Akureyri si snoda anche attraverso una stradina di case multicolori ed antiche. Uno spazio bellissimo, al limite del fiordo, sovrastato da un giardino botanico spettacolare. Non saprei dire quante piante e fiori differenti contenga. Migliaia certamente. Sembra incredibile come a sessanta chilometri dal polo questo microclima possa contenere chessò papaveri tropicali o simili. Qui la natura è benigna e concede diversivi notevoli.
La notte era passata in una fattoria sommersi dalla nebbia, tanto che a mezzanotte, con la fioca luce turchese tipica di quell'ora in fondo del giorno, lo scorcio immenso della valle sembrava mare. Oggi saremo alla Blu Lagoon, spazio turchese fumante, preannunciato ieri dall'accalcata piscina geotermale di Myvatn, in cui ci si bagna mentre fuori piove. L'intera area del lago è veramente meravigliosa. Scorci lavici, come una simil arcata barocca di una "chiesa" formata da una bolla di lava, ma anche scenari apocalittici o marziani o venusiani nell'area della solfatara di Hverir, in cui pozze dal colore dell'argilla chiara aprono a spazi provenienti da chissà quale profondità con bolle fumanti color cobalto. Il tutto avanti ad un naturale sfondo marrone cupo rosso e verde smeraldo. È l'acqua della terra, carica di tutto lo zolfo che trova nel percorso, e che preme, tra sbuffi violenti e bolle, per diventare aria, poi nuvola e quindi ancora acqua.
Qui, in aeroporto, i colori netti si mitigano, si impastano in modo artificiale. Il mesto ritorno, bagnato purtroppo dalla pioggia che imperversa fuori.
È il saluto dell'acqua. Battesimo, purificazione, natura, limite. Tutto qui è definito dall'acqua. Il paesaggio si interrompe con una cascata, è la nebbia a dirti se ti sono concesse visioni reali o solo un continuum bianco candido. L'acqua purificante delle lagune calde, delle micropiscine qua e là, acqua calda e rigenerante. Anche in essa, penso alla meravigliosa piscina pubblica di Akureyri, ma sono belle ovunque, il senso del limite è evidente. Non puoi stare più di tanto dentro, a quaranta gradi, quindi grandi orologi ti danno il timing, intervallato dalla temperatura esterna, in modo che tu sappia bene cosa ti aspetta passando da una vasca ad un'altra meno bollente. Il limite che la natura ti impone ovunque. E che ti forma. È il vero senso profondo di un viaggio nella terra, appunto, del "ghiaccio". Un limite "scritto sull'acqua", per citare un epitaffio famoso ed adeguato alla brevità di un viaggio che già la nostalgia colora.
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