27 luglio, 2007

Nostos, I

Credo che un blog sia essenzialmente un racconto. Che sia una cosa bella. E che nessuno puo` rovinarla con il proprio cattivo gusto.
Per questo, racconto.

Nostos, I. Delfi.
Ci accoglie un vento forte, che gia` aveva dato presenza nel difficoltoso atterraggio ad Atene. E` il saluto del vento del nord ovest, abbastanza fresco, che lima i 38 gradi segnalati da una macchina in affitto con marmitta rombante. Poco prima un addetto dell`aeroporto mi aveva avvertito che il mio bagaglio non solo non aveva varcato il nastro, ma era proprio rimasto a Roma. Vi scrivo con la stessa biancheria di prima, insomma, nella speranza di incrociare al piu` presto i destini della mia valigia.
Il vento, dicevo. Segna i contorni degli alberi e riga quasi la strada, la macchina non e` quasi piu` macchina ma vela. E`il saluto della terramare Grecia, come a deridere la civilta` riportandoci con fierezza a prore e vele, nocchieri, dei inferi marini.
Il vento ci guida sempre, si calma solo verso l`arrivo di un viaggio che attraversa la Beozia, un nome non bello, certo, con un caldo lancinante che esplode nella prima sosta a suon di insalata di cipolle e Nescafe`, a noi, grecoviaggianti. Il patron del chiosco e` gentile, se sanno che vieni da Roma gli si apre il sorriso a questi greci. Perche` loro la civilta` l`hanno avuta e rimessa in un lampo di storia. Un lampo spento su Roma e poi sull`intero mondo. Un lampo di storia. Il Pensiero. E l`idea che la physis, la natura pensata, qui, chiede a gran voce il proprio dominio su tutto. Lo dice e reclama la vista dalla terrazza di Delfi: risuona Yesterday da una qualche finestra vicina, ma e` il futuro, perche` un viaggio e` sempre futuro. Ironia dell`eterno ritorno. Il cerchio si chiude, nostos, come fa il meraviglioso lembo di terra d`ulivo, un mare; e che verso il mare scende, di lontano.
Non so se andare o restare. Ma forse sono sempre stato, in fondo, qui. Delfi, il centro del mondo.

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