07 febbraio, 2010

Osteria Francescana, Modena.

Varcando la soglia dell'Osteria Francescana, nome ironicamente paradossale, ma in fondo non molto - il primo impatto lo si ha con un maitre di colore, super elegante e con una casa labirinto densa di libri ed opere d'arte contemporanea, pur nella sua leggerezza amplificata dall'uso di colori chiari e tenui. Al tavolo un ampio menu dal quale scegliamo la digressione "sensazioni", sicuri che sarà la più completa ed ispirata. Arriva di lì a poco lo chef in persona, Massimo Bottura, occhialini e faccia da bimbo divertito. Cerca un rapporto con i commensali, a suo modo è psicologo, devi dargli input, per vedere dove immagina di portarti. Gli dico che nel mio menù vorrei ci fosse l'omaggio a Thelonious Monk, lui afferra e promette - il menù scelto non recava piatti, era un completo affidarsi.   Tornerà più volte a ricevere commenti, senza invadenza, presenterà anche un piatto - quel Pane, burro e alici che è un assoluto capolavoro. Il rapporto è creato, mi dico, ora concentriamoci. Non prima di aver ricevuto consigli sul vino, ammirato una carta ricchissima, ed osservato il sommellier compiere riti per servire al bicchiere degni di un rabbino durante il mikvah. Berremo nell'ordine un cru di Traminer di Lageder, notevole, un Albana super bio, un cabernet cileno che pareva un brandy, un Torcolato romagnolo. Tutti assaggi di grande spessore. 
Ma è l'avventura dei sensi che prende piede, il benvenuto è una

Tempura istantanea, gelato di carpione di aceto rosso ed erbe

in cui il croccante di una spuma tempurata e il ghiacciato del gelato ricostruiscono il carpione della nonna - pesciolini fritti e messi sotto aceto. La sensazione ti rimane per dieci minuti buoni. È una caratteristica di tutta la cucina di Bottura, il cosiddetto "finale", la persistenza aromatica. Per questo è giustificato il ritmo non velocissimo nella successione dei piatti, anzi a volte vorresti che il prossimo arrivasse anche più in là. Segue un 
 
Dentice grigliato in astratto, bottarga, olii essenziali, acqua di pomodoro e polvere ghiacciata di mozzarella

dove il pesce crudo condito leggermente in un velo di caprese si fonde con gli aromi che emana la svelatura della cupoletta calda - altro rito. 

Poi uno dei capolavori, 
 
Pane burro e alici

piatto semplice e complessissimo, in cui la tecnica stupefacente - un involucro farinoso che si scioglie con varie texture di alici e una base di burro sciolto - non è fine a se stessa, ti riporta anzi al panino originario della merenda d'estate da piccoli. Caratteristica fondamentale di qui, il rimando al passato, il gusto proustiano per una madeleine salata, tunnel a ritroso.

Segue un altro vertice, il
 
Riso grigio e nero



in cui il carnaroli è cotto in acqua e mantecato solo con ostriche Fines de Claires e colmato al centro, come "esponente", da un cucchiaino di caviale. Niente grassi, sembra di mangiare il mare, i cicchi di riso sono micro ostriche, il caviale espande il sapore all'inverosimile. 

Secondo richiesta arriva l'

Omaggio a Thelonious Monk



cioè un merluzzo nero su brodo katsuobushi al nero e la sua pelle spolverata di ricci essiccati, con consiglio di mangiarla - come la pelle di triglia fritta di Berasategui. Qui siamo a quei livelli, la complessità aromatica qui è però concentrata, oscura, si mescolano tutti gli elementi nel cervello, il pesce, che si scioglie letteralmente, diventa elemento fra gli elementi e il nero rimane nel piatto e macchia, cosi come la musica di Monk macchia l'anima. È un'altra cucina, Bottura è oltre. Come Platone, parte da un'idea e costruisce gli elementi. Gioca con costruzioni vertiginose, elemento su elemento, oppure li compone assieme per dire qualcos'altro. È strano che a questo punto si interrompa un iter con un cucchiaio massivo e pesante - ovviamente solo in apparenza, il 
   
Cucchiaio di porri, tartufo nero, sale grigio di Cervia e scalogni. 

Come Colombo si è arrivati a terra. È pazzesco come la composizione di materiali "pesanti" se non altro aromaticamente dia un risultato così leggiadro. Ci prepariamo ad uno dei divertissment di Bottura, il 

Croccantino di foie gras, aceto balsamico tradizionale di mele, nocciole Piemonte



anche qui transregionalità e richiamo all'infanzia, alla spiaggia, al croccantino - si mangia con tanto di bastoncino, è freddo, ricorda il biscotto di gelato di parmigiano di Adrià-Cedroni - con il complemento essenziale di un Balsamico tradizionale prezioso. Divertimento ma anche gusto, qui traslato, un "mangi qualcosa che è altro". 
Ci arriva come una sorpresa uno dei caposaldi della Francescana - qui il nome gioca con salubrità territorialità purezza, semplicità in fondo. Il

Sottobosco dopo una giornata di neve 



ovvero una spuma d'aglio dolce che copre e nasconde, come un manto di neve fresca un intingolo di lumache al prezzemolo e a strati, appoggiati lì sotto, polvere di caffè, nocciole, peperoncino, tartufo nero, acqua di porcini, amido di patate. Sembra di mangiare un bosco, di stare in un bosco. Le gocce di peperoncino e forse zenzero sono l'elemento geniale, danno l'acidità che fa reggere il tutto, che lo fa accettare. Richiama le cappesante al caffè di Berasategui, ma lì l'elemento burroso prevale e crea squilibrio, qui l'idea è invece chiara, netta, pur nel rispetto dei tanti componenti. Vale il viaggio. Potresti finire qui e invece arriva il 
  
Quinto quarto, un gioco. 

Per noi romani un'eco lontana alla cucina del popolo, qui un divertimento che forse andrebbe spiegato meglio, buono.  

Ultimo piatto centrale il 

Supercarpaccio di manzo, olio al peperoncino, pane aromatico, balsamico tradizionale, salsa Ponzu

in cui il carpaccio di manzo è sottilissimo, condito e sormontato da una salsa calda di soia versata al momento dal cameriere. L'effetto è di mangiare una bistecca, un cotto non cotto. Interessantissimo. 

Come pre-dessert arriva un piatto dai molti elementi giustapposti, nello stile del Deshielo di Adrià o dell'anarchia di Roca. È l'

Orto. Rapa rossa, caprino ghiacciato, germogli ecc...

un pullulare di sensazioni fra dolce e salato, verdure traslitterate, elementi che richiamano la caramella, lo zucchero cui la polvere ghiacciata di formaggio fa da contraltare ed espansione. 

Dolce al cucchiaio, servito su un piatto piano, il

Soufflé di patata americana con tartufo nero e crema bruciata.



Delizioso. Del soufflé non rimane nulla se non il senso tiepido del fuori dal forno, la creme brulè è accostata come elemento ulteriore, digressione, la patata contiene il tutto e il tartufo nero è abbondante e gradevolissimo. 

Come petit fours ci arrivano un 

Marshmallow alla Fava di Tonka



e dei 

Cioccolatini con mou salato, gelatina al frutto della passione, bignè, scorza d'arancia 

tutti elementi squisiti, mai stucchevoli, segno di tecnica assai elevata. 

La cucina di Bottura è essenzialmente "altro da sè". È in costante richiamo dell'infanzia, verso quell'immaginario divertito in cui mangiare era fonte di spensierata felicità. La tradizione è presente ma riconcepita, non per sfregio o esercizio di stile, ma per rappresentarsi come se stessi, per come si è ora.  Questo sforzo creativo e sincero allo stesso tempo si percepisce chiaramente. È infine una cucina ideale, che proviene cioè da un'idea - assomiglia all'arte pittorica, si ha a disposizione una tavolozza ma lo scopo non sono i colori bensì ciò che si vuol dipingere. La tecnica magistrale passa in secondo piano, si nasconde abilmente,  come il sottobosco sotto la neve, sotto la memoria. 

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