19 agosto, 2007

La vita dolce.


Camminare in centro a Roma per vedere una donna ricurva sulla panchina con una grande busta di plastica al suo fianco non evoca certo i fasti della Dolce Vita. Quando uscì, questo capolavoro assoluto del cinema, la Civiltà Cattolica lo definì "scabroso e falso". Si intende il perchè dal trattamento pungente che Fellini riserva ai temi religiosi, dal Cristo che vola in elicottero della sequenza iniziale, alla spiritualità malata della festa di nobili, alla bambina che grida "eccola là, la Madonna !" mentre tutti corrono sotto la pioggia. Fellini colpì poi la censura, rappresentata dall'allora senatore Scalfaro che inveisce contro una donna particolarmente scollata, con "Le tentazioni del dottor Antonio".
Ma quello che colpì il moralista fu altro, e meno squisitamente religioso: il senso di morte di una generazione proprio mentre se ne celebrava la vita. Il personaggio centrale del film è forse Steiner, l'amico intellettuale di Marcello, che compie una parabola vertiginosa nel film, fino a morire quasi all'impiedi. E' il tramite per Marcello alla vita superiore, rappresentata da una classe intellettuale in difficoltà ma già orientata alla protesta degli anni settanta. Così come Maddalena, la bellissima puttana Anouk Aimée, è il suo tramite per il mondo inferiore, quello nobile del girone infernale di Caprarola, con tanto di festa scialba e perversa. Due Virgilio per un Dante che riassume in sè tutte le caratteristiche umane di Fellini ma anche le nostre comuni paure e scialberie. Che Marcello nota e dischiude, come fa dell'acqua della Fontana, passando, richiamato da Sylvia, in una sequenza che ancor oggi, nonostante il clamore, rimane un vertice poetico direi quasi inarrivabile. "Stiamo sbagliando tutto, Sylvia" e il bacio si interrompe sul nascere dalla chiusura della fontana, in un mattino arrivato all'improvviso, come quando ci si sveglia dall'amore.
Il film è un film ad episodi senza episodi. Si chiude un evento e se ne apre un altro. Su su fino alla festa finale, quella interrotta da Riccardo Garrone che irrompe nell' - allora contestatissimo - striptease della ex moglie. Di lì Marcello fugge con gli altri in spiaggia, e alza le mani come chi non vuole impegnarsi a capire quello che la giovanissima Valeria Ciangottini gli dice, nel frastuono del mare. Lei, la piccola donna, il futuro, inascoltato.
So che non è inserito nel sondaggio del sito, ma la Dolce Vita rimane un capolavoro che riecheggia e che rimando a rivedere. Per intuire come siamo ogni volta che ci sembra di essere perfetti, inseriti, collocati e quando non vediamo il marcio che ogni società o gruppo sociale porta con sè, nascosto dai facili fasti.

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