26 gennaio, 2008

Aiuto.

Il senatore di An che ha dato della checca a Cusumano: io, un esteta fottuto
"Amo dannatamente il turpiloquio e le contraddizioni. Con gli uomini mi fermo un attimo prima"

Nino Strano: adoro i locali gay
ma non sono omosessuale
di ANTONELLO CAPORALE (da reubblica.it)

Nino Strano è catanese, senatore di An e molto altro ancora: "Esteta fottuto, amico di travestiti, troie e gay".

E' anche amico delle male parole.

"Vorrei essere lieve e soave, vorrei vivere la politica come una passeggiata su una spiaggia della Normandia".

Invece quando entra a palazzo Madama cade in trance.

"Il turpiloquio mi afferra, mi tira per un braccio. A me poi piace il turpiloquio".

Ci ricadrà.

"Temo di non sapervi resistere".

"Checca squallida", ha detto al collega Cusumano.

"Ponevo l'accento sull'aggettivo. Denunciavo lo squallore della sua posizione".

Checca invece stava per cosa?

"Non ci azzecca niente. E ho chiesto scusa a lui".

Le serviva comunque l'epiteto per segnalare all'aula la sua presenza.

"Avevo bisogno di urlare la mia contrarietà a quel bagno d'ipocrisia in cui il collega era immerso. Cusumano non credeva a una sola delle parole che pronunciava".

Ha anche guarnito la sua faccia di lembi di mortadella espulsi dalla bocca oramai incapiente. E tracannato spumante oltre a quello versato sullamoquette.

"Tutto il cinema di Almodovar si nutre della carne viva come scena fondante della propria rappresentazione creativa. In me c'era l'idea di sviluppare anche visivamente il senso della vittoria". (Insisto: AIUTO !)

Non è un po' troppo cinematografico il suo senso delle Istituzioni?

"Ho scritto a Marini, naturalmente mi scuso. E devo dire che Prodi ieri ha fatto una bella figura. Evola diceva: a una cosa si badi! A tenersi in piedi in un mondo di rovina".

Senatore: i suoi gusti sessuali sono liberi e anticonformisti. E' credente ma ama i dannati dalla Chiesa. Anche il travestimento personale, le piume.

"Travestimento no".

I maschi.

"Mi squaglio davanti a una creatura di marmo. Ma non ho avuto mai un rapporto sessuale con una persona del mio stesso genere".

Frequenta soltanto.

"Frequento con enorme piacere i locali dove ogni desiderio è possibile e praticabile. Le mie donne sono sempre con me".

Frequenta ma non consuma.

"Mi fermo un attimo prima".

Costringe ad approfondire.

"Stamane ho fatto all'amore. Terminato alle 12,15".

Ah!

"Con una donna, la mia donna. Ho avuto un figlio da un'altra".

Zeffirelli le ha dedicato un grande suo film: Storia di una capinera.

"Zeffirelli è amico di famiglia, nutro immenso affetto, è uno dei più grandi, più grandi, più grandi. Ero assessore alla cultura a Catania, dove quel film è stato girato. Ho fatto di tutto per agevolargli il lavoro".

Per riassumere: lei è un praticante della perdizione.

"Vivo dannatamente di contraddizioni".

S'è chiesto cosa ci faccia in Alleanza Nazionale?

"Bella domanda".


(P.S. A me sembra la cosa più naturale.)

25 gennaio, 2008

Ho visto mortadelle libere
correre per i prati del Monte Citorio
E pezzo di merda, traditore, cornuto, frocio
gridavano le nuvole inquisite
mentre nello stupore di un deputato svenuto
sei apparsa tu, spuh, spuh
giovane Italia e il che c'azzecca
rimase nello sbadiglio del senatore
a vita e morte, ma senza miracoli,
colori immersi nel blu,
nell'azzurro del trattato segreto
con cui mi offrivano la testa del giudice
plurimpegnato, macchietta del mondo
come io lo volli, nè potè essere
che mi moje c'avisse tutt sti sòrd
ca quann vago a viadelcors tutt me salutassere
como u marit d'asignora, chè la libertà
è nell'accettare una vita libera, ora che
sta libertà me sa che è un po' in crisi,
e a me le arange nun m piacciono assai.
Alla prossima poltrona, perchè a sputà
sempre bella figura fai
checchè ne dica Cusuma'.

(P.Neruda)

21 gennaio, 2008

E' attivo dalla homepage del sito un nuovo servizio "Google Calendar" che riempiremo via via, con tutti gli appuntamenti di Meditango. Iscrivetevi, in modo da ricevere le comunicazioni automatiche degli avvenimenti, oppure semplicemente consultatelo.

Nostro desiderio è quello di fornire una informazione "tolta" dalla grinfie del potere di pochi, gestori, moderatori di servizi apparentemente liberi. Il nostro è un lavoro professionale: commerciale ed umano. Nel Tango esistono liste (per fortuna non tutte) di informazione controllate, magazines (aiuto!) pieni di pubblicità e sui quali se vuoi un articolo devi pagare (e poi la rivista è anche a pagamento !) e stendiamo un velo pietoso su Wikipedia, gestita da quattro pazzi che si credono Diderot e D'Alembert.

L'informazione "fai da te" è l'unica risorsa libera rimasta ?

a.c.

P.S.
Sono veramente molto felice che BluBlancoRosso sia in testa al sondaggio, segno di un grande lavoro che ha lasciato il segno. A fra poco, con le prime indiscrezioni sul PAD#6...

P.P.S.
Nei ringraziamenti "pubblici" e formali riguardo al Festival non hanno trovato posto i ringraziamenti a tutti coloro che ci hanno sostenuto, allievi ed amici, aderendo fin da subito con spontaneo entusiasmo ad ogni attività, costituendo una "base" irrinunciabile di partecipazione attiva in ogni evento. A loro va il mio affetto più totale, grazie.

18 gennaio, 2008

2008, l'anno del contatto.

Repubblica dice: ANNIVERSARI
25 anni fa Apple lanciava Lisa: mouse e grafica"

Fa impressione. Con il mio computer vedo un video che parla della nascita del mio computer. Un circolo virtuoso ?
Comunque: c'è un "guasto giornalistico", un errore....scovatelo, intorno al quarto minuto.

Yaaaayaayaaaa

La religione è l'eroina dei popoli.

Ma la religione non doveva "salvare" ?

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«L'Iran salvi Kobra dalla lapidazione»
Appello di Amnesty per la donna di Tabriz condannata per adulterio

(da repubblica.it)
Liberate Kobra Najjar. O salvatele almeno la vita. Lo gridano le femministe iraniane, i firmatari nella Repubblica Islamica della campagna «Stop alla lapidazione per sempre», i difensori dei diritti umani in quel Paese e nel mondo. Anche Amnesty International l'ha chiesto con forza in questi giorni: risparmiate Kobra, condannata prima a una vita d'inferno, poi per il delitto compiuto da un altro. E con lei, salvate le otto donne e i due uomini che attendono di morire a colpi di pietra. In carcere e già condannati, oggi sono a serio di rischio di lapidazione, nonostante la moratoria annunciata nel 2002 dal ministro della Giustizia, Ayatollah Shahroudi. Per qualche anno, anche se i tribunali islamici emettevano ancora verdetti di morte per lancio di sassi («né troppo piccoli da risultare inoffensivi, né troppo grandi da causar subito il decesso »), nessuna sentenza era stata eseguita. Ma è durato poco.

«Sappiamo che nel 2004 le lapidazioni sono riprese, nel 2006 e 2007 ce ne sono sicuramente state, senza pubblicità, all'interno delle prigioni, ma ci sono state», dice Amnesty, spiegando la nuova denuncia e l'appello a Teheran. «Negli ultimi mesi poi, ancor più nelle ultime settimane, la repressione è aumentata in tutto l'Iran, il regime vuol creare terrore e ridurre al silenzio ogni opposizione interna: arresti, mutilazioni, impiccagioni anche di minori. E lapidazioni. L'élite politica è in difficoltà e reagisce con rabbia», dichiara al Corriere Nazanin Ansari, nota attivista e direttrice del giornale in iraniano Kayhan di Londra, dove è esule. Poi aggiunge: «Il regime può fare tutto ciò perché gli intellettuali moderati non sono uniti, né rappresentati in un organismo. Non c'è un'opposizione forte». Ma la Repubblica Islamica non attacca solo femministe, giornalisti, intellettuali, politici con un progetto di Stato diverso, lesbiche e gay, minoranze etniche. A temere, e a pagare, è anche molta gente «normale». Come Kobra Najjar. Una donna qualsiasi di Tabriz, oggi di 44 anni, che dieci anni fu condannata a otto di carcere e poi - appunto - alla lapidazione, che attende ogni giorno la morte. O la salvezza.


Una donna, come tante in Iran (e non solo), vittima ancor prima di un marito violento, un eroinomane che per 12 anni l'aveva costretta a prostituirsi per pagarsi la droga, diffusa ormai anche tra i più poveri, utilizzata da almeno 4 milioni di iraniani nonostante le durissime pene per i trafficanti. Fino al giorno in cui, racconta l'avvocato che la segue da allora, si confidò con un «cliente». Che poco dopo uccise il marito di Kobra, per giustizia, o forse, chissà, per gelosia o per amore. Lui, l'assassino, fu condannato a morte ma poi la famiglia dell'ucciso accettò il prezzo del sangue, denaro in cambio di perdono come prescrive la legge islamica. Per lei, Kobra, ritenuta complice e ovviamente adultera, nessuna clemenza. Solo mesi, anni di attesa. Che potrebbero finire nel modo più tragico. «La violazione dei diritti umani in Iran non solo si sta espandendo in nuovi campi, ma sta trovando nuove dimensioni », dichiara Shirin Ebadi, avvocato e Premio Nobel. Non è sola in questa denuncia. Ma le cose, per ora, non cambiano.

Cecilia Zecchinelli
18 gennaio 2008

Religione ?

«L'Iran salvi Kobra dalla lapidazione»
Appello di Amnesty per la donna di Tabriz condannata per adulterio

(da repubblica.it)
Liberate Kobra Najjar. O salvatele almeno la vita. Lo gridano le femministe iraniane, i firmatari nella Repubblica Islamica della campagna «Stop alla lapidazione per sempre», i difensori dei diritti umani in quel Paese e nel mondo. Anche Amnesty International l'ha chiesto con forza in questi giorni: risparmiate Kobra, condannata prima a una vita d'inferno, poi per il delitto compiuto da un altro. E con lei, salvate le otto donne e i due uomini che attendono di morire a colpi di pietra. In carcere e già condannati, oggi sono a serio di rischio di lapidazione, nonostante la moratoria annunciata nel 2002 dal ministro della Giustizia, Ayatollah Shahroudi. Per qualche anno, anche se i tribunali islamici emettevano ancora verdetti di morte per lancio di sassi («né troppo piccoli da risultare inoffensivi, né troppo grandi da causar subito il decesso »), nessuna sentenza era stata eseguita. Ma è durato poco.

«Sappiamo che nel 2004 le lapidazioni sono riprese, nel 2006 e 2007 ce ne sono sicuramente state, senza pubblicità, all'interno delle prigioni, ma ci sono state», dice Amnesty, spiegando la nuova denuncia e l'appello a Teheran. «Negli ultimi mesi poi, ancor più nelle ultime settimane, la repressione è aumentata in tutto l'Iran, il regime vuol creare terrore e ridurre al silenzio ogni opposizione interna: arresti, mutilazioni, impiccagioni anche di minori. E lapidazioni. L'élite politica è in difficoltà e reagisce con rabbia», dichiara al Corriere Nazanin Ansari, nota attivista e direttrice del giornale in iraniano Kayhan di Londra, dove è esule. Poi aggiunge: «Il regime può fare tutto ciò perché gli intellettuali moderati non sono uniti, né rappresentati in un organismo. Non c'è un'opposizione forte». Ma la Repubblica Islamica non attacca solo femministe, giornalisti, intellettuali, politici con un progetto di Stato diverso, lesbiche e gay, minoranze etniche. A temere, e a pagare, è anche molta gente «normale». Come Kobra Najjar. Una donna qualsiasi di Tabriz, oggi di 44 anni, che dieci anni fu condannata a otto di carcere e poi - appunto - alla lapidazione, che attende ogni giorno la morte. O la salvezza.


Una donna, come tante in Iran (e non solo), vittima ancor prima di un marito violento, un eroinomane che per 12 anni l'aveva costretta a prostituirsi per pagarsi la droga, diffusa ormai anche tra i più poveri, utilizzata da almeno 4 milioni di iraniani nonostante le durissime pene per i trafficanti. Fino al giorno in cui, racconta l'avvocato che la segue da allora, si confidò con un «cliente». Che poco dopo uccise il marito di Kobra, per giustizia, o forse, chissà, per gelosia o per amore. Lui, l'assassino, fu condannato a morte ma poi la famiglia dell'ucciso accettò il prezzo del sangue, denaro in cambio di perdono come prescrive la legge islamica. Per lei, Kobra, ritenuta complice e ovviamente adultera, nessuna clemenza. Solo mesi, anni di attesa. Che potrebbero finire nel modo più tragico. «La violazione dei diritti umani in Iran non solo si sta espandendo in nuovi campi, ma sta trovando nuove dimensioni », dichiara Shirin Ebadi, avvocato e Premio Nobel. Non è sola in questa denuncia. Ma le cose, per ora, non cambiano.

Cecilia Zecchinelli
18 gennaio 2008

17 gennaio, 2008

Sapienza, 17, 1.

Se fossi il Sindaco, o il Presidente della Repubblica mi esprimerei proprio come hanno fatto loro. Una condanna agli studenti che hanno "intimidito" Papa Ratzinger facendolo ritirare dall'occasione di inaugurazione dell'Anno Accademico alla Sapienza.
Se fossi loro, ma non lo sono. Sono un individuo libero. Che non può però andare in Chiesa, prendere la parola e difendere Lutero o la ricerca sulle staminali.
La mancata visita del Papa e conseguente discorso sono un evento cui si è data troppa importanza.
Semplicemente non doveva essere invitato.
All'inauguraizone dell'anno alla Gregoriana hanno mai invitato uno scienziato gay (dichiaratamente, dico) o l'inventore della pillola ? Non se ne parla. Sono tutti bravi quando non si tratta di casa loro (per non dire peggio).

Ezio Mauro (di cui andrebbero chieste le dimissioni, voto 3 se non altro per la traccia confusissima del suo tema e per la forma), dice sul giornale da lui diretto La Repubblica: "A mio parere il giorno d'inaugurazione dell'anno accademico non era la data più propria per invitare Benedetto XVI a tenere la sua lectio magistralis; e il rettore si corresse, perché quella lezione non suonasse come un programma e un indirizzo per l'anno dell'Ateneo. Ma è ridicolo chiamare in causa la scienza, come se potesse risultare coartata, offesa o limitata dalle parole del Pontefice, che è anche uno dei grandi intellettuali europei della nostra epoca."
Sarà anche un intellettuale: ma è il Papa, un teologo, il capo della Chiesa che per secoli è stata la nemica numero uno della ricerca scientifica, quella ricerca che oggi fa stare meglio tutti COMPRESO il Papa. Quella Chiesa che magari oggi non tuona più contro Galileo, non manda al rogo Bruno o Vesalio, ma semplicemente perchè lo ha già fatto ! Oggi la Chiesa si misura con i problemi di oggi: e ditemi su quale nuova frontiera della scienza il Papa si dichiara concorde.

Il Papa andava invitato in un dibattito, ma lui stesso non cede ai dibattiti....è il Papa ! Lui deve parlare e tutti lo devono ascoltare. Ma se gli studenti non vogliono ascoltarlo ? Se la sua presenza come marchio dell'inaugurazione di una università laica viene visto di cattivo occhio ? E' un peccato mortale ? Poi teniamo fuori dalla porta i testimoni di Geova.

La democrazia non è un'opzione infinita: ha delle regole e delle opportunità. Possibile che proprio il Papa debba parlare alla Sapienza ? In questa occasione ?

In ultimo: al posto del Papa io sarei andato eccome. Sempre col senno di poi. Per imporre, tutto sommato la storia della Chiesa è costellata di imposizioni. I Papi romani dell'ottocento contestati dal popolino si affacciavano lo stesso dal Vaticano, all'Angelus. Se fossi stato il Papa, o il sindaco, ma non lo sono, non ho i loro stipendi, i loro privilegi, poverini.


P.S.
Premetto di aver letto il testo integrale del discorso di Ratzinger. Lo ho trovato banale, pieno di punti scuri, non chiaro, amiccante, inutile, furbo. Un discorso che poteva benissimo essere pubblicato e basta, senza diventare , in coincidenza con la visita alla Sapienza, un caso politico. I particolare le digressioni sll'organizzazione dell'Università medievale e il salto improvviso vertiginoso al presente lasciano chiaramente intendere un personaggio rimasto ancorato a quel passato e che salta a piè pari la modernità, con tutte le sue conseguenze drammatiche.
Allego un articolo da repubblica.it:

Cini, il «vendicatore» di Galileo: criticai pure il Pci

ROMA — L'ombra di Galileo attendeva da quattro secoli il professor Marcello Cini che la vendicasse. Almeno, il professor Cini ne sembra convinto. «Sin dai tempi di Cartesio si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l'Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza sarebbe considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo...».
Il professor Cini non è solo l'artefice della lettera aperta dello scorso 14 novembre, che ha innescato l'incidente più serio con il Vaticano da tempo immemorabile. E' uno dei grandi vecchi (84 anni, quattro più del suo avversario Ratzinger) della cultura italiana. Fin da quando, oltre mezzo secolo fa, Edoardo Amaldi, Enrico Persico e Giorgio Salvini — vale a dire, la Fisica — lo chiamarono a insegnare proprio alla Sapienza. «Cattivo maestro » si definisce (riprendendo un'invettiva di Giorgio Bocca) nel titolo della propria autobiografia intellettuale, pubblicata nel 2001 da Bollati Boringhieri. Ma si capisce bene che scherza e, in fondo, si stima. «Non posso fare a meno di domandarmi se non mi sono troppo spesso identificato con Charlie Brown quando confessa: odio la gente, ma amo l'umanità!», ha scritto di sé. Di Ratzinger, invece: «Ci vuole un bel coraggio a nascondere sotto lo zerbino le crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell'Inquisizione... ».
Nato a Firenze, formatosi al liceo D'Azeglio di Torino, iscritto al Pci fin dai primi anni del dopoguerra, nel '56 porta al congresso della federazione di Catania, dove insegna, una mozione di critica all'invasione dell'Ungheria: «Pajetta mi rispose facendomi nero, con il sarcasmo che gli era abituale». Critico da sinistra del togliattismo, amico di Raniero Panzieri, fu l'unico tra i docenti di fisica — lo racconta il suo allievo Marco D'Eramo — a schierarsi con gli studenti ribelli del '68. Cofondatore del Manifesto. E poi: Medicina democratica, la polemica con Emilio Sereni reo di aver esaltato lo sbarco americano sulla luna («ma quale progresso, è stato il più fantastico spettacolo di circenses offerto alla plebe dai tempi di Nerone! »), i protoambientalisti, la battaglia contro il nucleare. Ma Cini ha lasciato il più ampio segno di sé con «L'ape e l'architetto», che fu il caso politico-culturale del 1976. Un titolo mutuato da Marx, un pamphlet a più mani per dire che la scienza non è mai neutrale, non è indifferente alla storia, alle idee, e soprattutto agli interessi. La reazione dei colleghi fu ora ammirata, ora beffarda; uno di loro replicò che i corpi cadevano nel vuoto allo stesso modo, sia che al potere fossero i democristiani, sia i comunisti. Lucio Colletti infierì: «C'è una certa differenza tra le verità scientifiche e la predica di un parroco o la relazione di un segretario generale». «Il mio vero rimpianto — si immalinconì lui — è che uno impara a vivere quando non gli serve più». Serviva invece a respingere Benedetto XVI, che gli ha regalato una seconda giovinezza: «Possiamo tollerare che il papa », minuscolo ovviamente, «possa dire ai nostri colleghi biologi che non devono prendere sul serio Darwin?».
Capelli bianchi, occhi azzurro pallido, una riproduzione di Guernica dietro la scrivania, Cini non è mai stato un intellettuale retrivo. Pronto già nel '94 a dichiarare la fine del paradigma delle certezze («Un paradiso perduto» uscì da Feltrinelli), è stato tra i primi a occuparsi di bioetica e a denunciare «il pericolo maggiore, una visione di onnipotenza». Critico della clonazione e della scienza ridotta a mercato, ha ammonito a non demonizzare gli ogm — «non fanno peggio delle sigarette e degli hamburger» — e ha invitato la sinistra a diffidare «degli scienziati che giocano a Dio», e anche un poco di se stessa. Proprio sul Manifesto scrisse: «Io non capisco più cosa voglia dire l'aggettivo "comunista" che compare sulla sua testata». Ha fatto autocritica sui figli — «dev'essere stato difficile per loro avere un padre ingombrante, egocentrico e non sempre presente» —, si è sporto sull'orlo di una confessione di fallimento: «Ho passato gran parte della mia vita concentrandomi sul comunismo e sulla fisica. Ora viviamo in un mondo in cui non c'è il comunismo e non c'è la fisica». Resiste invece Ratzinger, il quale «ha solo cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali, ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l'effigie della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella scientifica e metterla in riga». Sulla soglia, però, l'attendeva il professor Cini.

Aldo Cazzullo
16 gennaio 2008

14 gennaio, 2008

Fred e Ginger Cuscino.

- Cosa le fa pensare questo sogno ?
- Proprio non saprei.
- Sono presenti i suoi nonni. Cosa ricorda di loro ?
- Niente. Sono morti quando ero molto piccolo. Non ricordo proprio niente.

08 gennaio, 2008

Giuliano Ferrara auspica, assieme al Papa, che la moratoria sulla pena di morte, promossa da D'Alema, porti ad una ridiscussione della legge 194 sull'aborto.
Ho chiamato immediatamente la mamma di Giuliano Ferrara.
Da non avere più la percezione del tempo.
Tanto ne è passato, di diverso, di pieno.
Ora il vuoto mi sembra non tempo, da passare senza che passi, inutile.
E neanche ho parole, ricordi. Il festival è stato il Tempo, oltre il quale fatico a trovare qualcosa.
Nè ringraziamenti, che in fondo tutto e tutti sono stati uno, un solo punto che avanzava, da sè, che non richiedeva aiuto.
Annaspo nel futuro, con addosso il rame dei fili elettrici o la polvere delle stelle; mi danno un senso da continuare, non so dove, nè come. Ma non me ne preoccupo.
Tutto è stato quello che doveva essere.
A presto, al prossimo tripudio fatto di sudore e gioie che incidono. A presto.

a.c.