25 novembre, 2006

La verità.

Questa sera mi sono trovato a discutere di verità.

Non vi dico dove e come.

Poi tornando a casa ho trovato questo. In fondo si trova ciò che si voleva trovare.

Mi viene in mente una frase , credo di Mazzarino, che diceva più o meno: "La verità sta sempre un poco oltre chi l'ha scoperta".

Insomma: qualcuno (questo qualcuno si chiama Enrico Deaglio, giornalista) pare abbia scoperto che le elesioni d'aprile scorso sono state truccate.

(da www.uccidetelademocrazia.it)

«Non importa chi vota, ma chi conta i voti».
Venerdì prossimo nelle edicole allegato a Diario ci sarà il nostro film Uccidete la democrazia! Memorandum sulle elezioni di aprile.
Il dvd esce con la ristampa del libro Il Broglio, un instant book di «fantapolitica» pubblicato all’indomani del voto di aprile e che per la prima volta inquadrò i retroscena delle elezioni più pazzesche della storia della Repubblica.
E' un thriller, con finale a sorpresa. Bisogna rivelarlo, dire subito il nome dell’assassino? Vecchio problema. I brasiliani, quando vogliono marcare la loro superiorità culturale sui portoghesi, li ridicolizzano perché il film Psycho a Lisbona lo intitolarono O homen que mató a sua mae.

Non è vero, è solo una storiella, ma introduce agli affari nostri, ovvero ai contenuti di un docu-thriller democratico.

Perché le schede bianche e nulle nelle elezioni di aprile crollarono per la prima volta dopo sessant’anni?

Perché il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu si allontanò furtivamente dal Viminale per andare a casa di Berlusconi nei momenti cruciali dello spoglio?
Perché i terminali della prefettura di Caserta si bloccarono per tre ore e ripresero a funzionare solo dopo che una nutrita «delegazione» dei Ds occupò l’ufficio del neonominato prefetto?

Quale «mano invisibile» o «disegno intelligente» ha fatto sì che le schede bianche in tutta Italia, dalle grandi città ai più piccoli paesi, si fermassero improvvisamente tutte tra l’uno e il due per cento?
Perché, a distanza di sette mesi, nessuna istituzione è in grado di comunicare il risultato definitivo delle elezioni, così come ogni Paese democratico usa fare? C’è forse un problema a mettere un nome, una firma, sotto un elenco di cifre che non sono onestamente presentabili?

Il film che sta per uscire ha già ricevuto udienza sui giornali e in televisione. «Preventivamente» Forza Italia ha fatto sapere, con una dichiarazione del portavoce di Silvio Berlusconi, che si tratta di un ammasso di calunnie e falsità e che l’intera équipe di avvocati del partito è pronta a chiedere le nostre ossa.

Molto meno battagliero, quasi un canchescappa, è invece l’ex ministro dell’Interno Pisanu (uno dei protagonisti assoluti del film) che ha già fatto sapere che non sporgerà querela preventiva: una simpatica prudenza. Quando, nel marzo scorso, Diario scrisse che in un appalto a trattativa privata per il conteggio elettronico del voto in quattro Regioni – 38 milioni di euro di commessa – era stata scelta una ditta americana (la Accenture, protagonista di scandali nel voto in Florida) di cui il figlio del ministro è uno dei partner, Pisanu annunciò ai giornali, vibrante di sdegno, una querela che non ci è mai arrivata. (Nel frattempo tutta la miliardaria organizzazione per il conteggio elettronico del voto, per cui sono stati assunti per tre giorni 18 mila neofiti, non ha dato più notizia di sé: volatilizzata nel nulla senza produrre un solo dato).

A questo punto vorremmo davvero che l’ex ministro facesse valere le sue ragioni contro di noi in un’aula di tribunale. Noi siamo ovviamente tremanti per il suo potere, ma pronti. E se ci sarà il confronto – quando saremo vecchissimi – ricorderemo la vittoria con la stessa commozione dei reduci della battaglia di San Crispino.

Il quadro delle reazioni «preventive» al film che troverete venerdì prossimo in edicola non può non segnalare infine la simpatica freddezza con cui i politici del centrosinistra, che pure sono testimoni cruciali della notte fatale, oggi lo osservano. In effetti, il precario quadro parlamentare del governo Prodi non si presta a grandi dichiarazioni di rottura. Comprendiamo e non comprendiamo, come si dice parlando in intimità: capisco e non capisco. Anche perché a tutti è chiaro che in questi sette mesi che sono trascorsi dalle elezioni, l’unico ad aver parlato di brogli, ad aver previsto brogli, ad aver evocato brogli, ad aver chiesto riconteggi è stato Silvio Berlusconi, che ha costantemente associato oscure minacce e apocalittiche rivelazioni alla proposta di un governo di unità nazionale. Ovvero, con una mano accusava quelli del centrosinistra di essere dei ladri, con l’altra chiedeva loro di fare un accordo per il bene del Paese. E possibilmente del suo.Noi deleghiamo un po’ troppo a chi conta i voti. Pensateci. Siamo nella situazione in cui tutti votiamo – finalmente uguali, poveri e ricchi, neri e bianchi, maschi e femmine – ma non siamo noi a dire chi ha vinto.

Qualcuno lo dice per noi. Lo ha detto in Italia. Lo ha detto in Messico e ha provocato proteste di mesi. Lo ha detto in Ucraina ed era falso. Lo ha detto in Canada e ha smentito tutte le previsioni.
Il film parla un po’ di tutte queste cose. Secondo noi, il risultato delle ultime elezioni politiche è stato falsato, a danno del centrosinistra. La storia delle notte elettorale e i dati finora nascosti che presentiamo lo provano. Falsare, come raccontiamo, è molto facile.

Dopo questo film arriveranno molte notizie . Già ce ne stanno arrivando. Tutto sommato, è bello vivere in un Paese in cui si possono fare domande. Se ne avete: www.uccidetelademocrazia.com. Se volete mettere una scritta su una maglietta bianca, consigliamo: «Abuse of power comes as no surprise», che si traduce in vari modi ma anche con «attenti al lupo».

6 commenti:

Anonimo ha detto...

A proposito di verità. Anche se esula dal post messo da Alex.

Lei.
In piedi davanti la lunga finestra. I lunghi capelli legati solo davanti, le lasciano, tuttavia, dei fili chiari sul viso, complici fuggiaschi di quella ciocca tra le labbra.
Fuori la pioggia scende sottile e serena, come a dispetto del cielo grigio e metallico. Quasi inconsapevole dei pensieri di chi sta opacizzando il vetro col suo respiro. Macchia dai contorni sfumati sulla superficie pulita.
Un po’ come lei.
In testa un turbinio di pensieri, senza tuttavia un oggetto preciso; nello stomaco una morsa attanaglia le viscere, come se qualcosa la stesse divorando.
Eppure sembrava fosse passato. Tutto era stato nuovamente riempito. O almeno così veniva percepito.
Poi, all’improvviso, un’immagine in testa. Una notizia improvvisa e il dubbio di sbagliare strada, di perdersi nuovamente in vani fatiche.
La strada: quale? Per la saggezza degli antichi, quella vecchia è sempre la migliore perché conosciuta. Eppure forte è la voglia di avere il coraggio di esplorare. Di saltare nel buio, consapevole di avere in sé la luce necessaria per illuminare il burrone.
«Ma allora perché non lo fai»?
Si allontana dalla finestra.
Dietro di lei un tavolino di vetro ospita conchiglie e libri sparsi, tutti iniziati e con il proprio segnalibro bene in mostra all’ultima pagina letta. Conchiglie grandi, quasi ostriche, usate ora come posacenere, simbolo di una destinazione diversa della propria natura, a dispetto di quanto successo finora. E parole, sempre di altri, come se lei non fosse in grado, sebbene da molti riconosciuta come grande oratrice, di dare vita alle sue.
C’è sempre qualcosa di inespresso anche nelle manifestazioni più evidenti di idee. È questo quello che pensa.
Si avvicina nervosamente allo stereo; mette al massimo il volume delle casse, lascito di una vita altrui passata tra le sue membra.
Le note richiedono un momento per far sedimentare i pensieri.
Spegne la luce e si accovaccia sul divano, in quella posizione fetale che tanto la rassicura quando qualcosa la spaventa.
Le sigarette accanto a lei sono un richiamo troppo forte per non essere ascoltato; la sua mano si protende verso di esse come verso una fonte di vita nuova. In genere il connubio alcool-musica e tabacco viene sempre identificato come habitat naturale dei pensieri. Chissà perché poi. Eppure lei sente che in questo momento è così.
All’improvviso un fulmine illumina l’oscurità della stanza e dallo specchio davanti viene proiettata l’immagine di una donna vestita di grigio, sdraiata su un divano candido, con un puntino rosso tra le mani.
E se fosse questa l’immagine della sua vita? Se il suo problema fosse avere tra le mani una piccola fiamma che vorrebbe trasformare in fuoco di luce?
Immagini e persone abitano i suoi luoghi della memoria, come se la vita che stesse vivendo non fosse altro che un parallelo di quella che vorrebbe vivere, come se i fantasmi di altri ricordi e di altre persone le coabitassero dentro fino a farla sentire un involucro di quelli e non di se stessa.
Passa la musica, all’improvviso un accordo in fortissimo la desta dai pensieri e la attrae nuovamente alla finestra. Le gocce si attaccano all’asfalto come desiderose di arrivare finalmente a quella meta.
Si chiede quale sia la sua. Lasciare tutto ed andare via, senza rimorsi, rimpianti e pensieri, sperando così di gettarsi finalmente nella sua di vita, o almeno in quella che rappresenta l’«altro» che ancora non è?
La cenere le cade addosso…è talmente distratta da queste sue sensazioni da non rendersi nemmeno conto di far fumare da sola la sua sigaretta. Un po’ come capita spesso a chi si affanna nelle cose senza capire se sta camminando sul serio verso un dove o se sta semplicemente su un tapis-roulant facendosi fintamente condurre in nessun luogo.
Ritorna ai suoi fogli, allontana dal tavolo la sedia ed incrocia le gambe, come se il fiore di loto della sua posizione le portasse automaticamente una serenità che sembra non esserci.
Al momento per lo meno.
Davanti a lei, ancora libri, e fogli sparsi. Un computer portatile e pagine bianche. Nonostante la tecnologia, sente dal profondo il bisogno di impugnare una penna e dare vita a quel groviglio dell’animo.
La prima lettera, gigantesca, quasi a voler abbracciare l’altezza del foglio, leggermente in neretto come una macchia nera dei pensieri.
Incipit di una parola: Lei.
Ed il fluire di un non-senso di pioggia e pensieri, fumo e note.

Alex Cantarelli ha detto...

Molto bello....ma...dovresti firmarti, in questo blog è la regola.

a.c.

Anonimo ha detto...

è stata una scelta fatta appositamente. Credo si capisca chi sono, se un pò mi si conosce..grazie per il molto bello.

Anonimo ha detto...

Il sangue confluisce direttamente nella penna, prolungamento della tua mano, così atrofizzata per le volte che l'hai dovuta stringere a pugno per aiutaryi a soffocare le lacrime. Il colore dei tuoi pensieri sul bianco è sempre lo stesso, come se ciò che riporti non avesse una gradazione diversa, una forza d'impatto in ciò che sei, di volta in volta ed effettivamente disomogenea. La mente va più veloce della tua penna, ciò che scrivi è la cristallizzazione passata di un momento vissuto. Eppure fa male lo stesso. Un rovescio di parole sulla carta bianca sono gli schiaffi ricevuti e sofferti, le lacrime trattenute o sgorgate irrefrenabilmente, gli abbracci persi, gli sguardi temuti e penetranti.
Le mie paure, i miei timori, le mie lacrime, i miei gesti sono in me come costretti alla stacitità..renderli vivi è nocivo. Solo con quel bianco del foglio è possibile. Agevolarne la cristallizzazione. Come per renderli nuovamente statici, riversandoli però altrove per alleggerire questo peso dell'anima.
Forse così sono riuscita a spiegare l'anonimato..Firmarmi Alex, paleserebbe la mia fragilità nascosta in tutti i modi.
Perdonami.

Alex Cantarelli ha detto...

Veramente non ho proprio capito chi sei, ma non fa niente, va bene così. Buonanotte a tutti.

a.c.

Cristina Loizzo ha detto...

La verità non esiste. Ognuno ha la propria. Ed essere bugiardi è più divertenti e permette molto di più alle persone.
In fondo, essere veri significa essere fragili davanti agli altri e mostrar loro aspetti facilmente distruttibili da chi prova un gusto perverso davanti alle sofferenza altrui.
Questo ho imparato finora.


P.s.: Sono io l'anonimo di cui sopra. A proposito di fragilità.