
Ti stiamo dedicando un'indagine emozionale, in teatro. Noi poveri figli di chissà quale epoca, forse tutte, forse nessuna, stiamo parlando di te, America, nella speranza che il "vento cambi". E che continui a cambiare. Che la tua identità non si costruisca più con le bombe, pur intelligenti che siano, ma con le persone intelligenti, con le razze, che si incontrano, si accolgono, in una nuova Babele buona.
Per questo aspettiamo con fiducia, forza, e un po' meno paura quello che accadrà.
5 commenti:
In quest'ultimo anno sono stata tre volte in America, per periodi più o meno lunghi, ed in zone differenti di questo grande continente.
Il popolo americano è stupefacente; dove c'erano le Torri Gemelle oggi ci sono gru, persone in sosta a pregare, curiosi, turisti. Ma ci sono anche tutti i progetti di ricostruzione o di costruzione di un'"altra cosa" che sia sì "di riempimento", ma fondamentalmente di memoria.
Ero lì l'11 settembre dell'anno scorso; in quella città meravigliosa che è New York. Ero in Taxi sul ponte di Brooklyn e nel cielo si innalzavano le due grandi luci che ora ci sono al posto delle Twin Towers.
Ero lì in quel giorno di celebrazione; non c'era nessun astio verso nessuno.
Solo voglia, tanta, di ricordare nel rispetto e con dolore i molti morti, le molte vittime ed i molti eroi. Vicino alle Twin Towers c'è una stazione dei pompieri; la prima unità che in quel giorno del 2001 si è mossa a spegnere quello che sembrava essere inizialmente un incendio.
Ora la porta del garage da dove escono normalmente le autobotti è perennemente aperta; sui muri ci sono foto di uomini e ragazzi che sono usciti da quella porta con la propria squadra pensando di andare a sedare un incendio.
E che non sono più rientrati da lì.
Da allora ci sono sempre fiori freschi ai lati della strada di quel garage. E' diventato un luogo di "necessario" passaggio e commemorazione.
Non ho mai sentito nè visto in quest'anno nessun americano guardare male o di sbieco qualcuno perchè indossava un chador o perchè aveva la lunga barba nera, come invece a volta capita qui da noi.
Ho visto solo gli occhi lucidi di chi ha ogni giorno sotto gli occhi il ricordo di un massacro che ha colpito chiunque, anche se al di là del Pacifico.
Ho visto invece manifestazioni contro la guerra in Iraq, con gli occhi speranzosi che quelle rimostranze potessero far finalmente tornare a casa con le proprie gambe i figli, gli amici, i fratelli, spediti da un Governo a combattere "il nemico".
Ho visto spille e striscioni e volantini pro Obama anche nel più sperduto paesino della California, all'interno del vasto e solitario parco di Yosemite. Ho visto la cordialità e generosità di una gente che è stanca di soffrire e tremare al pensiero di un parente con in braccio un fucile e la testa piena di incubi, perché obbligato da anni a "servire il proprio Paese".
Ho potuto scorgere quella voglia di Nuova Frontiera che già prese gli animi degli americani negli anni Sessanta.
Ho visto le molteplici misure di sicurezza per andare ovunque, anche solo per entrare in museo sulla storia dei natii d'America.
Perché purtroppo "il nemico" è tra loro, tra noi, ovunque. Questa è l'eredità che abbiamo avuto.
Non hanno paura "del musulmano" ormai. Hanno piuttosto paura di soffrire ancora per l'azione di una qualsiasi altra persona fomentata da presunte motivazioni religiose, politiche, economiche.
Sono in attesa di un cambiamento.
Hanno paura di chi non riescono più ad identificare precisamente, ubriacati dai molteplici segnali politici che li hanno indotti a credere ora fosse Bin Laden, ora Saddam, ora l'Afghanistan ora l'Iran. Ubriacati dalla leva del terrore che dai vertici politici viene costantemente azionata.
Camminando si vedono moltissime famiglie con bimbi al massimo di 7 anni; come se solo da qualche anno a questa parte gli americani avessero inteso quanto sia importante avere accanto qualcuno che si ama e da cui essere amati. Come se avessero paura di perdersi la vita; come se fosse necessario dimostrare al mondo intero di essere in grado di rialzarsi, pronti a rimboccarsi le maniche per ricostruire ciò che è andato distrutto, edificio o economia, status, affetti che sia.
La voglia di ricostruzione è palpabile in ogni angolo ed in ogni dove; sembrano tutti mossi da un'irrefrenabile necessità di "fare".
C'è una frase di Lord Acton che dice "La libertà è non un dono ma una conquista; è uno stato non di riposo ma di sforzo e crescita…non un dato ma uno scopo…, il prodotto lento e il risultato più alto della civiltà".
Sembrano conoscere tutti queste parole.
Mi auguro che vogliano cambiare e non lasciarsi più attrarre da quel finto e nocivo paternalismo che finora ha nascosto solo i più biechi interessi privati e le personali avidità di ricchezza e potere.
Mi auguro di non aver travisato, nel corso di tutte le mie visite, il loro credere fermamente ad una promessa di rinnovamento di un giovane uomo nero.
Sarebbe il tradimento più grande che gli stessi americani si farebbero. Perché rinuncerebbero a ciò che credono e sentono, facendo fermare i loro passi da una paura troppo grande.
“If there is anyone out there who still doubts that America is a place where all things are possible, who still wonders if the dream of our founders is alive in our time, who still questions the power of our democracy, tonight is your answer”
Il 44esimo presidente USA, Barack Obama
Stamattina ho preso la metro e un tipo parlava con un altro. Diceva "mo' questo...perchè è nero deve esse' pe' fforza bbravo !...".
Luisiana, Georgia, Mississipi, stati con grande maggioranza nera hanno votato repubblicano.
Credo abbia vinto l'idea democratica, più di Barack. E l'amministrazione Bush ha dato una grossa mano.
C'è una differenza tra l'Italia e gli Usa. In Usa i cittadini hanno votato per il cambiamento.
Mi colpisce infine l'atteggiamento di settori della destra: che inneggiano ad Obama. Più che sul carro del vincitore forse saltano su quello dell'uomo forte, del leader. Come se in America la politica si facesse attraverso il leader. Che sciocchezze. Ci sono 50 e più amministrazioni locali, fortissime, il senato decide su quasi tutto, la corte suprema pure, spesso il ministro della difesa compie scelte autonome, le lobby sono potentissime.
Ha vinto l'idea di democrazia, pluralismo, pace, serenità, sviluppo, ha vinto Michael Moore, ha vinto l'intelligenza, ha vinto la California, la libertà, hanno vinto gli intellettuali dell'East Coast.
Non per deludervi, ma la destra ha perso.
Voglio ricominciare a sperare.
SIGNORE PROTEGGICI DAL COGLIONE!
Forse tra qualche giorno, quando mi sarà passato l'enorme groppo alla gola che ancora mi attanaglia per l'emozione, sarò in grado di realizzare quello che è successo ieri. Che non è solo la poderosa scelta da parte degli americani di un "coloured" a guidarli.
E' qualcosa di più, di molto di più! E' un tappo che salta, la goccia che fa traboccare il vaso e tutti i luoghi comuni che possono venire in mio soccorso per descrivere cosa è successo ieri. C'è chi l'ha chiamata rivoluzione, riscatto dei neri, rivincita. Io avrei pagato qualsiasi cifra per trovarmi immerso in quell'euforia collettiva al Grant Park, quando Obama ha pronunciato le prime parole da Presidente, che erano anche l'ennesimo discorso che raccontava la stessa visione.
Può succedere che gli uomini e le donne, anche per un breve istante della loro vita, si facciano guidare da uno slancio verso il cielo, che alzino lo sguardo oltre l'angusto spazio dei loro cortili. Basta mettersi in piedi su una sedia o sul cofano della propria automobile, però è importante cercare di vedere un pò più in là della difesa della propria esistenza. Certo, gli americani hanno dovuto conoscere il purgatorio, o meglio l'inferno di otto anni di Super-Coglione Bush, per arrivarci, ma alla fine quando hanno incominciato ad impoverirsi, a perdere il lavoro, la casa, a non avere più un posto dove dormire, hanno deciso che forse si doveva finirla. Si doveva finirla con il falso mito della crescita perenne, dell'asservimento dell'uomo all'Economia, come gabbia oppressiva costruita a vantaggio di pochi oligarchi.
Qui non è questione di destra o sinistra, è arrivato il momento di mettere il cittadino al centro delle decisioni pubbliche. Questo Obama ha detto. Veniamo da trent'anni (e ancora non siamo usciti dal tunnel) di liberismo reaganiano, in cui, senza che ci fosse un vero fondamento scientifico a questo, si è predicato il vangelo dell'arricchimento a tutti i costi, e guai a chi si fosse trovato indietro. La società americana è sempre stata estremamente mobile, nel bene e nel male, e questa mobilità spesso, in politica, è stata una benedizione, perchè l'establishment divorava senza pietà i propri figli sconfitti.
La crisi che ci pervade, perchè l'impoverimento è filtrato inesorabile perfino nelle nostre coscienze, ha dimensioni sconosciute e il compito che attende Obama sarà crudele. Molte promesse forse saranno disattese e soprattutto noi europei non dobbiamo attenderci riverberi di salvezza: l'America non può più essere il fratello maggiore dell'Occidente, non ora che troppi americani giacciono in condizioni di pesante prostrazione, o almeno ora che questa condizione è presente a tutti. Bisogna salvare i propri concittadini, bisogna pensare all'America prima di tutto. Però le idee restano e quelle che ispirano i discorsi di Obama sono alte, profonde, forti. Mi sono nutrito dei suoi discorsi negli ultimi tempi, soprattutto considerando la penuria di messaggi di civiltà nel mio paese. La penuria di Politica. Non c'è più una res publica, solo una res privata.
A rischio di sembrare un illuso, io dico che deve ritornare di nuovo la forza del sogno, perchè altrimenti la Politica, senza il fuoco delle idee, si riduce a mera amministrazione di condominio ... con il rischio che l'amministratore si metta in tasca dei soldi che non sono suoi. E' vero, come dice Alex, ha vinto Michael Moore, ha vinto l'intelligenza, ha vinto l'America, che è poi un paese straordinario, anche se a volte ci sembra (e forse è) barbaro. Un paese dove si parla di ceto medio, ma mai di moderato perchè chi vuole correre non deve moderarsi, deve essere esagerato, nei vizi e nelle virtù, ma non limitarsi. Io qui, quando sento parlare i nostri campioni, mi sento schifosamente avvolto nella saliva putrida di un vecchio che mi spegne ogni energia. Ed un paese per vecchi siamo.
Però, e questa è una facile profezia, alla fine il tappo salterà anche qui, perchè, per quanto gli italiani si portino addosso l'odore del vomito scambiandolo per profumo forte, prima o poi si sveglieranno dal lungo letargo in cui il proprio autocompiacimento li ha autocondannati.
OL
P.S.: il titolo si riferisce alla battuta del nano coglione sull'Obama giovane, bello ed abbronzato. Cittadini del mondo, copriteci della vostra giusta merda. Accetto di essere immerso nel liquame purchè in compagnia di Gasparri (Coglione), Capezzone (Coglione), Rotondi (Coglione) e tutta la compagnia degli zampognari, che conosciamo. Dio, se esisti, fà sì che i tuoi angeli cachino in bocca al nano di merda, fà sì che sia tutta una sinfonia di merda celeste.
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