Con tutta la presunzione di chi crede di averla capita in mezza giornata di visita, Londra è una città unica ed in un certo senso indescrvibile. E' unica nel suo non avere identità. Quella che si direbbe una città "globalizzata". Non tanto per le innumerevoli razze che la popolano, ma soprattutto per le varie ed incommensurabili modulazioni e manifestazioni culturali che la caratterizzano. In tutto questo baillamme i simboli dell'Ancienne Regime stridono e fungono più o meno consapevolmente da resistenze alla disarmonia, alla permeazione. Dalle terrazze di Buckingham sua maestà vedrà bene le centinaia di turisti fotografanti, ma con la coda dell'occhio anche le decine di locali italiani o di chissà dove che pullulano a Soho, in un momento in cui essere italiano causa rispetto culinario solo per non dargliela vinta agli odiati francesi, ma anche una sottile antipatia- sull'aereo il messaggio in inglese comincia con welcome, quello in italiano con siete pregati di non...ecc
Londra è tutta nella proiezione dei giovani o giovanili rampanti che letteralmente corrono per le sue strade - eleganti, ben pettinati con valigette, pantaloni con orli troppo corti. Sembrano avere appena concluso mille affari, tutti positivi - cosa poco credibile anche se non so perché. Le anatre di St. James li guardano passare, colli allungati a supplire mamme o nonne orgogliose che vedano realizzarsi figli. Li immagino ricchi, fermati come angeli terreni al pitstop di una birra. Londra in fondo ride, è simpatica, si diverte. E li immagino ancora sedersi esausti sul divano di grandi saloni panoramici a Notting, vuoti come birre già bevute, ricchi per aver venduto nulla, nella girandola degli affari di una metropoli che corre.
La severa pietra che l'annuncia non rende merito alla grandezza meravigliosa di Westminster. Un luogo non eccessivamente grande che però si snoda come un labirinto, anche a causa dei percorsi obbligati imposti. E' una sorta di meraviglioso tributo alla morte, quella pura che santifica e fa ricordare di se'. Dalle grate di ghisa della cappella centrale si scorge il bellissimo volto in bronzo di Enrico III e consorte, sepolti con riconoscenza per aver riglorificato le fattezze dell'abbazia dopo la prima fondazione. Dà i brividi vedere come, separate da pochi metri e qualche muro orlato, riposino le spoglie di Elizabeth e Maria Stuarda, l'una causa di morte dell'altra, in una falcidia comune che non risparmia vincitori e vinti, che rende tutto eterno e perituro allo stesso tempo. Ritorno all'uguale. Ogni tomba è lo specchio dei tempi, dal giaciglio di Enrico I, antico e consunto, alle sfarzose ricostruzioni barocche, su tutte il monumento sepolcrale di Joseph Haydn, qui riprodotto a tutto tondo, panciuto e ridente. Fa inoltre impressione il poter camminare sulla tomba di Charles Darwin che aveva certo ben in mente l'evoluzione sacra ed immutabile della vita verso il nulla. Si esce dalla maestosità istoriata di questi trionfi di morte per rituffarsi nella metropoli. Di corsa per mangiare un panino e dare un'occhiata a Trafalgar, omaggio ad una della mille battaglie vinte da questo popolo di soldati ed invasori, che mal sopportano le invasioni forse per non avere pane dalle mille focacce distribuite da Cook e Livingston e chissà chi altro troneggiante su colonne enormi e ridondanti in celebrazioni cittadine sparse. In fondo se noi dovessimo, o ancor peggio i tedeschi, rappresentare tributi di guerre vinte avremmo viali vuoti. La stessa ragione per cui il comune di Roma spende i nostri soldi per restaurare la stele di un criminale all'ingresso del viale dei nuovi barbari, all'olimpico. Qui santità e barbarie sono generi attigui. Regine decapitate, ammiragli sanguinari, tutto fa storia e storia vincente, tanto che il regime borghese nato con l'incoronazione di Guglielmo il Conquistatore, è un regime vincente, che corre tra valigette, anatre,pudding e odore d'aglio, tra pietre severe, tombe ed una maestà forse più forte del denaro o solo abile a nasconderlo. Tutto questo, visto dall'alto dell'occhio di cento occhi del suo monumento più recente, il London Eye, è Londra, città che vive già nel 2100, avanti, avanti, troppo avanti per non accorgersi (e ridere) della sua continua e pur sanabile fine.
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