
Shanghai, Corrientes
Me la batió un gomía che,
la culpa no fue mía,
de amor yo no se nada,
lo mío es la astronomía,
vos sabias bien que yo era un mamarracho,
vos lo sabias bien...soy un borracho.
Así que ya no me reclames,
no me esperes flaca ya no me llames,
todos lo saben prefiero ser MC,
hasta el farolito de la calle en que nací.
Tengo una balada para un loco,
que la compuse yo, para mi,
porque estoy loco,
y eso me provocó que en vos pensase,
y así un poema nace.
Los más hábiles dejamos pasar los abriles,
inmóviles para no quedar como giles,
así ya no me enamoro de nuevo...
así ya no me enamoro de vos de nuevo.
Pensamientos del corazón …
son mi confesión..."¿que?"...
tampoco mi inspiración.
Pensamientos del corazón …
son mi confesión...
que se yo, pero sé que no es chamuyo"...
tampoco mi inspiración.
...y es así, todos tropezamos con la misma piedra.
No es chamuyo...es amor.
1 commento:
"Arrivai a Shanghai, la città "al di sopra del mare", con in valigia anche i miei "se" e miei "ma", da tempo cornice alle mie azioni. Forse è per questo che appena arrivata nella "Parigi dell'est" non sentii quel luogo "mio", ma piuttosto un perfetto e freddo specchio della cultura americana moderna e televisiva, delle sue luci strabilianti e dei suoi grattacieli imponenti.
La stanza in hotel era al diciottesimo piano di uno dei tanti edifici giganteschi che si trovano nei pressi della via Nanchino; vetri spessi e neri impedivano la visuale, eppure le luci a festa della strada di fronte erano perfettamente visibili. Come un carrozzone del circo quando passa per strada; luci, colori e gente in movimento frenetico. Inevitabile, tuttavia, provare un parallelo distacco da ciò che vedevo ed un sottile velo di inspiegabile tristezza.
Dopo cena feci una passeggiata per via Nanchino; una donna sporca e senza denti, con un bimbo in braccio coperto solo da una sciarpa avvolta intorno al corpo, mi seguirono per un po', chiedendomi insistentemente qualche spicciolo.
Il primo ossimoro palpabile di questa terra col quale mi sono scontrata durante quei giorni. Lo Yin e lo Yang in perenne rincorsa dell'armonia.
Dove fino a qualche anno fa c'erano solo risaie e fattorie, ora sorgono grattacieli; dove c'erano palazzi coloniali, ora si trovano hotel di lusso. Considerata dal governo l'erede di Hong Kong, la corsa alla modernizzazione di questa città ha distrutto anche quel poco che di epoca coloniale era sopravvissuto al realismo socialista. La popolazione è stata costretta a subire questa corsa; chi aveva denaro o appoggi politici, è riuscito a cavalcare l'onda dell'occidentalizzazione del paese, trasformando la ricchezza in opulenza mostrata sfacciatamente, mentre il resto della gente si è ritrovato a percorrere quelle stesse strade del lusso con la mano tesa, in petulante elemosina per qualche yuan in più.
Quasi accecata dalle luci delle insegne riflesse sul lastricato del marciapiede, pensai che la modernizzazione sembrava aver estirpato loro nell'animo il proprio passato, tradendo così quella massima confuciana secondo cui la saggezza consiste nel tramandare e non nell'innovare. Gran parte della città vecchia è stata, infatti, con gli anni rasa al suolo, come se il bisogno di essere ben presenti nel futuro fosse più imminente di quello di mantenere una propria memoria, anche urbanistica, di quello che anticamente era un semplice e fangoso paese di pescatori.
Una calca di uomini e donne spesso di corsa, che a testa bassa e coi vestiti che ancora risentono dei tempi della necessaria uniformità dell'apparire mi venivano addosso.
Perché, in Cina, nessuno ti chiede scusa o si sposta se lo scontro dei rispettivi cammini sembra inevitabile; nemmeno le macchine o gli autobus, che deliberatamente non frenano, anche se stai per finire sotto le loro ruote.
Tutti sembravano rapiti dalla smania dell'arrivo, ovunque esso fosse. E a qualsiasi costo."
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