
Sigri è l'estremità occidentale di Lesvos, e l'isola tutta perde ogni verde più si insegue il sole. Una luna ocra è lo scenario dei molti chilometri che la separano dalla capitale, dal porto e dal verde appunto. Un piccolo porticciolo, una strana chiesa, una taverna rinomata. Al lato una spiaggia cui fanno da corona increspature di roccia. E un museo bellissimo, che descrive la formazione della "foresta pietrificata", inconsueto ed affascinante passaggio di stato che fossilizza tronchi di sequoia. Ed una collezione di fossili meravigliosa. Il tutto sulla cima di una collina, guidati da ragazzi preparati ed entusiasti, nel paese più lontano da tutto, con un vento sferzante che non fa sentire il sole bollente. La gentilezza delle guide è tipica un po' di tutti gli abitanti di Lesvos. Isola scarna, poco turistica, con oasi di divertimento tutto sommato di classe come in Skala Eressos, patria di Saffo e di tante coppie di donne che passeggiano, ridono, bevono in questo porto franco. Magari tanti anni fa essere qui - con la libertà di essere come si vuole - era una conquista. Oggi è un po' patetico trovare un mondo a parte, chiuso, atipico mentre tutto intorno sembra non curarsi proprio di loro - famiglie, bambini, preti ortodossi.
A Lesvos si trova il pesce, con un'equazione fin troppo facile ma mai scontata mare-pesce. Qui l'entroterra è il nulla, poche pecore si rifugiano sotto l'unico albero rimasto. Quindi aragoste e triglie, sul porticciolo di Sigri. O da Kostas, patron del Sardeaas, sulla bellissima spiaggia di Skala dove il tramonto dipinge una porzione di cielo di colori cangianti, fino a lasciar spazio ai riflessi della luna sulle piccole onde.
Sulla strada per Molyvos, su di una collina appartata immersa negli ulivi, Aghia Paraskevi accoglie il museo dell'Olive Press, antica cooperativa di frantoi affossata dalla dittatura, dopotutto erano socialisti, e poi rinata come bellissimo museo multimediale sul processo di estrazione dell'olio. La strada prosegue tra olivi a perdita d'occhio, costeggiando, come un miracolo nel nulla, il ponte medievale a schiena d'asino di Kremasti, perfettamente conservato.
Dietro il profilo di Petra, con la sua "casa nella roccia", appare Molyvos, un gioiello paesaggistico, sottomesso al forte genovese a cresta di gallo. Le case di mattoni e ferro battuto si avvolgono attorno al monte sul mare, il porto è incastonato nella rada e i mille negozi e locali non riescono ad intaccarne più di tanto il fascino. Poco più ad est, le hot spring di Eftalou, sorgenti sulfuree sulla riva del mare che guarda la Turchia sono uno strano fenomeno, caldo nel caldo, anche se il forte vento che increspa il mare oggi ne mitiga la potenza. Lontano, dalla spiaggia rossa di Tsonia, seduto sulla spiaggia mangiando uno sgombro, non invidio la nave da crociera che taglia l'orizzonte puntellato dalle piccole isole dell'estremo nordovest.
Il resto è tutto nella meravigliosa strada che da Skala Sykameneas torna verso Eftalou, mentre le note di Fabrizio scaldano il cuore, gli occhi. E la costa sembra azzurra e verde, francese, poi tutto il mediterraneo converge in Sidun - Palestina, Genova, Sardegna si rincorrono e convogliano in una nota. Perché così è l'estate. Quando finisce converge tutta in un punto, nero e fondo, denso di ricordi da dipanare quando di tutto quello che è stato rimarrà solo la nostalgia.
1 commento:
Estate prossima a Lesvos, Lymnos, Thasos e Samothraky, dove ancora non siamo andati... (mi hanno convinto in particolare le triglie e le aragoste)
Grazie Panda, e kalinikta
V. Pellacci
Posta un commento