Blog che non hanno proprietari. Gruppi di simil amici su Facebook. Twitter ospita professionisti celati. Seguici anche su Facebook, su Twitter, su qualche altro luogo barbaro.
Siamo alla seconda fase. Una volta ci si pubblicizzava con il proprio sito. Meditango.com, sito "com"-merciale non tradiva alcun secondo fine. Accattivante sì, ma con una definizione precisa: è un'attività, fatta con il cuore, la passione. Ma ci mangio.
Ora navigo e trovo Blog che pubblicano video di maestri, con commenti sensazionali. E allora il NietzscheFreud che è in me cerca l'autore, per vedere se...non fosse mai se li facesse da solo questi complimenti...ma l'autore...NON C'E' !! Però regolarmente puoi seguirlo ovunque, su Facebook, ad esempio. Dove invece di presentarsi come persone ci si presenta come gruppi. Non finalizzati ad uno scopo (vedi Pad7) ma solo per celare identità e pubblicizzare....guarda caso sempre gli stessi personaggi. Il tal festival che magari fa schifo, ma ha migliaia di amici su Facebook. Amici di nessuno. E centomila.
30 aprile, 2009
26 aprile, 2009
Quizas.

La lettera che cade e i tempi giusti, i micromovimenti del Naranjo, la serie di voleos dei Cosos de al Lao. Nella torbida notte assonnata il desiderio coreografico di raddrizzare il cerchio, di srotolare le linee curve di un giro nel volants della gamba che si avvolge in Che Bandoneon. E la gravità tolta della vocale lunga. Il Ventarron in fuori nella nuova veste a pennello. E poi l'aggressione dell'onomatopo Yum-ba, l'eleganza divertita dell'ennesima nuovissima Cumparsita, il battito del Recodo e la pigrizia risvegliata di Zitarrosa.
Tutte queste immagini, parole, metafore mentre la tv rimanda il suono di In the Mood for Love, dove l'impossibilità è arte. Dove lo scambio di ruoli, vita non vita, è poesia pericolosa. Dove la pietra raccoglie il segreto, come l'amuleto.
Volevo lasciarmi alle spalle il cinema, mi ha preso per il bavero e rigettato dentro.
12 aprile, 2009
Mahé, I
Non riesco a togliermi dagli occhi l'ultimo arancio dell'immenso tramonto di Beau Vallon. Tornando, già in strada, decido di tuffarmi ancora, puerile tentativo di arrivare prima del sole. A riva echeggia il grido degli Oganibar, pipistrelli dal ventre rosso, come volpi del cielo. Sono enormi ed inquietanti eppure dicono siano madri dolcissime e premurose. Questa è la natura. È il Tutto. Non composizione ma presentazione di opposti. Il mare lievemente recupera la spiaggia color oro, ne cambia le fattezze e bellissime donne creole vi passeggiano ormai con i piedi nell'acqua. Passa anche un bimbo down. Gli opposti, in serena serialità.
Cercavo la natura come Madre. Ma il concetto è stretto, non soddisfa. Non si giustificherebbero il danno, il lutto, la distruzione senza senso. E nascor è verbo deponente, nasconde attività continua. La sua radice è physis, a sua volta la radice indoeuropea è bhu- ovvero luce.
La stessa luce che ora, precipitando, nasconde ogni distinzione e saluta l'ultima notte di Mahé, la sorella maggiore, bellissima, in matrimonio con il mare.
10 aprile, 2009
La Digue, II.
Sarà per la difficoltà a raggiungerla, ma Petit Anse è proprio bella. Intanto proprio piccola non è. Dalla capannina che qualche gentile ardito ha costruito con foglie e rami di banano il mare arriva sonoro. I cavalloni ci hanno sottratto gli occhiali da sole, in un lampo di accaldata temerarietà. Il sentiero per la successiva Anse Coco mi pare ad un tratto perdersi. In un attimo mi ritrovo tra palme radici e massi di granito da scalare. Ansia. Poi torno indietro. In effetti qui se ti perdi ci saranno cinquanta turisti in tutta l'isola. Dopo un po' ti tocca salire sul monte e fare segnali agli aerei. Insomma per in attimo "Cast Away" ritorno a Petit. E pensare che la creola del ristorante aveva detto in italiano 'cinque minuti'. Se conta gli euro come i minuti ordino tre aragoste.
Ieri un signore svizzero con moglie creola ci accoglie in casa per salvarci dall'improvviso acquazzone. Ci racconta la sua vita, ci offre un caffè. Dice che l'isola è molto chiusa. Come un'unica famiglia. Ma lui è lì da vent'anni. Segno dell'ambigua polarità della gente di La Digue.
Poi di sera con un free taxi a mangiare a l'Ocean. Pesce Jobà ottimo. Il resto meno. Sembra proprio che la borghesissima padrona di casa abbia veramente la migliore cucina di La Digue. Stasera mangeremo di nuovo a casa in attesa di salpare per i fiori di Victoria, dopo tre giorni di ospitalità strana, di selvaggia bellezza, di degregoriana "pioggia e sole".
Ieri un signore svizzero con moglie creola ci accoglie in casa per salvarci dall'improvviso acquazzone. Ci racconta la sua vita, ci offre un caffè. Dice che l'isola è molto chiusa. Come un'unica famiglia. Ma lui è lì da vent'anni. Segno dell'ambigua polarità della gente di La Digue.
Poi di sera con un free taxi a mangiare a l'Ocean. Pesce Jobà ottimo. Il resto meno. Sembra proprio che la borghesissima padrona di casa abbia veramente la migliore cucina di La Digue. Stasera mangeremo di nuovo a casa in attesa di salpare per i fiori di Victoria, dopo tre giorni di ospitalità strana, di selvaggia bellezza, di degregoriana "pioggia e sole".