30 novembre, 2010

The Director's cut.


Te ne sei andato come un grande, da rockstar, anche se non so se il suicidio sia da grandi o da codardi.
Caro maestro, se penso ad un grande film della cosiddetta commedia all'italiana - appellativo che forse tu disprezzavi visti i fasti nefasti degli ultimi anni - penso ad un tuo film. Eri un grande maestro della macchina, facevi il verso con sapienza ad Antonioni, rubandogli in un'interpretazione memorabile la Vitti della Ragazza con la Pistola, irridevi gli sfarzi e le pomposità del cinema  e del teatro vecchio stampo come quando trasformasti Gassman da buon Amleto serioso in un Solito balbuziente Ignoto facendone uno dei più grandi attori tragicomici che il cinema potesse avere. Il capolavoro de La Grande Guerra, quell'ira scanzonata gioiosamente triste. e poi Brancaleone, il nostro Kurosawa, e Amici Miei, il Marchese del Grillo, il Borghese piccolo piccolo di Sordi, Speriamo che sia femmina. Hai messo il tuo carisma e la tua classe negli episodi più belli del nostro cinema. Avevi la brillantezza di dipingere il personaggio con pochi incisivi tratti. Eri asciutto, icastico e preciso. Autorevole nel far ridere e piangere. Chissà se i nuovi autori hanno il coraggio di ammettere quanto ti devono.

Ti incontravo a via dei Serpenti, è accaduto tre volte, passeggiavi solo, forse eri andato a farti un bicchierino con gli amici. Una volta ti ho salutato, mi tremavano le mani. Amavi il vino, l'amore, la vita, la compagnia. Vorrei avere un decimo della tua forza. Intervistato dicesti che la morte non ti spaventava, che ti seccava solo che un giorno non saresti potuto più andare a bere con gli amici di sempre.
Già ti vedo, ora, controbattere San Pietro e dirgli "guardi, a me va bene anche qualche anno in più di Purgatorio, purchè ci sia un buon Chianti !"
Ma il tuo paradiso non vale per noi vivi, qui, e orfani.

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