02 giugno, 2010

Per Isabella e gli altri italiani.

Nonostante lo stralcio alla Finanziaria, che altro non vuol dire se non che saranno ridiscussi per essere poi approvati, i tagli alla Cultura nel nostro paese sono evidenti, notevoli, letali direi. Vengono soppressi 232 enti, molti dei quali vivevano unicamente di contributi, nell'ottica di una semplificazione, aggiustamento, ristrutturazione che a prima vista potrebbe apparire come utile al risanamento delle nostre casse.
Il problema è che ai tagli non corrisponde una diversa strategia: chessò, tolgo finanziamenti ma miglioro le strutture, la pubblicità, o abbrevio le procedure fiscali, amministrative dei Teatri o dei Musei. Niente di tutto questo. E' solo un affossamento generalizzato, nell'ottica di rendere il Teatro o la Cultura un bene di lusso, con prezzi che aumenteranno di un'entità pari ai tagli (ricordiamoci che i tagli operano su di un programma spesso già delineato, su contratti già firmati, per cui se una certa coproduzione costa tot, tot il teatro dovrà pagare, e di conseguenza aumenterà il biglietto).
L'idea alla base è quella di limitare gli sprechi, ma ancora più a fondo è quella di togliere allo Stato il ruolo di mecenate di attività non direttamente redditizie. Non è contemplato il senso di redditività indiretto, umano, il valore culturale nell'ottica del miglioramento della qualità della vita. In filosofia, da 2500 anni esiste la Quantità e però anche la Qualità...Se un Parco ha entrata gratuita ma difende l'habitat degli orsi, lo Stato deve sostenerlo ? In che modo un orso dovrebbe essere "produttivo" ? Se un museo si occupa di un argomento impopolare ma è l'unico al mondo a farlo - e di conseguenza ha pochi visitatori, va soppresso ?

Assistiamo ad un rinvigorimento del senso di Stato, da parte di questo governo: lo Stato non si contesta, lo Stato è incarnato dal nostro Presidente, che addirittura ha troppo poco potere. Troppi lacci. Poi però sulla cultura si abbatte la scure liberista del profitto: non produci ? soppresso. Lo Stato non esiste, esiste solo la produzione. Rimpolpando, se mai ce ne fosse bisogno, quell'adagio ormai consolidato secondo cui la sinistra conserva e la destra innova. Un sovvertimento che confonde non poco.

Il Teatro Metastasio di Prato, diretto da anni da Federico Tiezzi, cambia gestione. Finalmente un uomo del potere alla direzione, appena in tempo per dichiarare in conferenza stampa che i tagli del 45% al Teatro propinati dal governo sono giusti, sacrosanti. Non basta promuovere un'idea, ci vogliono anche i mediocri al posto giusto.

L'idea dei tagli è questa: guadagno 1000 euro al mese e ne spendo 500 per mangiare. Il mese prossimo ne spenderò 200 così sarò più ricco. Ma non sarà invece solamente che avrò mangiato di meno ?
I tagli alla Cultura, alla Scuola, infine, non vanno però di pari passo con i miliardi che l'Italia spende ogni anno (l'equivalente di una Finanziaria intera) per sostenere le iniziative belliche in Medio e centro Oriente. Sono strategie, anche queste. Uno Stato forte, militare, con la scorza dura e un gran vuoto dentro.

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