicchio e delle crete maggiate a grano, le case di cotto e le vigne ordinate a gradiente. Tutti colori che si prestano l’un l’altro, come fanno nel vortice del Palio; colori, non cavalli, corrono, e tu devi decifrarne in un istante la storia e la fortuna, se ne sei capace. Come per decifrare i mille colori, sfumature di verde e marrone, che compongono gli scorci che ti si presentano improvvisi e in fondo provvidi, a rimestarti il cuore, qui, nella provincia più bella del mondo, Siena.
13 agosto, 2008
Stupidario di destra.
Il nonno Berlusca mano nella mano con la gnocca della moglie dice a tutti: è mia ! Ma sua anche la Gelmini, occhi da trans, che riceve ed accoglie complimenti che il vostro presidente del Consiglio dispensa ultimamente a piene mani. E mentre la Carfagna si taglia i capelli come Rosy Bindi tanto per dire "non sono io quella ritratta sul carro porno del Gay Pride" - la signorina ministro Meloni tappezza Roma di manifesti contro le Olimpiadi: con delega allo Sport, la ministra senza portafoglio nè cervello, oppure fegato, poteva ben decidere di non parteciparvi...ma è così: questa destra proclama a gran voce e poi si...vergogna...si ritira...non vorrete mica che facciamo veramente quello che abbiamo detto !? Il ministro Scajola (colui che in qualsiasi altro paese del mondo farebbe il giardiniere di un ministro) inaugura una centrale proclamando che ben valeva "vite umane" - ricordando i morti per la sua costruzione. Ennesimo conato nella tomba di Marco Biagi. E Tremonti tassa i petrolieri, così che la benzina Shell cala di un centesimo e i petrolieri si comprano una barca di 39,99999 metri, ma vuoi mettere ? Viva la giustizia ! Alemanno non fa rovistare nei cassonetti nè chiedere l'elemosina, salvo ripensarci se un vescovo gli dà del cattivo, dopo avergli dato il voto. Il Capogruppo della Lega Nord lamenta la preponderanza di prèsidi di scuola superiore di origine meridionale; ci vogliono prèsidi lombardi. Io fatico a pensare la differenza, meno a riflettere sull'idiozia sua e del suo compagno Maroni che promulga leggi irreprensibili sull'immigrazione e le sbatte in faccia ai 900 sbarcati proprio ieri, a Lampedusa.
Viva l'Italia.
Viva l'Italia.
06 agosto, 2008
Croazia, III.
Donne ciccione e bambini con panini molto più grandi della bocca. In un piano da cui della cascata sentì solo il rumore si assembrano, ma e´anche giusto. Hanno tutti percorso un sentiero di due kilometri, come un dolce e verde girone del purgatorio, tra piccole cascate, orde di carpe e piccoli ponti. Quando si arriva alla grande cascata il rumore e' assordante. Signore anziane ti convincono a comprare i fichi e le mandorle, al riparo dal rumore, fra il verde e l'azzurro di Krka.
Dopo il bagno al limitare della cascata ci si imbarca stipati su un battello , quasi interminabile viaggio verso la sorgente del fiume. L'acqua dietro di noi si increspa, e smuove le canne a bordo acqua, che restituiscono un'armonica onda verde chiaro. Il piccolo monastero rivela preziosita' assieme alla rabbia per il 'maligno', identificato con il vandalo serbo. Il risentimento e' forte e forse antifrancescano, ma che si può fare ? Poi le cascate minori, versione fruibile di cascata, gelate si, ma piacevoli. E il torpedone riparte, con più ombra e la stessa maleducazione croata a bordo. Quì i turisti cedono il passo, fanno la fila, sorridono. I croati no, non si sa mai che fossimo tutti serbi.
Poi Zadar, Zara con nome e ascendenza italiana. L´impatto e´ strano. E´ molto bella, elegante. Tante chiese ma anche ubriaconi (per la prima volta un senso di paura, la sera). Di giorno allegre puttane d´alto bordo girano elegantissime e trasparentemente vestite. I turisti si girano, come fossero un´attrattiva del luogo, e come se loro, i turisti, fossero abbastanza ricchi per permettersi un giro. Un senso di peccato che permea l´aria, alzando gli occhi verso i bellissimi campanili. Di quelle chiese che, la mattina dopo, non fanno entrare i turisti, me compreso, perché con i pantaloni al ginocchio. Il tipo all´ingresso della Cattedrale mi butta fuori con una spallata. Vorrei chiamare la polizia, ma saranno sicuramente peggio. Poi l´illuminazione: tutto si spiega, non so perché ma tutto si spiega...
E ora, a Pag, in un posto da ricchi (l´unico rimasto, a ricordarci che la gente non é che stia cosí bene), guardo il mare da una vetrata. Il sole é ancora alto e caldo. É lí a scandire i giorni e gli anni, colpendo le rocce bianche dell´isola incandescente. Ti dice che il Tempo, le cose, gli affanni, le tradizioni astruse sono nulla, te lo dice senza parole.
Dopo il bagno al limitare della cascata ci si imbarca stipati su un battello , quasi interminabile viaggio verso la sorgente del fiume. L'acqua dietro di noi si increspa, e smuove le canne a bordo acqua, che restituiscono un'armonica onda verde chiaro. Il piccolo monastero rivela preziosita' assieme alla rabbia per il 'maligno', identificato con il vandalo serbo. Il risentimento e' forte e forse antifrancescano, ma che si può fare ? Poi le cascate minori, versione fruibile di cascata, gelate si, ma piacevoli. E il torpedone riparte, con più ombra e la stessa maleducazione croata a bordo. Quì i turisti cedono il passo, fanno la fila, sorridono. I croati no, non si sa mai che fossimo tutti serbi.
Poi Zadar, Zara con nome e ascendenza italiana. L´impatto e´ strano. E´ molto bella, elegante. Tante chiese ma anche ubriaconi (per la prima volta un senso di paura, la sera). Di giorno allegre puttane d´alto bordo girano elegantissime e trasparentemente vestite. I turisti si girano, come fossero un´attrattiva del luogo, e come se loro, i turisti, fossero abbastanza ricchi per permettersi un giro. Un senso di peccato che permea l´aria, alzando gli occhi verso i bellissimi campanili. Di quelle chiese che, la mattina dopo, non fanno entrare i turisti, me compreso, perché con i pantaloni al ginocchio. Il tipo all´ingresso della Cattedrale mi butta fuori con una spallata. Vorrei chiamare la polizia, ma saranno sicuramente peggio. Poi l´illuminazione: tutto si spiega, non so perché ma tutto si spiega...
E ora, a Pag, in un posto da ricchi (l´unico rimasto, a ricordarci che la gente non é che stia cosí bene), guardo il mare da una vetrata. Il sole é ancora alto e caldo. É lí a scandire i giorni e gli anni, colpendo le rocce bianche dell´isola incandescente. Ti dice che il Tempo, le cose, gli affanni, le tradizioni astruse sono nulla, te lo dice senza parole.
03 agosto, 2008
Croazia, II.
Nel mare pigro sul bagnasciuga sono attratto dal bianco delle pietre, per me brandelli di colonna gettati a mare e dal mare sezionati in secoli dopo scorribande di predoni in un tempo indecifrabile fra Diocleziano e il declino di Venezia. Tutto e' Venezia. Il mare accoglie alti predoni biondi che si gettano a cercare fresco, in una spiaggia al lato della citta', come fossero appena sbarcati dopo un lungo viaggio dalla Crimea o per Gibilterra. Non c'e' costa aperta. L'orizzonte e' sempre contrastato da isole che aspirano alla terraferma, come amanti staccate eppure ad un passo, a soffrire.
Split, Spalato e' un po' Venezia, un po' Verona, Napoli, Genova, Cagliari, un po' il ghetto di Roma. Il suo centro e' il palazzo di Diocleziano; in questo modo la citta' non ha che un'urbanistica mutuata da quel modello, nel senso che quello che e' venuto dopo si e' plasmato dentro quella struttura. Ne viene fuori un agglomerato disordinato ed affascinante in cui il muro romano sorregge una metopa cinquecentesca, che sorregge una colonna corinzia, che a sua volta sorregge un filo dei panni: pare assurdo ma e' cosi'. Qui la citta' non e' cimelio ma spazio da vivere. Il peristilio e' affascinante. Li' lo spazio fa sovrapporre il tempo, in una vertiginosa ascesa all'antico.
Lontano suona la musica disco a tutto volume. E' il prezzo inconsapevole che paga una citta' in cui il passato non puo' in fondo avere valore. Spalato, gioiello sotto la cenere.
La mattina ci porta a Trogir, altro avamposto mirabile sul mare. Appare all'improvviso, in un'angolo di baia. Prima, complici i quaranta gradi, approdiamo al mare per un bagno. I sassi sono cosi' acuminati che bisogna comprarsi delle scarpette apposite. Poi sei tu, il mare e qualche ago di pino che tocca riva, a ricordarti che qui, prima che degli umani assordanti, prima ancora che dei predoni a servizio di San Marco, il mare era degli alberi.
Split, Spalato e' un po' Venezia, un po' Verona, Napoli, Genova, Cagliari, un po' il ghetto di Roma. Il suo centro e' il palazzo di Diocleziano; in questo modo la citta' non ha che un'urbanistica mutuata da quel modello, nel senso che quello che e' venuto dopo si e' plasmato dentro quella struttura. Ne viene fuori un agglomerato disordinato ed affascinante in cui il muro romano sorregge una metopa cinquecentesca, che sorregge una colonna corinzia, che a sua volta sorregge un filo dei panni: pare assurdo ma e' cosi'. Qui la citta' non e' cimelio ma spazio da vivere. Il peristilio e' affascinante. Li' lo spazio fa sovrapporre il tempo, in una vertiginosa ascesa all'antico.
Lontano suona la musica disco a tutto volume. E' il prezzo inconsapevole che paga una citta' in cui il passato non puo' in fondo avere valore. Spalato, gioiello sotto la cenere.
La mattina ci porta a Trogir, altro avamposto mirabile sul mare. Appare all'improvviso, in un'angolo di baia. Prima, complici i quaranta gradi, approdiamo al mare per un bagno. I sassi sono cosi' acuminati che bisogna comprarsi delle scarpette apposite. Poi sei tu, il mare e qualche ago di pino che tocca riva, a ricordarti che qui, prima che degli umani assordanti, prima ancora che dei predoni a servizio di San Marco, il mare era degli alberi.