Regione Lazio
Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport
Comune di Roma
Assessorato alle Politiche Culturali
MDTCMeditango
presentano
meditangofestival
2° Festival internazionale di Tango, danza e teatro
Roma – Italia
2 dicembre 2006 - 6 gennaio 2007
Direzione artistica: Alex Cantarelli e Mimma Mercurio
13 maestri internazionali
21 giorni di programmazione
3 nuove produzioni
più di 30 artisti coinvolti
7 serate evento
Programma completo: prox 1 sett
23 agosto, 2006
20 agosto, 2006
The most dangerous man alive 20/08/06
Consulto per caso una banca dati di videonotizie sul sito web di un quotidiano e scopro con rammarico che mentre io sono qui a lavorare, inventare e programmare, a Buenos Aires si sta svolgendo il CAMPIONATO MONDIALE DI TANGO !!!!
A saperlo !!!
Clicco sul video e la giornalista descrive una città impegnata e riempita da 500 (cinquecento !!?!) coppie provenienti da tutto il mondo per gareggiare e contendersi l'ambito premio di 1.600 euro ! Così si pagano il viaggio e le tasse d'iscrizione e le lezioni tematiche e le birre nella milonga. La giornalista poi prosegue dicendo che il Tango, tipico ballo argentino, compie nel 2006 ben duecento anni ! Quindi io ne ho settanta ? Gli anni in Argentina sono svalutati più dei pesos !
Sarà l'imprecisione, sarà la mia consueta volontà dissacrante che non so tenere a bada - ci provo, ma..niente - sarà per questo ma mi viene in mente un maggio a Roma, un festival di un certo Berti Bertuccia, parà della Folgore che magari quest'anno si ripresenta, non si sa mai ! Nel presunto festival c'erano le eliminatorie del... Campionato del Mondo di Buenos Aires ! Mi ricordo che mi disse che era una cosa seria, che c'erano dietro le autorità ecc. ecc..
Vincitore per una categoria, mediomassimi o non so che, un certo Donato di Napoli, l'idiota che per anni ha messo, senza autorizzazione e senza indicare il nome dei ballerini, la mia foto con i piedi a mollo nel Vesuvio come logo della sua associazione. Da poco l'ha tolta, dopo minaccia legale e sette (7) mail di protesta, e ovviamente senza neanche rispondermi. Forse non sa scrivere !
Come dire, tout se tient. Tutto, insomma, si giustifica e se cerchi un cretino sai dove trovarlo: vicino ad un altro.
Ah, dimenticavo: i campioni dell'anno scorso sono i famosissimi Colas Corneio e Maria de Los Angeles Trabichet, carpentiere lui e casalinga di Voghera lei, ma vuoi mettere...campioni del mondo di Tango.
E così, mentre il Tango se ne va per il mondo, muta, si allaccia alle culture locali, cresce con la città, con la strada che trova, si arricchisce di significati, sconfina nel teatro contemporaneo, nella danza, manifestando la sua profondissima ed inarrestabile essenza di sovvertimento e di libertà, a Buenos Aires si fa sfoggio del Tango becero, di quello che si vuole chiudere in una scatoletta e regalare al turista. Quello che mi fa schifo, insomma.
Magari, dice la giornalista, quest'anno vincerà un irlandese, chi può dirlo ? Quello era il Tour de France e tu sei una giornalista che dovrebbe appendere la penna al chiodo. E' grazie a questa disinformazione che per produrre festival come Meditango o come Cambalache in Argentina o come chissà quanti altri, i soldi li dobbiamo tirare fuori di tasca nostra. E' grazie a l'idiozia di un Campionato con 500 concorrenti per stabilire un anonimo vincitore che il Tango, ancora oggi, si rivolta nella tomba, a due-cento anni dalla sua nascita.
A saperlo !!!
Clicco sul video e la giornalista descrive una città impegnata e riempita da 500 (cinquecento !!?!) coppie provenienti da tutto il mondo per gareggiare e contendersi l'ambito premio di 1.600 euro ! Così si pagano il viaggio e le tasse d'iscrizione e le lezioni tematiche e le birre nella milonga. La giornalista poi prosegue dicendo che il Tango, tipico ballo argentino, compie nel 2006 ben duecento anni ! Quindi io ne ho settanta ? Gli anni in Argentina sono svalutati più dei pesos !
Sarà l'imprecisione, sarà la mia consueta volontà dissacrante che non so tenere a bada - ci provo, ma..niente - sarà per questo ma mi viene in mente un maggio a Roma, un festival di un certo Berti Bertuccia, parà della Folgore che magari quest'anno si ripresenta, non si sa mai ! Nel presunto festival c'erano le eliminatorie del... Campionato del Mondo di Buenos Aires ! Mi ricordo che mi disse che era una cosa seria, che c'erano dietro le autorità ecc. ecc..
Vincitore per una categoria, mediomassimi o non so che, un certo Donato di Napoli, l'idiota che per anni ha messo, senza autorizzazione e senza indicare il nome dei ballerini, la mia foto con i piedi a mollo nel Vesuvio come logo della sua associazione. Da poco l'ha tolta, dopo minaccia legale e sette (7) mail di protesta, e ovviamente senza neanche rispondermi. Forse non sa scrivere !
Come dire, tout se tient. Tutto, insomma, si giustifica e se cerchi un cretino sai dove trovarlo: vicino ad un altro.
Ah, dimenticavo: i campioni dell'anno scorso sono i famosissimi Colas Corneio e Maria de Los Angeles Trabichet, carpentiere lui e casalinga di Voghera lei, ma vuoi mettere...campioni del mondo di Tango.
E così, mentre il Tango se ne va per il mondo, muta, si allaccia alle culture locali, cresce con la città, con la strada che trova, si arricchisce di significati, sconfina nel teatro contemporaneo, nella danza, manifestando la sua profondissima ed inarrestabile essenza di sovvertimento e di libertà, a Buenos Aires si fa sfoggio del Tango becero, di quello che si vuole chiudere in una scatoletta e regalare al turista. Quello che mi fa schifo, insomma.
Magari, dice la giornalista, quest'anno vincerà un irlandese, chi può dirlo ? Quello era il Tour de France e tu sei una giornalista che dovrebbe appendere la penna al chiodo. E' grazie a questa disinformazione che per produrre festival come Meditango o come Cambalache in Argentina o come chissà quanti altri, i soldi li dobbiamo tirare fuori di tasca nostra. E' grazie a l'idiozia di un Campionato con 500 concorrenti per stabilire un anonimo vincitore che il Tango, ancora oggi, si rivolta nella tomba, a due-cento anni dalla sua nascita.
19 agosto, 2006
Il padre "religioso" e l'avvocato ipocrita. 19/08/06
BRESCIA — «Si accaniscono su di me, mi accusano di assumere atteggiamenti da cristiana e non da musulmana. Mi dicono: sei una cretina, una stupida maledetta. Mia madre, come il resto della famiglia, si limita agli insulti e ai richiami. Mio padre invece ...».
Il primo j'accuse di Hina viene raccolto nero su bianco nella caserma dei carabinieri di Villa Carcina. Sono le 11.50 del 4 marzo 2003. La ragazza ha 17 anni. È stata rintracciata dopo l’ennesima fuga da casa. Quando si rende conto che la vogliono riconsegnare alla famiglia, decide di raccontare ciò che prima aveva sussurrato solo alle amiche più intime: «Con i miei ho un rapporto conflittuale. Mi impediscono di vivere come una qualsiasi ragazza di cultura occidentale. Mi hanno ritirato dalla scuola, nonostante io studiassi con profitto e nonostante volessi continuare ad andare a scuola, perché un amico dei miei genitori li aveva avvertiti che io fumavo sigarette, e siccome alla donna, stando alle leggi coraniche, è vietato fumare, per potermi controllare meglio mi hanno impedito di continuare gli studi».
Allontanandosi dalla famiglia, Hina è fuggita dal presente ma anche dal futuro. E spiega: «Io sono promessa sposa a un mio cugino, figlio della sorella di mia madre, che neanche conosco e che attualmente vive in Pakistan e con il quale dovrei unirmi in matrimonio non so quando. I miei genitori mi contestano sempre il fatto che io assumo comportamenti e seguo i modi di vivere della cultura italiana anziché rispettare la tradizione pakistana e per questo vengo maltrattata sia moralmente che verbalmente e fisicamente. Questo sia da parte dei miei genitori che da parte delle mie sorelle, fratelli e anche di mio cognato Mahmood (il terzo uomo ricercato per il delitto, ndr), marito di mia sorella».
Arrivata in Italia con madre, sorelle e fratelli nel 1999, Hina si era ricongiunta al padre quando aveva quattordici anni. Ha subito imparato la lingua, stretto amicizie, insistito per andare a scuola. I primi, violenti litigi in famiglia, risalgono all’estate del 2002. «Era luglio, non ricordo la data esatta - racconta Hina - mio padre tornava dal lavoro intorno alle 18.30, mi picchiava davanti all’intera mia famiglia armato di un bastone di legno con il quale mi colpiva su tutte le parti del corpo, tra l’indifferenza totale dei miei familiari. Nonostante le ferite non sono mai stata portata all’ospedale». Poi ricorda di essere stata trasportata al pronto soccorso dell’ospedale di Gardone Valtrompia. Il bastone impugnato dal papà le aveva rotto il pollice della mano sinistra. «Mi hanno medicata e messo una stecca - racconta Hina - Il medico ha chiesto come avevo fatto a farmi male e la mamma ha risposto che ero caduta con la bicicletta ».
Dai pugni, al coltello. Era il mese successivo, agosto. «In casa non c’era nessuno - ricorda Hina - mia mamma si trovava in Pakistan. Uno zio che abita a Inzino aveva raccontato a mio padre che continuavo a fumare. Lui allora mi ha preso a schiaffi e rinchiuso in camera a chiave. Poi è tornato con un taglierino: mi ha preso il braccio sinistro ferendomi all’altezza dell’avambraccio e del polso. Io mi sono difesa dandogli uno schiaffo e un calcio nelle parti intime ».
Il rapporto con il padre si carica di tensioni. Hina «la ribelle» non solo osa fumare, addirittura reagisce con violenza alla violenza del genitore che «la vuole domare». Hina sta diventano un «problema» per l'intero gruppo parentale. Ed è sempre quando qualcuno «fa la spia» che si scatena la violenza tra le mura domestiche. «Tra novembre e dicembre dell’anno scorso - racconta ancora Hina ai carabinieri - qualcuno aveva raccontato a mio cugino, figlio della sorella di mia madre, che avevo fumato mentre ero in ospedale a Brescia per accudire il mio fratellino che era ricoverato. Quando sono tornata a casa sia mia madre sia mio cugino, alternandosi, mi hanno picchiato con schiaffi su tutto il corpo». Il racconto di Hina prosegue, e affonda nel dolore e nell’angoscia più intima.
Emerge il profilo di un padre-padrone che arriva anche a sostituire la mano dispotica e violenta con quella incestuosa: «...Nell'allontanarmi gli dicevo: cosa stai facendo? - racconta Hina - sono tua figlia, lo dico alla mamma. E lui mi ha risposto: lo sa già». Hina non sa dire se è vero o falso. Sa solo che le attenzioni morbose del padre si moltiplicano. Ha paura. «Una settimana fa - racconta - mentre facevo i mestieri mi ha chiamato in salotto dicendomi che doveva farmi vedere una cosa che era sporca. L’ho raggiunto e mi ha afferrato per il polso sinistro, torcendomi il braccio dietro la schiena mentre con la mano destra mi tappava la bocca e con il piede destro socchiudeva la porta. Mi ha spinto sul divano-letto che si trova accanto alla porta. Dopo avermi messo supina mi ha imbavagliato la bocca con la sciarpa che avevo al collo per impedirmi di gridare». Lui sul suo corpo di ragazzina indifesa e terrorizzata. Il ricordo è recente, particolari pochi, ma inequivocabili. «Sono riuscita a liberarmi e a urlare - racconta Hina - sono arrivati nel salone i miei due fratellini: mio padre diceva che dovevano andar via, io li invitavo a restare con me. Allora è andato via lui».
Il primo j'accuse di Hina viene raccolto nero su bianco nella caserma dei carabinieri di Villa Carcina. Sono le 11.50 del 4 marzo 2003. La ragazza ha 17 anni. È stata rintracciata dopo l’ennesima fuga da casa. Quando si rende conto che la vogliono riconsegnare alla famiglia, decide di raccontare ciò che prima aveva sussurrato solo alle amiche più intime: «Con i miei ho un rapporto conflittuale. Mi impediscono di vivere come una qualsiasi ragazza di cultura occidentale. Mi hanno ritirato dalla scuola, nonostante io studiassi con profitto e nonostante volessi continuare ad andare a scuola, perché un amico dei miei genitori li aveva avvertiti che io fumavo sigarette, e siccome alla donna, stando alle leggi coraniche, è vietato fumare, per potermi controllare meglio mi hanno impedito di continuare gli studi».
Allontanandosi dalla famiglia, Hina è fuggita dal presente ma anche dal futuro. E spiega: «Io sono promessa sposa a un mio cugino, figlio della sorella di mia madre, che neanche conosco e che attualmente vive in Pakistan e con il quale dovrei unirmi in matrimonio non so quando. I miei genitori mi contestano sempre il fatto che io assumo comportamenti e seguo i modi di vivere della cultura italiana anziché rispettare la tradizione pakistana e per questo vengo maltrattata sia moralmente che verbalmente e fisicamente. Questo sia da parte dei miei genitori che da parte delle mie sorelle, fratelli e anche di mio cognato Mahmood (il terzo uomo ricercato per il delitto, ndr), marito di mia sorella».
Arrivata in Italia con madre, sorelle e fratelli nel 1999, Hina si era ricongiunta al padre quando aveva quattordici anni. Ha subito imparato la lingua, stretto amicizie, insistito per andare a scuola. I primi, violenti litigi in famiglia, risalgono all’estate del 2002. «Era luglio, non ricordo la data esatta - racconta Hina - mio padre tornava dal lavoro intorno alle 18.30, mi picchiava davanti all’intera mia famiglia armato di un bastone di legno con il quale mi colpiva su tutte le parti del corpo, tra l’indifferenza totale dei miei familiari. Nonostante le ferite non sono mai stata portata all’ospedale». Poi ricorda di essere stata trasportata al pronto soccorso dell’ospedale di Gardone Valtrompia. Il bastone impugnato dal papà le aveva rotto il pollice della mano sinistra. «Mi hanno medicata e messo una stecca - racconta Hina - Il medico ha chiesto come avevo fatto a farmi male e la mamma ha risposto che ero caduta con la bicicletta ».
Dai pugni, al coltello. Era il mese successivo, agosto. «In casa non c’era nessuno - ricorda Hina - mia mamma si trovava in Pakistan. Uno zio che abita a Inzino aveva raccontato a mio padre che continuavo a fumare. Lui allora mi ha preso a schiaffi e rinchiuso in camera a chiave. Poi è tornato con un taglierino: mi ha preso il braccio sinistro ferendomi all’altezza dell’avambraccio e del polso. Io mi sono difesa dandogli uno schiaffo e un calcio nelle parti intime ».
Il rapporto con il padre si carica di tensioni. Hina «la ribelle» non solo osa fumare, addirittura reagisce con violenza alla violenza del genitore che «la vuole domare». Hina sta diventano un «problema» per l'intero gruppo parentale. Ed è sempre quando qualcuno «fa la spia» che si scatena la violenza tra le mura domestiche. «Tra novembre e dicembre dell’anno scorso - racconta ancora Hina ai carabinieri - qualcuno aveva raccontato a mio cugino, figlio della sorella di mia madre, che avevo fumato mentre ero in ospedale a Brescia per accudire il mio fratellino che era ricoverato. Quando sono tornata a casa sia mia madre sia mio cugino, alternandosi, mi hanno picchiato con schiaffi su tutto il corpo». Il racconto di Hina prosegue, e affonda nel dolore e nell’angoscia più intima.
Emerge il profilo di un padre-padrone che arriva anche a sostituire la mano dispotica e violenta con quella incestuosa: «...Nell'allontanarmi gli dicevo: cosa stai facendo? - racconta Hina - sono tua figlia, lo dico alla mamma. E lui mi ha risposto: lo sa già». Hina non sa dire se è vero o falso. Sa solo che le attenzioni morbose del padre si moltiplicano. Ha paura. «Una settimana fa - racconta - mentre facevo i mestieri mi ha chiamato in salotto dicendomi che doveva farmi vedere una cosa che era sporca. L’ho raggiunto e mi ha afferrato per il polso sinistro, torcendomi il braccio dietro la schiena mentre con la mano destra mi tappava la bocca e con il piede destro socchiudeva la porta. Mi ha spinto sul divano-letto che si trova accanto alla porta. Dopo avermi messo supina mi ha imbavagliato la bocca con la sciarpa che avevo al collo per impedirmi di gridare». Lui sul suo corpo di ragazzina indifesa e terrorizzata. Il ricordo è recente, particolari pochi, ma inequivocabili. «Sono riuscita a liberarmi e a urlare - racconta Hina - sono arrivati nel salone i miei due fratellini: mio padre diceva che dovevano andar via, io li invitavo a restare con me. Allora è andato via lui».
17 agosto, 2006
Forza Etna. 17/08/06
Porto Rotondo, festa di Ferragosto con tanto di vulcano finto a villa Certosa
La simulazione era talmente realistica da scatenare il panico.
Lapilli, fumo e lava finta a villa Berlusconi ed è subito allarme, centinaia di chiamate al 115.
E la sera precedente: sfida con gli amici al karaoke
OLBIA- Un piccolo vulcano nel parco della villa di Silvio Berlusconi dal quale fuoriescono lapilli e una lunga colata fiammeggiante ed è subito allarme. E' successo a Porto Rotondo, poco dopo l'una del mattino: molti residenti della zona, spaventati dalla spettacolare lava nel parco di Villa Certosa e dalle relative fiamme, hanno tempestato di chiamate il 115, numero di emergenza dei Vigili del Fuoco, Protezione civile e Forestale.
Le squadre antincendio sono giunte sul posto e hanno accertato che non si trattava altro che di un effetto scenico voluto da Berlusconi per animare la sua festa di Ferragosto. Gli effetti speciali erano talmente accurati da trarre in inganno gli ospiti delle ville vicine, ma anche i volontari del campo della protezione civile di Luogosanto, giunti intorno all'una e trenta alle porte delle villa e immediatamente respinti dal servizio di sicurezza dell'ex premier.
Poche le notizie certe sul party superblindato del 15 notte: pare si sia trattato di un'esclusiva esibizione di Patty Pravo, ma qualcuno parla di un concerto privato di Gigi d'Alessio, che possiede una casa a Palumbanza, poco lontano da quella, più famosa, di Silvio Berlusconi.
Maggiori, invece, le certezze sulla festa della notte precedente: per la veglia di Ferragosto l'ex capo del governo aveva partecipato a un ricevimento con una settantina di altri ospiti. La residenza era, questa volta, Villa Anna, la dimora di fronte a Villa Primavera, di proprietà della madre di Berlusconi. Piatti raffinati e molto champagne per l'ex premier, giunto alla festa insieme alla sua scorta. E per finire il karaoke, nel quale Berlusconi ha sfidato i suoi amici a suon di hit musicali.
La simulazione era talmente realistica da scatenare il panico.
Lapilli, fumo e lava finta a villa Berlusconi ed è subito allarme, centinaia di chiamate al 115.
E la sera precedente: sfida con gli amici al karaoke
OLBIA- Un piccolo vulcano nel parco della villa di Silvio Berlusconi dal quale fuoriescono lapilli e una lunga colata fiammeggiante ed è subito allarme. E' successo a Porto Rotondo, poco dopo l'una del mattino: molti residenti della zona, spaventati dalla spettacolare lava nel parco di Villa Certosa e dalle relative fiamme, hanno tempestato di chiamate il 115, numero di emergenza dei Vigili del Fuoco, Protezione civile e Forestale.
Le squadre antincendio sono giunte sul posto e hanno accertato che non si trattava altro che di un effetto scenico voluto da Berlusconi per animare la sua festa di Ferragosto. Gli effetti speciali erano talmente accurati da trarre in inganno gli ospiti delle ville vicine, ma anche i volontari del campo della protezione civile di Luogosanto, giunti intorno all'una e trenta alle porte delle villa e immediatamente respinti dal servizio di sicurezza dell'ex premier.
Poche le notizie certe sul party superblindato del 15 notte: pare si sia trattato di un'esclusiva esibizione di Patty Pravo, ma qualcuno parla di un concerto privato di Gigi d'Alessio, che possiede una casa a Palumbanza, poco lontano da quella, più famosa, di Silvio Berlusconi.
Maggiori, invece, le certezze sulla festa della notte precedente: per la veglia di Ferragosto l'ex capo del governo aveva partecipato a un ricevimento con una settantina di altri ospiti. La residenza era, questa volta, Villa Anna, la dimora di fronte a Villa Primavera, di proprietà della madre di Berlusconi. Piatti raffinati e molto champagne per l'ex premier, giunto alla festa insieme alla sua scorta. E per finire il karaoke, nel quale Berlusconi ha sfidato i suoi amici a suon di hit musicali.