Rodi, la colossale, si proponeva al mondo sotto le gambe ritte ed enormi della statua meravigliosa dell'antichità. Crollato il Colosso oggi Rodi le gambe le spalanca da seduta, ad offrire piacere immediato pur nella bellezza mai estinta di una meravigliosa puttana. A metà di via dei Cavalieri, la ritta discesa che procede dal bel palazzo del Gran Maestro, senza dubbio uno dei luoghi urbani antichi più belli del mondo, ricomincia l'eco della musica assordante che caratterizza la Chora, il centro cittadino. Locali interessanti alternati a orribili, o a supermercati: questa è la cifra stilistica di Rodi. Un perpetuo esporsi di cattivo gusto, in grado di modificare radicalmente l'edificio bello rendendolo brutto. Per fortuna non è sempre così. Sopravvivono scorci affascinanti, ma sembra più l'iniziativa di un singolo illuminato. Fuori città l'industria dell'intrattenimento ha una evidentissima sproporzione tra offerta e domanda. In cento metri di strada statale puoi trovare dieci locali identici e ovviamente semivuoti se non vuoti. Qui si dà la colpa alla crisi, ma è quantomai evidente che Cortina o Taormina saranno sold out lo stesso. Chi poi pensa a quanto sia commerciale quest'ultima si faccia prima o poi un giro a Rodi. Con i suoi colori, al tramonto, le sue spiagge possibili - che sono poche, almeno nel versante nord, e affollate, la resa cromatica delle sue meravigliose mura e porte d'ingresso, Rodi potremmo dire che ha il primato di luogo più abortito del mondo. Potrebbe essere meraviglioso, si accontenta di piacere ai più. Per fortuna a consolarci c'è Nireas, le sue triglie, di cui come un tesoro puoi scovare e mangiare le microscopiche guance. Segno del buono dove non te lo aspetti.
La rotta ci riporterà a Rodi fra qualche giorno. Per ora siamo qui, sferzati dal vento di nordovest, in un angolo di angolo, Kira Panaghia, sperone rosso che precipita dal cielo nel mare di Karpathos.
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