21 novembre, 2007

Festival. Un Trailer.

17 novembre, 2007

Estetica contemporanea.

C'è festival e festival.
Non cito l'origine, nè il nome dei ballerini.
Ma date un'occhiata all'italiano, a me m'ha fatto sbragà.


" [...] e [...] appartengono a quello che si può chiamare la « nuova generazione » di ballerini di tango argentino, più conosciuti sul nome de « Tango Nuevo ».
Partner dal 2000, si producono e insegnano regolarmente in Europa ed altrove (Argentina, Stati Uniti, Asia).
La loro particolarità risiede nella loro grande originalità coreografica.
Ogni una delle loro coreografie raccontano una storia, evoca un clima, traduce la musica al più profondo di quello che ci fa provare, spingendo sempre più lontano i limiti della danza.
Il loro tango è realmente « nuevo » nel senso dove si mescolano : improvvisazione, tango tradizionale, teatralità ed estetica contemporanea.
Il loro lavoro si attacca ad esplorare, da una parte, le infinite possibilità dell’improvvisazione e da una altra parte, la coreografia, tanto al livello del movimento che della teatralità.

14 novembre, 2007

Sympathy for the devil.

Susanna, ho desiderato risponderti da molti giorni, ma, credimi, non ho avuto tempo neanche per un caffè.
Da Fulvio Pierangelini sono stato qualche anno fa, partendo da Roma improvvisamente (dopo una prenotazione fatta e dovuta confermare sotto la doccia perchè lui richiama tutti per la conferma, di persona...).
Siamo arrivati di sera, entrando un tipo mi porge la mano e io gliela stringo. E lui fa: "grazie, ma dicevo il cappotto".
Il sommellier mi chiede se il vino chiesto è abbastanza freddo, altrimenti lo rimette in frigo. E' perfetto, un Sauvignon di Vie di Romans che, sarà la cornice, mi pare esaltato (poi leggo che è da dieci anni in bottiglia, il prezzo è irrisorio - è una caratteristica del Maestro, lui non guadagna sui vini, ma sulla sua opera).
Poi arrivano due benvenuti: una minipallina di baccalà mantecato con bottarga e un minisformato di carote e piselli. Della prima ricordo la classe, del secondo lo stupore di come si possa fare così tanto con così poco.
Poi le ordinazioni: il suo tonno crudo in "minestrone", ovvero con verdure tutte cotte in modo diverso. Un divertimento. Per Mimma l'epocale passatina di ceci con gamberi, che lei paragona a quela cucinata da me, imitando; con mia disapprovazione.
Poi il primo piatto, i ravioli di pesce per Mimma (i misteriosi ravioli, non si sa di cosa siano composti) per me dei tortelli di cipolla al Balsamico Tradizionale, per me il migliore piatto assaggiato nella mia vita. Ho pianto, e lui, ironico ma anche sensibile, alla fine mi ha detto "lei ha pianto mangiandoli, io a cucinarli !".
Poi il mitico piccione, con un purè tanto semplice quanto inarrivabile, di quelli che ne mangeresti un quintale. Per Mimma una spigola cha ancora parlava con una fetta di prosciutto di cinta sopra. Non si può credere. Assaggiandolo ho sentito la mano di dio in un fatto così semplice (e un ingrediente di base superlativo, ovviamente).
Alla fine lui ci ha accolto, regalato il suo olio, parlato della sua mamma romana che lui va spesso a trovare. Il tutto con quella mancanza di presunzione che tu citi, e che forse è intrinseca in una situazione "ufficiale".
Tant'è.
A differenza di te, io sono cresciuto in una famiglia con il culto del buon mangiare, il mio cognome è stato per vent'anni in Italia sinonimo di grande ristorante. Ma lo stupore non cambia. Ti ringrazio della sollecitazione.
In fondo siamo cibo e parole, come diceva qualcuno; anche stasera, guardando la furia di Jagger, all'alba dei miei trentasette anni.

A.

06 novembre, 2007

Ain't misbehavin'

Ho ricevuto un regalo da un amico, un regalo inaspettato, non per ignoranza della consueta generosità dell'amico in questione, ma per la natura del regalo, interessante, importante.
Il regalo è l'ultimo cd pubblicato dalla ECM sul live a Montreux del Keith Jarrett Trio. Si intitola "My foolish heart". L'amico si chiama Onofrio.

Bene, tra i 13 brani del doppio cd spiccano gli omaggi che il grande artista fa a grandi personaggi del jazz, un omaggio al ragtime di Fats Waller, a Sonny Rollins e a Miles Davis di cui interpreta "Four" e "On green Dolphin Street". Ma è con due capolavori che il concerto prende la forma dell'evento: il primo è la title track "My foolish heart", in una versione dolcissima di 12 minuti con tanto di intro e coda lirica, di quelle che potresti addormentarti per sempre dopo averla sentita, che tanto il meglio già c'è stato. In questo ed altri pezzi è evidentissimo l'omaggio a Bill Evans, ai suoi accordi (penso al 2:18 di "My foolish..."), al suo Blue, al modo di "orchestrare" il suono del piano.
Jarrett è un pianista straordinario, ascoltate la chiarezza delle sue scale, delle note acciaccate, appoggiate e dei trilli. Una tecnica che non avrà forse mai più nessun altro. E ascoltate Oleo di Rollins, dove il piano sembra uscire dal sax di Parker, con la stessa chiarezza ed il medesimo divertimento, ma soprattutto quel "Straight, no chaser" di Monk già classico del trio, ora in versione nuova, più veloce e con cambi di ritmo da brivido (e con un grande solo di Peacock). Da impazzire e da chiedersi se chi suona sia umano o meno.
Insomma, grazie.

a.