Il nonno Berlusca mano nella mano con la gnocca della moglie dice a tutti: è mia ! Ma sua anche la Gelmini, occhi da trans, che riceve ed accoglie complimenti che il vostro presidente del Consiglio dispensa ultimamente a piene mani. E mentre la Carfagna si taglia i capelli come Rosy Bindi tanto per dire "non sono io quella ritratta sul carro porno del Gay Pride" - la signorina ministro Meloni tappezza Roma di manifesti contro le Olimpiadi: con delega allo Sport, la ministra senza portafoglio nè cervello, oppure fegato, poteva ben decidere di non parteciparvi...ma è così: questa destra proclama a gran voce e poi si...vergogna...si ritira...non vorrete mica che facciamo veramente quello che abbiamo detto !? Il ministro Scajola (colui che in qualsiasi altro paese del mondo farebbe il giardiniere di un ministro) inaugura una centrale proclamando che ben valeva "vite umane" - ricordando i morti per la sua costruzione. Ennesimo conato nella tomba di Marco Biagi. E Tremonti tassa i petrolieri, così che la benzina Shell cala di un centesimo e i petrolieri si comprano una barca di 39,99999 metri, ma vuoi mettere ? Viva la giustizia ! Alemanno non fa rovistare nei cassonetti nè chiedere l'elemosina, salvo ripensarci se un vescovo gli dà del cattivo, dopo avergli dato il voto. Il Capogruppo della Lega Nord lamenta la preponderanza di prèsidi di scuola superiore di origine meridionale; ci vogliono prèsidi lombardi. Io fatico a pensare la differenza, meno a riflettere sull'idiozia sua e del suo compagno Maroni che promulga leggi irreprensibili sull'immigrazione e le sbatte in faccia ai 900 sbarcati proprio ieri, a Lampedusa.
Viva l'Italia.
6 commenti:
SLOOP JOHN B
Il John B era una corvetta che girovagava per i mari, al largo dei Caraibi. E divenne una canzone folk molto popolare negli anni 60 in Inghilterra, soprattutto.
Il testo è semplice, parla di un equipaggio un pò matto che combina casini dovunque attraccano.
Questa è la versione dei Beach Boys, la mia preferita.
http://it.youtube.com/watch?v=H_KY_d9MQv8
Un caro saluto a tutti
OL
MANUEL LO SCHIFOSO – I
Solo se mi riempi il bicchiere, amico, solo se me lo riempi, ti racconto di quel disgraziato che se ne è andato il mese scorso. Sì, riempimi il bicchiere prima. Ho bisogno di concentrarmi, per non sentire più il rumore di tutta quell'acquaccia che sta venendo giù là fuori. Ma poi a te che ti frega di quello, non mi starai mica diventando un sentimentale? Già. Lo sai che ti dico? Che anche se non te ne frega niente, te la racconto lo stesso la storia. Sono tutto infreddolito e non me ne vado di qua se prima non spiove e non mi sono riscaldato ben bene.
Vedi, amico, quell'essere ha vissuto qui in paese per quasi trent'anni, ti sarà passato davanti tante volte ... solo che tu non l'hai notato. Come tutti, del resto. Era normale, per un tipo insignificante come lui. Era così insignificante che tutt'ora nessuno se lo ricorda. Incominciamo dall'età: aveva da poco compiuto ventinove anni. Come conosco questo dettaglio? L'ho visto nascere. No, nessuna stranezza! Aveva ventinove anni anche se ne dimostrava molti di più. Il fatto è che nessuno poteva saperlo perchè, all'incirca dai tredici anni in poi, sembrava che il tempo per lui si fosse fermato. Era la persona più uguale a se stessa che ci fosse nei paraggi. Grassoccio, capelli corti, a spatola, occhialetti piccoli e spessi, sguardo assente. Ma soprattutto faccia gonfia da pupazzo animato. Si faceva chiamare Manuel, ma il suo vero nome non era quello. Si dava un tono così, contento lui! Viveva in uno stanzino dietro l'appartamento del sagrestano e quando gli domandavano il suo nome, rispondeva: “Mi cchiammo Mmannuel”, con un'aria da demente e con la lingua incollata sotto il palato, spruzzando saliva come una fontana. Si guadagnava qualcosa facendo il postino, ma all'ufficio postale nessuno lo conosceva come dipendente, però questo non dava fastidio a nessuno. Faceva le consegne delle lettere e dei pacchi e si guadagnava così qualche mancia, per farsene cosa poi, non si sa. Era un poveraccio, sì, tirava la giornata grazie all'assistenza del vescovo. Anche se non lo vedevi, ti accorgevi della sua presenza perchè si sentiva il cigolio delle ruote della bicicletta, che usava per le consegne, poi si sentiva anche ansimare – ansimava sempre, anche quando camminava, aveva sempre l'affanno, come se soffrisse d'asma – e poi perchè si sentiva sempre il puzzo del suo sudore: puzzava di brodo rancido. Per come era fatto e per come si comportava, non era quel tipo di persona che si nota piacevolmente, di grande impressione insomma. E in effetti, quando si avvicinava, anche se non lo davi a vedere, provavi sempre un senso di fastidio. Non era l'unico tipo fastidioso in giro, anzi, troppi ce ne sono! Diciamo che, fino a questo punto, per quello che ti ho detto, non era niente di più che un innocuo ometto. Innocuo.
OL
MANUEL LO SCHIFOSO – II
Dai, riempi! Il serbatoio si sta svuotando e non ho intenzione di continuare il volo con il poco carburante che ho! Dove ero rimasto? Ah, sì, l'ometto! Con il passare degli anni questo paese si svuotava, i giovani andavano via, chi rimaneva invecchiava. Lui no. Lui rimaneva sempre uguale, sempre pupazzone, sempre la stessa espressione goffa. Già. La pelle del viso sembrava di plastica. Lo potevi vedere in giro, per consegne, soprattutto la mattina. Questo non vuol dire che non si desse da fare. Sì, l'amico aveva una mania tutta sua. Ma proprio strana. Come, non ne hai sentito parlare? Beh, te la farò breve: quando entrava in una casa – per consegne, certo – e vedeva che c'era una vecchia – negli ultimi anni abbondano, è vero – faceva in modo da scivolare dietro a quella ... ah ah ... le sollevava la gonna ... e le abbassava le mutande. Ricordi, quando, ogni tanto, di mattina, si sentivano urla di donne? Capisci ora qual era il motivo? Non se ne accorgevano, lui agiva di destrezza, si metteva in posizione ed ... hoplà, il gioco è fatto! E lo rifaceva! Ma solo con le vecchie, mica con le giovani, con quelle non succedeva nulla. Gli piacevano i culoni raggrinziti forse. Serpeggiavano delle voci, specialmente le vecchie cornacchie gracchiavano. Ma le più ci stavano, altrimenti chi le avrebbe toccate? Non i mariti, di certo! Quelli, volendo e potendo, preferivano la carne più giovane a quella stagionata. Da quando durava questa storia, dici? Che ne so? Alla fine nessuno si faceva male e tutto rimaneva sotto traccia. L'unico incazzato era il sagrestano. A dire la verità il sagrestano era sempre incazzato e, quando non sapeva con chi prendersela, si sfogava con l'ometto. Te lo ricordi il sagrestano? Beveva eh? Più beveva e più diventava cattivo. A te non importava: era un buon cliente e basta! I fatti suoi erano fatti suoi! Ma a volte, spesso negli ultimi tempi, si andavano a rovesciare anche addosso alle spalle dell'ometto. Questo è il lato più oscuro della storia! Io non so cosa succedeva tra il sagrestano e l'ometto. L'ometto aveva avuto il permesso del vescovo di occupare lo stanzino dove stava, anzi il vescovo aveva ordinato al sagrestano di tenere pulita quella stanza e di dare da mangiare almeno una volta al giorno all'ometto. Non che il vescovo sia una persona di tanto buon cuore, non mi sembra un santo. Politica! Tutta politica: voleva far vedere che anche lui aveva il suo gregge di ... fammi ricordare ... sì, ecco ... umanità sofferente ... così diceva, quando si metteva in mostra con le alte personalità, i pezzi grossi. E, quando era il caso, questi sofferenti li esibiva pure. E tra loro, c'era il nostro ometto, che di suo non era così sofferente, a meno che non lo facessero soffrire gli altri. E il sagrestano, pio figlio di puttana, ci dava sotto per torturare l'ometto. Nessuno lo dice apertamente, ma io sono sicuro di quello che dico. Ed ora che l'ometto non c'è più, nessuno ne sente la mancanza, come del resto nessuno avrebbe voglia di andare a sollevare polvere dalle parti del sagrestano, che magari non sta simpatico a nessuno ma all'apparenza è innocuo, anzi quasi invisibile e, quindi, non importuna nessuno. Non importunava nessuno, il buon sagrestano, però proprio non riusciva a sopportare la presenza dell'ometto. Questo, quando finiva i suoi giri di dovere ... e piacere – si fa per dire – si rintanava nello stanzino, scompariva dalla vista del paese. La sera anche il buon sagrestano si ritirava.
OL
MANUEL LO SCHIFOSO – III
Ehi, se vuoi che continui, devi darmi ancora da bere, altrimenti è inutile che continui a guardarmi con quella faccia da macaco curioso. E non far finta di fare l'offeso. Tanto lo so che non vedi l'ora di sapere il resto ... Così va bene.
Allora, qualcosa in giro si sa e si sapeva anche prima. Sì, che il buon sagrestano non era uno stinco di santo. Io ti dico questo: era un bastardo, un vero sadico! Non so cosa avesse contro l'ometto, ma una cosa è sicura: qualunque colpa, reale o inventata, gliela faceva pagare! Lo torturava. Quando si fermava a parlare con le cornacchie, alla fine delle funzioni, oppure perdeva il tempo qui da te, tra un bicchiere e l'altro – o tra una bottiglia e l'altra, vero ? Lo sai, no ? - si lamentava che l'ometto gli lasciava lo stanzino in disordine, che gli combinava un sacco di casini. Forse è così, però ti racconto questa. Una sera stavo ritornando a casa, ero passato da te per il solito giro di bicchieri – non c'è mai niente da fare in questo sputo di posto – quando mi giungono dei lamenti, sento singhiozzare. Alzo la testa per capire da dove veniva quella roba. Ero fermo sotto la casa del sagrestano ... e, proprio sopra di me, c'era una finestra illuminata. Beh la luce non era forte, ma si vedevano chiaramente due figure, una ferma, l'altra che si agitava a scatti. Sono rimasto là sotto a guardare, non ti saprei dire se dieci minuti, un quarto d'ora. E c'era sempre questa specie di presepe, una figura ferma e l'altra che si muoveva come una marionetta. E poi quel pianto di sottofondo. Te lo dico io cosa stava succedendo: il sagrestano stava prendendo a frustate l'ometto, forse non erano frustate ma di sicuro non era niente di piacevole. Che c'è? Non mi guardare come se fossi ubriaco! E' già una condanna la robaccia che mi versi da bere, cosa credi? Non ero ubriaco, potrei giurare! Su quello che ho visto e sentito! E poi è successo altre volte. Una sera non ce l'ho fatta più, ho suonato al sagrestano, gli ho chiesto se sentiva anche lui delle urla. Quel bastardo mi ha guardato come se fossi bevuto fradicio, ha alzato le spalle e ha risposto che no, lui non sentiva niente. Poi ha sbattuto il portone. Però la luce sopra era stata spenta. Vuoi saperne un'altra: qualche mattina l'ometto metteva lo zaino con la roba da consegnare sulla bicicletta, non se lo sistemava sulle spalle, a tracolla. Quanto vuoi che pesi uno zaino con le lettere? E poi perchè di solito lo indossava mentre era in giro? Se tu avessi delle piaghe sulla schiena perchè ti hanno frustato, forse non metteresti uno zaino. Detto tra me e te, a volte meriteresti di essere frustato per la roba che vendi. Ne ho parlato anche con il Gianni di quella storia. Stavamo qui al tavolo a bere una sera. Il Gianni, con quella sua risata da leprotto, mi dice: forse il sagrestano era invidioso del Manuel, perchè le vecchiette voleva scoperchiarle lui! Beh, il Gianni è sempre stato un ruffiano, però magari aveva ragione su questo. Quel sagrestano non mi piaceva, con quella finta aria da devoto: quello era marcio! E poi altri mormoravano sul suo conto. Resta il fatto che negli ultimi mesi, quello zaino viaggiava sempre più spesso a bordo della bicicletta e l'ometto sembrava sempre più stanco ed affannoso. E le vecchie cornacchie in giro erano sempre più nervose: forse quelle gonne avevano cessato di svolazzare, non c'erano più colpi di vento a sollevarle.
OL
MANUEL LO SCHIFOSO – IV (ultimo)
Cosa? Non hai più niente per me stasera? Ho bevuto troppo? Te ne approfitti perchè stai dall'altra parte del bancone! Dai, se mi fai il pieno un'ultima volta, ti racconto la fine e me ne vado. Parola! ... Bene, così! Quando vuoi, anche tu riesci ad essere una brava persona.
Beh, non rimane molto da dire! Le torture continuavano – di questo sono sicuro – l'ometto barcollava, ma su questo particolare non volava una mosca. Ultimamente nemmeno i soliti maligni mormoravano più. Perchè poi? Magari qualcuno in alto ce l'aveva con l'ometto. Un giorno il Gianni mi dice che una mattina aveva visto il vescovo in un vicolo schiaffeggiare l'ometto. Il vescovo sicuramente sapeva dell'innocente passatempo: qualche cornacchia era sicuramente andata a civettarsi in confessione. Il vescovo sapeva che il sagrestano aveva la mano pesante? Secondo me sì, ma non deve essergli importanto granchè. Lui, il suo atto di misericordia, già lo faceva, dando una sistemazione – una lercia stanza! - all'ometto, poi, se quello non filava rettamente, non era colpa sua, del vescovo, chè la gente è cattiva di suo. Già. Ognuno dovrebbe capire che bisogna comportarsi bene. Tutti devono comportarsi bene ... anche il vescovo, che non deve lasciare spazio alle voci su certi affarucci che lui aveva con il comune, riguardo ai terreni della canonica. Però io ora ti dico questo per colpa della robaccia schifosa che mi hai dato, perchè io non so niente.
L'ultimo mese che fu visto in giro, l'ometto non faceva più le consegne della posta. Si vedeva raramente la mattina, e quelle poche volte sembrava senza forze, non riusciva a camminare. Si appoggiava spesso ai muri. Poi si copriva spesso la faccia con un grosso fazzoletto. Insomma non dava l'idea di scoppiare di salute. Vero è che faceva un caldo maledetto quei giorni, il sole sembrava scavare le pietre delle case e dei muretti. Questo non aiutava l'ometto a ritornare vispo, specialmente se qualcuno ogni tanto lo prendeva a frustate. Lo trovarono in un campo, dalle parti dei sassi scuri, a mezzogiorno, sotto il sole a picco, disteso con la faccia in su, gli occhi aperti. Non respirava. Era andato. Fine di Manuel. Io l'ho visto, passavo da quelle parti: aveva la faccia scavata, non era più un pupazzo grassoccio. La fronte annerita per le bruciature del solleone. Fecero presto a caricarlo sul carretto e a portarlo alla fossa. Arrivarono i carabinieri: qualcuno disse che era morto per cause naturali, forse era malato. Nessuno sapeva niente. E poi tutti avevano cose più importanti da dire e da fare. Lo stanzino è stato svuotato, il vescovo ha fatto sapere che avrebbe ospitato là un altro bisognoso. Che dici, mi presento? Magari faccio amicizia con il sagrestano.
OL
ADDIO PRESIDENTE
Grazie a te, ho scoperto l'amore per la maggica!
E il 2001 è stato l'anno più bello della mia vita!
Un caro saluto
OL
P.S.: Bella la manifestazione di affetto della città! Peccato che abbiano fatto salire su nella camera ardente anche i lazialotti!
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