Lo spettacolo nasce da alcune idee intrecciate nella mia mente nel corso degli ultimi anni. I temi evidenti sono l’analisi, la paura, la gioia sfrenata, meno evidenti sono il timore di essere ingannati, la solitudine, il rimorso, l’amore impossibile.
Di solito i temi di un “saggio” sono altri, e specialmente per un “saggio di Tango”: la tradizione, il gaucho o quant’altro. In generale si fanno i conti con chi si ha davanti, ci si regola di conseguenza: al principiante si fa fare il principiante eccetera. Noi invece facciamo prevalere il contenuto; e adeguiamo gli interpreti, che necessariamente si ritrovano a recitare una parte spesso più difficile del proprio livello di partenza. Una sfida, non voluta ma una sfida.
Mi piaceva percorrere quest’avventura brano a brano, per comunicarvi il non detto o non scritto, quel sottotesto che potrebbe aiutarvi a sentirvi più partecipi di quanto state facendo.
Lo spettacolo si apre con una “visione”, la prima, che preannuncia quanto accadrà (o non accadrà); senza che lo spettatore ne colga il senso. Rimane solo il senso di terrore, lo stesso per la figlia uccisa, ma dietro il velatino, che rende ogni immagine sfumata, onirica. Il grande gruppo che quasi ostacola l’arrivo di Tony, trafitto da una luce di taglio rosso sangue è un’immagine potente, importante, un richiamo alla massa, al kolossal, dopo un inizio invece punteggiato di singolarità. Ho sempre amato i contrasti improvvisi. Tutti sanno che siete e sarete cento e più in scena, ma nessuno si aspetta di vedere così tante persone improvvisamente.
Fino qui, l’assenza di parole, i forti contrasti, le scene improvvise non hanno aiutato lo spettatore a “capire” qualcosa. Mi piace questa situazione, in cui il pubblico “non ha ancora capito”; la trovo fertile, per me e per chi guarda, una condizione che necessita di essere riempita, un foglio bianco su cui cominciare a scrivere. La didascalia “ho sognato che mia figlia veniva uccisa” è la prima frase di questo foglio, che “apre” la questione: lo spettacolo si configura come una specie di doppio binario, la realtà e il sogno. Lo spettatore, da questo punto in poi, non sa più, o perlomeno sospetta che tutto ciò che accade sia LA storia o un racconto, onirico di essa. Paradossalmente tutto lo spettacolo, fino a quel punto, “diventa” un sogno.
Parigi, e tutto ciò che vi accade, è il primo vero setting geografico del tutto, caratteristico, con citazioni preziose (Jules et Jim), con richiami espliciti a Luhrmann e a certo cinema trasognato, una citazione dei “Trecento colpi” nello sfottò di Loris, accenni ironici (pensate ai nomignoli), momenti lirici forti (Roxanne) e una fuga nello “spazio” con gli abiti e le luci di Nature Boy. Sparkling è l’apertura dello spettacolo, forse lo è il gesto di Esteban “la lepre”; in un sipario tirato su è il gesto del cielo, del saluto, dell’angelo che vola con le ali di Gisele, di boa - e polvere bianca. Lo spettacolo esplode lì, lo spettatore viene riportato nel divertimento, gli si fa insomma quasi dimenticare che è lì per un delitto, presunto o vero che sia. Parigi guida Tony a casa “come per mano”. E la casa di Tony è quella finestra (qualcuno si chiederà quante volte a settimana va dall’analista ‘sto poveraccio...) da dove racconta, ci racconta che ha sognato allievi metafisici che rispondono all’impulso in modo astrattamente deviato, ci racconta addiritura di passati terribili, quando era perseguitato, e che un volto di questa persecuzione prende pure le fattezze di chi lo sta ora terapeuticamente ascoltando, mostrando proiezioni continue che complicano la storia. Storia che si riapre di nuovo - adoro i cambi di scena, l’ho già detto? - nella sequenza di Hair, così vibrante, apparentemente semplice (la musica è molto complessa, le coreografie pure), nella quale si verifica il fatto strano della semplicità di entrare nella parte e di recitare quando ci si deve muovere come degli Hippy. Una scena ritagliata su Gianluca, i suoi tic, così fruttuosi per il mio lavoro di osservatore.
Il cambio sucessivo ci mostra Gigi che trama, quasi come se gli pesasse di farlo (per questo il richiamo attuato oggi della smorfia di disperazione quando spara a Cuscino per errore). In fondo è un suo ex luogotenente. Paoletta però deve mettersi in condizione di “essere rapita”. Allora parte, per Hong Kong, anche se tutto è lasciato vago, se non fosse per la musica di In the Mood for Love e per le donne asiatiche che strofinano le vesti, “salire le scale e frusciare come mazzi di rose”. Yumenji è molto bello, geometrico e lento, un’idea di coreografia in cui la regolarità, la circolarità aumentino il fascino dei passi. Stesso dicasi per il solo di Simone e Paola, che accresce le loro figure, sembra ritagliato su di loro. Il buio in “fade” di cinque secondi ci indica il chiudersi, di nuovo, di un sogno, ma il senso di avveniente pericolo si offre tra le righe di Romeo+Juliet, il senso di festa “irreale” con l’immagine della “bara” di luce di Tony, che si colora di espressioni di ansia continua e crescente, sempre in mezzo allo sguardo dello spettatore. I brani che ne seguono sono importanti, incalzanti, complessi. Una telefonata sembra dimostrare che i sogni di Tony fossero premonitori. Second Kill di Bacalov è la musica ideale per questo mood, un omicidio in seconda, ovvero un omicidio che si compie per non compierne un altro, con quel corpo di padre che si getta a salvare la figlia, che tenta la fuga fra i “pilastri” del gruppo di ballerini. Tony si sogna eroe e in questa assurda autoreferenzialità, ma letale, è la cifra dello spettacolo e la sua soluzione. Tony si sveglia, stava solo raccontando. Lo spettatore alla fine torna a casa con tante sensazioni diverse, come ampia è la gamma di impressioni che voi tutti lasciate nella pellicola del cuore di chi vi guarda.
Questo è Pad6; questo è il nostro progetto, da sempre. Un sogno cominciato quando decidemmo, del tutto naturalmente, che per fare Tango non ci fosse la necessità di essere argentini, nè tantomeno di fingere di esserlo, con un pretestuoso richiamo alla tradizione. Che bastasse, insomma, essere se stessi. E questo vorrei comunicarvi, ad oggi, al di là di ogni rimprovero “fortificante”: di essere voi stessi sempre, ma di espandere contemporaneamente le vostre capacità. Avete tutti molto talento, vi auguro di svilupparlo al meglio.
Alex
25 giugno, 2008
19 giugno, 2008
Ciao, Cyd.
Se n'è andata, a 86 anni, Cyd Charisse, protagonista delle più belle sequenze danzate dei film musicali più famosi, partner di Fred Astaire e Gene Kelly. Questo è uno dei video cult del suo talento insuperabile.
Suor Gelmini e l'omofobia.
(da Repubblica.it)
Sono queste le tracce della prova di italiano di quest'anno. Con un giallo. La poesia tratta da "Ossi di Seppia" di Eugenio Montale è presa a spunto per chiedere di commentare "il ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile" e "il ricordo della donna" che è "condensato nel suo viso e nel suo sorriso". Ma già dopo poche ore in molti, negli ambienti letterari, facevano notare che il futuro premio Nobel l'aveva dedicata al ballerino russo Boris Kniaseff, come testimonia la dedica "a K". Le reazioni, non si sono fatte attendere.
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Dal carro del gaypride ispirato alla "vita" della ministro Carfagna al "ripristino" di Montale etero - come è sempre stato.
L'omofobia è una brutta bestia.
Eppure l'italiano è convinto che si possa manganellare il romeno, prendere per i fondelli un gay e poi fare una finanziaria perfetta.
Saluti.
Sono queste le tracce della prova di italiano di quest'anno. Con un giallo. La poesia tratta da "Ossi di Seppia" di Eugenio Montale è presa a spunto per chiedere di commentare "il ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile" e "il ricordo della donna" che è "condensato nel suo viso e nel suo sorriso". Ma già dopo poche ore in molti, negli ambienti letterari, facevano notare che il futuro premio Nobel l'aveva dedicata al ballerino russo Boris Kniaseff, come testimonia la dedica "a K". Le reazioni, non si sono fatte attendere.
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Dal carro del gaypride ispirato alla "vita" della ministro Carfagna al "ripristino" di Montale etero - come è sempre stato.
L'omofobia è una brutta bestia.
Eppure l'italiano è convinto che si possa manganellare il romeno, prendere per i fondelli un gay e poi fare una finanziaria perfetta.
Saluti.
17 giugno, 2008
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Una serena notte, con questo capolavoro dei Portishead cantato dai RadioH.