14 luglio, 2011

Del ridere. Ovvero piccolo repertoire di Francia.

L'occasione è di per sè non molto buffa.
L'impiegata della Hertz, siamo a Paris Gare de Lyon, una ragazzona creola di oltre un quintale, dal nome delicato, Carole (che a me ricorda Carole Andrè la Perla di Labuan - siamo lontanissimi) non vuole darci la macchina in affitto. Si attacca a tutto, fa battute sugli italiani, alla fine gli diciamo cordialmente "ciao" e andiamo a Rouen in treno. Immaginato il primo stress, del tipo "in Italia voi fate cosi in Francia noi invece..." (ok sarai pure naturalizzata francese e io sono antirazzista, ma...insomma...)si sale sul treno con valigie e fatica. Dicevo, non finisce qui. Il treno parte comodo ed in orario, la gente è gentile e simpatica. A metà strada si ferma. L'annuncio è sconsolante. Ritardo, problemi di linea elettrica. Poi altri annunci. Rotto. Si scende, si va in attesa di un altro treno. Una fiumana di persone ridendo e scherzando passa a malapena sotto il piccolo sottopassaggio della stazioncina cui eravamo per pochi metri tornati, poi a malapena sta sulla nuova passerella. Un nero giù nella via si offre come tassista a 30 euro a persona. E una signora anziana commenta "che gentile!" e tutti ridono. L'annuncio si rinnova. Ora bisogna ritornare sul treno di prima ! Si riparte ! Risata generale. Il treno riparte e arriva a Rouen - un'ora di percorso e due ore di ritardo.
Mi chiedo cosa sarebbe accaduto in Italia.
Intanto era a fine serata. Avevano giá lavorato.
A vedere la qualità dei treni forse per molta gente era la prima volta che accadeva.
Ridere fa bene. I Francesi ridono. Ti accolgono male magari, poi sono gentilissimi. La cameriera sembra che la disturbi, poi ti serve con un sorriso una torta da mille e una notte. Il tassista è onesto. Se qualcuno gli taglia la strada, ride sardonico. Ridere fa bene. A me, che odio i contrattempi, che entro in ansia per la calca, quella risata ha cambiato le cose.
Ah. Il giorno dopo alla Hertz di Rouen nessun problema, documento, firma, aumento.
"Una risata vi seppellirá !" (Bakunin)

25 aprile, 2011

Del Primo Maggio, grappe e Barbera.


Percorrendo la strada che da Neive conduce a Barbaresco e poi ad Alba, verso sera, hai la ferma convinzione che l'abbia fatta Dio dopo una bottiglia di Nebbiolo. Che il Nebbiolo ha in sè la nebbia ed il sole, lui si presta a tutto, di qua delle colline diventa Barbaresco, di là Barolo, come se nel giro di una salita si potesse essere prima Bartali e poi Coppi. Le colline sono rigate poi della meticolosa cura dei filari, che ridisegna le curve e dà loro colore, ora verde cupo ora chiarissimo, di primavera e germogli.
A Neive, borgo grazioso, la cortesia profonda di un barista ci porta a visitare un micro museo dedicato alla memoria di Romano Levi, figlio di Serafino, di origine alto lombarda a ancora prima quella che il patronimico tradisce ampiamente. Romano era un'istituzione, produceva artigianalmente qualche migliaio di grappe all'anno, poche a dispetto della qualità immensa, tanto che per accaparrarsene qualcuna bisognava, come ci dice l'amico, "insistere più volte...Romano...ti ricordi poi..? E lui...sì sì poi vediamo". Ma la particolarità era anche che le etichette delle sue grappe erano tutte fatte a mano, disegnate da lui. La "donna selvatica" era il tema principale, un archetipo di donna contadina forte - poi la dedica, spesso un "Grazie per esserci incontrati" che fa commuovere. Romano se n'è andato due anni fa, anziano e irreprensibile. Una volta si è accorto che lo copiavano e lui ha fatto causa "ai veneti". Perchè lui imbottigliava a mano e il tappo cosí finisce sempre che si piazza in altezze diverse del collo della bottiglia. Invece quelle duecento bottiglie dei veneti "erano tutte uguali". Persino i fiammiferi per l'alambicco dovevano essere quelli e non altri. L'inividualità, l'unicità erano valori per Romano. E la socialità, "lui le vinacce non buone le comprava lo stesso, perchè il contadino gliele aveva portate...e poi le buttava via". Al Belbo da Bardon, trattoria monferrina, ci accoglie una teca di opere, perchè di questo si tratta, di Romano. In ogni bottiglia la dedica all'oste prediletto. Sono convinto di essere, come dire, nel posto giusto, e ancora piú vedendo arrivare da osti gioviali ed appassionati prima una Barbera che sapeva di cuoio ed inchiostro "di un piccolo produttore qui vicino" (santo produttore) e poi in sequenza pollo marinato al moscato, vitello tonnato, flan di asparagi, poi raviolini del plín senza eguali e tagliolini con asparagi deliziosi, e ancora coniglio grigio al forno che si scioglieva.
Pare che qui sia nata l'Arcigola. Ci credo. In chiusura agli osti racconto di Levi e loro si commuovono. "E' morto due anni fa, il Primo Maggio. È triste, ma per noi di Sinistra è un bel giorno per morire".

16 febbraio, 2011

Da più parti mi giunge indirettamente la sollecitazione ad esprimermi sulle cosiddette “Milonghe Popolari”. Evidentemente il mio parere al riguardo può far sentire le persone che a me si sentono legate come “autorizzate” a parteciparvi invece di parteciparvi con sensi di colpa nei miei confronti... In ogni caso mi sembra evidentemente più un problema delle persone e non mio. Tanto più che io non mi sono mai espresso a riguardo quindi non capisco su cosa si baserebbe il pensiero comune riguardo alla mia opinione !
In più non credo di dover controllare cosa fanno le persone del loro tempo, anzi questa cosa mi urta non poco. Questo lo fanno altre organizzazioni, non certo Meditango. Ho piacere solo che quando poi si organizza una cosa per la scuola gli allievi ci siano. Tutto qui.
Quando si parla di “Milonga Popolare” si sta usando una definizione in fondo ridondante. La Milonga, per sua natura, è popolare. Anche la più cara, che presenta un grande evento al suo interno costa al pubblico meno di altri eventi simili in settori differenti. Un concerto di Jazz in un Club, se aggiungi una birra, mediamente costa il doppio. Immagino poi che molte persone che non sono disposte a pagare per un ingresso in milonga magari poi spendano 100 euro per vedere Madonna allo stadio. Ma questo fa parte delle contraddizioni delle persone, ognuno ha le sue.
Non comprendo poi perchè io debba sostenere costi di gestione elevati, fare ricevute fiscali, pagare la Siae e altri soggetti invece no. Mio nonno era socialista, lavorava e pagava le tasse. Non era abbastanza popolare ?
Considero veramente popolare una milonga che abbia un prezzo commisurato alla proposta. In questo senso vedere Girotto con Milonga a 15 euro la trovo una proposta molto più popolare che andare in un centro occupato con le lampadine appese, senza spese di organizzazione e pagare tre euro. Tre euro per cosa ? E invece mi sembra prevalga l’idea che il “popolare” sia un criterio estetico. E’ popolare il posto non troppo curato, dove puoi bere la Moretti seduto su una panca. Fare del “popolare” una caratteristica estetica è un’operazione borghese. Spero si comprenda.
Sono dispiaciuto che si confonda la proposta di Meditango con quella, che ne so, del Barrio o simili. Molti gestori delle Milonghe di Roma provengono dalla destra “popolare”, che trovo sinceramente molto distante dalle mie origini e dalla mie convinzioni. Altri provengono da una destra nuova, forse peggiore, fatta di ipocrisia, favori e licenze facili. Mi colpisce che non si riesca spesso, da parte di alcuni, a cogliere la differenza tra Meditango e questo genere di organizzazioni. In giugno scorso, dopo una delle prove generali del Pad, moltissimi allievi hanno riempito Piazza Vittorio come milonga a cielo aperto e disertato un’altra in cui ero il dj. A parte la mancanza di rispetto - forse un piccolo “tributo” a chi aveva lavorato così tanto per gli allievi ci stava - l’organizzazione di Piazza Vittorio era di due neofascisti con i soldi di Alemanno. Questo evidentemente non ha inficiato il suo carattere “popolare”. Quindi popolare significa “gratis” ? Allora diamo il giusto nome alle cose. Non ho soldi e voglio seguire solo gli spettacoli, le proiezioni, le feste gratuite. Io sono d’accordo. Sono favorevole alle iniziative gratuite. Se ad Avignone il Comune promuove il concerto di Galliano gratis io sono in prima fila e ringrazio. Credo nella diffusione della cultura anche negli strati della popolazione che non hanno molte risorse. Ci mancherebbe. Ma che un’iniziativa sia gratuita non significa che non abbia dei costi. Che qualcuno ti offra un caffè non significa che non lo abbia pagato nessuno. Il Festival Meditango non è gratuito perchè io non voglio che a pagare le mie iniziative sia un sindaco, o un presidente di regione molto discutibili, con i quali non mi lega proprio nulla.
Amo la semplicità, aborro le milonghe incellophanate e piene di luccichini. Mi piacerebbe che la milonga fosse un posto dove la gente si incontra, che ha dei costi, d’altra parte se mangi una pizza o vai al cinema è gratis ? Un luogo dove incontrare l’amico o lo sconosciuto. Non credo, ecco, che la milonga debba assomigliare alla milonga di Buenos Aires. Anzi, non me ne frega proprio niente. Non ragiono con criteri di mercato. Cerco la qualità delle cose che faccio. E spero ingenuamente che questo sia l’unico criterio per cui la gente sceglie ciò che faccio. Alla qualità si risponde con la qualità. Se sei un bravo maestro dovresti essere preferito ad uno meno bravo, al di là dei criteri di opportunità. 
Ma qui sta il punto: come può un gruppo, un’organizzazione catalizzare l’attenzione delle persone, catturare “clienti” se non sa fare proprio niente ? Un modo c’è: lo usano certi bambini, si diventa “amici” del bambino con più giocattoli. Poi, una volta intessute le relazioni, l’amico diventa inutile e lo si molla, con tutti i suoi giocattoli. Se non so fare niente e non ho niente per attirare le persone entro a casa altrui e propongo la stessa cosa solo che costa meno, mi faccio le mie relazioni su facebook, ballo con le principianti della scuola altrui e poi comincio a dire “beh, sì il maestro è bravo, solo che è un po’ stronzo”. E il gioco è fatto ! Connessione stabilita. Geniale. Già visto, ma geniale. Mi ricordo di uno dei ferventi luchador del tango stile libero, che ospitai a lezione per un periodo perchè non aveva soldi. Come vedete a volte sono stato popolare anch’io.
Il problema, mi sembra, non è quello che io penso delle Milonghe Popolari, ma quello che certi organizzatori delle Milonghe Popolari pensano di me ! Alle volte ho l’impressione che posso andare come maestro, che qualcuno mi dia il beneplacito. Insegna a ballare che poi dei tuoi allievi ce ne occupiamo ben bene noi... Tu dai il lavoro, noi il divertimento. A forza di dai e dai questa cosa funziona ! Le Milonghe Popolari sono amiche di Meditango, (dei suoi allievi soprattutto). Sono intelligenti e bravi, tendenzialmente di sinistra. Il tipo ideale. Le strategie non sono poi tanto diverse da altri ambiti o colori politici. I popolaristi quando sono in difficoltà poi ragionano esattamente come uomini di mercato, nè più nè meno. Pongono veti, stringono alleanze, spiano, diffondono voci. Se avessero tre reti televisive le userebbero per parlare di sè, esattamente come si fa... ultimamente. E cercano di rosicchiare consenso, di mettere in cattiva luce proprio coloro che gli sono più vicini, politicamente e culturalmente. Perchè le Brigate Rosse non uccisero Andreotti, ma Moro. Fecero fuori chi gli rubava la scena. E anche questo fu molto borghese.
Mi dispiace, io sono oltre. Sono avanti. Le beghe di cortile mi annoiano. Scopro le magagne prima di voi e stento ad abituarmici. Trovo strategie per contrastarle. Che poi è una sola: essere sempre al meglio di me stesso. 
Abbiamo scritto, con Meditango, pagine importanti per questa città e questo Tango. Che è avanti, che si balla ovunque, per strada, sulle note di Capossela anche perchè proprio noi abbiamo aperto la strada a questo genere di emozioni e realizzazioni. E mi sa che chiedermi un parere sulle milonghe popolari non ha molto senso, che dite ? Forse non sono così eccessivo se chiedo un puro, semplice, umanissimo rispetto.

30 novembre, 2010

The Director's cut.


Te ne sei andato come un grande, da rockstar, anche se non so se il suicidio sia da grandi o da codardi.
Caro maestro, se penso ad un grande film della cosiddetta commedia all'italiana - appellativo che forse tu disprezzavi visti i fasti nefasti degli ultimi anni - penso ad un tuo film. Eri un grande maestro della macchina, facevi il verso con sapienza ad Antonioni, rubandogli in un'interpretazione memorabile la Vitti della Ragazza con la Pistola, irridevi gli sfarzi e le pomposità del cinema  e del teatro vecchio stampo come quando trasformasti Gassman da buon Amleto serioso in un Solito balbuziente Ignoto facendone uno dei più grandi attori tragicomici che il cinema potesse avere. Il capolavoro de La Grande Guerra, quell'ira scanzonata gioiosamente triste. e poi Brancaleone, il nostro Kurosawa, e Amici Miei, il Marchese del Grillo, il Borghese piccolo piccolo di Sordi, Speriamo che sia femmina. Hai messo il tuo carisma e la tua classe negli episodi più belli del nostro cinema. Avevi la brillantezza di dipingere il personaggio con pochi incisivi tratti. Eri asciutto, icastico e preciso. Autorevole nel far ridere e piangere. Chissà se i nuovi autori hanno il coraggio di ammettere quanto ti devono.

Ti incontravo a via dei Serpenti, è accaduto tre volte, passeggiavi solo, forse eri andato a farti un bicchierino con gli amici. Una volta ti ho salutato, mi tremavano le mani. Amavi il vino, l'amore, la vita, la compagnia. Vorrei avere un decimo della tua forza. Intervistato dicesti che la morte non ti spaventava, che ti seccava solo che un giorno non saresti potuto più andare a bere con gli amici di sempre.
Già ti vedo, ora, controbattere San Pietro e dirgli "guardi, a me va bene anche qualche anno in più di Purgatorio, purchè ci sia un buon Chianti !"
Ma il tuo paradiso non vale per noi vivi, qui, e orfani.