06 novembre, 2007

Ain't misbehavin'

Ho ricevuto un regalo da un amico, un regalo inaspettato, non per ignoranza della consueta generosità dell'amico in questione, ma per la natura del regalo, interessante, importante.
Il regalo è l'ultimo cd pubblicato dalla ECM sul live a Montreux del Keith Jarrett Trio. Si intitola "My foolish heart". L'amico si chiama Onofrio.

Bene, tra i 13 brani del doppio cd spiccano gli omaggi che il grande artista fa a grandi personaggi del jazz, un omaggio al ragtime di Fats Waller, a Sonny Rollins e a Miles Davis di cui interpreta "Four" e "On green Dolphin Street". Ma è con due capolavori che il concerto prende la forma dell'evento: il primo è la title track "My foolish heart", in una versione dolcissima di 12 minuti con tanto di intro e coda lirica, di quelle che potresti addormentarti per sempre dopo averla sentita, che tanto il meglio già c'è stato. In questo ed altri pezzi è evidentissimo l'omaggio a Bill Evans, ai suoi accordi (penso al 2:18 di "My foolish..."), al suo Blue, al modo di "orchestrare" il suono del piano.
Jarrett è un pianista straordinario, ascoltate la chiarezza delle sue scale, delle note acciaccate, appoggiate e dei trilli. Una tecnica che non avrà forse mai più nessun altro. E ascoltate Oleo di Rollins, dove il piano sembra uscire dal sax di Parker, con la stessa chiarezza ed il medesimo divertimento, ma soprattutto quel "Straight, no chaser" di Monk già classico del trio, ora in versione nuova, più veloce e con cambi di ritmo da brivido (e con un grande solo di Peacock). Da impazzire e da chiedersi se chi suona sia umano o meno.
Insomma, grazie.

a.

4 commenti:

susyfrog ha detto...

So che con il tango c’entra poco (seppure…). E anche con il bel post di Alex a cui accodo il mio e me ne scuso.
So anche che mi sono portata del lavoro a casa che dovrei fare e non sto facendo…
Sta di fatto che adoro cucinare la domenica mattina sentendo radio 3.
“Storie di desideri” è la trasmissione che ho appena finito di ascoltare. Ospite Fulvio Pierangelini, uno dei più grandi cuochi (cuoco, non chef) del mondo.
Presuntuoso, certamente, ma questo spesso accade a tutti gli artisti, presuntuosi e umili allo stesso tempo. Presuntuosi per la profondità delle cose che riescono a esprimere e umili per la consapevolezza dell’infinita ricchezza di quelle che sentono ma ancora non sanno esprimere e forse non esprimeranno mai (e questo non ha qualcosa a che fare con il tango?)
E generoso, come tutti i cuochi veri. Cuoco, non chef.
Mi hanno toccato le sue parole. Nulla di sensazionale, cose che già sappiamo ma spesso dimentichiamo. Mi hanno ricordato che sofisticato e semplice non fanno a cazzotti in cucina. Che una patata o una zucchina possono avere carriere più brillanti di quella di un costosissimo tartufo, se se ne apprezzano tutte le potenzialità espressive, insomma se si è capaci di amarle e quindi di sapere cosa possono dare.
Ecco, l’amore. L’atto d’amore del cucinare, la sacralità di “sacrificare” le materie per farne qualcosa da offrire.
Da bambina mi faceva male il rapporto sbrigativo che mia madre aveva con la cucina e con il cibo.
Forse è anche per questo che in casa mia, la porta d’ingresso concide con quella della cucina. Chi entra a casa nostra, entra in cucina: il messaggio non potrebbe essere più chiaro.
A presto,
susy

Unknown ha detto...

I RADIOHEAD SONO AVANTI A TUTTI

Riporto un post dal blog di Paolo Attivissimo, giornalista informatico.
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Radiohead, download a offerta dal 10 ottobre


Non correte: per ora il nuovo album dei Radiohead, In Rainbows, non si può scaricare o comperare. Sono aperte le prevendite, e con una formula che sicuramente causerà incubi ai discografici che non sanno stare al passo con i tempi e la tecnologia.

L'intero album sarà infatti scaricabile a offerta dal sito apposito (decisamente psichedelico). Niente prezzo fisso: sono gli acquirenti a decidere quanto vale la musica della band. Ma si potrà scaricare soltanto la musica nuda e cruda, senza tutti quegli oggetti di contorno che fanno la gioia un po' feticista dei veri fan (ah, come mi manca il profumo del vinile dei dischi appena arrivati in radio...).

Chi vuole un oggetto fisico potrà acquistarlo dal 3 dicembre prossimo (o forse prima, secondo il sito) a 80 dollari, in cambio dei quali riceverà una confezione di lusso, con tanto di doppio album in vinile da 12 pollici più un CD "enhanced" e sette canzoni in più, foto, illustrazioni e testi confezionati in una custodia rigida.

Questo è il settimo album dei Radiohead ed è il primo senza l'appoggio di una casa discografica, dato che il loro contratto con la EMI è terminato nel 2003. Ed è una differenza importante. Ora che sono famosi e liberi dalle restrizioni di un contratto, possono mettere in pratica quello che molti artisti stanno cominciando a capire: il modello commerciale tradizionale dell'industria del disco non funziona. Le case discografiche e tutti gli altri componenti della filiera che porta il CD nei negozi (Fisco compreso) si mangiano una proporzione eccessiva del prezzo che paghiamo per i CD (e in molti casi anche per i download). Allora conviene mettersi in proprio e scavalcare questi intermediari, che grazie a Internet non hanno più ragione di esistere.

Ma al tempo stesso i Radiohead hanno capito che c'è una parte del loro "prodotto" che è per definizione protetto da un sistema anticopia pressoché invalicabile: la confezione. La musica si copia; il libretto, le foto, l'album in vinile no. O meglio, si possono copiare, ma a un costo talmente alto da rendere inutile l'impresa.

Invece di lucchettare le canzoni e scocciare gli utenti onesti, insomma, gli artisti hanno capito che conviene dare all'acquirente un oggetto che aggiunga valore alla musica. Sicuramente è più efficace che far causa ai fan.

Se questo modello commerciale ha successo, a che cosa serviranno i discografici?

Va chiarito che i Radiohead non sono i primi a proporre questa formula: siti come Magnatune, Jamendo o Quoteunquoterecords già seguono il principio che si può scaricare liberamente e si paga quel che si ritiene opportuno. Ma i Radiohead sono il primo nome di spicco a farlo, ed è questo che inquieta chi finora si è opposto al buon senso e ha cercato di mantenere un monopolio obsoleto credendo che si trattasse di un diritto immortale.

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Non ho niente da aggiungere.

Un caro saluto a tutti

OL

P.S.: io l'album l'ho scaricato al costo di 1.55 sterline.
Chissà se tra 50 qualcuno dei magnati (magnacci) delle case discografiche avrà capito la lezione

Unknown ha detto...

Dimenticavo il link del sito:

http://www.inrainbows.com/Store/Quickindex.html

Unknown ha detto...

IL DUCA E BILLY - COME NASCONO I CAPOLAVORI

"Il mio lavoro con Edward è più di una collaborazione... Duke a volte mi accenna un motivo, al pianoforte oppure a voce, e mi chiede che cosa ne penso. Io gli rispondo sempre molto schiettamente; così posso dirgli che mi pare degno di essere sviluppato oppure che vale poco, che è meglio accantonarlo. Se decidiamo di prendere in considerazione lo spunto, può darsi che Edward mi dica: - Occupatene tu. Io penserei di arrangiarlo in questo modo e di affidarne la parte solistica al tale. - Immancabilmente ciò che Duke mi suggerisce concorda con la mia opinione. Una volta stabilito quale indirizzo espressivo si debba dare alla nuova composizione (che, il più delle volte, agli inizi, è soltanto abbozzata), mi siedo al piano e ci lavoro sopra finchè non sono soddisfatto. Poi, alla prima occasione, sottopongo il tutto a Duke e si decide che cosa si deve fare. Altre volte, invece, Duke mi dice soltanto: - Avrei bisogno di un tema con queste caratteristiche. - Accade anche che sia io a proporre qualcosa a Edward e che egli decida di sviluppare la mia proposta personalmente, senza il mio aiuto... A volte componiamo insieme mentre voliamo da New York a Los Angeles e, poche ore dopo l'atterraggio, la partitura è pronta è l'orchestra la esegue per la prima volta di fronte ad un pubblico di migliaia di persone... E mentre l'orchestra esegue il pezzo, Edward ed io ascoltiamo come vien fuori. Se c'è qualcosa che non va, apportiamo le dovute modifiche e, la sera dopo, il pezzo risulterà perfetto, almeno per noi... Delle volte lavoriamo servendoci del telefono. Se lui è in tournèe da qualche parte, mi può telefonare per dirmi: - Ho qui una cosa, - e me la suona al piano e poi mi dice: - Cavaci qualcosa e mandamela. - Io ci lavoro attorno e poi la mettiamo a punto quando ci incontriamo. questo è sorprendente, sapete, perchè noi in realtà scriviamo in maniera molto differente. E' difficile da spiegare... La differenza è costituita da tante piccole particolarità tecniche. Lui ha delle concezioni diverse dalle mie: per esempio nel modo in cui scrive per la sezione degli ottoni o per quella dei sassofoni... Tuttavia, sono certo che il fatto che entrambi cerchiamo di dare un determinato carattere al pezzo, che pensiamo a un certo modo di presentare una composizione, ci fa ottenere nel complesso qualcosa di unitario, con lo stesso feeling."

OL

P.S.: Dichiarazioni di Billy Strayhorn, principale collaboratore per un periodo molto lungo di Edward "Duke" Ellington