Capitulo primo, ovvero di come il santo nascette e subito lo munno lo notasse come pio e devoto.
Ove si narra di un pargolo nascente in letto di fiume, trovatolo, una pia donna del lontano paese di Mulfetta, ne le Puglie lo accolse e lo fice suo, presentandolo a lo marito ignaro. E lo marito subito tentato da lo dimonio di vergare la povera donna per siffato peccato si convertisse a lo sorriso e a la mano robusta de lo infante che elli convinse a diventar lo angelo del loro focolare. E subito, preso come per incantamento lo infante a proferire sentenze rimase uso, fin da quando, poppato lo primo latte, al sonoro sussulto di lattante alternava versi che parean da lo cielo discesi, a glorificar lo creato e 'l creatore. Tanta surpresa generotte in lo povero patre che elli a portarlo in su la pubblica piazza non tremò e anzi usatte lo pargolo come dispensatore di saggezza et eloquentia in cambio di favore, in mutuo spirito cristiano. Si narra che lo infante Onofrio, così battezzatolo dal nome di Onofrino di Mola, patre de lo patre dell'omo, in santa ossequianza de lo calendario de' santi che voleva il giorno del trovamento esser dedicato a li beati Onofrio e Suaducengistocole, privilegiando lo primo per tranquillezza di voce, un giorno vetendo donna passar in su la piazza esclamette povera te et ella di colpo perdette la veste rimanendo ignuda in un fulmine con grande scantalo et ilarità di tutti.O quando il piccolo guardato l'omo patre nell'occhio et indi giovane pulzella cum sorriso dicesse sia lodato tuo pane e lo sorriso de la bella, e cotesta lo bacette suscitando ne l'infante tremor di vesti che il santo ricordò a lungo in momenti di penitentia. Tanta e tale fu sua loquenza da pargolo che l'omo patre et sua matre portanlo a lo reverendo patre monaco di monastero de lo santo speco, in limitare de lo paese di Mulfetta. Lo quale, vetendo et udendo lo proferir così claro de 'l piccolo santo, esclamette codesto est miraculo divino, de cielo disceso a noi mostrare la via saggia et divina. E li tutti si inchionaro in penitentia et ivi stesero per la somma di tre giorni ac tre notti. Fino a quanno lo piccolo pianse, come mai avette fatto, per li dolori de la fame. Gli furon porti due taralli, ad uso de lo luogo et elli, in sommo miraculo, ponendo sue mani in otto e più li mutasse, con gran piacere di tutti, et ponuto lo dito ne la terra ne trasse vino rosso, a lo quale lo frate non creduto esclamette ah lo sangue de nostro signore, ma li astanti non volettero credere e bevvero. Così fice lo piccolo Onofrio, divenuto rosso, facondo come non mai prima et letitia de la comunitati.
(continua)
Nessun commento:
Posta un commento