28 settembre, 2008

Nel nome di dio ?

Kandahar, uccisa la poliziotta delle donne
"Era la più famosa di tutto l'Afghanistan"

Un gruppo di taliban ha fatto fuoco davanti a casa sua. Ferito gravemente un figlio
Dirigeva il Dipartimento per i reati sessuali nella terra del fondamentalismo religioso.

KANDAHAR - Era la prima donna divenuta poliziotto a Kandahar dopo la caduta dei taliban. L'hanno uccisa stamane, davanti alla porta di casa. Stava andando a lavorare. E' rimasto ferito gravemente anche uno dei suoi figli. Malalai Kakar era la poliziotta più famosa dell'Afghanistan, un simbolo del riscatto femminile nella terra che fu culla del movimento fondamentalista religioso. Aveva rinunciato a portare il burqa due anni fa e i taliban l'avevano minacciata più volte.

Ma lei non aveva mai chinato la testa: "Era una donna molto coraggiosa", dicono adesso i suoi colleghi. Dirigeva il dipartimento reati contro le donne nella roccaforte dei taliban e sapeva di essere nel mirino dei fondamentalisti. "Girava sempre con la pistola - racconta un agente del suo dipartimento - e sempre insieme a un uomo della sua famiglia".

Ma stamane non le è servito essere armata. Le hanno sparato alla testa ed è morta sul colpo. Aveva quarant'anni ed era madre di sei figli. Suo padre e suo fratello erano poliziotti come lei. Nelle forze dell'ordine era entrata già alla fine degli anni Ottanta, ma poi l'ascesa dei taliban l'aveva costretta a fuggire. Era rientrata alla caduta del loro regime nel 2001 e aveva assunto il comando del Dipartimento con il grado di capitano.

I taliban hanno lanciato una vera e propria guerriglia mortale da quando la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti li ha cacciati dal potere. Malgrado la presenza di 70mila soldati delle forze multinazionali, da due anni le violenze sono aumentate di intensità. Negli ultimi sei mesi i fondamentalisti hanno ucciso 720 agenti. Prima di Malalai Kakar, un'altra donna poliziotto è stata assassinata in Afghanistan nel giugno scorso. Anche allora, la polizia locale di Herat aveva accusato dell'omicidio i taliban.

(da repubblica.it)

22 settembre, 2008

Legenda Aurea di Sant'Onofrio da Mulfetta. II

Capitulo secundo, ovvero di come il santo scoprette lo divino foco per lo celeste.

Ove si narra de lo santo immergiuto in acqua che paventatosi de lo respiro che manchette esclamasse aita aita a lo cielo e a li parenti sui. Li quali uditolo tosto lo soccorrettero perchè l'infante era facondo assai ma poco sapea navigar con braccia, a la manera de li marinetti che da Mulfetta ei vedea partir in su l'alba. Parette puro che lo pargolo nell'esclamare vivificasse la santa effigie de la santa madre la quale scesa dalla nicchia in cui era reposta lo aiutasse porgendo sua santa mano. Per altri l'impreco fu altro che il dolore per lo corpo peso dello nonno che gettatosi in su l'acqua tutto il pargolo investisse, con magno dolore et grida di elli. Fatto fu che da quello iorno lo piccolo Onofrio ristette in particolare modo con tutti li affari religiosi e giunto all'età di anni tre, imparato e parlato, istruito e maturo chiedette a lo genitore di prender voti. Per altri la mano non fu la santa effigie materna di nostro signore colei che lo salvette, bensì la quella di una fanciulla di molti anni nominata Ingridda, di stirpe et familia delle terre fredde de lo nord. La quale, visto il pargolo, quand'anche sua etate non fusse sì giovane, di lui si innamorette e volle senza posa la di lui compagnia ogni dì et notte. Lo pargolo, lusingato di sittanta profferta non sapeva come rinunciarvi, essendo la dama assai più matura di elli. E così lo voto di castità proferito dinanzi allo vescovo di Trani Gaudenzio trasse la dannata lontano, sanza ch'ella capacitata potesse riveder lo pargolo se non compiuta la maggiore età, si che elli scegliere potesse in piena maturità et coscienza. Per altri ancora la mano che tanto compose la fede nella carità del pargolo Onofrio, non fu di madonna nè di donna ma di omo, con sembianze femminee, canosciuto in Mulfetta come madama Mulfetta, donna omo di carità macchiata da lo peccato del epicureo. A siffatto aiuto, ceduto dall'essere citato, Sant'Onofrio pargolo esclamette le due parole divenute poi salmo profondo de lo santo: o dio. Causa di stupore per la magnifica et ingente et tempestiva caritate de lo celeste.

(continua)

15 settembre, 2008

Ritrovamento.

Come accade non di rado nè frequente nella fortuna degli scrittori, ho ritrovato fra i libri che mondavo di polvere, da assemblare per una nuova libreria, un vecchissimo libro che non sapevo neanche di avere. Narra della storia di un Santo, precisamente di un certo Sant'Onofrio da Mulfetta, santo nato e cresciuto nel XIII° secolo, più o meno nel tempo in cui Jacopo da Varagine scriveva la sua Legenda.
E qui a voi lo trascrivo, sicuro di farvi cosa gradita.

Legenda Aurea di Sant'Onofrio da Mulfetta. I

Capitulo primo, ovvero di come il santo nascette e subito lo munno lo notasse come pio e devoto.

Ove si narra di un pargolo nascente in letto di fiume, trovatolo, una pia donna del lontano paese di Mulfetta, ne le Puglie lo accolse e lo fice suo, presentandolo a lo marito ignaro. E lo marito subito tentato da lo dimonio di vergare la povera donna per siffato peccato si convertisse a lo sorriso e a la mano robusta de lo infante che elli convinse a diventar lo angelo del loro focolare. E subito, preso come per incantamento lo infante a proferire sentenze rimase uso, fin da quando, poppato lo primo latte, al sonoro sussulto di lattante alternava versi che parean da lo cielo discesi, a glorificar lo creato e 'l creatore. Tanta surpresa generotte in lo povero patre che elli a portarlo in su la pubblica piazza non tremò e anzi usatte lo pargolo come dispensatore di saggezza et eloquentia in cambio di favore, in mutuo spirito cristiano. Si narra che lo infante Onofrio, così battezzatolo dal nome di Onofrino di Mola, patre de lo patre dell'omo, in santa ossequianza de lo calendario de' santi che voleva il giorno del trovamento esser dedicato a li beati Onofrio e Suaducengistocole, privilegiando lo primo per tranquillezza di voce, un giorno vetendo donna passar in su la piazza esclamette povera te et ella di colpo perdette la veste rimanendo ignuda in un fulmine con grande scantalo et ilarità di tutti.O quando il piccolo guardato l'omo patre nell'occhio et indi giovane pulzella cum sorriso dicesse sia lodato tuo pane e lo sorriso de la bella, e cotesta lo bacette suscitando ne l'infante tremor di vesti che il santo ricordò a lungo in momenti di penitentia. Tanta e tale fu sua loquenza da pargolo che l'omo patre et sua matre portanlo a lo reverendo patre monaco di monastero de lo santo speco, in limitare de lo paese di Mulfetta. Lo quale, vetendo et udendo lo proferir così claro de 'l piccolo santo, esclamette codesto est miraculo divino, de cielo disceso a noi mostrare la via saggia et divina. E li tutti si inchionaro in penitentia et ivi stesero per la somma di tre giorni ac tre notti. Fino a quanno lo piccolo pianse, come mai avette fatto, per li dolori de la fame. Gli furon porti due taralli, ad uso de lo luogo et elli, in sommo miraculo, ponendo sue mani in otto e più li mutasse, con gran piacere di tutti, et ponuto lo dito ne la terra ne trasse vino rosso, a lo quale lo frate non creduto esclamette ah lo sangue de nostro signore, ma li astanti non volettero credere e bevvero. Così fice lo piccolo Onofrio, divenuto rosso, facondo come non mai prima et letitia de la comunitati.

(continua)