17 ottobre, 2009

B&B. Fenomenologia di Berlusconi e Bersani. 1° parte.

Quello che colpisce più amaramente è l'indifferenza degli italiani, proverbiale, quasi macchiettistica a volte, trasformatasi non senza ragione in appoggio pigro verso le scappatelle del "nostro caro" Presidente Berlusconi, caro se non altro per quanto fa pagare agli italiani stessi una crisi che va molto al di là delle sue avventurelle e della generale crisi economica mondiale. A sentire chiunque la sensazione generale che se ne evince è l'acredine verso coloro che lo accusano, in fondo, di marachelle che tutti compiono. Mista a una evocata libertà e autodeterminazione del proprio tempo privato. In domo sua chiunque fa ciò che vuole. Poco importa che ci siano moglie e figli. La famiglia c'è ed è un vincolo finchè c'è amore. Silvio non ne nutriva più per la moglie, ma ha l'ammirazione dei figli. Una tipica famiglia italiana sui 45, solo che lui, il Silvio nazionale ne ha 30 di più. Gli stessi moralisti (non coloro che esercitano virtù morali, lo ricordo, ma coloro che le pretendono dagli altri) che hanno per 30 anni condannato ogni comportamento che violasse la famiglia ideale fatta di stabilità e consumi, che per 30 anni hanno chiamato capelloni e drogati chiunque si fosse azzardato a controvertire qualsiasi regola diffusa, gli stessi ora sostengono il premier inter pares. Sostegno farcito di insulti, come dice un editoriale de Il Giornale, non ricordo a firma di chi, verso coloro (la sinistra) che ha sempre difeso le prostitute e ora fa la bacchettona.
Berlusconi è di sinistra.
Se il manifestarsi contiene in sè l'oggetto, se l'oggetto non è null'altro che ciò che un'indagine pur attenta può cogliere, se nessuna intenzione nascosta e non palese può essere addotta come prova di un'essenza, il premier è passato all'opposta sponda politica. Ciò giustificherebbe il sostegno di molti antichi sinistrorsi, già preda di Craxi a suo tempo.
Berlusconi truccato e sorridente come un leader cinese, gonfio di steroidi e chissà cos'altro come Mao. Vicino alla gente come Berlinguer, anzi di più. Costruttore edile e farcitore di soli in tasca alla nuova gioventù italiana, finalmente libera dai mostri del passato. Berlusconi il nuovo, il perseguitato - altro mito della sinistra - come lo era qualche brigatista in asilo politico sulla Senna. Sembra un leader che ha studiato alla scuola di formazione del partito comunista. E poi la libertà. Il concetto più profondo e frivolo che una mente umana possa partorire. Libertà assoluta di passare la notte con dodici puttane o di riarticolare, diciamo così, la costituzione in base alle proprie esigenze. Meno libertà per un cittadino straniero di entrare e lavorare nel nostro paese, o di produrre opere di talento o di genio. La libertà è, fenomenologicamente, la grande meretrice. Si presta a tutto e sempre ne esce esaltata, la sua esaltazione è la garanzia stessa della sua esistenza. Non esiste libertà esercitata e sottaciuta. "Viva la libertà" funziona sempre, fa sentire tutti più liberi, indipendentemente dalla propria vita reale.
Berlusconi l'opposto di Andreotti, che maturava consensi internazionali mentre in Italia trattava con tutti i poteri occulti esistenti, il nostro leader accresce negli italiani in terra straniera il senso di estraniazione, di vergogna. I titoli dei tabloid euro-usa non hanno mezzi termini.
In questa fuga verso la verità delle lenzuola Silvio sperava di poter far passare la Sua Grande Riforma. Quella secondo la quale chi ottiene più voti - non importa come il consenso sia stato manipolato, perchè in questo terreno le regole le fa la stessa persona che desidera essere eletto - ottiene anche dal popolo la possibilità di gestire lo Stato e le Istituzioni indipendentemente da ogni regola. Se trasgredisce non è punito, può modificare gli organi costituzionali, rafforzare o indebolire i poteri che richiedono altro consenso che non sia quello squisitamente elettorale. Nell'ottica della semplificazione che tende ad un punto limite, non così lontano: semplificare le regole fino ad ottenerne una sola, ovvero che chi "vuole il bene della gente è l'uomo più libero di tutti". Ho il consenso, dice il premier, posso esercitare qualsiasi potere perchè il consenso l'ho ottenuto in base ai miei meriti, al mio amore (non quello delle lenzuola).
Ma la Grande Riforma si è arenata in prima battuta. Non per saggezza, nè per garanzia. Uno Stato che si affida ai Giudici per salvarsi è indietro di secoli. Kafka rieducato, utilizzato. Ma sostanzialmente nessuna forza politica o sociale ha saputo arginare meglio di loro il delirio del potere. Attraverso un altro potere, del quale il nostro Presidente Napolitano quasi si vergogna, perchè essere contro Berlusconi non è più da tempo, politicamente, un'arma. Un potere di garanzia, logico, sensato. Non importa che la Consulta sia formata da membri eletti da entrambi gli schieramenti politici. Quello che è arrivato alla stragrande maggioranza degli italiani è che un uomo che vuole il potere per il bene della gente abbia trovato un ostacolo. Lui ha il consenso, ha lavorato decenni per questo. Forse ha il consenso. Forse non ce l'ha. In fondo il nostro giudizio è manipolato all'origine. Degli otto canali d'opinione della tv italiana cinque sono in completa balìa del premier e gli altri non emettono alcun tipo di giudizio. Dei quotidiani, e soprattutto dei periodici, Silvio ha il controllo quasi totale. E poi vale la forza dell'opinione del popolino. Che lui difende. Il "buonsenso" degli italiani, lo chiama. Fenomenologicamente dobbiamo dire che il consenso è dalla sua, e che le Istituzioni, ormai spettro della nostra razionale volontà, se finora hanno retto, non reggeranno alle prossime ondate di sopruso. Legalizzato, sacro.
(continua)

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