Esattamente quindici anni fa, a dire il vero verso mattina, moriva mio padre.
Era la notte di San Lorenzo e non stelle ma un corpo rivestito cui facevano visita i primi parenti attirava l'attenzione di quella notte di angoscia e sollievo. Sollievo perchè mio padre era stato molto malato, senza speranza, costringendo se stesso e gli altri a cure attentissime e pesanti, ma senza speranza. La natura aveva deciso che era finita, ma lo ha fatto con un lungo degradare, come a beffa.
Mio padre era insegnante elementare, una persona senza superbia. Ancora oggi tutti lo ricordano. Nel mio quartiere di provenienza mi chiamano "il figlio del maestro". Aveva studiato in seminario, ma ne era uscito perchè voleva sposarsi. Aveva imparato greco e latino alla perfezione e ha fatto lezioni private quasi fino alla fine. Ma solo per baratto: ai figli del salsamentiere di fiducia, ad esempio, che lo ricompensava con mille doni. Fu un fatto importante il primo cosiddetto "campo scuola" in Italia: una classe di bambini per una settimana in gita senza genitori. Lavarsi i calzini, fare da mangiare. Tutti entusiasti. Perchè lui sapeva attrarre il consenso in modo discreto ma infallibile. Era un padre premuroso, anche se di poche parole. E un cuoco appassionato. La cucina era la sua grande passione. Quando gli chiedevano perchè non aprisse un ristorante lui rispondeva che non voleva cucinare per persone cui non voleva bene. Quando ero piccolo la mia casa era sempre piena di gente che quasi si autoinvitava. Ma mai ho avuto la sensazione che a mio padre pesasse. Così è anche per me, per fortuna, e lo ringrazio.
Avevo 21 anni. Mi ricordo il suo balzo del torso, come Farinata di Dante, come le torri di Monteriggioni. A esalare l'ultimo respiro, mozzo. Per molto tempo ho avuto in conseguenza problemi di apnea, di ansia legata al respiro, alle salite, all'acqua. Ora per fortuna sono quasi del tutto passate. La morte del padre scarnifica anche il tuo super io, il tuo senso del dovere un po' si svuota. Ero a metà dell'università. Mi ricordo che stavo preparando Filosofia Teoretica I, con una tesina sul senso della morte in Hegel nell'interpretazione di Kojève. La portai comunque a discussione, ma la modificai, rendendo insufficiente la lettura della morte solo come fatto logico, incorporale; no, il suo senso profondo era la fine della corporalità, il professore non era d'accordo, ma mi mise trenta lo stesso. Fu allora che capii che non era finita anche per me.
E oggi, a così tanta distanza, mi chiedo come sarebbe stata la mia vita se questo fatto per me epocale non fosse accaduto o fosse accaduto in un altro momento. Accadde infatti in un momento in cui io e mio padre eravamo diventati molto legati, complici. La morte ha strappato anche questa coincidenza.
Ora mio padre sarebbe molto anziano. Non credo avrebbe mai acconsentito alle mie scelte. Avrebbe forse glissato, però, che per me avrebbe significato un'approvazione con riserva. Poi, il fatto di averlo ancora con me avrebbe fatto il resto.
Così è stato; il 10 agosto, la notte di San Lorenzo di tanti anni fa.
Lo so che un blog è un'esposizione. Che forse dovrei tenere per me tutto questo. Ma ormai l'ho scritto, pazienza.
3 commenti:
Sono emozionato e combattuto... Scrivo o non scrivo?
Scrivo!
Mio padre è morto! Purtroppo conosco l'entità di questa perdita e la comprensione che mi sento di esprimerti è consapevole.
Ho letto con molta attenzione tutto ciò che hai scritto su tuo padre... parole d'amore... bellissime...
Lui insegnava ai bambini con amore e cucinava per le persone che amava...
Anche tu fai ciò che ami...
Tuo padre sarebbe orgoglioso di te.
Scusami se mi sono permesso...
Con affetto,
Stefano.
in punta di piedi mi sento vicino, a ciò che scrivi a me è successo quasi 21 anni fa, peccato non essere riuscito a trovare quella complicità da te descritta. Un abbraccio sincero.
mass
un abbraccio, Alex. Le tue parole mi hanno fatto venire in mente "Une morte très douce" di De Beauvoir.
A presto,
susy
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