09 aprile, 2009

La Digue, I.

L'arrivo a La Digue, nonostante la levataccia per consentirci il traghetto ed un'intera giornata di mare, e' abbastanza agevole e sereno. L'isola ad un quarto d'ora da Praslin, e' tutto l'opposto della prima. Laddove tutto era pulito, organizzato, qui e' confuso, crescente, cantieri ovunque. Qualche rifiuto qua e la'. Il mare e' disagevole. Le spiagge, per ora, poche. Source d'Argent e' rinomata e da cartolina, solo che venendo da Anse Georgette di Parlin forse tutto il resto...e' noia - passatemela. Georgette si raggiunge con la compiacenza di camerieri in livrea, passando per un campo da golf. Bisogna chiamare e farsi annunciare. Il resto e' spettacolo puro.
La Digue e' pigra. Un po' scontrosa anche. Un tipo ci dice che non possiamo sedere su due sdraio cinque minuti a vedere il tramonto. Sono dell'hotel vicino. Vorrei chiedergli se il tramonto arancioviola e' suo, ma in fondo e' proprio cosi'. Questi creoli hanno la ricchezza di avere un sole ed una terra come nessun altro.
E ora, scrivendo a penna su un taccuino nel patio coperto di questi bungalow coloniali, nel dopocena, sorseggiando citronella, di fronte ho la piccola foresta punteggiata di rare luci; segno di una civilta' assai meno potente della natura. Cameriere che corrono qua e la'. E che non possono fare a meno di te, della tua ricerca di pace. Pagata in euro.

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