MIlano ha una velocità diversa. Il saluto, l'occhiata, non che non ci siano. Sono solo più veloci. Se dicono alle tre è alle tre meno un minuto. Il che ti imbarazza e a poco a poco ti allontana dalla città. Ma poco male. Perchè Milano non vuole affezionati, solo cittadini qualunque o turisti o transitanti in qualche fiera.
La fiera del Tango è bella. I locali sono positivi, pieni di gente. A parte uno, che impazza il sabato, si chiama La Mariposa ed è orribile. Finto. Buenos Aires dei Navigli, con guepierre alla coscia della moglie dell'elettricista di Bisceglie che parla pugliomilanese. Claudia Jakobsen è qui con noi in questi giorni. Molto simpatica e brava. Un tipo sabato sera le fa "sei sposata ? e tuo marito è qui ?" e lei "si è lì, quello con la pistola."
Pare che il tipo se la sia presa.
All'ingresso il gestore mi fa "siete i maestri di Roma ?" si dico io "e allora non pagate !" e mi ridà i soldi: solo che mi ridà solo un biglietto. Perchè Milano è anche questo: si risparmia, non si ruba.
Il venerdì altra storia, in una comune anni settanta, poetica, con pizza e birra a due euro. Un casino, ma esci bene. Tutti parlavano del nostro festival. Bello, emozionante, ben organizzato. Penso, bene, il messaggio è arrivato alle persone giuste.
Di sera Milano è molto bella. Se hai pochi soldi e ti accontenti di vedere quello che gli altri compreranno. Trussardi ha un palazzo e fa più scena della tavola gigante che dice che Bolle e la Ferri balleranno per un mese il Sogno di Balanchine, in un posto che si chiama Alla Scala. Però quando sei davanti al teatro ci pensi su e dici: qui, proprio qui sono successe tante cose.
Milano è anche il ragazzo che ti offre crack davanti al Duomo, è la zingara riversa in preghiera per il cibo, le migliaia di figli di pendolari vestiti alla moda con gli unici soldi che hanno.
A Milano è impossibile mangiare male. Il pesce è squisito. La vita si svolge fuori. I tram hanno l'orario e non sgarrano. Il panino costa sette euro ma c'è dentro un paio d'etti di prosciutto. Tutto a Milano è oltre tutto.
In questa città, domani sera cerchiamo di portare un poco di varietà.
a.c.
22 gennaio, 2007
19 gennaio, 2007
Il nuovo sito.
Non voglio interrompere la digressione sulle erre e su monaci vari (da me peraltro inaugurata e sostenuta).
Volevo solo dire che, come promesso, da oggi è attivo il nuovo sito (in versione BETA, ovvero di PROVA) di Meditango.
Si tratta di un CMS ovvero di un modulo che ci permette di aggiornare continuamente on line le informazioni, le news, i contenuti. In un modo semplice e formattato per ogni lettore.
Si tratta di una versione incompleta, solo un accenno, ma quanto basta per capire. Ditemi che ne pensate.
E' basato su un software che si chiama Joomla, che è un open source (ovvero un software continuamente attivo e trasformabile) creato per combattere lo strapotere dei dominatori del software (WIndows in testa).
Una scelta buona, perchè funziona perfettamente, e presto sarà arricchito di contenuti. Ci sarà anche un calendario attivo per gli appuntamenti della giornata (ora è solo abbozzato), materiale sugli spettacoli e un archivio con video, immagini e testi sugli eventi appena passati.
Insomma, sono tre giorni e tre notti che ci lavoro (per capirlo!) spero il lavoro venga premiato.
Un caro saluto a tutti.
a.c.
Ecco l'indirizzo: http://meditango.altervista.org
il vecchio sito www.meditango.com continua ovviamente ad essere attivo.
Volevo solo dire che, come promesso, da oggi è attivo il nuovo sito (in versione BETA, ovvero di PROVA) di Meditango.
Si tratta di un CMS ovvero di un modulo che ci permette di aggiornare continuamente on line le informazioni, le news, i contenuti. In un modo semplice e formattato per ogni lettore.
Si tratta di una versione incompleta, solo un accenno, ma quanto basta per capire. Ditemi che ne pensate.
E' basato su un software che si chiama Joomla, che è un open source (ovvero un software continuamente attivo e trasformabile) creato per combattere lo strapotere dei dominatori del software (WIndows in testa).
Una scelta buona, perchè funziona perfettamente, e presto sarà arricchito di contenuti. Ci sarà anche un calendario attivo per gli appuntamenti della giornata (ora è solo abbozzato), materiale sugli spettacoli e un archivio con video, immagini e testi sugli eventi appena passati.
Insomma, sono tre giorni e tre notti che ci lavoro (per capirlo!) spero il lavoro venga premiato.
Un caro saluto a tutti.
a.c.
Ecco l'indirizzo: http://meditango.altervista.org
il vecchio sito www.meditango.com continua ovviamente ad essere attivo.
16 gennaio, 2007
Parte V°

IL PADRINO parte V°
Nucleo tematico e soggetto breve.
Dove diavolo è finito Tony Cuscino ?
Chi dice sia morto per assunzione di anfetamine in un party notturno durante l’occupazione della Sorbona lo afferma però con avventata sicurezza.
Di certo si sa che Tony non è tipo da sparire così - e più banale è il modo, maggiori sono i sospetti.
Tony è partito. Ha lasciato Parigi e i suoi fasti da rifugiato politico pieno di quattrini ripuliti; e lo ha fatto una notte, ricevuta una telefonata che uomini de U’Signurino alla sua morte non c’avevano creduto proprio. E che anzi erano tipo sotto casa sua nuova con pistole e coltelli per fargli il secondo vero e definitivo pelo.
Tony è partito. Ha fatto armi e bagagli, dato disposizioni al fidato avvocato Tom per accedere in ogni caso a qualche conto internazionale e telefonato al suo caro amico cinese. Già, come Marco Polo tanti secoli prima, ora Tony si rituffa sulla via della seta. Per sparire di nuovo e per cercare una nuova identità.
EPILOGO
Tony è braccato al termine del suo lungo viaggio verso est. Sulla penisola di Choshi, in una spiaggia di Inuwaka guarda l’orizzonte, è sera. Gli sembra di scorgere le prime luci delle pendici dell’Oregon, e poi San Diego e l’isola di Santa Catalina, sullo sfondo Los Angeles. E’ un ‘illusione, forse no. Dietro di lui chi lo aveva inseguito per tante e tante miglia in questa corsa assurda verso la libertà e la redenzione.
Tony ha le mani legate, una pistola puntata alla schiena. Dice “non vi sembra di vedere l’America da qui ?” I suoi nonni l’avevano presa da un altro lato, in un bastimento dall’Atlantico. Ora Tony ha compiuto idealmente quell’impresa.
“E’ bellissima l’America, non è vero ?” Come un Ulisse moderno Tony non fa ritorno alla sua Itaca, la vede dalla spiaggia opposta, come un sinistro miraggio. E’ braccato ma sereno.
E ha diritto ad un ultimo desiderio. Un Tango.
15 gennaio, 2007
News on line
News
E' attivo un nuovo blog con le informazioni aggiornate sulle attività di Alex & Mimma (shows, stages, festivals ecc. - e che non prevede commenti ma solo consultazione)
all'indirizzo: http://alexemimma.blogspot.com
Da venerdì 19 sarà attivo il nuovo sito di meditango (al medesimo indirizzo www.meditango.com), completamente nuovo, con nuovi contenuti e nuove interfaccia utente.
E' inoltre attivo un NUOVO CORSO principianti, ogni sabato dalle 17.30-19.00. Inoltrate la notizia ! Confidiamo in voi !
Saludos !
a.c.
E' attivo un nuovo blog con le informazioni aggiornate sulle attività di Alex & Mimma (shows, stages, festivals ecc. - e che non prevede commenti ma solo consultazione)
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Da venerdì 19 sarà attivo il nuovo sito di meditango (al medesimo indirizzo www.meditango.com), completamente nuovo, con nuovi contenuti e nuove interfaccia utente.
E' inoltre attivo un NUOVO CORSO principianti, ogni sabato dalle 17.30-19.00. Inoltrate la notizia ! Confidiamo in voi !
Saludos !
a.c.
14 gennaio, 2007
Andiamoli a cercare.
Strage di Marzabotto, ergastolo per 10 dei 17 ex ufficiali nazisti
E' la sentenza del tribunale militare di La Spezia per il bagno di sangue che le SS misero a segno nell'autunno del 1944.
LA SPEZIA - Il tribunale militare della Spezia ha condannato all' ergastolo dieci dei 17 imputati (tutti contumaci) per la strage nazista di Marzabotto. Gli altri sette sono stati assolti per non aver commesso il fatto. La camera di consiglio è durata quattro ore e 45 minuti. Gli imputati sono ex ufficiali nazisti, tutti ultraottantenni e contumaci. La strage risale al periodo tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944: 800 le persone trucidate dai nazisti solo a Marzabotto.
"Purtroppo sono sentenze emesse in contumacia. Ma sono importanti, è importante avere affermato le responsabilità". A commentare la sentenza del Tribunale militare della Spezia è l'avvocato Raimondo Ricci, vicepresidente nazionale dell'Anpi e presidente dell'Istituto ligure per la storia della Resistenza. "Ora vivremo tutti meglio" ha detto Claudio Sassi, sindaco di Grizzana Morandi. "Questa sentenza è una cosa straordinaria". Ferruccio Laffi ha perduto 14 congiunti nella strage di 62 anni fa. Ha seguito tutto il processo con pazienza infinita e ora guarda l'aula del tribunale svuotarsi: "Avrei preferito vederli condannati tutti, ma giustizia è fatta, almeno un po'. E' un segnale, almeno, una traccia di colpevolezza riconosciuta", sussurra. L'avvocato dello stato Giuseppe Novaresi ha accolto la sentenza con un senso di sollievo: "La giuria ha valutato serenamente. Questa è la riprova di una giustizia vera, da parte di un tribunale che non si è fatto condizionare dai fattori esterni".
Provocatorio invece il commento dell'avvocato Nicola Canestrini, difensore di Wilheilm Kusterer, uno dei sette imputati assolti per non aver commesso il fatto: "Se basta essere appartenuti alla Gioventù Hitleriana per essere ritenuti corresponsabili delle stragi naziste, allora dobbiamo allungare l'elenco degli imputati. Anche a Papa Ratzinger". Canestrini, che ha parlato per ultimo fra i difensori, ha anche esibito una foto di Benedetto XVI, chiedendo di inserirla agli atti: una provocazione alla quale ha rinunciato, appena il Pm Marco de Paolis ha fatto opposizione.
Il principale responsabile della strage di Marzabotto resta il maresciallo Walter Reder già condannato all'ergastolo dal tribunale militare di Bologna nel 1951 e liberato nel 1985. La condanna all'ergastolo è stata emessa per Paul Albers, 88 anni, aiutante maggiore di Reder; per il sergente comandante di plotone Josef Baumann, 82 anni; per il maresciallo delle SS Hubert Bichler, 87 anni; per i sergenti Max Roithmeier, 85 anni; Max Schneider, 81, Heinz Fritz Traeger, 84, Georg Wache, 86, Helmut Wulf, 84; per il maresciallo capo Adolf Schneider, 87 anni; per il soldato Kurt Spieler, 81 anni. Tutti sono stati ritenuti colpevoli di concorso in violenza con omicidio contro privati nemici, pluriaggravata e continuata.
Sono stati invece assolti per non aver commesso il fatto il caporale Franz Stockinger, 81 anni; il caporalmaggiore Gunther Finster, 82; i caporali Albert Piepenschneider, 83, ed Ernst Gude, di 80; il sergente SS Hermann Becker, 87 anni; il caporalmaggiore Otto Erhart Tiegel, 81 anni ed il sergente Wilhelm Kusterer, di 84.
Il tribunale ha poi deciso la pena dell'isolamento diurno per tutti i condannati, per un periodo variabile tra uno e tre anni, ed il risarcimento dei danni in favore delle parti civili per una somma complessiva di oltre 100 milioni di euro.
La mattanza di Marzabotto è sicuramente la più cruenta, per violenza e numero di vittime, delle stragi compiute dai nazisti in Italia. Venne perpetrata dalla feroce 16. SS-Panzergrenadier-Division in diverse località quali Tagliadazza, Caparra, Castellano, Caviglia, Vado di Monzuno, Grizzana e, appunto, Marzabotto.
La furia nazista colpì la popolazione civile non riasparmiando nè donne, nè bambini. Intere famiglie vennero falcidiate. Si parla di un totale di 1800 vittime, molte delle quali furono ritrovate molto tempo dopo. Scopo dei nazisti era reprimere la brigata partigiana Stella Rossa che nella zona contava più di duemila affliati.
(repubblica.it)
------------------
Dio, se esisti, perchè hai permesso che un manipolo di disperati uccidesse donne e bambini, in modo programmato e lucido, in una guerra già persa ?
Dio, perchè permetti che sia fucilata una donna con il suo bambino in braccio ?
Che un uomo amato non torni più a casa e il suo corpo sia ritrovato dopo anni ?
Dio, se esisti facci dimenticare tutto.
E' la sentenza del tribunale militare di La Spezia per il bagno di sangue che le SS misero a segno nell'autunno del 1944.
LA SPEZIA - Il tribunale militare della Spezia ha condannato all' ergastolo dieci dei 17 imputati (tutti contumaci) per la strage nazista di Marzabotto. Gli altri sette sono stati assolti per non aver commesso il fatto. La camera di consiglio è durata quattro ore e 45 minuti. Gli imputati sono ex ufficiali nazisti, tutti ultraottantenni e contumaci. La strage risale al periodo tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944: 800 le persone trucidate dai nazisti solo a Marzabotto.
"Purtroppo sono sentenze emesse in contumacia. Ma sono importanti, è importante avere affermato le responsabilità". A commentare la sentenza del Tribunale militare della Spezia è l'avvocato Raimondo Ricci, vicepresidente nazionale dell'Anpi e presidente dell'Istituto ligure per la storia della Resistenza. "Ora vivremo tutti meglio" ha detto Claudio Sassi, sindaco di Grizzana Morandi. "Questa sentenza è una cosa straordinaria". Ferruccio Laffi ha perduto 14 congiunti nella strage di 62 anni fa. Ha seguito tutto il processo con pazienza infinita e ora guarda l'aula del tribunale svuotarsi: "Avrei preferito vederli condannati tutti, ma giustizia è fatta, almeno un po'. E' un segnale, almeno, una traccia di colpevolezza riconosciuta", sussurra. L'avvocato dello stato Giuseppe Novaresi ha accolto la sentenza con un senso di sollievo: "La giuria ha valutato serenamente. Questa è la riprova di una giustizia vera, da parte di un tribunale che non si è fatto condizionare dai fattori esterni".
Provocatorio invece il commento dell'avvocato Nicola Canestrini, difensore di Wilheilm Kusterer, uno dei sette imputati assolti per non aver commesso il fatto: "Se basta essere appartenuti alla Gioventù Hitleriana per essere ritenuti corresponsabili delle stragi naziste, allora dobbiamo allungare l'elenco degli imputati. Anche a Papa Ratzinger". Canestrini, che ha parlato per ultimo fra i difensori, ha anche esibito una foto di Benedetto XVI, chiedendo di inserirla agli atti: una provocazione alla quale ha rinunciato, appena il Pm Marco de Paolis ha fatto opposizione.
Il principale responsabile della strage di Marzabotto resta il maresciallo Walter Reder già condannato all'ergastolo dal tribunale militare di Bologna nel 1951 e liberato nel 1985. La condanna all'ergastolo è stata emessa per Paul Albers, 88 anni, aiutante maggiore di Reder; per il sergente comandante di plotone Josef Baumann, 82 anni; per il maresciallo delle SS Hubert Bichler, 87 anni; per i sergenti Max Roithmeier, 85 anni; Max Schneider, 81, Heinz Fritz Traeger, 84, Georg Wache, 86, Helmut Wulf, 84; per il maresciallo capo Adolf Schneider, 87 anni; per il soldato Kurt Spieler, 81 anni. Tutti sono stati ritenuti colpevoli di concorso in violenza con omicidio contro privati nemici, pluriaggravata e continuata.
Sono stati invece assolti per non aver commesso il fatto il caporale Franz Stockinger, 81 anni; il caporalmaggiore Gunther Finster, 82; i caporali Albert Piepenschneider, 83, ed Ernst Gude, di 80; il sergente SS Hermann Becker, 87 anni; il caporalmaggiore Otto Erhart Tiegel, 81 anni ed il sergente Wilhelm Kusterer, di 84.
Il tribunale ha poi deciso la pena dell'isolamento diurno per tutti i condannati, per un periodo variabile tra uno e tre anni, ed il risarcimento dei danni in favore delle parti civili per una somma complessiva di oltre 100 milioni di euro.
La mattanza di Marzabotto è sicuramente la più cruenta, per violenza e numero di vittime, delle stragi compiute dai nazisti in Italia. Venne perpetrata dalla feroce 16. SS-Panzergrenadier-Division in diverse località quali Tagliadazza, Caparra, Castellano, Caviglia, Vado di Monzuno, Grizzana e, appunto, Marzabotto.
La furia nazista colpì la popolazione civile non riasparmiando nè donne, nè bambini. Intere famiglie vennero falcidiate. Si parla di un totale di 1800 vittime, molte delle quali furono ritrovate molto tempo dopo. Scopo dei nazisti era reprimere la brigata partigiana Stella Rossa che nella zona contava più di duemila affliati.
(repubblica.it)
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Dio, se esisti, perchè hai permesso che un manipolo di disperati uccidesse donne e bambini, in modo programmato e lucido, in una guerra già persa ?
Dio, perchè permetti che sia fucilata una donna con il suo bambino in braccio ?
Che un uomo amato non torni più a casa e il suo corpo sia ritrovato dopo anni ?
Dio, se esisti facci dimenticare tutto.
12 gennaio, 2007
Non potendo.
La cattiva strada
(F. De Andrè)
Alla parata militare
sputò negli occhi a un innocente
e quando lui chiese perché
lui gli rispose questo è niente
e adesso è ora che io vada
e l'innocente lo segui,
senza le armi lo seguì
sulla sua cattiva strada.
Nei viali dietro la stazione
rubò l'incasso a una regina
e quando lei gli disse « come »
lui le rispose « forse è meglio è come prima
forse è ora che io vada »
e la regina lo seguì
col suo dolore lo segui
sulla sua cattiva strada.
E in una notte senza luna
truccò le stelle ad un pilota
quando l'aeroplano cadde
lui disse « è colpa di chi muore
comunque è meglio che io vada»
ed il pilota lo seguì
senza le stelle lo seguì
sulla sua cattiva strada
A un diciottenne alcolizzato
versò da bere ancora un poco
e mentre quello lo guardava
lui disse « Amico ci scommetto stai per dirmi
adesso è ora che io vada »
l'alcolizzato lo capì
non disse niente e lo seguì
sulla sua cattiva strada.
Ad un processo per amore
baciò le bocche dei giurati
e ai loro sguardi imbarazzati
rispose « Adesso è più normale
adesso è meglio, adesso è giusto, giusto, è giusto
che io vada»
ed i giurati lo seguirono
a bocca aperta lo seguirono
sulla sua cattiva strada,
sulla sua cattiva strada.
E quando poi sparì del tutto
a chi diceva «è stato un male »
a chi diceva « è stato un bene »
raccomandò « non vi conviene
venir con me dovunque vada,
ma c'è amore un po' per tutti
e tutti quanti hanno un amore
sulla cattiva strada
sulla cattiva strada »
Questa sera, o notte, non so - perchè comunque una parte qualsiasi del mio giorno si occupa del non riuscire a dormire - alla milonga dei Serpenti una tipa mi dice "sai, quel nero ? Balla benissimo !"
E io "pensa, lo conosco, era allo stage di Veron".
E lei, quasi inginocchiandosi grida: "Grazie al cielo, graie al cielo non balla come lui !!!"
Non potendo umanamente prescindere dalla qualità umana e di ballerina della suddetta ho pensato: sono sulla buona strada.
(F. De Andrè)
Alla parata militare
sputò negli occhi a un innocente
e quando lui chiese perché
lui gli rispose questo è niente
e adesso è ora che io vada
e l'innocente lo segui,
senza le armi lo seguì
sulla sua cattiva strada.
Nei viali dietro la stazione
rubò l'incasso a una regina
e quando lei gli disse « come »
lui le rispose « forse è meglio è come prima
forse è ora che io vada »
e la regina lo seguì
col suo dolore lo segui
sulla sua cattiva strada.
E in una notte senza luna
truccò le stelle ad un pilota
quando l'aeroplano cadde
lui disse « è colpa di chi muore
comunque è meglio che io vada»
ed il pilota lo seguì
senza le stelle lo seguì
sulla sua cattiva strada
A un diciottenne alcolizzato
versò da bere ancora un poco
e mentre quello lo guardava
lui disse « Amico ci scommetto stai per dirmi
adesso è ora che io vada »
l'alcolizzato lo capì
non disse niente e lo seguì
sulla sua cattiva strada.
Ad un processo per amore
baciò le bocche dei giurati
e ai loro sguardi imbarazzati
rispose « Adesso è più normale
adesso è meglio, adesso è giusto, giusto, è giusto
che io vada»
ed i giurati lo seguirono
a bocca aperta lo seguirono
sulla sua cattiva strada,
sulla sua cattiva strada.
E quando poi sparì del tutto
a chi diceva «è stato un male »
a chi diceva « è stato un bene »
raccomandò « non vi conviene
venir con me dovunque vada,
ma c'è amore un po' per tutti
e tutti quanti hanno un amore
sulla cattiva strada
sulla cattiva strada »
Questa sera, o notte, non so - perchè comunque una parte qualsiasi del mio giorno si occupa del non riuscire a dormire - alla milonga dei Serpenti una tipa mi dice "sai, quel nero ? Balla benissimo !"
E io "pensa, lo conosco, era allo stage di Veron".
E lei, quasi inginocchiandosi grida: "Grazie al cielo, graie al cielo non balla come lui !!!"
Non potendo umanamente prescindere dalla qualità umana e di ballerina della suddetta ho pensato: sono sulla buona strada.
07 gennaio, 2007
Pablo.

Pablo Veron non è qualcosa di specifico. E’ tutto.
Se abbassa gli occhiali, che sono fintamente trasparenti, lascia intravedere i suoi occhi color azzurro chiarissimo. Ma è un privilegio, anzi potresti dire che se lo fa vuol dire proprio che vuole entrare in relazione con te.
Non che questa relazione non riesca con altri, anzi.
E’ il suo corpo che parla in modo diretto, evidente, spontaneo ma allo stesso tempo cosciente, anche sicuro di sé e della sua efficacia. Felice, perché sa che tutto funziona. Ogni suo movimento, anche accennato – e questa è una sua caratteristica esaltante ed assolutamente propria – è mosso con tutto il corpo. Anche le dita si muovono, i capelli, il viso, ma tutto compiendo il movimento che deve compiere il tutto. Niente è fuori posto. Pablo è come quelle regie nelle quali tutto funziona, l’attore entra al momento giusto e con la luce giusta, è bravo, tutto si muove attorno a lui, nessun oggetto in scena è di troppo, dura quanto deve durare, si capisce la storia, si piange o ride. Insomma, tutto perfetto.
Se provi a vedere la sua danza a fotogrammi, immaginandoti di fotografarlo in ogni istante di una dinamica o una sequenza puoi ben affermare che non troveresti un istante in cui una parte del corpo abbia una posizione non corretta. Dalla testa ai piedi è la perfezione che si muove e rimane identica a se stessa.
La sua posizione è sempre naturale, ma non è esperienza, o almeno non solo, ma una attitudine naturale per l’armonia del movimento. Tutto sarà anche stato pensato ma ora, guardandolo, quello che traspare è questa sua naturalezza estrema. Che lui cerca di comunicare. Il Tango non va pensato troppo, dice, ma è un’affermazione che tradisce in realtà le sue intenzioni. Lui l’ha GIA’ pensato, diciamo. Ora è in un momento in cui vuole che prevalga l’animalità del gesto, sempre corretta, sempre elegante, fluida. Questo vuole trasmettere e questo trasmette. La gente esce diversa, al termine della lezione.
Pablo in questi giorni è stato bene, ha lavorato moltissimo. Ha visto Roma di notte, ha ballato, riso, mangiato. Si è sentito bene e ha risposto a questo clima con una generosità tranquilla ed indomabile. Bastava un caffè doppio e tutta la sua giornata riprendeva con simpatia immediata e concentrazione. Durante la lezione Pablo spiega una dinamica, una sequenza fatta di elementi di base e dice “questo è il tango, gli elementi di base; se non si conoscono questi come si fa a ballare con stile nuevo o simili ?” Tira il tempo lungo all’inizio della lezione. Dà l’impressione di non guardare, si siede, chiede un tango, poi inizia, entra nello spazio della classe in sordina, ma basta un passo, una postura che tutti tacciono immediatamente. E tutti entrano in un’altra dimensione, tanto che a lezione terminata c’è come un risveglio generale dopo un viaggio in un altro mondo, colorato. Tira il tempo, mostra una dinamica, sembra semplice, sembra, perché a vederla sembra semplicissima: ma il vero insegnamento, la sfumatura, nessuno la esegue, ha bisogno di tornarci su. Tutti sembrano capire, mancano venti minuti alla fine della lezione. E lui inanella una serie di variazioni divertite e razionali, alla fine è l’apoteosi.
A tutti dice che la sicurezza non sta nelle braccia, ma nel proprio corpo, verso la terra, e che la pista ha le sue dinamiche, fatte di rispetto; si arriva ad una sensazione di pienezza quando racconta le leggenda di Petroleo o parla di Todaro. Pablo è un ragazzo, così è, al di là della sua età anagrafica, e lo vedi dal suo giocare, dal ridere, dai gesti delle mani, dal suo ballare ininterrottamente fino alle sei di mattina per poi scatenarsi in una salsa o ballando hip hop. Un ragazzo però che sa di antico. E questa si chiama pienezza dell’esperienza.
Tutti escono felici, gli tributano applausi lunghissimi, lui sorride e indica la bravissima Mimma che lo ha accompagnato nelle lezioni. Tutti ringraziano l’organizzazione e sembra proprio che sia accaduto qualcosa nella vita di tutti. L’incontro con qualcosa di più di un insegnante o un ballerino. Una persona costantemente dedicata a tutti, che guarda, scruta, ha pazienza, sorride, gentile, al di là del suo immenso talento, straordinario, fuori dal comune, quasi introvabile ormai; e che merita profondo e commosso rispetto.
(scritto di getto, appena terminata l'ultima lezione, l'ultimo barlume di un festival entusiasmante.)
(a.c.)