Premetto di averne assaporato solo l'immagine furtiva, dopo un viaggio in ritardo, ma complice la luce, che alle undici e mezza di notte ancora era forte, qualche scorcio di una città sull'acqua mi è arrivato.
Il viaggio comincia con un contorno di biondi e bionde sull'aereo che all'improvviso tacciono all'unisono al momento della spiegazione delle norme di sicurezza; una civiltà inconcreta (a cosa mai può servire gonfiare un salvagente sull'aereo ?) ma pur sempre civiltà estrema, socialità. Gli unici a continuare a parlare erano un gruppo di italiani.
Arrivati decidiamo di rendere possesso di un hotel che pare uscito da un catalogo ikea, poi a Gamla Stan, cuore antico, ci soffermiamo su di un'aragosta - sulle poltroncine del ristorante una copertina per le signore infreddolite, in riva al mare, un veliero in gran pavese di fronte. Il mare che sentiamo in bocca e che vediamo non ci sappiamo spiegare da dove venga, tanto è ritorto, come qualcuno che aspettiamo e che vediamo arrivare ma non sappiamo da dove. Le donne e gli uomini guardano: il piatto in cui mangiamo, passando sul lungomare. Ma tutti ti guardano negli occhi, erotismo, scambio, conoscenza. O l'effimero, semplicemente, qui, dove tutto sembra garbatamente felice. Torniamo lasciandoci tentare da un taxi, tanto era il freddo che sferzava sulla riva di Stoccolma, nel corridoio del Polo, in estate.
P.S.
Ciao, Gianfranco. Mi colpisce che a ricordarti oggi, nel dolore, sia la tua imitazione. Ne ridevi, lo fai ancora, perchè eri una persona pura. Ciao.
12 luglio, 2008
09 luglio, 2008
06 luglio, 2008
05 luglio, 2008

Luis è supremo e distaccato, comanda con una velocità superiore i suoi orchestrali, è distaccato e aggressivo a volte. A cena, i suoi occhi sono più chiari e ti guardano non fisso. Sa tutto. Nella sua musica risuonano Mahler, Saint-Saens, Debussy. L'orchestra fatica, perchè a stipendio e noi a cottimo, a spartirci gli ultimi secondi di celebrità e fatica. Quando sono le otto pausa. L'orchestrale non sente ragioni. Lui, Luis, accoglie la richiesta, poi si lamenta di quello e quell'altro: alle dieci meno dieci io dico che sono cotto e andiamo a cena. Eccolo pronto. Ma erano le dieci meno due. Anche nella fame prevale l'urgenza dell'opera. A cena mangia come tutti. Stasera era al tavolo col direttore della Chigiana. Gioviale, mi ha stretto come un padre. Poi quando entri nei palazzi dell'Istituzione pare di entrare al Liceo Tasso. Firme su firme, un privilegio ogni cosa. Che palle. Viva Woodstock. La musica che Luis sprigiona ha del popolare e del colto. Alcuni momenti sono vibranti, altri mi sorprendono a piangere, come quando dietro la prima quinta assisto in diretta a Pobre Piba, l'entrata dei due cantanti narratori in canone, Lucia a terra. Luis pare comandare l'aria, volteggia le mani, sa che la musica è giovane, l'ha finita ieri sera. E per gli ignoranti la musica scritta deve avere secoli. No. Gli ho chiesto un accordo orchestrale di settima ad unire due brani. Lui ieri mi ha detto: lo scrivo. Oggi c'era. Un mio personale, onirico, genio della lampada.
Siena ridens, oberata ed esaltata dal Palio, truccato per molti, per i più, visto che le contrade sono diciassette ed una vince, una sola. L'istrice è contrada di centro, di borghesia. La chigiana ne espone la bandiera. Turisti ovunque, ed una bellezza, nell'angolo del delfino, a sinistra mentre la discesa esalta la Torre del Mangia da lontano che si avvicina a quella di dio, per quanto ne sappiamo o immaginiamo.
Giorgio a cena si commuove, sapendo delle difficoltà di famiglia: mio padre viene a vedermi ma mi dice che non capisce, mi confessa. La sua regia è emotiva, colori netti, movimenti portati all'estremo. Volteggia, sul palco, come un menestrello, ma è la sua natura, la natura di tutti. Quella di divertire o far piangere, come fosse la cosa più semplice eppure la più complessa del mondo. Tutte le voci rientrano nella sua testa, ha una parola per tutti. Quello che pensa è frutto del consiglio, mediato dalla sua visione, intuitiva, creata al momento eppure colta e naturale allo stesso tempo.
Ci salutiamo, è tardi e domani ci attendono ancora fatiche e lavoro, tanto.
Venerdì, il giorno in cui l'aria mi ha dato finalmente una linea. A parlarvi, fra le torri.