15 marzo, 2008

Tango Vivo, 27 Febbraio.

Sono emozionato, Terni ci accoglie in un teatro grande e un po' freddo, pieno di gente. Dai primi posti in platea si nota la strana disposizione dello spazio scenico, non coperto da sipario. Un fondo disadorno che lascia trapelare figure di ballerini che vanno e vengono, un camerino a l'air e una pedana per l'orchestra posta di traverso.
L'inizio è folgorante, impreciso a tratti, perchè è una coreografia difficilissima, le quattro coppie hanno attacchi per le frasi in sincro assolutamente legati a bazzecole sonore. Tutti si guardano, le linee sono ardue: Citè Tango, non aiutato da un'orchestra brava, ma a tratti poco ritmicamente precisa. Io prediligo la musica registrata, non mi piace il live, troppe imprecisioni anche nei migliori. Milonga for Three viene riportata a quello che è, anche per Esteban e Claudia in solo; una confezione seriale emozionante, in cui strutture si ripetono, richiamano, incastrano. Qui il "traverso" del fronte non può mascherare le imperfezioni e non fa che evidenziare la classe di Claudia a scapito delle altre pur bravissime.
Ma è nel secondo tempo (qualche lungaggine sonora con due brani di seguito di Hyperion, slabbrati e annoiati quindi noiosi) che appare un miracolo. La compagnia rientra su note registrate, parole, suoni, poesia di Cortazar, a detta successiva, un mucchio di suoni e corpi che rincorrono la tradizione masticandola e sputandola via dove averne succhiato l'essenza. Anche il silenzio esplode, e lo spazio scenico in prima si dilata, addirittura si balla fuori da esso. La classe delle luci vivide e antiche fa risuonare un sogno cinematico che ci coglie improvvisamente e altrettanto improvvisamente termina. Inizia una sorta di "terzo tempo", legato al secondo, ma da esso distante. Torna l'orchestra, in questa parte forse migliore. E' il tempo degli assoli roboanti, nulla a che vedere con la classe del solito "Mareados", titolo quanto mai adatto ad indicare la lentezza del tempo dell'orchestra - che fa fare 4 giri in aria a Claudia nel finale invece dei due canonici... Poi il gran finale, energico, generoso, una parte solare che ricompensa degli sforzi. E si chiude con le luci che svaporano lentissimamente sul repertorio di Esteba e Claudia, quella danza semplice ed elegante che è il loro tramandare, tramandarsi, spendersi, oltre ogni novità. Perchè è un antico nuovo, un gesto che tanto ha solcato senso che rivive anche solo accennato, come il cantante che intona il suo maggiore successo e dopo poche note tutti già lo riconoscono.
Tango Vivo è uno dei rari eventi emozionali nell'ambito del Tango, lontano da tutto e tutti, da se stesso, così in fieri, così vibrante com'è. Sempre oltre se stesso. E lo stupore si radica, tornando a casa, dando un chiaro senso di pienezza.

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