17 agosto, 2008

Siena.


Quando percorri, a velocità modesta ma sicura, la strada che ti riporta fuori verso le Ville di Corsano, le rondini sembrano accoglierti, ti corrono quasi contro e poi con un giro della morte e virtuosismi si defilano, come fanno i tifosi all’arrivo del campione in cima alla scalata del Giro. La campagna è così bella che qualsiasi cosa ci entri dentro diventa bella. Potresti buttare a terra un vecchio scarpone e diventerebbe Van Gogh. I merli degli inaspettati piccoli castelli e fortezze varie, disseminate nella campagna a mo’ di percorso a punti disegnano il confine fra la terra e il cielo, blu quest’ultimo, salvo al tramonto, quando nella fortuna dell’orizzonte si disegna rosa e arancio, infinito. La Torre svetta quasi ovunque, ci ricorda la maestà gioviale di questi abitanti; a tratti vedi solo le crete, l’arancio del cielo, la luna rosa che sorge e la torre. Se ti inoltri poi verso un ignoto conosciuto, calmo, che non ti da’ senso di pericolo o avventura, ma di calma e gioia, allora arrivi a capolavori che a sommarli tutti non ci starebbero neanche nella più grande e ricca guida del mondo. Le strade si arricciano e stendono, a rimarcare le bellezze, a sottolinearne i tratti, Frosini e Grotti, il tetto di cielo di San Galgano, le torri metafisiche di San Gimignano, l'incredibile e romantica piazza di Bagno Vignoni, o anche la Pieve che si adagia al limitare del nostro più pigro orizzonte, alla sera, di ritorno. Risplendono i colori del Pinturicchio e delle crete maggiate a grano, le case di cotto e le vigne ordinate a gradiente. Tutti colori che si prestano l’un l’altro, come fanno nel vortice del Palio; colori, non cavalli, corrono, e tu devi decifrarne in un istante la storia e la fortuna, se ne sei capace. Come per decifrare i mille colori, sfumature di verde e marrone, che compongono gli scorci che ti si presentano improvvisi e in fondo provvidi, a rimestarti il cuore, qui, nella provincia più bella del mondo, Siena.

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