Regione Lazio
Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport
Comune di Roma
Assessorato alle Politiche Culturali
MDTCMeditango
presentano
meditangofestival
2° Festival internazionale di Tango, danza e teatro
Roma – Italia
2 dicembre 2006 - 6 gennaio 2007
Direzione artistica: Alex Cantarelli e Mimma Mercurio
13 maestri internazionali
21 giorni di programmazione
3 nuove produzioni
più di 30 artisti coinvolti
7 serate evento
Programma completo: prox 1 sett
23 agosto, 2006
20 agosto, 2006
The most dangerous man alive 20/08/06
Consulto per caso una banca dati di videonotizie sul sito web di un quotidiano e scopro con rammarico che mentre io sono qui a lavorare, inventare e programmare, a Buenos Aires si sta svolgendo il CAMPIONATO MONDIALE DI TANGO !!!!
A saperlo !!!
Clicco sul video e la giornalista descrive una città impegnata e riempita da 500 (cinquecento !!?!) coppie provenienti da tutto il mondo per gareggiare e contendersi l'ambito premio di 1.600 euro ! Così si pagano il viaggio e le tasse d'iscrizione e le lezioni tematiche e le birre nella milonga. La giornalista poi prosegue dicendo che il Tango, tipico ballo argentino, compie nel 2006 ben duecento anni ! Quindi io ne ho settanta ? Gli anni in Argentina sono svalutati più dei pesos !
Sarà l'imprecisione, sarà la mia consueta volontà dissacrante che non so tenere a bada - ci provo, ma..niente - sarà per questo ma mi viene in mente un maggio a Roma, un festival di un certo Berti Bertuccia, parà della Folgore che magari quest'anno si ripresenta, non si sa mai ! Nel presunto festival c'erano le eliminatorie del... Campionato del Mondo di Buenos Aires ! Mi ricordo che mi disse che era una cosa seria, che c'erano dietro le autorità ecc. ecc..
Vincitore per una categoria, mediomassimi o non so che, un certo Donato di Napoli, l'idiota che per anni ha messo, senza autorizzazione e senza indicare il nome dei ballerini, la mia foto con i piedi a mollo nel Vesuvio come logo della sua associazione. Da poco l'ha tolta, dopo minaccia legale e sette (7) mail di protesta, e ovviamente senza neanche rispondermi. Forse non sa scrivere !
Come dire, tout se tient. Tutto, insomma, si giustifica e se cerchi un cretino sai dove trovarlo: vicino ad un altro.
Ah, dimenticavo: i campioni dell'anno scorso sono i famosissimi Colas Corneio e Maria de Los Angeles Trabichet, carpentiere lui e casalinga di Voghera lei, ma vuoi mettere...campioni del mondo di Tango.
E così, mentre il Tango se ne va per il mondo, muta, si allaccia alle culture locali, cresce con la città, con la strada che trova, si arricchisce di significati, sconfina nel teatro contemporaneo, nella danza, manifestando la sua profondissima ed inarrestabile essenza di sovvertimento e di libertà, a Buenos Aires si fa sfoggio del Tango becero, di quello che si vuole chiudere in una scatoletta e regalare al turista. Quello che mi fa schifo, insomma.
Magari, dice la giornalista, quest'anno vincerà un irlandese, chi può dirlo ? Quello era il Tour de France e tu sei una giornalista che dovrebbe appendere la penna al chiodo. E' grazie a questa disinformazione che per produrre festival come Meditango o come Cambalache in Argentina o come chissà quanti altri, i soldi li dobbiamo tirare fuori di tasca nostra. E' grazie a l'idiozia di un Campionato con 500 concorrenti per stabilire un anonimo vincitore che il Tango, ancora oggi, si rivolta nella tomba, a due-cento anni dalla sua nascita.
A saperlo !!!
Clicco sul video e la giornalista descrive una città impegnata e riempita da 500 (cinquecento !!?!) coppie provenienti da tutto il mondo per gareggiare e contendersi l'ambito premio di 1.600 euro ! Così si pagano il viaggio e le tasse d'iscrizione e le lezioni tematiche e le birre nella milonga. La giornalista poi prosegue dicendo che il Tango, tipico ballo argentino, compie nel 2006 ben duecento anni ! Quindi io ne ho settanta ? Gli anni in Argentina sono svalutati più dei pesos !
Sarà l'imprecisione, sarà la mia consueta volontà dissacrante che non so tenere a bada - ci provo, ma..niente - sarà per questo ma mi viene in mente un maggio a Roma, un festival di un certo Berti Bertuccia, parà della Folgore che magari quest'anno si ripresenta, non si sa mai ! Nel presunto festival c'erano le eliminatorie del... Campionato del Mondo di Buenos Aires ! Mi ricordo che mi disse che era una cosa seria, che c'erano dietro le autorità ecc. ecc..
Vincitore per una categoria, mediomassimi o non so che, un certo Donato di Napoli, l'idiota che per anni ha messo, senza autorizzazione e senza indicare il nome dei ballerini, la mia foto con i piedi a mollo nel Vesuvio come logo della sua associazione. Da poco l'ha tolta, dopo minaccia legale e sette (7) mail di protesta, e ovviamente senza neanche rispondermi. Forse non sa scrivere !
Come dire, tout se tient. Tutto, insomma, si giustifica e se cerchi un cretino sai dove trovarlo: vicino ad un altro.
Ah, dimenticavo: i campioni dell'anno scorso sono i famosissimi Colas Corneio e Maria de Los Angeles Trabichet, carpentiere lui e casalinga di Voghera lei, ma vuoi mettere...campioni del mondo di Tango.
E così, mentre il Tango se ne va per il mondo, muta, si allaccia alle culture locali, cresce con la città, con la strada che trova, si arricchisce di significati, sconfina nel teatro contemporaneo, nella danza, manifestando la sua profondissima ed inarrestabile essenza di sovvertimento e di libertà, a Buenos Aires si fa sfoggio del Tango becero, di quello che si vuole chiudere in una scatoletta e regalare al turista. Quello che mi fa schifo, insomma.
Magari, dice la giornalista, quest'anno vincerà un irlandese, chi può dirlo ? Quello era il Tour de France e tu sei una giornalista che dovrebbe appendere la penna al chiodo. E' grazie a questa disinformazione che per produrre festival come Meditango o come Cambalache in Argentina o come chissà quanti altri, i soldi li dobbiamo tirare fuori di tasca nostra. E' grazie a l'idiozia di un Campionato con 500 concorrenti per stabilire un anonimo vincitore che il Tango, ancora oggi, si rivolta nella tomba, a due-cento anni dalla sua nascita.
19 agosto, 2006
Il padre "religioso" e l'avvocato ipocrita. 19/08/06
BRESCIA — «Si accaniscono su di me, mi accusano di assumere atteggiamenti da cristiana e non da musulmana. Mi dicono: sei una cretina, una stupida maledetta. Mia madre, come il resto della famiglia, si limita agli insulti e ai richiami. Mio padre invece ...».
Il primo j'accuse di Hina viene raccolto nero su bianco nella caserma dei carabinieri di Villa Carcina. Sono le 11.50 del 4 marzo 2003. La ragazza ha 17 anni. È stata rintracciata dopo l’ennesima fuga da casa. Quando si rende conto che la vogliono riconsegnare alla famiglia, decide di raccontare ciò che prima aveva sussurrato solo alle amiche più intime: «Con i miei ho un rapporto conflittuale. Mi impediscono di vivere come una qualsiasi ragazza di cultura occidentale. Mi hanno ritirato dalla scuola, nonostante io studiassi con profitto e nonostante volessi continuare ad andare a scuola, perché un amico dei miei genitori li aveva avvertiti che io fumavo sigarette, e siccome alla donna, stando alle leggi coraniche, è vietato fumare, per potermi controllare meglio mi hanno impedito di continuare gli studi».
Allontanandosi dalla famiglia, Hina è fuggita dal presente ma anche dal futuro. E spiega: «Io sono promessa sposa a un mio cugino, figlio della sorella di mia madre, che neanche conosco e che attualmente vive in Pakistan e con il quale dovrei unirmi in matrimonio non so quando. I miei genitori mi contestano sempre il fatto che io assumo comportamenti e seguo i modi di vivere della cultura italiana anziché rispettare la tradizione pakistana e per questo vengo maltrattata sia moralmente che verbalmente e fisicamente. Questo sia da parte dei miei genitori che da parte delle mie sorelle, fratelli e anche di mio cognato Mahmood (il terzo uomo ricercato per il delitto, ndr), marito di mia sorella».
Arrivata in Italia con madre, sorelle e fratelli nel 1999, Hina si era ricongiunta al padre quando aveva quattordici anni. Ha subito imparato la lingua, stretto amicizie, insistito per andare a scuola. I primi, violenti litigi in famiglia, risalgono all’estate del 2002. «Era luglio, non ricordo la data esatta - racconta Hina - mio padre tornava dal lavoro intorno alle 18.30, mi picchiava davanti all’intera mia famiglia armato di un bastone di legno con il quale mi colpiva su tutte le parti del corpo, tra l’indifferenza totale dei miei familiari. Nonostante le ferite non sono mai stata portata all’ospedale». Poi ricorda di essere stata trasportata al pronto soccorso dell’ospedale di Gardone Valtrompia. Il bastone impugnato dal papà le aveva rotto il pollice della mano sinistra. «Mi hanno medicata e messo una stecca - racconta Hina - Il medico ha chiesto come avevo fatto a farmi male e la mamma ha risposto che ero caduta con la bicicletta ».
Dai pugni, al coltello. Era il mese successivo, agosto. «In casa non c’era nessuno - ricorda Hina - mia mamma si trovava in Pakistan. Uno zio che abita a Inzino aveva raccontato a mio padre che continuavo a fumare. Lui allora mi ha preso a schiaffi e rinchiuso in camera a chiave. Poi è tornato con un taglierino: mi ha preso il braccio sinistro ferendomi all’altezza dell’avambraccio e del polso. Io mi sono difesa dandogli uno schiaffo e un calcio nelle parti intime ».
Il rapporto con il padre si carica di tensioni. Hina «la ribelle» non solo osa fumare, addirittura reagisce con violenza alla violenza del genitore che «la vuole domare». Hina sta diventano un «problema» per l'intero gruppo parentale. Ed è sempre quando qualcuno «fa la spia» che si scatena la violenza tra le mura domestiche. «Tra novembre e dicembre dell’anno scorso - racconta ancora Hina ai carabinieri - qualcuno aveva raccontato a mio cugino, figlio della sorella di mia madre, che avevo fumato mentre ero in ospedale a Brescia per accudire il mio fratellino che era ricoverato. Quando sono tornata a casa sia mia madre sia mio cugino, alternandosi, mi hanno picchiato con schiaffi su tutto il corpo». Il racconto di Hina prosegue, e affonda nel dolore e nell’angoscia più intima.
Emerge il profilo di un padre-padrone che arriva anche a sostituire la mano dispotica e violenta con quella incestuosa: «...Nell'allontanarmi gli dicevo: cosa stai facendo? - racconta Hina - sono tua figlia, lo dico alla mamma. E lui mi ha risposto: lo sa già». Hina non sa dire se è vero o falso. Sa solo che le attenzioni morbose del padre si moltiplicano. Ha paura. «Una settimana fa - racconta - mentre facevo i mestieri mi ha chiamato in salotto dicendomi che doveva farmi vedere una cosa che era sporca. L’ho raggiunto e mi ha afferrato per il polso sinistro, torcendomi il braccio dietro la schiena mentre con la mano destra mi tappava la bocca e con il piede destro socchiudeva la porta. Mi ha spinto sul divano-letto che si trova accanto alla porta. Dopo avermi messo supina mi ha imbavagliato la bocca con la sciarpa che avevo al collo per impedirmi di gridare». Lui sul suo corpo di ragazzina indifesa e terrorizzata. Il ricordo è recente, particolari pochi, ma inequivocabili. «Sono riuscita a liberarmi e a urlare - racconta Hina - sono arrivati nel salone i miei due fratellini: mio padre diceva che dovevano andar via, io li invitavo a restare con me. Allora è andato via lui».
Il primo j'accuse di Hina viene raccolto nero su bianco nella caserma dei carabinieri di Villa Carcina. Sono le 11.50 del 4 marzo 2003. La ragazza ha 17 anni. È stata rintracciata dopo l’ennesima fuga da casa. Quando si rende conto che la vogliono riconsegnare alla famiglia, decide di raccontare ciò che prima aveva sussurrato solo alle amiche più intime: «Con i miei ho un rapporto conflittuale. Mi impediscono di vivere come una qualsiasi ragazza di cultura occidentale. Mi hanno ritirato dalla scuola, nonostante io studiassi con profitto e nonostante volessi continuare ad andare a scuola, perché un amico dei miei genitori li aveva avvertiti che io fumavo sigarette, e siccome alla donna, stando alle leggi coraniche, è vietato fumare, per potermi controllare meglio mi hanno impedito di continuare gli studi».
Allontanandosi dalla famiglia, Hina è fuggita dal presente ma anche dal futuro. E spiega: «Io sono promessa sposa a un mio cugino, figlio della sorella di mia madre, che neanche conosco e che attualmente vive in Pakistan e con il quale dovrei unirmi in matrimonio non so quando. I miei genitori mi contestano sempre il fatto che io assumo comportamenti e seguo i modi di vivere della cultura italiana anziché rispettare la tradizione pakistana e per questo vengo maltrattata sia moralmente che verbalmente e fisicamente. Questo sia da parte dei miei genitori che da parte delle mie sorelle, fratelli e anche di mio cognato Mahmood (il terzo uomo ricercato per il delitto, ndr), marito di mia sorella».
Arrivata in Italia con madre, sorelle e fratelli nel 1999, Hina si era ricongiunta al padre quando aveva quattordici anni. Ha subito imparato la lingua, stretto amicizie, insistito per andare a scuola. I primi, violenti litigi in famiglia, risalgono all’estate del 2002. «Era luglio, non ricordo la data esatta - racconta Hina - mio padre tornava dal lavoro intorno alle 18.30, mi picchiava davanti all’intera mia famiglia armato di un bastone di legno con il quale mi colpiva su tutte le parti del corpo, tra l’indifferenza totale dei miei familiari. Nonostante le ferite non sono mai stata portata all’ospedale». Poi ricorda di essere stata trasportata al pronto soccorso dell’ospedale di Gardone Valtrompia. Il bastone impugnato dal papà le aveva rotto il pollice della mano sinistra. «Mi hanno medicata e messo una stecca - racconta Hina - Il medico ha chiesto come avevo fatto a farmi male e la mamma ha risposto che ero caduta con la bicicletta ».
Dai pugni, al coltello. Era il mese successivo, agosto. «In casa non c’era nessuno - ricorda Hina - mia mamma si trovava in Pakistan. Uno zio che abita a Inzino aveva raccontato a mio padre che continuavo a fumare. Lui allora mi ha preso a schiaffi e rinchiuso in camera a chiave. Poi è tornato con un taglierino: mi ha preso il braccio sinistro ferendomi all’altezza dell’avambraccio e del polso. Io mi sono difesa dandogli uno schiaffo e un calcio nelle parti intime ».
Il rapporto con il padre si carica di tensioni. Hina «la ribelle» non solo osa fumare, addirittura reagisce con violenza alla violenza del genitore che «la vuole domare». Hina sta diventano un «problema» per l'intero gruppo parentale. Ed è sempre quando qualcuno «fa la spia» che si scatena la violenza tra le mura domestiche. «Tra novembre e dicembre dell’anno scorso - racconta ancora Hina ai carabinieri - qualcuno aveva raccontato a mio cugino, figlio della sorella di mia madre, che avevo fumato mentre ero in ospedale a Brescia per accudire il mio fratellino che era ricoverato. Quando sono tornata a casa sia mia madre sia mio cugino, alternandosi, mi hanno picchiato con schiaffi su tutto il corpo». Il racconto di Hina prosegue, e affonda nel dolore e nell’angoscia più intima.
Emerge il profilo di un padre-padrone che arriva anche a sostituire la mano dispotica e violenta con quella incestuosa: «...Nell'allontanarmi gli dicevo: cosa stai facendo? - racconta Hina - sono tua figlia, lo dico alla mamma. E lui mi ha risposto: lo sa già». Hina non sa dire se è vero o falso. Sa solo che le attenzioni morbose del padre si moltiplicano. Ha paura. «Una settimana fa - racconta - mentre facevo i mestieri mi ha chiamato in salotto dicendomi che doveva farmi vedere una cosa che era sporca. L’ho raggiunto e mi ha afferrato per il polso sinistro, torcendomi il braccio dietro la schiena mentre con la mano destra mi tappava la bocca e con il piede destro socchiudeva la porta. Mi ha spinto sul divano-letto che si trova accanto alla porta. Dopo avermi messo supina mi ha imbavagliato la bocca con la sciarpa che avevo al collo per impedirmi di gridare». Lui sul suo corpo di ragazzina indifesa e terrorizzata. Il ricordo è recente, particolari pochi, ma inequivocabili. «Sono riuscita a liberarmi e a urlare - racconta Hina - sono arrivati nel salone i miei due fratellini: mio padre diceva che dovevano andar via, io li invitavo a restare con me. Allora è andato via lui».
17 agosto, 2006
Forza Etna. 17/08/06
Porto Rotondo, festa di Ferragosto con tanto di vulcano finto a villa Certosa
La simulazione era talmente realistica da scatenare il panico.
Lapilli, fumo e lava finta a villa Berlusconi ed è subito allarme, centinaia di chiamate al 115.
E la sera precedente: sfida con gli amici al karaoke
OLBIA- Un piccolo vulcano nel parco della villa di Silvio Berlusconi dal quale fuoriescono lapilli e una lunga colata fiammeggiante ed è subito allarme. E' successo a Porto Rotondo, poco dopo l'una del mattino: molti residenti della zona, spaventati dalla spettacolare lava nel parco di Villa Certosa e dalle relative fiamme, hanno tempestato di chiamate il 115, numero di emergenza dei Vigili del Fuoco, Protezione civile e Forestale.
Le squadre antincendio sono giunte sul posto e hanno accertato che non si trattava altro che di un effetto scenico voluto da Berlusconi per animare la sua festa di Ferragosto. Gli effetti speciali erano talmente accurati da trarre in inganno gli ospiti delle ville vicine, ma anche i volontari del campo della protezione civile di Luogosanto, giunti intorno all'una e trenta alle porte delle villa e immediatamente respinti dal servizio di sicurezza dell'ex premier.
Poche le notizie certe sul party superblindato del 15 notte: pare si sia trattato di un'esclusiva esibizione di Patty Pravo, ma qualcuno parla di un concerto privato di Gigi d'Alessio, che possiede una casa a Palumbanza, poco lontano da quella, più famosa, di Silvio Berlusconi.
Maggiori, invece, le certezze sulla festa della notte precedente: per la veglia di Ferragosto l'ex capo del governo aveva partecipato a un ricevimento con una settantina di altri ospiti. La residenza era, questa volta, Villa Anna, la dimora di fronte a Villa Primavera, di proprietà della madre di Berlusconi. Piatti raffinati e molto champagne per l'ex premier, giunto alla festa insieme alla sua scorta. E per finire il karaoke, nel quale Berlusconi ha sfidato i suoi amici a suon di hit musicali.
La simulazione era talmente realistica da scatenare il panico.
Lapilli, fumo e lava finta a villa Berlusconi ed è subito allarme, centinaia di chiamate al 115.
E la sera precedente: sfida con gli amici al karaoke
OLBIA- Un piccolo vulcano nel parco della villa di Silvio Berlusconi dal quale fuoriescono lapilli e una lunga colata fiammeggiante ed è subito allarme. E' successo a Porto Rotondo, poco dopo l'una del mattino: molti residenti della zona, spaventati dalla spettacolare lava nel parco di Villa Certosa e dalle relative fiamme, hanno tempestato di chiamate il 115, numero di emergenza dei Vigili del Fuoco, Protezione civile e Forestale.
Le squadre antincendio sono giunte sul posto e hanno accertato che non si trattava altro che di un effetto scenico voluto da Berlusconi per animare la sua festa di Ferragosto. Gli effetti speciali erano talmente accurati da trarre in inganno gli ospiti delle ville vicine, ma anche i volontari del campo della protezione civile di Luogosanto, giunti intorno all'una e trenta alle porte delle villa e immediatamente respinti dal servizio di sicurezza dell'ex premier.
Poche le notizie certe sul party superblindato del 15 notte: pare si sia trattato di un'esclusiva esibizione di Patty Pravo, ma qualcuno parla di un concerto privato di Gigi d'Alessio, che possiede una casa a Palumbanza, poco lontano da quella, più famosa, di Silvio Berlusconi.
Maggiori, invece, le certezze sulla festa della notte precedente: per la veglia di Ferragosto l'ex capo del governo aveva partecipato a un ricevimento con una settantina di altri ospiti. La residenza era, questa volta, Villa Anna, la dimora di fronte a Villa Primavera, di proprietà della madre di Berlusconi. Piatti raffinati e molto champagne per l'ex premier, giunto alla festa insieme alla sua scorta. E per finire il karaoke, nel quale Berlusconi ha sfidato i suoi amici a suon di hit musicali.
15 agosto, 2006
Stupidario. 15/08/06
Ritrovo tra le pagine di Repubblica.it uno sviluppo della vicenda della ragazza pachistana uccisa dal padre in provincia di Brescia solo perchè era fidanzata e conviveva con un italiano.
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"Mohammed Saleem, che ha ucciso la figlia, ha parlato per 2 ore con l'avvocato. "Le sue idee religiose sono profondamente radicate. Molto diverse dalle nostre"
>MA: MENO MALE !!!<
Mohammed Saleem, padre della ventenne pachistana uccisa in Valle Trompia, BRESCIA
"Un uomo solo, che crede profondamente nel Corano".
>CONCORSO ! TROVATE UN PASSO DEL CORANO IN CUI C'E' SCRITTO CHE UN PADRE PUO' UCCIDERE LA FIGLIA PERCHE' AMA UN RAGAZZO ITALIANO.<
Così l'avvocato Alberto Bordone descrive Mohammed Saleem, 55 anni, il cittadino pachistano che ha ucciso la figlia ventenne Hina. Ventiquattro ore dopo l'arresto, l'uomo ha avuto il primo colloquio con il suo legale: "Ritengo che per il mio assistito sia ancora il caso di mantenere il silenzio, almeno fino a domani quando si terrà l'udienza del giudice per le indagini preliminari", ha detto l'avvocato Bordone, dopo due ore di colloquio nel carcere di Canton Mombello, con l'uomo che, secondo la sua stessa ammissione, ha sgozzato la figlia e poi l'ha sepolta nel giardino della sua casa a Sarezzo, in Valle Trompia "per non farla diventare come le ragazze di qui". La ragazza, agli occhi del padre, era 'colpevole' di aver scelto costumi occidentali e di essersi fidanzata con ragazzo bresciano di 33 anni.
"Mohammed Saleem in questo momento si è costruito una corazza, dovuta ai fatti accaduti, che lo sconvolgono negli strati più profondi - ha spiegato il legale -. E' così provato da essere in posizione di continua difesa, anche nei confronti del suo avvocato. Sto solo cominciando a scalfire la sua corazza, ma sarà necessario un lungo lavoro per riuscire a colloquiarci".
L'avvocato ha anche spiegato che il rapporto con la figlia Hina era molto complicato, in particolar modo a causa delle idee religiose di Saleem. "Il mio assistito crede profondamente, segue con scrupolo tutte le leggi del Corano e sta rispettando il momento di preghiera. Le sue idee religiose sono profondamente radicate. Molto diverse dalle nostre. Anche io fatico a capire. Servirà tempo per poter arrivare a capo della vicenda".
>E' TUTTO ESTREMAMENTE CHIARO !!!! SIETE DEGLI IDIOTI.<
-----
Un appello.
1. Il padre venga sottoposto, secondo la Saarìa coranica, a medesima pena, cioè sepolto vivo. Se era giusto prima per la figlia di vent'anni è giusto anche ora.
2. L'avvocato che lo difende, che si permette di tirare fuori "il grande senso religioso dell'uomo" venga cancellato dall'albo dei paesi occidentali e spedito al confino a vita in una provincia interna dell'Iran.
Veramente cose da pazzi.
Sono allucinato. Finchè si tirerà fuori il "senso religioso" per giustificare l'assassinio e la perversione ci meriteremo la Guerra Santa.
Buon Ferragosto.
a.c.
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"Mohammed Saleem, che ha ucciso la figlia, ha parlato per 2 ore con l'avvocato. "Le sue idee religiose sono profondamente radicate. Molto diverse dalle nostre"
>MA: MENO MALE !!!<
Mohammed Saleem, padre della ventenne pachistana uccisa in Valle Trompia, BRESCIA
"Un uomo solo, che crede profondamente nel Corano".
>CONCORSO ! TROVATE UN PASSO DEL CORANO IN CUI C'E' SCRITTO CHE UN PADRE PUO' UCCIDERE LA FIGLIA PERCHE' AMA UN RAGAZZO ITALIANO.<
Così l'avvocato Alberto Bordone descrive Mohammed Saleem, 55 anni, il cittadino pachistano che ha ucciso la figlia ventenne Hina. Ventiquattro ore dopo l'arresto, l'uomo ha avuto il primo colloquio con il suo legale: "Ritengo che per il mio assistito sia ancora il caso di mantenere il silenzio, almeno fino a domani quando si terrà l'udienza del giudice per le indagini preliminari", ha detto l'avvocato Bordone, dopo due ore di colloquio nel carcere di Canton Mombello, con l'uomo che, secondo la sua stessa ammissione, ha sgozzato la figlia e poi l'ha sepolta nel giardino della sua casa a Sarezzo, in Valle Trompia "per non farla diventare come le ragazze di qui". La ragazza, agli occhi del padre, era 'colpevole' di aver scelto costumi occidentali e di essersi fidanzata con ragazzo bresciano di 33 anni.
"Mohammed Saleem in questo momento si è costruito una corazza, dovuta ai fatti accaduti, che lo sconvolgono negli strati più profondi - ha spiegato il legale -. E' così provato da essere in posizione di continua difesa, anche nei confronti del suo avvocato. Sto solo cominciando a scalfire la sua corazza, ma sarà necessario un lungo lavoro per riuscire a colloquiarci".
L'avvocato ha anche spiegato che il rapporto con la figlia Hina era molto complicato, in particolar modo a causa delle idee religiose di Saleem. "Il mio assistito crede profondamente, segue con scrupolo tutte le leggi del Corano e sta rispettando il momento di preghiera. Le sue idee religiose sono profondamente radicate. Molto diverse dalle nostre. Anche io fatico a capire. Servirà tempo per poter arrivare a capo della vicenda".
>E' TUTTO ESTREMAMENTE CHIARO !!!! SIETE DEGLI IDIOTI.<
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Un appello.
1. Il padre venga sottoposto, secondo la Saarìa coranica, a medesima pena, cioè sepolto vivo. Se era giusto prima per la figlia di vent'anni è giusto anche ora.
2. L'avvocato che lo difende, che si permette di tirare fuori "il grande senso religioso dell'uomo" venga cancellato dall'albo dei paesi occidentali e spedito al confino a vita in una provincia interna dell'Iran.
Veramente cose da pazzi.
Sono allucinato. Finchè si tirerà fuori il "senso religioso" per giustificare l'assassinio e la perversione ci meriteremo la Guerra Santa.
Buon Ferragosto.
a.c.
09 agosto, 2006
A chi parte, 09/08/06
Addii, fischi nel buio, cenni, tosse
e sportelli abbassati. È l'ora. Forse
gli automi hanno ragione. Come appaiono
dai corridoi, murati!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Presti anche tu alla fioca
litania del tuo rapido quest'orrida
e fedele cadenza di carioca? -
(Eugenio Montale, Le occasioni: Mottetti)
e sportelli abbassati. È l'ora. Forse
gli automi hanno ragione. Come appaiono
dai corridoi, murati!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Presti anche tu alla fioca
litania del tuo rapido quest'orrida
e fedele cadenza di carioca? -
(Eugenio Montale, Le occasioni: Mottetti)
04 agosto, 2006
Tremonti di Venere. 04/08/2006
Polemiche per la presenza dell'esponente del Prc a Senigallia il 6 agosto
Luxuria ospite della Rotonda, Fi protesta
Il deputato transgender invitato dalla giunta (rossa) per festeggiare l'anello sul mare. Forza Italia tuona: «Vergognoso»
ANCONA - L'onorevole Luxuria torna ad essere al centro delle polemiche. Questa volta non in Transatlantico ma in quel di Senigallia, dove l'inaugurazione dei restauri della Rotonda, la piattaforma sul mare cantata da Fred Bongusto, è stato uno degli eventi dell'estate italiana. Il calendario dei festeggiamenti prosegue ma il clima bipartisan rischia di infrangersi alla data del 6 agosto: per quel giorno l'amministrazione comunale di centro sinistra ha invitato alla Rotonda il deputato transgender del Prc e la cosa ha fatto insorgere il coordinatore cittadino dei giovani di Forza Italia, Enrico Rimini. «Pensate cosa sarebbe successo - ha detto - se domenica come ospite ci fosse stato Giulio Tremonti!». Secondo Fi infatti, invitare «un onorevole di Rifondazione comunista (tra l' altro transex) è a dir poco vergognoso e privo di morale e di etica». «La Rotonda a mare è di tutti, e non può essere usata come sala convegni della Festa dell' Unità», manda a dire Rimini al sindaco ds Luana Angeloni. Per poi aggiungere: «Pensate se al posto di Luxuria ci fosse stato il parlamentare Tremonti, persona di altro calibro, permettetemi di dirlo. Sarebbe stato un delirio, tutti avrebbero urlato "vergogna, vergogna". Invece Luxuria no, va benissimo!»
(fonte Corriere.it)
Luxuria ospite della Rotonda, Fi protesta
Il deputato transgender invitato dalla giunta (rossa) per festeggiare l'anello sul mare. Forza Italia tuona: «Vergognoso»
ANCONA - L'onorevole Luxuria torna ad essere al centro delle polemiche. Questa volta non in Transatlantico ma in quel di Senigallia, dove l'inaugurazione dei restauri della Rotonda, la piattaforma sul mare cantata da Fred Bongusto, è stato uno degli eventi dell'estate italiana. Il calendario dei festeggiamenti prosegue ma il clima bipartisan rischia di infrangersi alla data del 6 agosto: per quel giorno l'amministrazione comunale di centro sinistra ha invitato alla Rotonda il deputato transgender del Prc e la cosa ha fatto insorgere il coordinatore cittadino dei giovani di Forza Italia, Enrico Rimini. «Pensate cosa sarebbe successo - ha detto - se domenica come ospite ci fosse stato Giulio Tremonti!». Secondo Fi infatti, invitare «un onorevole di Rifondazione comunista (tra l' altro transex) è a dir poco vergognoso e privo di morale e di etica». «La Rotonda a mare è di tutti, e non può essere usata come sala convegni della Festa dell' Unità», manda a dire Rimini al sindaco ds Luana Angeloni. Per poi aggiungere: «Pensate se al posto di Luxuria ci fosse stato il parlamentare Tremonti, persona di altro calibro, permettetemi di dirlo. Sarebbe stato un delirio, tutti avrebbero urlato "vergogna, vergogna". Invece Luxuria no, va benissimo!»
(fonte Corriere.it)
03 agosto, 2006
Forni vs. Silvio

Vagando sul web ho ritrovato questa sconcertante notizia, segno che le buone idee vengono sempre copiate.
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Berlusconi fa follie per la moglie
Luglio 28th, 2006
Viaggio a Marrakech organizzato di nascosto.
A cena il travestimento e un collier di diamanti
Chi la conosce bene, la descrive davvero «felice», come non era da tempo. Sedotta, divertita dalla sorpresa ricevuta. E c’è da capirla: quante mogli possono raccontare di aver ricevuto per il cinquantesimo compleanno non solo un prezioso collier di diamanti — che per chi può non è un regalo così fuori dal normale — ma un viaggio a sorpresa organizzato nella romantica Marrakech dal proprio marito, generalmente impegnato in faccende molto importanti, che si traveste da danzatore berbero, in un locale da sogno balla per lei, e alla fine si scopre il volto, estrae di tasca il cadeaux, e le canta «Buon compleanno, amore mio»? Bene, Veronica Lario, moglie di Silvio Berlusconi,può raccontarlo: con la creatività che non gli manca, l’ex premier ha infatti regalato alla sua compagna una fiaba da mille e una notte, che a leggerla fino in fondo uno quasi non ci crede, e infatti un Paolo Bonaiuti un tantino imbarazzato comunica a nome del leader che si tratta di una storia «molto, ma molto romanzata». Ma è l’unica che c’è, ed è narrata dal quotidiano marocchino Aujourd’hui Le Maroc, che l’ha piazzata in prima pagina sotto il titolo «Berlusconi corteggia sua moglie a Marrakech», svelando un segreto del quale erano a conoscenza in pochissimi nello staff dell’ex premier, e il settimanale A nel numero in uscita che ha la notizia condita da altri particolari. Tutto inizia da una certa malinconia di Veronica: triste per l’assenza della figlia Eleonora che studia negli Usa, la signoraBerlusconi chiede agli altri due figli Barbara e Luigi di accompagnarla per il suo compleanno, il 19 luglio, a visitare Bilbao e il suo Guggenheim Museum. E qui scatta il piano di Barbara e del papà: «Facciamole credere che sarà Bilbao la destinazione, ma portiamola a Marrakech». La ragazza fa perfino preparare una valigia «finta» per la mamma, e tace quando sull’aereo privato la signora, sorvolando il Marocco, si sorprende: «Ma che strano, anche in Spagna avanza il processo di desertificazione…». le si fanno incontro uomini dall’inequivocabile abbigliamento arabo, e qui comincia il racconto del giornale marocchino. Veronica viene accompagnata direttamente sulla terrazza del Cafè de France, punto di osservazione della piazza Djama el Fna, e qui si siede a gustare un tè verde alla menta a un tavolo vicino a quello di sette donne velate, vestite con abiti tradizionali berberi. Le quali prima la osservano, poi la avvicinano provocando il suo fastidio e alla fine, voilà, si tolgono il velo e si rivelano le sette amiche del cuore della signora, che il marito con un altro aereo privato ha fatto giungere fin lì. Risate, cena e passeggiate e passa la giornata di martedì. Ma mercoledì, giorno del compleanno, arriva il terzo colpo di scena: si va a cena a Dar Marjana, ristorante noto per il lusso e gli spettacoli musicali. E infatti, ecco arrivare un gruppo di musicisti e danzatori «gnaoua», genere musicale proveniente dall’Africa subsahariana, tra i quali se ne distingue uno in abito «gandoura» blu, con un fazzoletto blu sul viso, che mostra un interesse spiccato per la signora, tanto da — e qui è il cronista marocchino che descrive — «balzarle davanti, con un piccolo salto da guerriero, invitandola a ballare».
All’atterraggio però, Veronica rifiuta seccamente, la musica cessa di colpo, cala il silenzio, i volti dei presenti si fanno tesi, ed ecco che lo spasimante tira fuori dalla tasca la collana di diamanti, scopre il viso e comincia a cantare: «Buon compleanno, amore mio». È Silvio Berlusconi naturalmente, volato direttamente da Roma dove un paio d’ore prima aveva letto in Aula il suo primo discorso da ex premier per annunciare il sì sull’Afghanistan. Ancora una notte romantica a Marrakech, poi giovedì pomeriggio il ritorno a casa. Con tre aerei privati, perché le sorprese sono belle tutte, ma vengono meglio se si dispone dei mezzi adatti.