
Ci sarebbero tante cose da dire.
Ad esempio che Esteban e Claudia sono stati, per tutti, un'esperienza magnifica, con la loro classe, la loro esperienza e simpatia.
Oppure che il festival procede con grande successo e grandi numeri, anche oggi teatro pieno per uno spettacolo, me lo dico da solo ma lo credo fermamente, bellissimo, frutto di tante fortune e benedizioni, dei grandi interpreti, dell'esperienza che trasuda in ogni momento. Sono così felice.
Eppure nel mondo accade altro.
Accade che una donna muoia per il solo fatto di essere tornata nella sua patria a difendere uno stato laico e libero.
A chi l'ha uccisa spero capiti quello che è capitato a chi ha ucciso Falcone o Borsellino: che quella moto piena di tritolo sia solo un colpo alla testa degli incivili che l'hanno ordinata. Se il vostro Dio esiste, vi disprezza.
2 commenti:
CONOSCO I NOMI DEI MIEI ASSASSINI
In un articolo, commovente a leggerlo adesso, scritto subito dopo l'attentato subito il 18 ottobre scorso, Benazir indica precise responsabilità per lo stato di arretratezza democratica del suo paese: esponenti interni (i Taliban) ed esterni (al Qaeda) del fanatismo islamico, ma anche una dittatura che ha maltrattato il popolo pakistano, ma non ne ha depresso la voglia di fare politica.
Lei dice: "Alcuni esponenti del governo pachistano hanno criticato il mio ritorno in Pakistan, il mio progetto di far visita al mausoleo della tomba del fondatore del mio Paese, Mohammed Ali Jinnah. Mi sono trovata davanti a un dilemma: ero stata in esilio per otto anni, lunghi e dolorosi. Il Pakistan è un Paese nel quale la politica è qualcosa di molto radicato, che si pratica in massa, con un contatto faccia a faccia, persona a persona. Qui non siamo in California o a New York, dove i candidati fanno campagna elettorale pagando i media o spedendo messaggi e posta abilmente indirizzata. Qui quelle tecnologie non soltanto sono logisticamente impossibili, ma altresì incompatibili con la nostra cultura politica."
Bisogna prendere le dovute precauzioni per non dare occasione ai terroristi di colpire, ma bisogna anche fare politica tra i cittadini, propagandare le proprie idee, non sottrarsi al confronto. Come farlo senza esporsi a troppi rischi ? Sembra un problema insolubile.
Benazir avrebbe stravinto le elezioni dell'8 gennaio, questo lo sapevano tutti, a partire dal dittatore "amico dell'occidente" Musharraf. Si sono dette tante cose dei suoi precedenti anni di governo, che forse qualche volta, o diverse volte, aveva ceduto ai compromessi e tollerato la corruzione, ma lei era il leader migliore che il suo paese esprimeva. Io dico una donna di grande forza, di grande statura.
Il web abbonda di sue foto, tratte da comizi, manifestazioni ufficiali: sono tutti ritratti di una donna bella ed energica. Tutto il mondo deve rimpiangerla.
Alla inumanità non c'è mai fine: c'è un volto che vedo unito a quello radioso di Benazir, ed è il volto di un'altra donna, la Jole Tassitani, che ha subito la peggiore ingiustizia per un essere umano. Vedersi negata la morte ... perchè un'essere umano fatto (letteralmente) a pezzi da un suo simile biologico, non è morto, non so cosa sia ma quella non è una morte. Mi rifiuto persino di pensarla.
OL
DI CHE STIAMO PARLANDO !!!??
Sarebbe stata un'arma laser ad uccidere Benazir Bhutto. Lo riferisce The Nation citando un dirigente del Partito popolare pakistano (Ppp) della Bhutto, Babar Awan, secondo cui l'arma che ha ucciso l'ex primo ministro è simile a quella usata dalle forze americane in Iraq, ma non è in possesso dei talebani. Awan cita le affermazioni di uno dei medici che si occuparono della Bhutto subito dopo l'arrivo in ospedale, secondo il quale «le ferite non erano di proiettile». I medici hanno infatti trovato che la ex premier perdeva materia cerebrale e presentava una ferita «complessa» che non poteva essere stata causata da un proiettile. Di qui il sospetto che gli spari e l'esplosione siano stati solo una messinscena per coprire l'impiego di un'arma sofisticatissima che in Pakistan è in dotazione solo ai reparti speciali che si occupano della sicurezza del presidente Pervez Musharraf. Se questa ipotesi fosse confermata, sarebbe difficile per Musharraf sostenere la tesi dell'attentato compiuto dai talebani insieme ad «alleati di Al Qaeda».
(fonte repubblica.it)
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